ESCLUSIVA STADIOTARDINI.IT / A TU PER TU CON FILIPPO CORSINI: “Tutto il calcio è capace di coinvolgere come una poesia di Leopardi, ma anche di catturare come dei versi anonimi”

15 Gen 2017, 00:00 4 Commenti di

luca savarese slide(Luca Savarese) – Amiche ed amici, lettrici e lettori, martedì, il 10 gennaio, Tutto il calcio ha compiuto 57 anni. Prosit! Un regalo, però, ce lo ha fatto niente di meno che Filippo Corsini, dal 2012 al timone della conduzione, ereditato da Alfredo Provenzali. Corsini, nonostante la sua mole di lavoro negli studi di Saxa Rubra, giovedì scorso, sul far della sera, mi ha volentieri concesso un’intervista. Vi anticipo una cosa, ma sarete voi stessi ad accorgervene: si Filippo Corsinirespira la sua umanità prima che la sua figura, la sua persona gioca d’anticipo rispetto alla sua voce, inconfondibile, autorevole e dolce allo stesso tempo. Quindi, come dicono i radiocronisti quando gli danno la linea dopo aver annunciato formazioni, clima, arbitri ed aver quantificato i tifosi ospiti, snocciolando quelle sei lettere quasi magiche, lo faccio ora anch’io: “Studio”

Filippo Corsini, premesso che parlare con lei è un po’ come scambiar due parole con il capitano della Nasa, di una Nasa che invece di guidare stazioni aerospaziali, comanda navicelle vocali, martedì 10 gennaio un’ altra candelina è stata soffiata sulla torta di Tutto il calcio minuto per minuto. Siamo arrivati a 57, eppure, il festeggiato sembra baldanzoso come un giovinetto appena uscito dal liceo…

Ti ringrazio per la premessa e per il baldanzoso. Cerchiamo di creare un programma che possa piacere sempre, ancora. Certo oggi c’è tantissima concorrenza, è giusto che ci sia, ma noi ci siamo e credo che  Tutto il calcio  oltre a rimanere qualcosa di diverso e unico per l’ascoltatore, sia anche qualcosa di storico, un patrimonio storico”.

Diceva Nietzsche che la maturità dell’uomo è aver ritrovato la serietà che da bambini si metteva nel gioco. A Lei quando era bambino, un giorno preciso, 17 dicembre 1972, se non sbaglio, le successe una cosa molto seria in fondo dentro ad un gioco: pensava che il calcio si sviluppasse solo in bianco e nero, poi, quel giorno, arrivò per la prima volta all’Olimpico, accompagnato da suo padre, si aprì il sipario su Roma-Inter, ed avvenne in lei una vera e propria scoperta cromatica: si accorse del verde del manto erboso. Tornò a casa ed era un altro bambino, che sapeva e capiva che quel che avrebbe fatto da grande, non avrebbe potuto essere tanto diverso da quel prato, da quello spaccato di vita, insomma da quella sorta di folgorazione?

Vedo che sei informatissimo… E’ vero, andò proprio così per me. Avevo dieci anni ed andai con mio padre, ad assistere a quella partita. Io, come molti fortunati, ci tengo a precisare, della mia generazione, avevo una percezione del calcio frutto della prima tv, vedevo il calcio dentro a quel perimetro grigio che non faceva vedere tutto e che ci ha anche aiutato a formarci dei ricordi precisi. Quel 17 dicembre del 1972 avvenne qualcosa di grandioso per me: appena entrai all’Olimpico e vidi il campo, mi sembrò di sognare, tutto quel verde non lo avevo mai visto, il prato era verde e non bianco e nero, mi ricordo ancora quella sensazione, mi sembrò di essere dentro ad un Luna Park. Decisi, in quell’istante, di seguire il calcio ogni domenica, di non perdermene nemmeno una, tale era lo spettacolo che quella partita fu in grado di suscitarmi. Scelsi inoltre di seguire il calcio attraverso la sua pratica radiofonica, che allora andava per la maggiore e mi ricordo che desiderai presto fare parte anche io di quel meccanismo affascinante. E questo desiderio in seguito, lo realizzai. Quella partita poi (i giallorossi dell’ex Helenio Herrera ospitarono la capolista Inter allenata da Giovanni Invernizzi, che si presentò a Roma con due punti di vantaggio proprio sui capitolini, nda) fu caratterizzata anche dalla corsa finale dell’arbitro, che era Michelotti di Parma: dovette in fretta raggiungere gli spogliatoi, reo di aver dato un rigore contro la Roma allo scadere sul risultato parziale di uno a uno. Questa decisione scatenò le ire del popolo giallorosso che considerava il fallo di Morini su Mazzola avvenuto fuori area. Dalla Curva Nord se ne accorsero: un tifoso scavalcò il fossato, seguito da decine di altri che avevano un solo obiettivo:l’arbitro. Il fugone cui fu costretto Michellotti fu davvero storico, quasi cinematografico. (Di quell’incontro fu assegnata la vittoria a tavolino all’Inter per 0 a 2 e il campionato, con un colpo di coda finale, lo vinse la Juve, nda)”.

