L’OPINIONE DI MAJO DOPO PARMA-GENOA 3-1 / PROSSIMO OBIETTIVO L’IMPERMEABILITA’. ED ELIMINARE LA PERMALOSITA’

03 Ott 2011, 10:33 6 Commenti di

Il pragmatico Colomba non ha nascosto il rammarico per il gol preso su rigore allo scadere. Non andare sotto la Curva alla fine, sebbene invitati, per limitarsi ad un saluto dalla distanza, non vorrei fosse uno sgarro di quelli che da queste parti non tollerano…
Archimmagine -007(gmajo) – Una settimana prima, dopo la sconfitta con la Roma, l’Ad Pietro Leonardi aveva colto i prodromi di quello che sarebbe avvenuto ieri, cioè il ritorno, fuori stagione, della Primavera del Parma di Colomba (3-1 ad un Genoa formato crociati al New Delle Alpi). Sui rami che agli occhi dei più scettici parevano ormai secchi, il navigato dirigente aveva visto invece qualche piccola gemma, che si sarebbe poi tradotta nell’abbondante raccolto di ieri. Con due reti di Giovinco, vere e proprie gemme (nell’accezione di perle), oltre a quello di capitan Morrone, che ha preferito evitare l’imperitura (vana)gloria di Mai dire Gol nel classico Questo lo segnavo anch’io, centrando il bersaglio giusto al secondo tentativo consecutivo, i ducali si sono finalmente sbloccati al cospetto del proprio pubblico, che già aveva gustato il sapore della vittoria, (quella sul Chievo) ma quella di ieri aveva tutt’altro sapore per la sensazione di forza e potenza trasmessa che ha fatto arrendere anzitempo gli avversari, proprio come successo ai Nostri a Torino e a Firenze. Proseguendo nella sua serie di iperbole da fine gara, Leonardi, comparso in sala stampa una volta tanto dopo un successo (“se no mi dite che vengo solo dopo le sconfitte”) ha affermato che per la prima volta “abbiamo meritato di stravincere”: una roba del genere avrebbe meritato di essere celebrata con un bel tuffo sotto la Nord, ma, sebbene richiamati, i protagonisti hanno preferito un più freddo saluto dalla distanza (qualcuno addirittura manco quello, per correre a far la doccia). Il motivo di tale atteggiamento, secondo i più fini osservatori, sarebbe uno strascico dei fischi dopo la gara con la Roma. Attenzione con la permalosità: mi perdoni l’ormai ex Sindaco Vignali se gli rubo le sue discusse parole della lettera di dimissioni, ma non vorrei che questo fosse “uno sgarro” di quelli che la nostra comunità non tollera. Continua all’interno

