L’OPINIONE DI MAJO DOPO BOLOGNA-PARMA 1-2: “IL 2012, ANNO BISESTO, E’ STATO NEGATIVO PER MOLTI, MA NON PER IL PARMA CALCIO”

24 Dic 2012, 00:00 7 Commenti di

GABRIELE MAJO Foto Franco Saccò Archimmagine -007(gmajo) – Anno bisesto, anno funesto. In effetti per molti di noi il 2012, anno bisestile, non è stata un anno, diciamo così, indimenticabile (anzi!): ma per il Parma Calcio, invece, non è stato poi così male. Iniziato male – con la “programmata” goleada dell’Inter che avrebbe sancito l’addio al poco amato Franco Colomba (complimenti anche a lui per averlo ripreso nel migliore dei modi con un propositivo successo a domicilio a casa dello Spezia, formazione dalle medesime ambizioni di promozione in A via play off), da tempo scaricato – è finito bene con un Natale con 26 punti sotto l’albero e all’ottavo posto in classifica. Tante volte ci si lamenta della presunta mancata continuità di rendimento del Parma, ma se è vero, come arguisce Leonardi, che negli ultimi 4 anni solari la squadra da lui diretta è la sesta ad avere raggranellato più punti in Italia (soddisfazione platonica perché non apre le porte della Europa League o della Champions, datosi che per quelli vale il piazzamento alla fine di ogni singolo campionato) allora vuol dire che una certa continuità c’è stata. Poi magari, a random, è stato più discontinuo (negli anni) qualcun altro, più bravo del Parma, tuttavia , a collezionarne nella stessa stagione e dunque a raggiungere obiettivi. Il 2012 è stato anche l’anno di Roberto Donadoni che nell’isola felice sembra aver trovato il suo habitat naturale...

