COLOMBA, AL TOSCANINI IL BATTESIMO IN UN PARMA CLUB – Fotogallery amatoriale

20 Apr 2011, 12:56 2 Commenti di
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Gabriele Majo, 55 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

2 Commenti a “COLOMBA, AL TOSCANINI IL BATTESIMO IN UN PARMA CLUB – Fotogallery amatoriale”

  1. Anonymous says:

    Le chiedo Majo cosa ne pensa di queste feste dei club.
    Personalmente penso che siano delle solo delle cene: se uno mi chiedesse cosa è un parma club io risponderei "è una cena con i giocatori". Una centrocoordinamentata: du toc ed torta frita, al parsut, il mojoeri di quelli del club ch'ha fat da magner… e via, e poi giocatori e dirigenti del Parma che vanno lì controvoglia e perchè è scritto nel loro contratto. Ha senso tutto questo? Si, lo ha. Però dato che questi club sono tanti (anche se poi in trasferta non si vede neanche la loro ombra) è mai possibile che l'unica cosa che sanno fare e organizzare è una cena? (o un premio da consegnare ai giocatori, premio che butteranno nel primo bidone del rudo che trovano). In generale nelle cene i commensali sono sempre gente anziana, e qualche ragazzina o trentenne disillusa che ci provano un po' con i giocatori. La finzione e la plasticità della serata viene consacrata con un giornalista locale che fa dire due battute ai giocatori o ai dirigenti. Il massimo del pacchiano si raggiunge quando la cena termina con un premio.
    Quello che voglio dire è che magari in un Italia in cui il calcio è morto, e in una Parma in cui allo stadio si va per inerzia, si potrebbero fare altre iniziative più proficue per creare entusiasmo piuttosto che la solita monotona, finta, fantozziana cena.

    Luigi

  2. Gabriele Majo says:

    Buonasera Luigi, mi scuso se rispondo solo ora, ma nelle ultime ore ho avuto non pochi problemi di connessione internet, gli stessi che mi hanno impedito di alimentare il blog con la consueta frequenza e ricchezza di contenuti.
    Specifico anche che avevo notato la sua citazione a me, l'altro giorno, tra i commenti al pezzo di "critica televisiva", invitando un "commentatore" a firmarsi. In realtà gianni si era regolarmente firmato…
    Detto questo eccoci alla sua domanda sulle feste dei parma club. Il mio giudizio sulle medesime è un po' meno severo rispetto al suo, anche se ha riportato, per certi versi, delle sacrosante verità (sulle velleità di qualche fanciulla "stagionata", per capirsi…). Devo però anche dire che, durante la mia permanenza al Parma FC, non mi pare di avere visto particolari resistenze da parte dei calciatori a partecipare alle cene dei club, che non è che siano un obbligo vincolante, o contrattuale, quanto un consolidato uso, peraltro non esclusivo della sola nostra realtà. Che sarà anche più provinciale che altrove, ma certo non è l'unica a dare vita a questo momento di incontro squadra/tifosi. In certi frangenti (quando le cose vanno male, o particolarmente male) diventa anche difficile, per evidenti motivi, ricercare un contatto con il pubblico, ma poi capita di vivere situazioni come l'inaugurazione del Parma Club Collecchio, che indubbiamente arricchiscono i calciatori che partecipano. Nell'occasione c'era Giovinco, il quale era poi stato bacchettato sul nostro sito da un lettore non rimasto soddisfatto, evidentemente, dal suo atteggiamento. A mio modo di vedere, invece, Giovinco – uno dei più assidui alle feste dei Club, dunque immagino non sia un caso – si era comportato educatamente, non mi pare di aver riscontrato nulla da potergli appuntare. Certo si potrebbe anche fare un passo più in là: in effetti in molteplici occasioni mi è parso di riscontrare poca genuinità, incontri un po' troppo stereotipati, sia da una parte che dall'altra, insomma si potrebbe dare davvero qualcosa in più. Servirebbe una certa educazione in questo senso, ma devo dire che mi pare che l'attuale gruppo, rispetto ad altri che avevo vissuto dall'interno, mi pare più aperto e disponibile a questi incontri con i tifosi. Non credo, insomma, che quello che si esplica tra chi partecipa alle cene (tifosi vs giocatori) sia un "amore di plastica", né credo che ci sia nulla di male se il coordinamento si disitngue per queste cene. Non metterei in correlazione con la partecipazione alle trasferte, perché i due temi sono incommensurabili. Certo la partecipazione alla partita come ad una cena non deve essere frutto di inerzia, ma di voglia. e in maore non c'è nulla di peggio che una coppia annoiata… Saluti Gmajo