Veniamo a quella data: 10 gennaio 1960. Bortoluzzi dà la linea a Carosio a Milano, stadio San Siro per Milan-Juve. Poi dritti al al Comunale di Bologna, dove è in programma Bologna- Napoli affidata ad Enrico Ameri, si passa quindi al Moccagatta di Alessandria, per Alessandria-Padova con il racconto di Andrea Boscione. Non credi che questa data non solo racchiude l’origine e la fondazione di un mito, ma sia anche in un certo senso la cifra stilistica e spirituale della trasmissione: quando si ha un modello serio e lo si segue umilmente , non solo ci si forma dietro alla sua storia, ma certo studiando ed allenandosi, si può anche riuscire a fare quello che il proprio modello, fa. Nicolò Carosio da bambino imitava il suo modello Herbert Chapman andando in giro con un bastone a guisa di microfono… Enrico Ameri a sua volta imitava Carosio, il proprio esempio, provando ad immaginare radiocronache immerso in una pentola di fagioli… Nicolò ed Enrico, due capisaldi vocali del pallone. Senza questi frammenti di una mimesi piena di desiderio e per nulla scimmiesca, insomma prendendo un sano spunto ma poi creando uno stile personale, non ci sarebbe stato forse Tutto il calcio e non avrebbe il respiro quello che ha?

“Credo di Si. Copiare è un arte e non c’è nessun reato nel farlo, si copiano i segreti e i trucchetti dei propri modelli. Poi è importante avere un proprio stile, crearselo e come dicevi tu non scimmiottare nessuno. Imitare i maestri è stato poi l’inizio dell’avventura per molti di noi. Tutto il calcio è anche quello che è oggi, per alcune modifiche al canovaccio che, negli anni, sono state introdotte. Fu Massimo De Luca (conduttore dallo studio centrale dal 1987 al 1992, nda) ad inserire un monitor in studio, mossa che si rivelò indispensabile per meglio seguire la diretta delle partite e capire di più i fatti. Bortoluzzi era barricato nella sua stanzetta senza alcuna tv, una sorta di capitano Nemo. Ecco il segreto di  Tutto il calcio: aver avuto grandi maestri ma rimanere al passo coi tempi”.  

Se sappiamo essere intrisi di materia i radiocronisti, che vediamo ogni tanto raggiungere i banchi delle tribune stampa, in carne ed ossa e tra il fumo di qualche sigaretta, ecco com’è quello che gli studiosi di fenomenologia chiamano il lebenswelt, il mondo della vita di Filippo Corsini? Quando chiede informazioni alla fermata di un mezzo pubblico, o domanda un giornale in edicola, o ordina i biglietti al cinema, la gente, riconoscendo il suo timbro, non è che esegue più velocemente le richieste perché sa di aver a disposizione solo 30 secondi…?

Dopo aver dato spazio ad una risata, Corsini rivela: “Una volta succedeva così, le voci che raccontavano il calcio e lo sport erano uniche, inconfondibili. I radiocronisti erano una sorta di attori che appena parlavano si riconoscevano lontano un miglio. Oggi siamo in tanti a fare questo mestiere, ma si, ogni tanto è capitato anche a me di essere riconosciuto. Mi ricordo una volta in particolare, quando un benzinaio rimase sorpreso dal riconoscermi. Inoltre, ogni tanto capita anche con i tassisti, che ti riconoscono. Per il lavoro che fanno, hanno costantemente la radio accesa ed immagazzinano meglio di altri le voci”.

Quindi non le è mai capitato magari in vacanza di prendere un battello e dire al conducente “Un giro veloce solo per ribadire minuto e punteggio”?

Inizia a rispondere alla domanda ridendo, quindi ci avvisa: “No, questo non mi è mai capitato, ma una cosa è certa. Questo lavoro aiuta ad essere molto sintetici. Ogni tanto, anche nelle relazioni familiari mi capita, per forma mentis, di essere crudamente sintetico”.