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Indubbiamente c’è molto di suo – e della sua mentalità – nei lati positivi di questo Parma, che non sono pochi, anche se i margini di miglioramento (un po’ come suole ripetere lui a proposito di Belfodil) sono ancora parecchi. Sul piano del gioco, ad esempio, non son d’accordo con il capo servizio sport del quotidiano UPI secondo cui il 2012 è stato un anno di bel calcio. Se pensiamo alla presente stagione il Parma ha stupito con Roma, Inter e Cagliari, e fatto il suo dovere in diverse altre occasioni – buon’ultima sabato al Dall’Ara – ma in alcune altre la prestazione non è certo stata all’altezza della situazione: Catania su tutte, e poi Pescara, ma anche in casa col Siena, per citarne qualcuna. In altre è stato sfortunato (se non derubato) vedi Genoa o Lazio, in altre ha avuto qualche agevolazione prima di sbloccarsi (la stessa gara col Cagliari; ma anche Torino e Sampdoria del famoso filotto di tre gare in stecca vinte, migliore striscia dall’inizio di questo torneo). Le sette vittorie consecutive della fine della passata stagione sono state una eccezionale cavalcata, inedita, in quei termini, anche ai tempi della grandeur: ma prima di quella svolta Donadoni era stato messo in discussione dagli stessi che avevano messo in discussione il suo predecessore: paradigmatica un’uscita che fece Piovani a Bar Sport proprio il lunedì precedente allo scoccare della scintilla da cui sarebbe partito il grande fuoco delle sette vittorie. Sandrone sancì che ci saremmo ricordati di Donadoni per l’invenzione di Valdes regista (a proposito chapeau al Pacarito per il suo Eurogol valso l’immediato pareggio, dopo la doccia fredda di Sorensen), così come di Colomba ci saremmo ricordati per la famosa posizioncina ritagliata a Giovinco. Come dire: che al termine della stagione avrebbe salutato la compagnia. Poi, come dicevo, la svolta. E quell’amore eterno (fin che dura) con Ghirardi e Leonardi, uniti più nell’ideologia (o utopia) del calcio propositivo che non per esempio del fair play arbitrale, materia nella quale l’allenatore mi pare più genuinamente convinto rispetto al principale e al suo Plenipotenziario. Ma il “bel gioco”, come ho sempre affermato, mi interessa fino a mezzogiorno, giacché nel calcio viene prima di tutto il Dio Risultato: se il fortino Tardini si sta sempre di più consolidando (e grazie al bottino interno il Parma sta viaggiando ad una notevole velocità), al contrario il rendimento esterno, fallimentare fino a Bologna (appena cinque punti) è tuttora sotto la sufficienza. La valorizzazione dei calciatori passa attraverso l’esplosione di Belfodil (direi programmata) e di Sansone (direi più una sorpresa), ma anche attraverso le delusioni di Pabon e Ninis. Più Pabon che il greco, avendo avuto il primo più opportunità per mettersi in mostra rispetto all’altro ed essendo stato impiegato in un ruolo più vicino al suo. Al contrario lo stesso management di Sotiris o Sotirios ha rimarcato come anche l’impiego in una posizione innaturale del loro assistito possa essere all’origine del suo appannamento. Meno male – e qui confesso che proprio non me lo aspettavo – c’è Marchionni che sta ragionevolmente rendendo ben al di sopra di ogni più rosea aspettativa (se si considerano le ultime stagioni). Con l’infortunio di Galloppa il ruolo di interno destro è in pratica divenuto suo, visto lo spostamento sul versante di sinistra, in luogo di Daniele, di Parolo, il quale ha iniziato ad elevare solo ultimamente di qualche tacca il livello delle proprie prove. Acquah sta emergendo qua e là, quando Donadoni decide di buttarlo nella mischia, ma finora non è riuscito ad imporsi oltre il ruolo di comprimario. Certamente, però, ha avuto maggiori chance rispetto al “vecchio capitano” Morrone, il quale, sebbene gli sia stato fatto capire molto chiaramente di non aver spazio, e che il contratto non gli sarà rinnovato, preferisce rimanere Crociato fino agli sgoccioli, piuttosto che diventare scudato (il Padova gli avrebbe già fatto firmare un contratto, con il placet del Parma, ma lui nicchia. Parecchio). Prima di fare un piccolo consuntivo sulla difesa (l’Opinione di oggi è più un bilancio generale che non un vero e proprio approfondimento dell’ultimo match) vorrei tornare a Sansone, il prodotto maggiormente valorizzato in questa prima parte di stagione. Tre gol pesanti, che equivalgono a nove punti: davvero non male per questo giocatore che certo non partiva con i favori del pronostico; anzi, la scorsa estate a Levico, quando Donadoni lo enumerava tra gli indisponibili, in tanti pensavano “sticazzi!”