VALENTINI A STADIOTARDINI.IT: “IL PADOVA NON SI E’ ISCRITTO ALLA LEGA PRO, MA NON E’ FALLITO. LAVOREREMO PER SALVAGUARDARE IL SETTORE GIOVANILE”

16 Lug 2014, 14:00 1 Commento di

(gmajo) – Lupus in fabula, dicevano i latini. Lupus in fabula ho pensato io, stamani, quando in un bar del centro di Collecchio, dove ha ancora casa (“abito qui, ma non lavoro qui”), ho incrociato proprio Andrea Valentini, A.D. del Padova di Diego Penocchio, del quale avevo appena finito di scrivere su StadioTardini.it per informare i lettori della triste fine della gloriosa squadra bianco-scudata. “Ma come, Majo, proprio lei che è sempre così preciso ha scritto una grave inesattezza?”. “A cosa si riferisce?” Gli faccio io pensando che nel frattempo non avesse ancora visto la mia articolessa mattutina: “Il Padova non è fallito, semplicemente non si è iscritto alla Lega Pro, che è diverso”. E ha pienamente ragione, per cui mi cospargo il capo di cenere, senza, tuttavia inginocchiarmi sui ceci, che alla mia età fa male alle imagegiunture ed è poco dignitoso. Ribatto: “Sì, tecnicamente ha ragione lei, il Padova non è ancora fallito, ma lei capirà bene che la mancata iscrizione, per il tifoso medio all’atto pratico è la stessa cosa. E poi, se non procedete agli adempimenti, come il pagamento degli stipendi arretrati, ad esempio, quella è la strada…”. A quel punto Valentini – che, però, debbo specificarlo per bene mi stava parlando informalmente, giacché a richiesta di accendere la telecamerina, nonostante il rapporto di amicizia, ha gentilmente declinato di rilasciare una intervista: “c’è un comunicato ufficiale, basta quello…” – mi ha spiegato come sia in animo dell’attuale gestione cercare di salvaguardare almeno il Settore Giovanile: “In tanti si riempiono la bocca con i vivai: no proveremo a farlo sul serio. Come? Beh, siamo a una decina di ore da quello che è successo ieri, non ho certo potuto elaborare ancora un progetto preciso, però sappiamo bene che la strada è quella”. Per evitare il fallimento? “Quello non sarebbe il fine, ma la conseguenza”. Cioè se il progetto funzionasse il Padova potrebbe anche non fallire, cosa che ancora non è accaduta: “Non è matematico che una squadra che non si iscrive al campionato a cui ha diritto poi fallisca: c’è stato chi lo ha fatto per scelta precisa, perché non ce la faceva, perché non poteva. Mi viene in mente il Messina, ad esempio, che rinunciò alla B per iscriversi all’Interregionale, e sarebbe poi lo stesso fallita ben dopo. Ma la scelta di declassarsi fu sua”. Non si può certo dire che la scelta dell’attuale gestione del Padova fosse la stessa del Messina di allora, però: “Non è non è che non abbiamo deciso di iscriverci alla Lega Pro; non ci siamo riusciti e penso che sia anche ben chiaro il perché. Ma che ci sia stata tutta la nostra buona volontà lo dimostra la fidejussione che in 12 ore il presidente Penocchio era riuscito a trovare, così come l’aereo che avevano inutilmente bloccato per far arrivare in tempo i documenti a Roma. Quindi non è che non volessimo iscriverci, diciamo che sono venuti meno i presupposti che fino all’ultimo pensavamo ci fossero”. In casi come questi, uno dei luoghi comuni più visitati è quello che possibili compratori possano preferire ripartire da zero acquisendo per due soldi il titolo sportivo dal sindaco piuttosto che salvare la società sobbarcandosi i debiti: “Io non penso a questo tipo di dietrologie, non penso che ci fosse una volontà di questo tipo. Non c’è stata la comunicazione necessaria di come stavano effettivamente le cose. Noi, comunque,. ci siamo messi a disposizione di tutti”. Va bene: cercherete di salvaguardare il settore giovanile: la che fine farà la prima squadra? Il titolo sportivo passa al Sindaco? “Questo è quello che normalmente accade in caso di fallimento, ma noi semplicemente non ci siamo iscritti alla Lega Pro. Adesso il presidente Penocchio, che logicamente è molto amareggiato – pensi che uscito dalla banca, dopo aver fatto la fidejussione, è stato insultato, nonostante quest’ultimo sacrificio personale – deciderà che fare: ma è passato troppo poco tempo. L’unica cosa certa è che vogliamo salvaguardare il settore giovanile”. O quel che ne resta: “Purtroppo chi aveva il contratto da professionista si è svincolato. Cercheremo di lavorare bene sugli altri, anche perché io sono convinto da sempre che le basi si fondano sui ragazzi”. Da come parla, Valentini dà l’impressione