IL RESTO DI LAURIA

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Giovedì 24 marzo 2016, sul blog di Gianluca Di Marzio, è uscita una sintesi della conversazione del giornalista Guglielmo Trupo con il calciatore del Parma Calcio 1913 Fabio Lauria. Per gentile concessione dell’autore, ecco l’articolo completo:

DSC00134.jpg(Guglielmo Trupo) – A distanza di una decina di giorni, Fabio Lauria non si rende evidentemente conto di quello che è stato capace di fare. Comunque andrà a finire, la storia del calciatore napoletano si è intrecciata in maniera quasi indissolubile a quella del Parma Calcio 1913. E di storie come questa, Fabio nella sua lunga carriera, non ne aveva scritte mai. Ci aveva provato, ma il lieto fine non c’è mai stato. La sua rovesciata al Romagna Centro ha proiettato il Parma verso i professionisti, in maniera quasi ufficiale, dato che è giunta all’ultimo minuto di una partita tirata, tiratissima, presa per i capelli, con un’acrobazia in stile figurine Panini. Una rovesciata di rara potenza e pesante come un macigno, “e chi se lo aspettava”, dice a Gianlucadimarzio.com il giocatore crociato, “sono entrato a tre minuti dalla fine, venivo 2-cop.jpgda un infortunio che mentalmente ha pesato tanto, in un momento dove la partita stava andando sullo 0-0. Il mister mi ha chiamato e sono stato anche fortunato a trovarmi su quella palla. Sono capitato lì e l’istinto mi ha portato a compiere quel gesto”. Un gesto atletico che ha catapultato in cielo, dove è salito Lauria per prendere quella palla, il Parma e lo stesso Fabio che, da quel momento in poi (forse), ha capito che nulla era più come prima: “Non pensavo mi potesse cambiare la vita, all’inizio non ci ho pensato perché sì, ho fatto gol, un gol pesante, bello, tutto quello che vuoi, ma rimaneva comunque un gol. Ho cominciato a capire il giorno dopo cosa avevo fatto, tutti gli attestati di stima, un po’ dai compagni di vecchia data, calciatori amici, una marea dai tifosi, gli abbracci dei direttori, dei compagni, del mister… . Ho iniziato a realizzare che avevo fatto qualcosa di bello e di importante”. Anche per l’anno prossimo, sicuramente. Perché da giugno in poi, le cose si faranno più difficili e, passo dopo passo, si capirà l’intensità e la voglia che il Parma avrà di andare a prendere quello che gli hanno brutalmente scippato. Con Lauria? “Lo spero – dice il calciatore – l’anno prossimo inizia ad essere interessante e bello stare qui, la società vuole fare qualcosa di importante e, vincere il campionato di Lega Pro, ti proietterebbe nel calcio che conta. Ho dato tanto in tutti i sensi, mi auguro che la società lo abbia capito. Spero di rimanere…”. E pensare che Fabio poteva diventare un giocatore di pallavolo… . “Dai su, non scherzi, mi ha visto? Non ho la statura adatta, lo aveva capito anche l’istruttore della palestra Kodokan, a Napoli, dove mio padre mi aveva portato a cinque anni. Lì c’era anche il judo e il calcio. Avevano iscritto me e mio fratello a pallavolo ma non la prendevamo mai, tanto che l’istruttore ha detto a mio padre che sarebbe stato meglio virare sul pallone. Da li è partito tutto: tornei, campionati, si iniziava a intravvedere che il calcio poteva essere il mio futuro. A 12 anni ho cominciato a girare l’Italia per provini, sono stato anche a Parma. Finche mio padre un giorno mi dice: ‘Fa, oggi non andare a scuola’. E io: ‘Va bene’. Monto in macchina e appena metto la cintura di sicurezza mio padre mi dice: ‘Andiamo all’aeroporto’. ‘Ma io in aereo non mi ci metto’ dicevo, ‘ho paura’. Mi