CONSIGLI CULTURAL-CALCISTICI / IL PRIMO LIBRO DI LORENZO LONGHI

20 Nov 2011, 12:15 1 Commento di

Edito da Ultra Sport (Castelvecchi): “Tutti gli uomini che hanno fatto grande il Torino F.C.”, i giocatori, i tecnici, i presidenti: dalla fondazione fino ai nostri giorni, la storia granata raccontata attraverso le gesta dei suoi protagonisti. In uscita volumi anche sui grandi protagonisti di Milan e Inter (quest’ultimo a cura di Furio Zara) e le monografie su Gaestano Scirea ed Alex Del Piero

cover_torino_toro(gmajo) – In questa domenica mattina, a portarci fuori dal tema, cioè lontani dal Parma Calcio e dintorni, è Lorenzo Longhi, collega giornalista che però a lungo ha seguito le gesta dei crociati, soprattutto come corrispondente (o uno dei) del Corriere dello Sport Stadio dalla nostra città, ma anche collaboratore fisso della fu Informazione di Parma. Questo solo per citare le referenze pramzàne dell’attuale redattore del portare internet di Sky, ma che ha scritto pure per “Controcampo” e “Il Manifesto” e tutt’ora collabora con l’Unità. Del resto sul proprio sito internet (www.lorenzolonghifreelance.com) si professa “comunista” che al tempo dei “democratici” io erroneamente ritenevo fossero estinti, e aggiunge pure un “rigorosamente fuori moda” altro significativo tratto distintivo che ne completa il ritratto. Ortodosso? Macché, eterodosso. A prescindere. Fin qui come si vede lui stesso o come lo vedono gli altri. E io? Beh, a suo tempo lo definii vigile urbano, poiché quando si presentava a Collecchio (e io ancora curavo l’ufficio stampa del club) col suo taccuino, per nulla propenso ai compromessi o a lasciarne correre una, sembrava per l’appunto uno zelante poliziotto municipale intento a compilare un verbale… Perché stamani, pur con una diffusa nebbia in Val Padana, fuori esco dal seminato e parlo di Lorenzo Longhi? Perché pochi giorni fa, mercoledì 16 novembre, per la precisione, per i tipi di Castelvecchi editore, collana Ultra Sport è uscito il suo primo libro: “Tutti gli uomini che hanno fatto grande il Torino F.C.”