Come la settimana scorsa abbiamo stigmatizzato i fischi, poiché prematuri (sebbene civili, poiché emessi dopo il fischio finale, meno quelli all’indirizzo di Floccari e Galloppa di cui sono note le difficoltà), stavolta dobbiamo rimarcare come inopportuna la mancata condivisione della gioia con i propri tifosi del gruppo Parma per il primo importante successo raggiunto dopo cinque giornate di stenti. La forza di Parma nelle difficoltà è sempre stata l’unione a prescindere delle due componenti: se ci si fa del male da soli acuendo e non smussando gli angoli si va poco lontano. Anche perché male genera male: se parte una spirale di ritorsioni non si va da nessuna parte. Nonostante i fischi dopo la gara con la Roma, la tifoseria ieri è stata calda, passionale e di sostegno alla squadra, che a propria volta ci ha messo del suo sapendo galvanizzare i propri aficionado con una prestazione memorabile: ma quella permalosità finale si doveva proprio evitare. La scorsa settimana qualche nostro lettore (soprattutto Alessandro di Vicenza, che ha motivato in più punti la sua tesi) ci ha postato dei commenti in cui si denunziava una presunta distanza tra le componenti principali della Società e i tifosi: noi replicammo dicendo che il tifo organizzato ci pare unito e compatto a sostegno del manovratore. Ciò non toglie che chi non si riconosce in loro potesse avere avuto in effetti qualche mal di pancia: del resto questo incipit stagionale così tormentato non poteva certo favorire i sorrisi. In particolare, a costoro, provoca risentimenti l’utilizzo del lessema “progetto”. Ieri, Ghirardi, parlando a Sky (dichiarazioni poi rilanciate anche dal sito ufficiale) ha affermato: “Stiamo lavorando da alcuni anni a questo progetto e, visti anche i giocatori di qualità che abbiamo, vorremmo una squadra che diverta e si diverta”. Capisco l’entusiasmo che ha contagiato anche il presidente, che come noto è il primo tifoso, ma, fossi stato in lui, avrei evitato di tirare a mano il “progetto”, anche perché il medesimo è stato riformulato in molteplici occasioni. Diciamo poi che il progetto “vittoria” mette tutti d’accordo, sia se la medesima arriva grazie ad un gioco più accorto (e dunque antico), piuttosto che propositivo (moderno). Della trascrizione della conferenza stampa di Colomba di ieri, dovendo scegliere un titolo, ho optato su Giovinco e quella posizioncina mica male che lo stesso tecnico, per una volta un po’ autoreferenziale (anche se poi, spiegando, ha parlato dei meriti della squadra che lo sa innestare, più che dei suoi), gli ha ricavato. Se non fosse stato trascinato da Piovani sul tema dipendenza patologica da Giovinco, probabilmente avrei messo in risalto quello che è stato il rammarico, direi persino il disappunto, dell’allenatore per il gol preso (su calcio di rigore) nei minuti di recupero, che è andato a macchiare una gara altrimenti perfetta. Psycolomba ha ammesso chiaramente che chiudere a reti inviolate (quanto deve essergli pesato vedere il suo Parma avere la peggior difesa del campionato) ieri era un obiettivo che si voleva (doveva) centrare: “Se c’è un rammarico è in quel gol preso alla fine e mi dispiace perché non meritavamo questo. Ma deve insegnarci qualcosa anche questo ultimo gol, perché le partite non vanno mai disperse. Finire la partita senza gol era un nostro obiettivo oggi, invece non si siamo riusciti e questo mi scoccia e scoccia anche ai ragazzi, perché li ho sentiti negli spogliatoi abbastanza amareggiati di questo. Quindi, anche in una giornata bella, non siamo completamente soddisfatti: questo mi auguro che per il futuro serva”. Come abbiamo sintetizzato nel titolo di questo commento, la prossima frontiera è essere appunto più impermeabili (si va incontro alla stagione delle piogge) e meno permalosi. Sulla Giovinco-dipendenza all’unisono Colomba e Leonardi (pur senza essersi confrontati, come ha specificato l’AD) hanno chiosato: come se il Napoli non fosse Cavani-dipendente, se segna 30 gol. E il ragionamento non fa una grinza. Certo bisogna saper guardare lontano e non lasciare nulla al caso, cioè lavorare anche per un Parma senza Giovinco, senza che diventi notte fonda, vedi Firenze, anche se rimango convinto che quella gara, similare come atteggiamento mentale a quella con la Juve non sarebbe finita diversamente pur con la Formica in campo, proprio perché era l’insieme a latitare. Quelle prove di 4 3 2 1, secondo me, sono proprio da tener buone per quando Giovinco dovesse essere indisponibile. Non per fare l’uccello del malaugurio, ma ponendoci solo un po’ di sano realismo, reputo che il numero 10 difficilmente brillerà come ora per l’intera stagione. Ieri c’era una giornata primaverile, esattamente come quando era sbocciato qualche mese fa, però durante la stagione invernale il rischio che finisca in letargo c’è. E allora verranno buoni anche gli altri giocatori di qualità che il Parma ha in organico (che la rosa sia più che all’altezza noi di stadiotardini.com non ci siamo stancati di ripeterlo anche quando le cose andavano male e, senza metterci equilibrio, in tanti parlavano di Parma indebolito se non da B): mi riferisco al ritrovato Valdes, ma c’è pure Palladino, nonostante la tanta fatica che ci sta mettendo a recuperare dall’infortunio. Ieri Leonardi, in sala stampa, si è cavato la soddisfazione di dire: “Questa squadra ha delle qualità, è indubbio”, salvo aggiungere dopo un po’ : “Abbiamo messo a disposizione del tecnico varie e tante caratteristiche, consapevoli che ci sono dei pregi e dei difetti, perché dobbiamo considerarci una squadra che si chiama Parma, che viene da un percorso e che sta crescendo”. Ma se ieri il Parma è tornato al successo in modo roboante è perché ha ritrovato quelle stesse virtù che l’avevano fatto grande nelle sette giornate di Psycolomba. Dunque, come pensavamo noi, non era una questione di moduli, schemi o uomini, bensì di testa. Bentornato Psycolomba. Il Boia Boni può attendere…

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Autore

Gabriele Majo, 55 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), capo ufficio stampa del Parma Calcio 1913 fino alla stagione 2016/2017, nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

6 Commenti a “L’OPINIONE DI MAJO DOPO PARMA-GENOA 3-1 / PROSSIMO OBIETTIVO L’IMPERMEABILITA’. ED ELIMINARE LA PERMALOSITA’”