. Ma proprio a Levico un anno prima, io, che non sono certo un grande intenditore di calcio (per lo meno non come il venerabile maestro Andrea Schianchi) lo avevo ammirato, intravvedendone le qualità e mi dispiacque non poco  la sua partenza per la successiva maturazione calabrese. Ho già avuto modo di dire che per me Sansone si è giovato della novità regolamentare della panchina lunga, novità che si deve prima di tutto all’AD del Parma FC Pietro Leonardi, il quale si è battuto come lui solo sa fare, per far sì che anche in Serie A, come ai Mondiali o agli Europei, il selezionatore potesse avere a disposizione ben 23 calciatori a referto, 11 titolari e 12 sostituti. Proprio grazie a questa novità Donadoni, a Torino, poté sceglierlo dalla sua faretra, dove difficilmente ci sarebbe stata quella freccia se al massimo ne avesse potute avere appena 7 come fino all’anno prima. In quel mentre Sansone era l’uomo giusto da mettere al posto giusto, nonostante in panca ci fossero altri calciatori teoricamente più avanti di lui nelle gerarchie. Egli, infatti, dopo la cacciata del suo omonimo in maglia granata, era proprio il cacio sui maccheroni per il passaggio dal “solito” 3 5 2 ad un occasionale (allora) 4 3 3, essendo quell’esterno mancino avanzato (che in tanti pensavano mancasse al Parma) da gettare nella contesa per meglio sfruttare la superiorità numerica. Pian pianino Sansone ha meritato i galloni da titolare, soverchiando le gerarchie. C’è chi si è prodigato a difenderlo, su queste colonne, dopo l’urlata in faccia a Diamanti. Ebbene, non per fare il falso moralista, ma ricordo che un certo bon ton sportivo dovrebbe partire proprio dagli atleti in campo, con messaggi positivi verso la tifoseria: non si vuol fare i colpevolisti a tutti i costi, ma non è stato un bel vedere, sebbene potesse esser stato precedentemente provocato dall’avversario. Per me è un gesto ancor più grave rispetto all’insubordinazione di Belfodil a Roma, in quanto nel calcio come nelle vita, ci deve esser rispetto per l’avversario (anche se, soprattutto in politica, mancano esempi positivi in questo senso, e penso che la nostra Nazione, e lo dico ora che la legislatura è terminata, non fosse e non sia matura per il bipolarismo, essendo questo all’origine del più becero e distruttivo muro contro muro). Poi avrà anche ragione Donadoni nel predicare che non si può giudicare la singola scena, ma l’intero film: ma se la scena non è edificante penso sia più edificante dirlo che non prende la polvere e nasconderla sotto il tappeto. L’allenatore ci ha anche spiegato che aveva già in mente la sua sostituzione per passare, con l’innesto di Acquah, al 3 5 2 in luogo del 4 3 3 di partenza (cioè la mossa contraria a quella dell’Olimpico piemontese da cui partì la nuova vita di Sansone): ma la sua mi pare una piccola bugia, perché al di là della motivazione tattica, egli ha cercato di preservare il giocatore evitando che potesse subire un ulteriore cartellino giallo, se non rosso direttamente, vista l’incompatibilità ambientale al Dall’ara dopo la sceneggiata con l’idolo di casa Diamanti (secondo Pioli il migliore del Bologna, secondo il nostro Luca Russo no). Passiamo alla difesa: dico subito che, pur avendone ospitato il testo, non mi trovo per nulla d’accordo col mio columnist Luca Russo (titolo, columnist, che al giovanotto è talmente piaciuto da averlo stampigliato perfino su un non autorizzato bigliettino da visita artigianalmente prodotto dalla sorella, che ha avuto il torto di non presentare ancora al suo direttore) secondo cui la cessione di Paletta a gennaio si potrebbe anche fare qualora, beninteso, il Napoli, che ne avrebbe bisogno come il pane, investisse una ragguardevole cifra per averlo. Io ho già scritto in questo spazio virtuale e verbalmente affermato a Calcio & Calcio, che sarebbe una grave iattura privarsene a stagione in corso, dal momento che gli equilibri difensivi sono tra i più difficili da raggiungere in seno a una squadra. Soprattutto considerando, poi, che Paletta, sebbene un po’ in flessione da qualche settimana a questa parte, è di gran lunga l’elemento più affidabile della retroguardia biancocrociata. Il nostro Mister è implacabile nel rimarcare i tanti, troppi, errori, che il povero A. Lucarelli si trova a commettere (magari l’età) in una linea difensiva a 4 quando lui è uno dei due centrali (è sempre più a suo agio quando la difesa è schierata a 3), ma anche Zaccardo, che ultimamente, ha qualche problema fisico (voci non confermate parlano di pubalgia) è un altro un po’ avanti con gli anni. Insomma perdere l’unica vera certezza – anche a fronte di una considerevole entrata – del reparto a me parrebbe un azzardo. E mi confortano le parole del presidente Tommaso Ghirardi (il servizio è andato in onda ieri su Sky) che ha