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A questo punto il lettore, erroneamente, potrebbe credere che il nostro sia uno sfegatato tifoso granata. Direi tutt’altro. E per la privacy non svelo la sua fede calcistica, sempre ammesso ne abbia una. Lui apprezzerà. Essendo fuori moda mi piace considerarlo come quegli imparziali radiocronisti di Tutto il Calcio Minuto per Minuto, il cui credo cambiava secondo la sensibilità dell’orecchio del radioascoltatore, ma quale fosse il vero rimaneva – giustamente, trattandosi di servizio pubblico – un mistero. Uso l’imperfetto o il passato, poiché ultimamente questo dogma è stato un po’ profanato. E allora perché un giornalista non calcisticamente schierato per i granata sceglie di raccontarne la storia, una storia ebbra di grandi trionfi e del dolore amaro delle tragedie? Semplicemente perché Lorenzo Longhi ha una innata predilezione per le storie del calcio, del calcio genuino di una volta, quello con le maglie dall’1 all’11 e chi indossava la casacca numero 2 era definito terzino destro e non esterno basso, come oggi dicono i più scimmiottando il sacchese, o peggio ancora “right back”, come abusano i suoi colleghi della satellitare. E non perché “Lore” (abbreviativo coniato da Gabriele Zamagna, quando era Ds del Parma FC) non sappia la lingua d’Albione, terra nella quale per un certo tempo avrebbe pure soggiornato, mandando in Italia memorabili scritti. Del resto a chi virtualmente gli chiede se sa l’inglese, egli, dal suo sito risponde: “No problem at all”. Raccontandoci di “Tutti gli uomini che hanno fatto grande il Torino F.C.” Lorenzo Longhi ha un benevolo sguardo sul passato, stendendo un pietoso velo sul presente. Di Urbano Cairo, l’attuale ricco presidente che ne ha risollevato solo le sorti economiche, ma non quelle di campo, non troviamo un profilo tra i 100 tracciati. E manco lo troviamo nella formazione riserve, cioè tra i primi non eletti, dei quali avrebbe voluto scrivere una o due paginette, ma che non rientravano nel numero canonico. Sì, certo, è menzionato, per carità, ma, appunto, senza l’onore di apparire come uno dei 100 protagonisti principali. Spiega Longhi (in conclusione di introduzione): “Una scelta che vuole essere uno sprone verso un continuo miglioramento, nella speranza di vedere l’imprenditore rientrare dalla porta principale nella prossima pubblicazione di questo genere. Significherà, quel giorno, avere ritrovato il vero Toro”. Beh, come dire, che l’attuale Torino, quello del nuovo millennio, è soltanto un lontano parente di quello del vecchio. E non posso che trovarmi d’accordo. Farò un piccolo outing, a questo punto: quando ero bambino e mio fratello maggiore Massimo teneva per l’Inter, io, per non emularlo, scelsi come squadra del cuore proprio il Torino. Quello di Pulici. Fu una passione breve, ma intensa. Direi il primo amore. Del resto, allora, noi bambini avevamo tutti una squadra di serie A per cui fare il tifo, dal momento che i nostri Crociati non riuscivano ad andare oltre all’altalena tra C e B. Se a dieci anni mi riconoscevo nel Toro, non altrettanto è stato all’età della ragione, quando il Torino, purtroppo, con singolar contrappasso, mi è diventato una tra le squadre più antipatiche. A questo sentimento avevano contribuito dapprima la cessione di “Pupi” alla Fiorentina, e poi via via certe gestioni societarie un po’ avventurose. Tra cui quella di Gian Mauro Borsano, che Longhi, al contrario di Cairo, ha gratificato con un capitolo, rendendo tra l’altro immortale un aforisma anonimo pescato sul web: “Borsano è stato per il Toro come una dose di ‘ero’. Prima ti porta su, poi quando finisce”. Borsano, come ricordato nel volume (288 pagine, prezzo di copertina 13,90 euro) fu il presidente che cedette Lentini al Berlusca, si capirà dunque che si era usciti dall’epoca romantica per entrare in quella del dio denaro, quella in cui avere una squadra di calcio poteva essere utile per trarne vantaggi in politica. Brutta roba. Meglio rileggersi le storie di quei nomi che da piccolo mi facevano sognare. C’è il vecchio Bui, che faccia coppia con Pulici prima che questi diventasse gemello del gol con Graziani. Non c’è Rampanti, come Zecchini finito solo tra i primi dei non eletti. Tra questi figura anche Massimo Crippa, di cui si parla nel profilo del meno conosciuto (per lo meno agli Under 40, come dice l’autore, ma io direi pure agli Under 50) padre Carlo. Crippa junior sarebbe entrato nella storia a noi più vicina, quella del Parma. A proposito quali altri gialloblù figurano tra i 100 migliori granata di sempre? Sperando di non dimenticare nessuno, cito subito Diego Fuser: (“Per me, che ho fatto tutta la trafila nel Settore giovanile, è un onore e un vanto. Essere il capitano del Torino è come corono rare un sogno”). Parole pronunziate specifica il narratore “dopo aver raccolto gloria con Milan, Fiorentina, Lazio, Parma e Roma, e dopo aver alzato al cielo una Coppa dei Campioni, una Supercoppa europea, una Coppa Intercontinentale, due Coppe Italia, una Supercoppa Italiana e uno Scudetto”. C’è pure Giuseppe Dossena, il quale “smessi i panni di calciatore si è scoperto addetto ai lavori poliedrico ed eclettico come pochi altri. Cosmopolita e avventuriero, anche perché ha scelto di girare il mondo accettando incarichi in tutti i continenti”: infatti per il Parma è responsabile del Progetto Cina. Ma, tornando al prato verde, come dimenticarsi di Roberto Mussi, uno dei due pel di carota d’allora (l’altro era Gigi Apolloni, of course)? Longhi ricorda in proposito che “Certi incontri cambiano la vita”, e l’incontro in questione è tra il right back e “un calzolaio romagnolo, con in testa più idee che capelli”. Riuscito identikit di Arrigo Sacchi, suo pigmalione al Parma e al Milan, poi fautore del suo trasferimento al Toro, e del suo approdo in Nazionale: “Un suo assist per Roberto Baggio dà il la all’azione del goal che permette all’Italia di andare ai supplementari contro la Nigeria agli ottavi e, in finale, c’è anche lui fra gli undici che non riescono ad avere ragione del Brasile, fra le temperature infuocate del Rose Bowl di Pasadena. Medaglia d’argento, Italia vice-campione del Mondo. Fare tutti i gradini per salire sul tetto del mondo e trovare la porta sbarrata. Che disdetta…”. E c’è pure Patrizio Sala – solo omonimo del Poeta Claudio, col quale “con Pecci e Zaccarelli formò una linea mediana di eccellente completezza”… “prima di chiudere la carriera, trentatreenne, nel Parma allenato da Giampiero Vitali”. Con il Parma il prossimo nome non c’entra niente, per lo meno come calciatore. Diverso è il discorso come “stadio”, avendo i Crociati a Vicenza scritto memorabili pagine: Romeo Menti, come diversi del Grande Torino, scomparsi a Superga, avrebbe ceduto il proprio nome ad un impianto calcistico, nella fattispecie quello della sua città natale. “E’ il 1946 quando il Torino, dopo aver vinto il primo scudetto post bellico, lo richiama alla base. Menti obbedisce con entusiasmo e torna sotto la Mole per vincere tre campionati consecutivi e condividere con gli “Invincibili” il destino di Superga. Sarà proprio lui, peraltro, a firmare l’ultima rete del Grande Torino a Lisbona, 3 maggio 1949”. Il nome immediatamente seguente nella Torino-pedia di Longhi è Gigi Meroni: “Eccentrico e anticonvenzionale, almeno per la rigida e bacchettona Italia dei tempi di allora”. Non può che essere un mito per l’autore che autobiograficamente sostiene (sul proprio sito) che al suo “curriculum non manca quasi niente, se non una evidente ritrosia ad agire da baciapile”. L’ultimo capitolo che saccheggio non può che essere quello dedicato al “mio” Pulici, che in Nazionale non ebbe molta fortuna: “Inattaccabile la maglia numero 11 azzurra, quando titolare era ‘Rombo di Tuono’ Gigi Riva (del quale, peraltro, Pulici aveva ereditato il posto nelle giovanili del Legnano), nel suo ruolo gli venne poi preferito a lungo Bettega. Gli almanacchi riportano 5 reti in 19 partite, ma non il dato più curioso: Pulici prese parte a due Mondiali, quelli del 1974 e del 1978, da spettatore, convocato sì, ma senza mai scendere in campo. Portieri a parte, fra i calciatori di movimento questa situazione non è mai capitata ad alcun italiano. Unico anche in questo, Pupi”.

