L’ASSOLUZIONE DELL’AUTISTA DEL PULLMAN CHE UCCISE BAGNARESI

24 Mag 2013, 17:00 3 Commenti di

gdp bagnaresi(gmajo) – Plaudo alla assoluzione di Siro Spolti, l’autista del pullman di (inermi) tifosi della Juventus che il 30 marzo 2008 travolse e uccise Matteo Bagnaresi, 27 anni, l’ultras crociato cui è dedicata la Curva Nord dello Stadio Ennio Tardini di Parma. Plaudo alla sua assoluzione per lo stesso motivo per cui qualche mese feci altrettanto allorquando il giudice non ritenne colpevoli Tommaso Ghirardi, Stefano Perrone e tutti gli altri coimputati nel processo che fece seguito alla tragedia di Eugenio Bortolon, precipitato a terra dall’allora settore ospiti dell’impianto cittadino (che si auspica possa essere riaperto ai tifosi con la prossima campagna abbonamenti, visto che per anni si era atteso invano che venisse dissequestrato, ma che poi, dopo la sentenza, era rimasto deliberatamente chiuso, non essendo più stata fatta manutenzione). L’accusa di omicidio (sia pure colposo) è infatti un fardello pesantissimo per un padre di famiglia, che già deve avere che fare con il rimorso per la morte di una persona – pur avendo in coscienza la consapevolezza di non avere responsabilità colpe per il tragico epilogo di una vicenda – poiché il valore di una vita umana, qualsiasi essa sia, è superiore (anche a un qualsiasi indennizzo economico). Non oso pensare lo stato d’animo che può avere accompagnato il signor Spolti in questi anni prima del giudizio assolutorio (in primo grado) emesso dal giudice Franco Muscato del Tribunale di Asti (il pm Valeria Ardoino, che potrebbe ricorrere in appello, aveva chiesto la condanna a nove mesi, mentre la famiglia, nel mese di novembre 2011, aveva revocato la costituzione di parte civile, avendo accettato l’offerta di risarcimento della compagnia di assicurazione, con lo scopo di destinare integralmente la somma ricevuta alle iniziative di rilevante
impegno economico e di rilievo pubblico e sociale della Fondazione intitolata allo scomparso). Queste mie parole, che fanno il paio con quelle sostanzialmente analoghe espresse il 12 dicembre scorso, dopo il pronunciamento scagionatorio agli imputati per la morte di Bortolon sono scritte con tutto il rispetto che si deve alla memoria dello scomparso, delle famiglia e degli amici, e – come è giusto che sia – non si addentrano sulle ragioni del verdetto (le cui motivazioni, peraltro, saranno successivamente rese pubbliche). Piuttosto mi piacerebbe che quella morte nell’autogrill maledetto (il Crocetta Nord sull’autostrada A 21 Torino-Piacenza) servisse a far capire a chi c’è ancora (e condivide gli stessi ideali e le stesse passioni di chi ha perso la vita a soli 27 anni nelle circostanze che ben sappiamo) che ogni forma di violenza deve essere assolutamente bandita, giacché le cinghie sono accessori che dovrebbero solo servire a tener su i calzoni (o per bellezza) e non esser brandite come strumento di offesa di chi non la pensa esattamente come noi e le bottiglie di birra magari bevute (con moderazione) e poi riciclate buttandole in appositi cassonetti…

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Autore

Gabriele Majo, 54 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), capo ufficio stampa del Parma Calcio 1913 fino alla stagione 2016/2017, nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

3 Commenti a “L’ASSOLUZIONE DELL’AUTISTA DEL PULLMAN CHE UCCISE BAGNARESI”

  1. Luca says:

    Sono d’accordo in toto su quanto scritto da G.M. e voglio posizionarmi al suo fianco sicuro che dopo questo articolo dovrà affrontare una piccola battaglia contro tutti quelli che hanno voluto mitizzare il nome di Matteo Bagnaresi andando oltre la disgrazia. Sono anche sicuro che la famiglia (che ho avuto modo di conoscere ed apprezzare per la sensibiltà e l’impegno profuso nel nome del figlio) non siano felicissimi di come si sia strumentalizzato il nome di Matteo. Perchè diciamolo schietto e netto: Matteo Bagnaresi è morto perchè ha fatto una cazzata. Cosa volesse dimostrare o a chi volesse dimostrare qualcosa solo lui poteva testimoniarlo.
    Detto questo Matteo Bagnaresi era un bravo ragazzo. Avrebbe potuto fare e dare molto di più a questa vita se quel giorno non gli fosse saltato in mente di parare un fiume di fango con le mani. Era impossibile non ingoiarne tanto da soffocare. Sono sicuro che oggi anche lui si darebbe del coglione. Per questo quando in curva inneggiano al nome di Matteo provo fastidio. E’ diventato uno slogan in automatico. Io invece ogni volta penso ad un ragazzo che potrebbe essere ancora li con noi e urlare più forte di tutti. Perchè su una cosa non bisogna avere dubbi. Matteo Bagnaresi aveva il Parma nel cuore.
    Luca