ricordato come lui, nella sessione invernale del mercato, non abbia mai indebolito la squadra, pur facendo cessioni importanti a fine campionato, soprattutto a squadre di fascia superiore. E mi conforta ancor di più che lo stesso presidente abbia indicato come unico tassello mancante della rosa un terzino sinistro in alternativa a Gobbi. Stessa osservazione che il sottoscritto ha più volte fatto, pur tra qualche maldestro tentativo di smentirmi da parte di autorevoli opinionisti del lunedì sera: non è che ci volesse Einstein per accorgersene, certo, ma dato che alle volte ci vogliono far credere che Gesù Cristo è morto dal freddo dai piedi (ma almeno lasciamolo nascere in pace stanotte…), qualcuno più realista del re si era prodigato a dirmi che no, non era vero, non c’era un buco a sinistra nella rosa del Parma. Io penso che alle volte ammettere le cose sia meglio di ostinate e poco intelligenti difese “a prescindere”, tanto per compiacere il manovratore. Benalouane, a suon di sette, si sta meritando tutto lo spazio che si sta ritagliando complici gli acciacchi dei senatori del reparto. Di Fideleff non abbiamo molti elementi di giudizio, se non il giudizio dell’allenatore che lo ha fatto debuttare silo col Cagliari a risultato ampiamente acquisito. Come China65 attendo anch’io il momento del lancio di MacEachen, che questa estate mi aveva assai impressionato. Il ricambio in difesa è giusto iniziare a programmarlo anche a stagione in corso, pur nel rispetto degli equilibri. Ribadisco: Paletta non va ceduto. Così – e smentisco per la seconda volta nella presente articolessa il buon Luca Russo, alla faccia di chi propala che lui scriverebbe dietro mia dettatura. Ma a che pro, poi? Non scrivo già anche troppo di mio? Che bisogno c’è di un altro che faccia carta copiativa con le mie idee? – come io non sono per nulla dell’avviso che si debba andar al mercato a spendere o spandere, neppure per l’edificante finalità di render ancor più competitivo l’organico per consolidare l’attuale ottima posizione o financo migliorarla ulteriormente, al fine di raggiungere l’Europa. Penso, anzi, che un limite – direi strutturale – del Parma sia sempre stato quello di cambiare un po’ troppo spesso i propri protagonisti. Io penso che per raggiungere certi risultati serva anche continuità di gruppo: continuare a fare innesti o togliere pedine non è garanzia di un buon processo di crescita. Anzi. Io sarei quindi per la conferma di gran parte dell’organico, con la sola aggiunta di un terzino sinistro sì che l’encomiabile Gobbi possa talora rifiatare. Per il resto è inutile cercarsi (in pieno inverno) del freddo per il letto andando a cambiare qualcosa: già c’è qualche dualismo interno così (Amauri è rimasto fuori per la seconda gara consecutiva, non credo che un top player goda nel vedersi preferito un altro, pur trattandosi un compagno più giovane che stima e che per primo ne aveva evidenziato le qualità) perché andare a guastare quella positiva alchimia che si è trovata? Già che ci sono evidenzio un terzo punto nel quale non mi trovo in sintonia con Luca Russo: ossia, in buona sostanza, che il Santacroce visto al Dall’Ara potrebbe non far rimpiangere Paletta. A parte che la retroguardia gialloblù non mi è parsa del tutto immune da colpe in occasione della iniziale rete di Sorensen, io penso che Santacroce abbia ancora molta pasta asciutta da mangiare prima di poter esser considerato alla stregua di Paletta. Tra l’altro non ho mai capito perché, da quando è qui, sia stato spesso infortunato e dunque indisponibile. L’ultimo pensierino è sul gol della vittoria dell’implacabile Sansone. Scrive Paolo Grossi sul quotidiano UPI: “Il Bologna si fa sotto e chiude il Parma nella propria metà campo. Per una volta però il Parma sfodera un contropiede micidiale: Belfodil viene incontro, serve Gobbi che salta in tunnel Taider e dal fondo crossa basso. Sulla palla irrompe Sansone, bravo a girare nell’angolino di sinistra”. Contropiede, dopo che il Bologna aveva chiuso il Parma nella propria metà campo: ho letto bene? Bene, è piacevole la contaminazione del calcio propositivo con gli archibugi di quello speculativo: cosa c’è di più stupefacente (cioè di spettacolare) che un contropiede, specie se ben impostato, rifinito e concluso? Tra l’altro molti osservatori – Crespo incluso – quando parlano del Parma, la definiscono una squadra costruita per sfruttare i contropiede, però l’ambizione ducale è quella di proporre il gioco: io trovo che sia un po’ contraddittorio. Comunque sia Leonardi e Donadoni sono orgogliosi di quando fatto dalla squadra a Bologna, poiché “è stato proposto calcio contro un avversario forte che aveva vinto a Napoli”.  Gabriele Majo

