L’OPINIONE DI MAJO DOPO PARMA-ROMA 1-2: “BRAVO DONADONI: UN CAPOLAVORO TATTICO CHE MANCO IL TRAP O COLOMBA O GUIDOLIN, MA CON ECCESSIVA RINUNCIA ALLA PROPOSITIVITA’”

25 Set 2014, 17:00 10 Commenti di

(gmajo) – La sconfitta di ieri sera per mano della Roma, o meglio per piede di Pjanic, ha lasciato poco spazio alle recriminazioni, benché maturata solo allo scadere di una partita che i nostri portacolori hanno onorato attraverso una commovente condotta dinnanzi ad un avversario decisamente più forte e con una maggiore caratura sia pure con qualche assenza pesante. Beh: per quanto concerne le defezioni è evidente che quelle del Parma erano decisamente più pesanti, nella economia dei rispettivi organici, poiché la contemporanea assenza di Biabiany, Cassani e Paletta non è certo roba da poco, ma trattasi di handicap con cui ci sarà da convivere a lungo. Confortante in questo senso la prestazione di Felipe, finalmente alla Paletta, e con un intervento provvidenziale sul bello de nonna Florenzi davvero da applausi, ma sfigato come Paperino, come rimarcato da Mattia Fontana nella intervista esclusiva post gara che ci ha concesso, perché dopo aver collezionato una espulsione immeritata col Milan l’ultima volta che si erano accesi i riflettori del Tardini, ieri si è trovato a dover commettere un fallo non fallo costato i tre punti finali, per via della magica esecuzione da fermo di Pjanic. Confortante anche il fatto che Donadoni, che nelle prime tre uscite si era incaponito su una mediana piuttosto leggerina, abbia ritenuto giustamente di presentarla un po’ più tosta dinnanzi ai vicecampioni d’Italia, desiderosi di strappare il tricolore alla Juve. Se quest’estate Mauri non mi aveva convinto affatto come mezzala, ieri, invece, mi è parso una delle note più liete della serata. Speriamo che non si sia trattato solo di turn over, ma di una consapevole revisione del proprio pensiero di un allenatore “propositivo” convertitosi, per una sera, al catenaccio di Trapattoni, o se preferite di Guidolin o Colomba. D’accordo riconoscere la supremazia totale degli illustri ospiti e per questo umilmente non andare allo sbaraglio, ma cercare di render loro la vita difficile (e del pressing praticato è arrivato anche il riconoscimento, oltre all’onore delle armi di Garcia) – cosa perfettamente riuscita, giacché i nostri portacolori sono stati gli unici, fino ad ora, ad impedire alla Roma di maramaldeggiare troppo – tuttavia il catenaccio è funzionale nel minuto in cui viaggia a braccetto col contropiede, cosa che, al di là dei luoghi comuni, non è certo nel DNA del Parma donadoniano, vieppiù senza il suo Fulmine Nero. Insomma, stare in 10 o 11 dietro la linea del pallone al massimo ti può fruttare un punticino, quel punticino per il quale tutti quanti alla vigilia avremmo firmato, al cospetto di cotanto avversario e che alla luce dei fatti sarebbe stato anche in parte meritato. In parte, per il semplice fatto che, a mio modo di vedere, nel disegnare il suo capolavoro tattico, Donadoni ha sbagliato la ricetta dalla cintola in su. Sarà stato sicuramente per una questione di rispetto di equilibri, ma la squadra era un po’ troppo equilibrata sia in partenza – ieri l’ho definito un 4 5 1, ma poteva essere anche un 4 6 0, altro che 4 3 3 – e ancor di più dopo i cambi tesi a conservare il bottino che stava maturando dopo che De Ceglie era riuscito ad acciuffare il pari, sfruttando un corner battuto bene da Lodi (sarà anche indietro, ma è già il secondo piazzato consecutivo trasformato in gol). Lo stesso De Ceglie, tatticissima ala sinistra, allo scadere della prima frazione, si era prodotto nell’altra unica occasione pericolosa. Insomma: va bene che c’era la Roma, ma quella capitolina è stata una vera e propria dominazione incontrastata, come testimonia il possesso palla del primo tempo (64-36) e l’esiguo numero di pericoli alla loro porta creati dai nostri. A un dato momento, con l’ingresso di Costa, in pratica c’erano tutti gli stopper disponibili simultaneamente in campo (già a caldo iersera ricordavo quella retroguardia con quattro stopper ostentata ad Amsterdam da Nevio Scala contro l’Ajax, che ci consentì di rientrare in Italia con un preziosissimo 0-0) e con la difesa così munita era fisologico che si abbassasse ulteriormente il baricentro, situazione pericolosamente prodromica a provocare falli in posizioni nefaste. E infatti… La quadratura e la fisionomia della squadra c’era tutta (alla vigilia Donadoni diceva che solo giocando al calcio si poteva mettere in difficoltà la Roma…), per carità, ma in avanti era lecito aspettarsi qualcosa di puù. O semplicemente di diverso. Già stamani, nel suo Carmina Parma, il nostro Luca Savarese si è interrogato sul perché del mancato utilizzo di Coda, almeno per uno spezzone di partita. La meritocrazia non è stata rispettata, così come mi è parsa venuta meno, per una volta, la vocazione teoricamente propositiva di questa squadra. Come argomentavo pocanzi il catenaccio se non viaggia assieme al contropiede perde la sua bellezza e la sua utilità: ai tempi di Guidolin, ad esempio, era capitato di vedere spettacolari ripartenze. Nel settembre 2009 a San Siro il Parma perse al cospetto dell’Inter per 2-0, grazie a due invenzioni dei fuoriclasse che a quei tempi erano al servizio di Moratti, dopo che il fortino aveva retto per 70’, con spettacolari corse di Biabiany: Ma alla fine, in mixed zone, Leonardi iniziò la delegittimazione di Don Francesco poiché nella sua idea di calcio non c’è quella della sottomissione all’avversario con relativo gioco di rimessa.