    • Gabriele Majo says:

      Caro Luca,

      in realtà, almeno apparentemente, la sto sfangando. Per lo meno: non si è fatto vivo nessuno né privatamente, né pubblicamente (debbo dire che dopo il restyling del sito lo spazio commenti un po’ più protetto e filtrato è stato un deterrente contro i grafomani anonimi, cioè quei leoni di tastiera solo capaci di infangare il prossimo, senza metterci la faccia) per esprimere dissenso sulle mie parole, penso espresse con tutto il garbo e la delicatezza del caso.

      Purtroppo, invece, ho visto che su gazzettadiparma.it il dibattito (non certo per cattiva volontà del tenutario G. Balestrazzi, che anzi ha sciorinato buon senso) ha raggiunto punte piuttosto basse, sempre per via del muro contro muro e del chi non è con me è contro di me.

      Io sono notoriamente uno spirito libero e non mi piace schierarmi né da una parte né dall’altra (tant’è che sovente piglio su da una parte e l’altra).

      Detto questo: fin dall’atto dell’intitolazione ho avuto modo di esprimere la mia contrarietà, in quanto un conto è chiamarsi “Gruppo Boys Matteo Bagnaresi” (gli ultras sono liberissimi di scegliere a chi dedicare il proprio sodalizio) un conto “Curva Nord Matteo Bagnaresi”, dal momento che la Curva Nord non appartiene ai Boys, ma semmai al Parma Calcio. A Bologna, ad esempio, la Curva porta il nome della indimenticata bandiera Giacomo Bulgarelli, e mi pare più consono. Certo tornare indietro sarebbe antipatico: l’errore è stato commesso a monte, quando, con eccessiva leggerezza, o solo per compiacenza, il club ha autorizzato l’intitolazione. Anche sul fatto di porre la targa su una struttura che è comunale probabilmente sarebbe stato meglio prima percorrere un iter istituzionale, cosa che non mi pare sia avvenuta.

      Luca non ha avuto peli sulla lingua a definire “una cazzata” le circostanze all’origine della morte di Bagnaresi. Ovviamente se ne assume ogni responsabilità: io dico solo che quella morte avrebbe dovuto rappresentare un momento di svolta per il movimento, ma non sono per nulla convinto che la sia stata. E la cosa è dolorosa. Quando qualche anno fa vidi, con i miei occhi, un gruppo di Boys di ritorno da Bologna prendersela con un extracomunitario un po’ bevuto in stazione (non mi interessa se aveva attaccato briga lui per primo o meno) brandendo cinghie e manici di quei bandieroni che è così bello veder sventolare in campo, mi vennero i brividi, proprio perché mi tornò in mente lo scellerato assalto al pullman degli juventini (con le debite proporzioni sarebbe stato come se i Drughi avessero assalito un torpedone del CCPC…). Poi ci furono i deprecabili fatti di Levico 2010 e via via una serie di episodi minori che non mi stancherò mai di stigmatizzare. Questo, secondo qualcuno, significa da parte mia infangare il buon nome dei Boys: ma io ribalto l’accusa, nel senso che io cerco di difendere il buon nome dei Boys spronandoli a prendere le distanze da chi, con azioni scellerate, appunto infanga non solo il buon nome dei Boys (in fin dei conti sono problemi loro), ma della intera comunità parmigiana (non solo i tifosi). E trovo grottesco le difese d’ufficio o le gravi omissioni solo nel nome della parmigianità.

      Quando qualche anno fa venni a sapere che un tifoso prese degli schiaffoni da un esponente del direttivo davanti a dei bambini, durante una lodevole manifestazione pro colori crociati, mi indignai ed andai dai miei superiori (ero ancora in servizio al Parma) per chiedere una chiara e precisa presa di posizione. Ovviamente rimase lettera morta. Così come in altre occasioni successive. Insomma: se si vuole portare davvero e non solo le parole le famiglie agli stadi i violenti debbono essere isolati. Non come ha scritto tale Isabella sul forum della GdP che si fanno le ronde a ogni occasione. Si firmi un virtuale armistizio con le altre tifoserie, lasciando perdere vendette trasversali, odii seppelliti (mica tanto…) dal tempo e robe varie. Questo sarebbe il modo migliore per onorare Bagnaresi ed evitare che ci siano altri “caduti”. Purtroppo, però, davanti al bivio mi sa che si sia imboccata la strada sbagliata.

      Cordialmente

      Gmajo

  2. Nome says:

    d’accordo in pieno con Luca.
    Andrea I.