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Gabriele Majo, 54 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), capo ufficio stampa del Parma Calcio 1913 fino alla stagione 2016/2017, nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

7 Commenti a “L’OPINIONE DI MAJO DOPO BOLOGNA-PARMA 1-2: “IL 2012, ANNO BISESTO, E’ STATO NEGATIVO PER MOLTI, MA NON PER IL PARMA CALCIO””

  1. Dino Pàmpari says:

    Ciao Gabriele, possiamo veramente gioire del 2012 dal punto di vista calcistico. Buon Natale a te e a tutti gli amici di Stadiotardini con l'augurio di un 2013 ricco di altrettante soddisfazioni non solo sportive.

  2. Anonymous says:

    chi si contenta gode e il natale nun glie rode

    santaclaus

  3. Anonymous says:

    sinceri augri di buon natale a tutti i frequentatori di"stadio tardini.com" e al direttore Gabriele Majo, che grazie alla tua competenza,e alla tua onestà intellettuale sei a mio giudizio l'informazione migliore e completa riguardante il parma calcio..e già che ci sono vedo dino che scrive qui sopra e gli rinnovo gli auguri già fatti dall "altra parte"ma come "parmigiano"
    BUON NATALE A TUTTI E FORZ<A PARMA
    fILIPPO1968

  4. Gabriele Majo says:

    Ringrazio per gli auguri natalizi i fedelissimi Dino e Filippo. Vi ho nel cuore.
    Gabriele Majo

  5. Andrea I. says:

    nonostante parecchie divergenze di vedute,Le auguro direttore gli auguri di un sereno e felice natale!..
    cordiali saluti
    Andrea I.

  6. Gabriele Majo says:

    Grazie Mille, Andrea
    ricambio gli auguri di cuore. E per quanto riguarda le divergenze di vedute va bene così: mica possiamo pensarla tutti allo stesso modo ! L'importante è metterci sempre pulizia d'animo e serenità, nelle analisi: e io in coscienza so di farlo. Poi il suffragio universale resta una chimera…
    Cordialmente
    Gmajo

  7. CHINA65 says:

    Che ti devo dire, Majo, io apprezzo la tuaa opera di democratizzazione dei pareri calcistici. Al bar tutti son dei tecnici e finisce che gli esperti non si contano più. Invece il calcio è un gioco (se no non si direbbe il gioco del calcio) e pur sapendo che corrono interessi elevati, l'importante del gioco è il divertimento. Non mi invento come esperto, come mister o come giornalista, ma mi fa piscere quando le mie opinioni da semplice esteta sono condivise da chi ne sà di più. Quest'estate mi capitò di assistere a un concerto di Alberto Radius ed ebbi modo di godere del miglior chitarrista italiano che ha fatto scuola. Non mi definisco un esperto di chitarra, ma ne detti un giudizio. Ecco, lo spirito dei miei commenti non è quello di misurarmi in singolar tenzone con gli esperti del pallone (ma esistono ?) ed invece godo ad osservare e comprendere. Cosicchè risostengo la mia teoria sull'allenatore: il migliore è quello che riesce ad ottenere il meglio possibile da ogni giocatore, mettendolo nella situazione di rendere al meglio. Ma però (adesso arriva il tormentone, quello che tende a far ridere nella ripetio) perchè non hai trovato, oh DON, una posizione in campo per lo scozzese (e il greco) ?