  1. Anonymous says:

    credo sia abbastanza chiaro a tutti che la parola progetto sia di origine commerciale o di marketing, quindi priva di qualsiasi contenuto concreto. L'unico progetto possibile di ogni anno del parma calcio è SALVARSI COI BILANCI PIU IN ORDINE POSSIBILE.
    Se questo non è ancora chiaro a tutti è per la natura di noi parmigiani (basti vedere l intervista odierna ad Ancelotti di Gianni Mura su Repubblica , se non vogliamo tirare in ballo altre vicende ben piu gravi e scandalose). E parte di responsabilita ce l ha anche parte dei media locali (non solo i saltimbanchi…) che non hanno capito che l era Tanzi è finita (e non sarebbe dovuta durare cosi tanto, visto su cosa era costruita).
    Un ulteriore parere ovviamente personale sui tifosi e sui fischi contro la Roma. Giustamente ognuno ha il diritto di critica da esperimere nei modi che ritiene piu opportuni. Ma i giocatori e gli addetti ai lavori (tra i quali dovrebbe esserci anche Lei , Majo) sanno bene che il pubblico di parma ha la puzza sotto il naso e crede di capire di calcio mentre invece si lascia andare a critiche gratuite e fischi solo ed esclusivamente in funzione del risultato, passando da offese a celebrazioni su un giocatore in una frazione di secondo.

    Per usare una frase sentita da qualche giocatore : il pubblico di Parma niente ti da e niente ti toglie.

  2. Gabriele Majo says:

    Ringrazio l'anonimo delle 12.51, non tanto perché non si è firmato (ogni opinione mi piacerebbe avesse una riconoscibile paternità) quanto perché la segnalazione di una intervista di Mura può valere perfino il perdono per la dimenticanza della firma. Peccato che così non sappia chi sto per ringraziare. Probabilmente avrei trovato l'interessante conversazione con Ancelotti solo più tardi, così invece facciamo in tempo a parlarne pure qui. Al di là dei riferimenti al furto del Parmigiano che a dire di Carletto dovrebbe essere Reggiano – esempio questa del nostro primato sulle teste quadre in termini di furbizia – rimanendo squisitamente al calcio, rimarco un passaggio sulla sostanziale differenza tra il calcio italiano e quello inglese, a detta di Carletto "per un allenatore il paese ideale". Cosa c'è di così diverso?, gli ha chiesto Mura? "Né la tecnica né la tattica. La differenza è nel ritmo di gioco e d'allenamento. In Italia è difficile ottenere la massima intensità durante la settimana, in Inghilterra è il contrario: difficile è ridurla. C'è un altro impegno, un'altra cultura del lavoro. Poi, la passione e il rispetto negli stadi. In due anni sulla panca del Chelsea non ho beccato un insulto che è uno dai tifosi avversari. Poi: sai dirmi come si chiama il presidente dello United?". E Mura: No.
    "Neanch'io, so che è americano e non dà interviste da una vita. Esattamente come Abramovich. Tutto chiaro, mica come da noi". Ma torniamo agli altri temi toccati dal nostro lettore: se il progetto è salvarci con i conti a posto, credo che il Parma sia sulla buona strada, dal momento che l'attenzione a far quadrare i bilanci sia massima. ieri sera a Pronto chi Parma a chi ha parlato di Parma in bancarotta, Carlo Chiesa ha risposto: dopo 16 milioni di "attivo" al calciomercato mi piacerebbe essere in bancarotta così. I conti del Parma non possono non essere a posto dopo le virtuose operazioni leonardiane, il quale non sempre mi ha convinto in termini di comunicazione o di gestione di determinate situazioni (in primis la questione Guidolin), ma è innegabile la sua abilità sul mercato. Sul fatto che l'era Tanzi sia finita sono pure d'accordo: il problema è che Giovinco ci sta abituando male, facendoci credere che quei fasti si possono ripetere. Certo se il Ghiro anziché inseguire la sua indubbia ambizione prendendo calciatori di grido tipo la Formica, o Floccari o Zaccardo o Crespo e compagnia bella avesse preso degli onesti mestieranti come quelli schierati da gran parte delle contendenti (se l'obiettivo è la sola permanenza in A) forse agli occhi della gente apparirebbe più chiaro che la grandeur è finita. Così, invece, rimane il sogno, l'illusione, che peraltro i tifosi possono avere, diverso il discorso per noi media. Sulla competenza del pubblico di Parma potrebbe essere Mura ad aggiungere una ulteriore domanda ad Ancelotti, che qui veniva massacrato solo perché ciucciava il chewingum in panchina. Un po' come il povero Malesani, al quale veniva imputato di andare a dormire a Verona. E, poveretto, l'ha pagata con un grave incidente stradale. Tra l'altro non appena si aprirono i portelloni dell'ambulanza si trovò di fronte il sottoscritto con il microfono spianato… Detto questo però specifico che la competenza è uguale un po' dappertutto perché nel calcio possono dire tutti la loro. Poi che abbiamo un po' di puzzetta sotto il naso credo sia innegabile. Grazie per il contributo. Cordialmente Gmajo