Scorrendo i vari ringraziamenti, (Calcagno, Scemma, la compagna, in tutti i sensi, Antonella, viso da bambolina e animo da combattente) troviamo anche quello a Furio Zara, giornalista professionista (eravamo assieme nel salone immenso dell’Ergife a Rona dieci anni fa per la sessione scritta dell’Esame di Stato, ancora col ticchettio delle Olivetti) appartenente alla redazione bolognese di Stadio Corriere dello Sport. E’ stato infatti lui, conscio della bontà della penna di Longhi, a suggerirlo a Cristiano Armati e a Castelvecchi per fargli comporre il volume della collana dedicato al Torino. Furio Zara, invece, ha composto personalmente quello sull’Inter di prossima uscita, mentre quello del Milan è a cura di Augusto De Bartolo (Sky). La stessa casa editrice sta per far uscire pure due monografie, “Cercando Scirea” di Gianluca Iovine, il tributo a un Campione del Mondo, bandiera juventina amata da tutti i tifosi italiani e una di un candidato prossimo crociato (Ghirardi dice che lo prenderebbe subito…”) “Tutto Alex Del Piero Minuto per Minuto” di Roberto Savino. Dagli esordi con la primavera fino ai giorni nostri la vita, le sfide e i gol della bandiera bianconera. Gabriele Majo

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Autore

Gabriele Majo, 55 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

1 commento a “CONSIGLI CULTURAL-CALCISTICI / IL PRIMO LIBRO DI LORENZO LONGHI”

  1. vanni zagnoli says:

    splendida storia, lorenzo è una penna di livello nazionale, da molto tempo. gli auguri ogni successo editoriale