IL COLUMNIST / IL CALCIO DELLA LEGA PRO RARAMENTE PREMIA LE SQUADRE FRIZZANTI, PREFERENDOGLI QUELLE MENO EFFERVESCENTI E PIU’ CONTEMPLATIVE

31 Ott 2016, 18:00 11 Commenti di

(Luca Russo) – Quando sento dire Foggia, non penso soltanto al capoluogo dell’omonima provincia, al terzo comune della regione Puglia per numero di abitanti, all’ottavo d’Italia per estensione o a un agglomerato urbano che per collocazione geografica e storia dispone di antiche e floride tradizioni agricole e mercantili. No, penso anche e soprattutto ad altro. Sarà che ho una passione così viscerale e sconfinata per il calcio e talmente slegata dalle sorti del club per il quale faccio il tifo, ma quando sento dire Foggia, il mio pensiero inevitabilmente plana su quella squadra che all’alba degli anni novanta del secolo scorso col suo gioco ininterrottamente e talvolta irragionevolmente offensivo incantò l’Italia intera ben prima che un’impresa del genere venisse replicata, peraltro con risultati se possibile ancor più soddisfacenti, dal magico ChievoVerona di Del Neri.

Quel Foggia, come tutti sapete, era allenato da Zeman, lo stesso Zeman passato qualche stagione prima da Parma, dove in una partita di precampionato che l’anno prossimo compirà 30 anni, fu in grado di mettere sotto per 2-1 nientemeno che il Real Madrid. Il boemo non conosceva altro spartito tattico che il 4-3-3, coltivato e sviluppato in maniera quasi dogmatica, se non addirittura maniacale; e applicato in campo dai suoi uomini con una spavalderia tale da far impallidire coloro che oggi, quasi a voler darsi l’aria di pionieri, si professano distributori h24 di calcio d’attacco. Coi Satanelli, Sdengo (questo il nomignolo affibbiatogli dal patron del club pugliese Pasquale Casillo) ottenne una promozione in A nel 1990/1991 e, una volta approdato in massima serie, ben tre salvezze consecutive, di cui l’ultima guadagnata a margine di un torneo, quello del 1993/1994, in cui a lungo fu cullato il sogno di qualificarsi alla Coppa Uefa, sfumato sul più bello per via di una sconfitta per 0-1 col Napoli. Risultati ottenuti facendo giocare la sua squadra – da tutti giustamente considerata alla stregua di una provinciale o piccola che dir si voglia – come fosse l’Ajax del calcio totale e valorizzando calciatori fino ad allora sconosciuti al grande pubblico: Baiano, Signori e Rambaudi, che a elencarli così mi pare di recitare il trio delle meraviglie Messi, Suarez e Neymar di origine catalana.

Diversi anni dopo, il miracolo foggiano si è ripetuto. Non alla sommità del calcio italiano, ma qualche gradino più in basso, in Lega Pro. La prima volta nel 2010/2011 di nuovo avendo Zeman in plancia di comando e con in rosa elementi del calibro di Sau, Lorenzo Insigne, Farias, Laribi, Kone, Romagnoli e Regini. Gente che poi si è consacrata a livelli assai più alti della terza serie. Il bis nel biennio targato De Zerbi, che sulla panchina rossonera ci è rimasto per due stagioni, nel 2014/2015 e nel 2015/2016. In tutte e tre le annate in questione, i Satanelli hanno riprodotto quasi fedelmente lo stile di gioco del mitico e prodigioso Foggia dei primissimi anni novanta: difesa alta, triangolazioni ai cento all’ora, ripartenze fulminee, grande dinamismo sulle corsie esterne, un attacco raramente a secco e che con le 67, 63 e 61 reti messe a segno durante i tre campionati presi in considerazione è risultato il più produttivo del girone C e un reparto arretrato che, per ovvie ragioni tattiche, mai è stato il meno battuto.

Da tanto luna park, però, sono stati spremuti solo “complimenti per la trasmissione” e pacche sulle spalle. Stop. Nel 2010/2011, il Foggia si è piazzato al sesto posto. Il campionato 2014/2015 lo ha chiuso al settimo. L’anno successivo è arrivato secondo e in finale ai playoff. Finale poi persa contro il Pisa di Gattuso. Formazione magari poco divertente, ma indubbiamente più pratica rispetto a quella pugliese. Se le 71 marcature realizzate tra regular season e spareggi non sono bastate ai rossoneri per riappropriarsi della serie B, le 53 complessive vidimate dai toscani son valse loro la promozione. Bella differenza, no? E’ il calcio di Lega Pro, signori miei. Un calcio che raramente premia le squadre eccessivamente frizzanti, preferendogli di gran lunga quelle meno effervescenti e un po’ più contemplative.

Ecco perché il Parma visto in queste prime undici giornate, e cioè un Parma che concede zero allo spettacolo e che pare essere posseduto dallo spirito (spesso vincente) delle formazioni di Fabio Capello, mi induce all’ottimismo. Probabilmente a fine anno non riceveremo applausi o una standing ovation. E in futuro difficilmente saremo ricordati come “quella formazione che tanti anni fa pasteggiava a caviale e champagne su ogni campo di terza serie”. Ma continuando ad essere pratici, cinici, concreti e noiosi (sì, noiosi!) come lo siamo stati fino ad oggi, a maggio o in subordine a giugno un posto in B e negli almanacchi dovremmo trovarlo anche noi. Luca Russo

ARTICOLI E CONTRIBUTI MULTIMEDIALI CORRELATI

AMARCORD (STRAORDINARIO): 18 AGOSTO 1987, QUANDO IL PARMA DI ZEMAN BATTE’ IL REAL MADRID

AMARCORD di Alessandro Dondi / CICCIO BAIANO, UNO DEI RINFORZI PER VITALI NEL POST ZEMAN

Columnist, News

Autore

The author didnt add any Information to his profile yet

11 Commenti a “IL COLUMNIST / IL CALCIO DELLA LEGA PRO RARAMENTE PREMIA LE SQUADRE FRIZZANTI, PREFERENDOGLI QUELLE MENO EFFERVESCENTI E PIU’ CONTEMPLATIVE”

  1. Nobiltà Ducale says:

    Bene adesso siamo passati al beveraggio finalmente

    Ecco perkè il vino sa di tappo

  2. GALLO DI CASTIONE says:

    Ci è purtroppo una terza alternativa fra giocare bene (divertire il pubblico) e restare in serie C oppure giocare male ed essere promossi in serie B.
    Quella di giocare un calcio frizzante e divertente ed essere promossi tre mesi prima.
    ACC. Mi sovviene la quarta ipotesi. Ma a Napoli sarebbe un attimo essere indicati come jettatore. Lo lascio ad altri eh ….

  3. ASSIOMA says:

    co dit contemplazione ,an zughema miga in tibet ,adesa as metema la majeta rancionna e po fema la pistoiese ,ahahahah

  4. Michele says:

    Mi spiegate dove la vedete la solidità in una squadra che subisce 3 gol dal Forlì?

  5. Pencroff says:

    Ohmmm

  6. Pencroff says:

    No Caro, al momento mi viene in mente al straordineri Sacchi…