  3. Roger says:

    Buon pomeriggio sig.Majo.
    La partita di ieri è stata indubbiamente molto buona, ma ciò che mi ha fatto più piacere è che abbiamo ritrovato il Colomba "dei vecchi tempi"(leggasi, dalle famose sette partite).
    Ha avuto finalmente il coraggio di "sbilanciare" un pò il centrocampo, ed i risultati si sono visti.
    E secondo me ha reso anche i giocatori "impermeabili" alle critiche, visto che i peggiori fino ad oggi in stagione sono stati ieri i migliori.
    Inoltre molto bravo a rimarcare il difetto vero di questa squadra: la difesa. Ho notato che, in conferenza, era molto scocciato per il rigore subito, che a me è parso non molto limpido.
    Meglio comunque subire un rigore sul 3-0 che sull'1-1.
    Saluti.

  4. Gabriele Majo says:

    Buondì Roger. Io credo che si sia ritrovato più il Parma di Colomba dei vecchi tempi (leggasi delle famose sette partite) che non l'allenatore stesso. Lui, infatti, è rimasto sempre sé stesso, direi immutabile, quello che è mutato è l'atteggiamento della squadra che ha ritrovato le famose virtù della passata stagione così ben descritta oggi da Paolo Grossi sulla Gazzetta di Parma: "volitiva, determinata, con un pizzico di grinta in più degli avversari". L'allenatore, secondo me, predicava sempre allo stesso modo, erano i discepoli a non dargli retta (sul campo). Dal punto di vista tattico personalmente non ho apprezzato la totale rinunzia alla proposizione del gioco in Fiorentina-Parma, a mio avviso figlia di una precisa volontà dell'allenatore che in quel tour de force non avrebbe disprezzato un punticino stappato ai viola. Non mi scandalizzo, invece, per le scelte iniziali degli esterni Valiani e Modesto, che l'allenatore aveva confermato avendo ricevuto adeguate garanzie dal loro rendimento nelle famose sette giornate. E sono convinto che in nome dell'equilibrio – prima virtù che ci fece riemergere e salvare nel Colomba 1 – il tecnico non esiterà a riproporre la Freccia di Pistoia (o la scheggia che dir si voglia) quando la medesima sarà disponibile. Certo quell'infortunio ha in pratica costretto il prudente Colomba a sbilanciarsi di più schierando, nelle ultime gare, dall'inizio Biabiany (nel suo disegno quest'ultimo sarebbe preferibilmente da usarsi a match in corso). Ma ribadisco quanto più volte da me ripetuto sia in Tv (a Bar Sport che alle Ultimissime del venerdì) che scritto su stadiotardini.com e cioè che il problema non era di vestito tattico quanto di atteggiamento, soprattutto mentale, della squadra in campo. Credo che la prova di ieri abbia dimostrato l'esattezza di questo mio assunto. Sul fatto di giocatori impermeabili alle critiche condivido quanto dice Roger e cioè che i peggiori fino ad oggi in stagione sono stati ieri i migliori: tuttavia la titolazione del mio pezzo di opinione si riferiva a un discorso più generale. E cioè che pur infastiditi per i fischi del dopo-Roma i nostri eroi avrebbero dovuto evitare lo "sgarro" di non presentarsi sotto la Curva per il saluto finale. Sulla impermeabilità difensiva, invece, ho notato anch'io, come Roger, la stizza di Colomba per il gol preso sul finale. A parte Lapalisse o Catalano (di Ranierana memoria) penso anch'io che sia meglio subire un rigore sul 3-0 che non sull'1-1, tuttavia se ieri il match si fosse chiuso a reti inviolate si sarebbe potuto brindare totalmente al ritorno del vecchio Parma colombiano, che aveva nella ermetica difesa uno dei punti di forza (in realtà erano tanti i punti di forza, perché giravano alla perfezione tutti i meccanismi, cosa avvenuta anche ieri, peccato per quel piccolo neo). Cordialmente Gmajo

  5. Francesco says:

    grinta, determinazione e velocità di manovra: questo è il Parma che vuole la gente e che non sarà mai fischiato, anche in caso di sconfitta!!

  6. Gabriele Majo says:

    Grinta, determinazione e velocità di manovra sono ben accetti, Francesco, ma, non nascondiamoci dietro un dito, mai come la vittoria… Diciamo che il successo è la migliore delle medicine. Contro la Roma il Parma ci aveva messo più grinta, determinazione e velocità di manovra rispetto a tutte le prove precedenti, eppure i fischi sono fioccati copiosi… Va là: siamo tutti figli del risultato. Poi se questo arriva grazie a grinta, determinazione e velocità di manovra è meglio… Cordialmente Gmajo