stavano aspettando degli emissari del Brescia, mio padre non mi avevano detto nulla. Appena firmo con il Brescia, mi telefona Teresa Montanari, che avevo conosciuto in un torneo estivo e che curava il settore giovanile del Modena. Mi volevano anche lì, e alla fine ho scelto di andarci. Mi piaceva di più l’altra opzione. C’era il direttore Paolo Borea che curava il settore giovanile e faceva anche la prima squadra. L’anno dopo aveva preso in mano la Ternana di Agarini, quella vera e aveva deciso di ricostruire il settore giovanile, partendo da me. E’ stato un anno bellissimo, ho fatto quattro anni a Terni facendo la Primavera in anticipo. Finché mi è arrivata la proposta che forse mi avrebbe cambiato la vita”. E qua Fabio Lauria ci pensa un po’, forse con rammarico, comprensibile come cosa. Perché quando ti chiama la Juventus o sai giocare a calcio, oppure sai giocare a calcio. E, prima di parlare, prende fiato e beve acqua. “Pietro Leonardi, allora responsabile del settore giovanile dei bianconeri, mi voleva portare con lui, c’era Mimmo Criscito,con cui avevamo fatto le Nazionali che mi parlava di questa possibilità. Dormivo con lui in convitto. La Ternana forse ha chiesto troppi soldi e io non sono andato. Mi hanno fatto il contratto di cinque anni, ne avevo 16, sarei rimasto a Terni. Però la Juventus mi poteva dare ovviamente di più. Era una cosa che avevo saputo dai giornali, ero in vacanza a San Benedetto. Sono andato in ritiro con la Ternana, ho parlato con il mister, ma non potevo rifiutare, avevo addirittura salutato la squadra perché era quasi tutto fatto, ma poi non so cosa è successo e tutto è saltato. Questo e il provino con l’Aston Villa i rammarichi più grandi della mia vita calcistica”. In Inghilterra era riuscito a volare con Gianni di Marzio, “quando io facevo gli allievi. Paolo Palermo – dice Lauria – il mio agente, conosceva Di Marzio che lavorava in Inghilterra e mi ha portato in ritiro all’Aston Villa. Ci sono andato con mio padre, ho visto una grande realtà, per la prima volta grandi e piccoli mangiavamo insieme e si allenavamo insieme. Durante l’amichevole che doveva decidere tutto, mi sono fatto male alla caviglia a causa di un’entrataccia. Peccato, ho fatto un’esperienza bellissima. Ho visto giocare David Ginola. Era un mostro, quello che mi aveva impressionato di più”. Lauria il calcio vero lo ha visto, però. “Ho giocato con Jimenez, Candreva, Davide Nicola, sono stato pure suo giocatore a Lumezzane, Miccoli, ne ho visti tanti. Schenardi, Esposito, Floro Flores, Antonini”. Ha fatto la Serie B, con l’Arezzo, ha conosciuto Ermanno Pieroni e Gustinetti, Abbruscato e anche Pietro Leonardi, due fallimenti, uno con la Reggiana e uno il Lanciano e fatto tanti sacrifici che lo hanno reso forte. Più forte di tutto. “L’anno di Reggio Emilia ho giocato poco. Prima delle ultime due partite dei play off avevo fatto sei spezzoni. Contro il Giulianova sono entrato come mi è successo a Cesena, contro il Romagna Centro. Bruno Giordano, l’allenatore al tempo, mi fa entrare senza riscaldamento: ‘Levati la tuta, avanti’. Prima palla che tocco e faccio gol. Vinciamo la partita ma non vedo il campo. Arriviamo ai Play Off e giochiamo con l’Avellino in casa, perdiamo 2-1. Il lunedì viene il mister e mi dice: ‘Domani giochi, non deve dirmi niente nessuno’. A 18 anni mi tremavano le gambe. Era la prima partita con mio padre e mia madre in tribuna, da titolare. 