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Gabriele Majo, 54 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), capo ufficio stampa del Parma Calcio 1913 fino alla stagione 2016/2017, nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

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  1. ASSIOMA says:

    eh si e’ un capolavoro tattico,con palladino lodi e belfodil son capaci tutti

  2. Andrea.G says:

    Secondo me il Parma ha fatto una partita tatticamente intelligente ed era messa molto bene in campo.La super Roma da Scudetto non è che abbia prodotto cosi tante palle gol,la fase difensiva è stata fatta sostanzialmente bene e sempre con ordine.Tant’è che la Roma x vincere ha dovuto sfruttare un calcio di punizione a fine partita.

    Chiaramente l’atteggiamento era più contenitivo che propositivo anche se ritengo che il Parma abbia fatto delle nuove ripartenze che magari si poteva sfruttare meglio, ma chiaramente ad un certo punto la squadra era stanca e stava lottando per mantenere il pareggio che sarebbe stato un signor risultato contro questa Roma.

    Bravo Donadoni a lanciare Mauri, a mettere De Ceglie in avanti che ha coperto tutta la fascia creando una coppia interscambiabile con Gobbi.Chiaramente Palladino e poi Belfodil hanno deluso ma è colpa del mister??
    Coda ci poteva stare ma avrà avuto i suoi motivi x schierare prima il Palla poi l’algerino.

    Peccato per il pareggio sfuggito proprio nel finale

  3. Gabriele says:

    Secondo me più sterili che rinunciatari, e lì conta la qualità.. ma la preparazione e l’interpretazione della gara mi hanno soddisfatto. Si poteva osare con Coda invece che Belfodil (messo laterale come il pessimo Palladino) ma avevamo appena pareggiato..assolvo il mister anche se dispiace perchè Coda meritava. Mauri ha dimostrato contro ottimi dirimpettai di poter fare la mezz’ala, è la nota più lieta. Con un centrocampo più dinamico e aggressivo ne ha beneficiato anche la difesa, Mendes e Felipe meglio che in passato. Difetti rimediabili in futuro? la marcatura su chi si mette tra le linee e i contropiedi che nascono dai calci d’angolo sbagliati o respinti. Ora bisogna confermare i progressi anche a Udine

  4. Max says:

    Pare che abbia sempre i suoi motivi per schierare Palladino. Sarebbe bello se un giorno li sapessimo, perchè sfuggono ai più (per non dire a tutti).

  5. davide says:

    ma come fa donadoni a schierare palladino e belfodil e lasciare in panchina messi e ronaldo misteri del calcio

  6. Alessandro D. says:

    Quella di ieri sera, passatemi l’ossimoro, è la vittoria del calcio speculativo. Come sottolineava il Direttore, la migliore prestazione stagionale è arrivata nel momento in cui il mister ha sconfessato il “totem” del calcio propositivo, schierando un squadra in funzione – tatticamente parlando- dell’avversario. Una bella rivoluzione se si considera che viene da chi,più volte, ha rimarcato la propria “allergia” per i ragionamenti fatti in funzione di… Come direbbe Mughini, “io aborro”! Stavolta però ha trionfato Donadolin!

  7. Alfredo says:

    Il nostro mister e’ un diesel. A carburare con le partenze a freddo ci impiega un po’ di tempo. Se poi gli dei gli scompigliano i pensieri (vedi infortuni dei suoi uomini cardine) la carburazione e’ ancora piu’ lunga.
    Dopo aver presentato una difesa scellerata contro il milan tra un muble muble e l’altro ha cominciato a sistemare il reparto difensivo.
    Ieri poi ha finalmente presentato il ragazzino Mairi che ha gambe(e tecnica e temperamento) migliorando l’assetto del centrocampo.
    Adesso speriamo sistemi anche l’attacco; capisca cioe’ che
    Gli uomini sulle fasce come piacciono a lui al momento proprip non ci sono e che questa squadra ha la necessita’ di avere un vero nueve la’ davanti a sbattersi lasciando SantAntonio libero di muoversi come vuole.

  8. ASSIOMA says:

    sento parlare di capolavori tattici e di trionfi,probabilmente ieri sera ho sbagliato stadio,io sono andato in quello di piazzale risorgimento 1 spero.
    non commento il luogo comune di bassa lega delllo schierare palladino e belfodil al posto di messi e ronaldo la risposta sarebbe facile facile del tipo prova a far giocare terzino messi o ronaldo.
    e adesso mi aspetto un altro capolavoro tattico e trionfale in quel di udine…..pero’ facendo punti che la classifica finale la fanno quelli,dietro ce ne abbiamo solo due

  9. Gianfranco says:

    Se le uniche azioni pericolose della Roma sono arrivate in contropiede forse avrebbe dovuto essere ancora più accorto

  10. ASSIOMA says:

    poteva provare con jacobucci a fianco di mirante,nereo rocco si sta rivoltando nella tomba