di volersi impegnare ancora per il Padova, però si tratterebbe solo di curare la fase di transizione: “Anche se le cose fossero andate come ci immaginavamo, non avrei certo fatto venir meno la mia collaborazione con i nuovi e lo stesso discorso vale anche adesso. Però un progetto nuovo deve per forza partire con persone nuove, soprattutto dopo che il progetto precedente non è certo andato come avremmo voluto. Dunque è giusto che io mi faccia da parte, pur sapendo in coscienza di avercela messa tutta e di aver fatto fino in fondo il mio dovere. Ma se non riesci a portare a casa quello che ti eri prefisso è giusto che esci di scena. Certo sono a dir poco dispiaciuto di quello che è successo perché una cosa sulla quale stavamo lavorando da qualche mese e che sembrava si potesse concretizzare, poi per motivi di cui preferisco non entrare nel merito chi di dovere ha fatto scelte diverse e sono venute meno”. E Penocchio? “E’ molto amareggiato per gli ultimi episodi, uno si svena in tutti i modi e viene anche insultato: non è il massimo della vita”. Come già Ghirardi anche Penocchio ha parlato di calcio malato nell’esprimere il proposito di uscire di scena: “Beh, che il calcio è malato io lo dico da oltre 10 anni e il discorso non vale solo per il Padova, per colpe nostre e di tutti: ma il fatto stesso che l’anno scorso si siano lasciate iscrivere alla serie B società che sarebbero fallite durante il campionato è la dimostrazione che stiamo tenendo in piedi una baracca che non ce la fa più. Adesso pensano tutti al modello tedesco perché la Germania valorizza il settore giovanile dal 2002, ma noi, in Italia, non abbiamo seguito niente di tutti questo”. Però non è bello che quando si esce di scena, anche per evidenti proprie responsabilità, si cerchi di scaricare il barile indicando altri: “Noi, per quello che è successo a Padova le nostre responsabilità ce le assumiamo tutte. Questo problema esploso ieri, però, non è che fosse stato da noi sottovalutato prima. Il nostro lavoro da circa tre mesi a questa parte era finalizzato a trovare interlocutori che ci potessero dare una mano. Non è che ci siamo accorti all’improvviso di avere dei problemi. Sapevamo di averli e abbiamo fatto di tutto per risolverli e pensavamo di averli risolti. Ciò non toglie che prima avessimo sbagliato tantissimo a livello sportivo. L’unica cosa che andava bene era proprio il settore giovanile, con diversi giocatori nostri un po’ in tutte le rappresentative: ed è per questo che vorremmo salvare questa parte sana. Qualcuno svincolato andrà via, ma altri giocatori restano un patrimonio del Padova e il nostro intendimento è valorizzarli sempre di più”. Come? “Fino a ieri sera pensavamo di riuscire ad iscriverci: non ce l’abbiamo fatta. Da questa mattina si è messo in moto un meccanismo finalizzato alla salvaguardia del vivaio e perché questo avvenga serve il lavoro serratissimo di più persone”. Però se gli stipendi non dovessero essere pagati anche questo nobile fine potrebbe rivelarsi inutile: “Non siamo dei farmacisti e sappiamo bene quali siano le regole del gioco. Noi faremo di tutto perché non avvenga il fallimento, e sappiamo bene che servono risorse. Ci sarà da fare un lavoro grandissimo, che speriamo stavolta si porti a compimento”. E per la prima squadra? “Vedremo che passi fare, cosa potremo fare: noi siamo sempre stati disponibili alle istanze della città e della classe imprenditoriale locale, anche se no abbiamo avuto risposte. Il Sindaco? Non ho avuto il piacere di conoscerlo. Il Padova non si è iscritto alla Lega Pro, ma non è fallito, cercherà di valorizzare il settore giovanile. In questa fase di transizione non farò venire meno il mio impegno: giusto il tempo necessario perché qualcuno possa prendere le redini. L’obiettivo è salvare il Settore Giovanile e il marchio del Padova nella speranza che dalle ceneri si possa ricostruire qualcosa di positivo. Evitare il fallimento non è il fine, ma la conseguenza di questo percorso”. 

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Gabriele Majo, 54 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), capo ufficio stampa del Parma Calcio 1913 fino alla stagione 2016/2017, nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

1 commento a “VALENTINI A STADIOTARDINI.IT: “IL PADOVA NON SI E’ ISCRITTO ALLA LEGA PRO, MA NON E’ FALLITO. LAVOREREMO PER SALVAGUARDARE IL SETTORE GIOVANILE””

  1. tasmania says:

    Matto da legare!