IL COLUMNIST / LAPADULA IN NAZIONALE: E’ VERO CHE TALVOLTA IL DESTINO TOGLIE, MA POI, QUANDO RESTITUISCE, TI PAGA ANCHE GLI INTERESSI

09 Nov 2016, 11:00 1 Commento di

(Luca Russo) – Se dico pesca a strascico e società satelliti, viene quasi automatico pensare al fallimento del Parma. Non che siano state le uniche cause dei mali finanziari che nel giro di pochi mesi ci hanno fatto sparire dal calcio che conta, però, insomma, qualche guaio ce lo hanno procurato. E dire che da quel modo di scritturare giocatori e stringere relazioni diplomatiche con altri club, concepito da Pietro Leonardi per una serie di motivi di cui abbiamo già ampiamente dibattuto lungo queste colonne, il sodalizio gialloblu avrebbe potuto persino spremere qualcosa di buono. Tipo? Beh, la mente plana inevitabilmente su Gianluca Lapadula, in orbita Crociata dal 2009 e dal 2012 diviso a metà col Cesena di Lugaresi. Faccia da indios, spirito e atteggiamento da guerriero, l’attaccante nato a Torino, da padre pugliese e madre peruviana, dopo essersi svelato all’N.D. Gorica (ai tempi filiale parmigiana in Slovenia) e in seguito al Teramo (21 gol in 38 presenze in Lega Pro), si è definitivamente consacrato l’anno scorso a Pescara (27 marcature in 40 esibizioni in B). Poi si è accasato al Milan alla corte di Silvio Berlusconi, che in materia di talento e talenti ha l’occhio piuttosto lungo (Donnarumma, Romagnoli e Locatelli vi dicono niente?). Qui il buon Gianluca, nei piani della dirigenza rossonera, avrebbe dovuto rimpiazzare Carlos Bacca, pronto a lasciare il Bel Paese per trasferirsi al West Ham in Premier League. Ma il destino, quando vuole, sa essere molto dispettoso: saltata la cessione del colombiano, Lapadula è stato declassato e ha conosciuto l’onta della retrocessione personale: dal ruolo di possibile titolare a quello di sicura riserva. Fosse andato in porto l’affare tra Silvio Berlusconi e David Sullivan, patron dei martelli, è verosimile che le 6 reti finora messe a segno in A dal puntero ex Siviglia, le avrebbe realizzate il suo secondo. Non ci è dato sapere se il ragazzo cresciuto nelle giovanili della Juventus abbia almeno idealmente intentato una causa al fato, con lui spesso avverso, per i bastoni che a ripetizione gli ha infilato tra le ruote, però è evidente a tutti che lo stesso destino un po’ monello di cui sopra nelle ultime ore abbia deciso di risarcirlo, con un’imprevedibilità uguale e contraria a quella tramite la quale in estate gli aveva giocato uno scherzetto non da poco: l’affaticamento muscolare patito da Gabbiadini ha estromesso l’attaccante partenopeo dal giro di Ventura e dunque il CT ha scelto di virare sul milanista, convocandolo per i prossimi due impegni della Nazionale con Liechtenstein e Germania. Un Lapadula che, proprio per effetto della mancata partenza di Bacca, quest’anno il campo lo ha visto occasionalmente: 72 minuti giocati nelle prime tre giornate di campionato; in panchina contro Lazio, Fiorentina e Sassuolo; 70 minuti al Bentegodi col Chievo; un solo giro di lancette nella vittoriosa sfida scudetto coi campioni d’Italia in carica; e la percezione di non essere in fondo tanto importante per Montella e per il Milan. Un utilizzo col contagocce che avrebbe steso il morale di un toro. Ma non di Gianluca, che è un lottatore nato, e lo si capisce dalla “fame” che ha, dal modo in cui sta in campo e dal nomignolo, Sir William, affibbiatogli dal fratello Davide con riferimento al condottiero William Wallace di Braveheart. Così a Palermo gli son bastati undici minuti undici, quelli conclusivi, per siglare una deliziosa, spettacolare e chissà quanto voluta o cercata rete di tacco, decisiva affinché il suo Milan avesse la meglio sulla formazione di De Zerbi e consolidasse ulteriormente la terza posizione in classifica. La convocazione in azzurro, pur se facilitata dal forfait di Manolo Gabbiadini, volendo è un premio alla generosità di Lapadula, che, fosse un ciclista, al Tour de France vincerebbe regolarmente il dossard rouge (numero di gara stampato in bianco su fondo rosso), riservato al corridore più combattivo. Un riconoscimento di una grandezza e di un’importanza direttamente proporzionali agli ostacoli che ha dovuto superare per arrivare nell’olimpo del calcio italiano. E adesso, grazie alla chiamata di mister Ventura, qualche metro ancora più su. Perché è vero che talvolta il destino toglie, ma poi quando restituisce, ti paga anche gli interessi. Luca Russo

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1 commento a “IL COLUMNIST / LAPADULA IN NAZIONALE: E’ VERO CHE TALVOLTA IL DESTINO TOGLIE, MA POI, QUANDO RESTITUISCE, TI PAGA ANCHE GLI INTERESSI”

  1. Luca says:

    Ma ha mai giocato qualche gara con noi?