1-0 per loro, Ghirardello aveva fato gol. Io faccio doppietta. Il gol del pareggio su azione, poi dopo due minuti, su rigore sotto la curva dell’Avellino. Che bell’esperienza. L’anno dopo mi riscatta la Reggiana che fallisce, e vado ad Arezzo in B con tre anni di contratto. Pensavo fossi di passaggio, ma Pieroni mi dice: ‘Ti voglio provare’. Nella prima partita di campionato faccio l’esordio in B e li è stata soddisfazione”. Il giramondo del pallone, Fabio Lauria, napoletano del quartiere Ponti Rossi, cresciuto con la valigia in mano e un sogno: “Fare il calciatore, ero pure bravo a scuola, mi sono diplomato con 86 in Ragioneria. Fosse stato per mia madre non sarei diventato un giocatore, mi voleva tenere vicino casa. A 12 anni sono andato via, con dispiacere, da Napoli che amo. Mi manca e a volte sento tante di quelle cose ingiuste nei confronti della mia città… . Ah, ho un altro rammarico”. Prima che finisca l’aperitivo Fabio confessa: “Che peccato non aver potuto vivere a fondo Napoli, una delle città più belle del mondo…”. Ora è a Parma, non chiede altro che rimanere: “A chi piace il calcio, vedere il Parma fallito fa male – dice in riferimento allo scorso anno -. Noi siamo più abituati ai fallimenti, io due volte, con Lanciano che a novembre non avevamo niente e con la Reggiana. Quando ho iniziato a vedere tutti gli spostamenti, Manenti e tutti i disastri, ho capito. Ammiro chi ha lottato e chi è rimasto, Ale, ad esempio, A Reggio Emilia sono riuscito a recuperare perche non prendevo grosse cifre. A Lanciano ero già con mia moglie e avevo delle responsabilità. Mi dà fastidio sentire delle cose sui calciatori tipo, ‘questi guadagnano tanto’. Ognuno fa per quello che guadagna. Ad esempio se voglio fare investimenti ho comunque delle spese. Ho famiglia, e quando non arriva lo stipendio andare al campo diventa pesante. Quando sono arrivato qua, mi sono goduto la realtà. In Lega pro non ho mai visto queste strutture e le uniche erano Venezia e Arezzo, che potevano solo avvicinarsi. Stiamo parlando dell’ultima squadra italiana che ha vinto in Uefa. Ed è stato un motivo d’orgoglio per me, la ciliegina sulla torta. Sono andato via da Napoli che avevo 13 anni, ci andavo solo nelle vacanze. E’ stato un dispiacere, ma posso dire di essere cresciuto in fretta e con i valori che lo sport mi ha dato. I pregiudizi sui napoletani? Non ci stanno. Ad esempio, non tutti i musulmani sono terroristi, non tutti i napoletani sono cattivi. Viene accentuata quando succede qualcosa lì. Conosco Napoli e la sua gente e la dimostrazione è Lucarelli Cristiano. ‘Io non ho dato nulla a Napoli e ho ricevuto tantissimo’ ha detto. O Reina che vuole viverci. Che ricordo ho del Napoli? Sono andato poco allo stadio perché mio padre non era appassionatissimo di calcio, la mia famiglia non mi ha spinto tanto a giocare, quando ha iniziato a capire che potevo fare qualcosa mia mamma mi voleva tenere a casa. A scuola. Allo stadio era difficile portare famiglie. E’ difficile. Ma quando ha iniziato a capire che era la mia passione mi ha spinto. Ero bravo a scuola, fino alle medie ero bravissimo, poi il calcio mi ha portato via tempo, ho fatto la ragioneria e mi sono diplomato con 86”. Guglielmo Trupo

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Gabriele Majo, 56 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

2 Commenti

  1. Un altro quasi campione come Corapi. Da tenere assolutamente in Lega Pro. Comunque bella storia.

  2. Fabio mi ha commosso la tua biografia,,,vita vissuta sulla tua pelle, esperienze,,,sacrifici…rinunce …sei un …”piccolo” grande uomo e calciatore

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