Dirigere il traffico dallo studio centrale di Tutto il calcio se comporta un dispendio di energie notevolissime, come un direttore mentre dirige la sua orchestra, insegna probabilmente anche a far tesoro del tempo. Come gestisce il suo, dentro e fuori dai sacri corridoi di Saxa Rubra? Com’è la settimana tipo di Filippo Corsini?

Più che di energie, è tutta questione di concentrazione, di mantenere la barra della concentrazione sempre molto alta. Poi devo dire che lo studio centrale mi ha aiutato e mi aiuta a prendere decisioni importanti nel minor tempo possibile… Fare il conduttore di Tutto il calcio è un po’ come fare l’arbitro. Devi decidere a quale campo rivolgerti, come agire, in frazioni di secondo. Per quanto riguarda la settimana tipo, il calcio è notevolmente cambiato negli anni e adesso la settimana si è dilatata, moltiplicata, si gioca quasi tutti i giorni. Non è più come una volta che tutti gli sforzi erano rivolti alla domenica, ora si è sul pezzo quasi non stop, H 24; ogni giorno c’è una partita e anche la settimana degli addetti ai lavori e di un conduttore, è stata, di conseguenza inevitabilmente modificata”.

Al sottoscritto che ha effettuato e superato i provini al Rischiatutto portando come materia  La storia di Tutto il calcio, gli è stato detto, dalla produzione di armarsi di pazienza prima di venir convocato in trasmissione a giocare poiché ha la priorità ciò che è immediatamente visivo e che ciò che è visivo, fa presto a diventare televisivo. “Se avessi portato la storia di Novantesimo minuto – mi hanno detto “avresti già partecipato, invece portando un programma radiofonico devi accomodarti in panchina e aspettare”. So che è una battaglia lunga e millenaria, ma chi lo dice ai padroni del visivo che la gente negli ospedali, le persone cieche, i viaggiatori, gli amici della radio e chi vuol semplicemente staccare la spina dall’ovvio e dal trito e ritrito che fa veder tutto senza dir mai nulla di nuovo, ha voi e Tutto il calcio costituisce per loro la propria ancora e il proprio vascello?

Questo che tu dici dimostra ancora una volta come sia trattata la radio e tutto quello che le concerne e come sia facile, per molti, ripeterti il solito ritornello quando ti dicono: “Ah sai che sono davvero affezionato alla radio, sapessi che ricordi che ho legati ad essa” ma poi, è come se la si lasciasse lì, gioco forza interessati da altri parametri. Credo però che alle persone che tu hai menzionato siamo indispensabili, perché attraverso di noi e attraverso  Tutto il calcio  abbiano modo di costruire anche il loro bagaglio di emozioni”.

Sappiamo essere anche un fine poeta ed aver dedicato al grande Alberto Sordi dei versi intensi e che parlano da soli (Filippo Corsini scrisse, quando nel 2003 l’Albertone nazionale scomparse, alcuni versi che vennero letti dal giornalista di Radio 1 Rai Alberto Biciocchi): ma se Tutto il calcio fosse una poesia sarebbe una pagina della  Divina Commedia o un passo dell’Odissea? O forse entrambe?

Entrambe direi, ma ritengo che non si possa racchiudere  Tutto il calcio  dentro ad un solo verso, definirlo con un unico componimento. Può essere un po’ Divina Commedia un po’ Iliade, ma sia in grado di coinvolgerti come una poesia del grande Leopardi e catturarti come anche una poesia anonima sa farlo”.

Una parola di Alfredo Provenzali che ti risuona spesso dentro come prezioso vademecum?

Non posso ridurre Alfredo ad una parola. Porto con me i suoi numerosi consigli. Mamma mia sono stato al suo fianco dal 1997 al 2012, quante domeniche saranno state? Quanti insegnamenti! Come il suo trucchetto per aggiornare in diretta la classifica, perché quando fanno un gol al novantaseiesimo è piuttosto difficile farlo… Ricordo il suo gesto che faceva quando doveva andare a fumare e faceva segno che usciva, più che una parola credo sia Alfredo stesso a risuonarmi dentro”.

Un calciatore con cui duettare volentieri prima di andare a dormire o appena sveglio al mattino?

Guarda, quando ero ragazzo mi piaceva tantissimo Boninsegna, per il suo modo di giocare, per come si batteva su ogni pallone senza alcuna paura. Diciamo che volevo essere come lui”.

L’intervista finisce, la chiacchierata con Corsini continua, ancora per qualche minuto, al telefono. Quando terminiamo di parlare mi dice che è stato un piacere. Gli dico che il piacere è stato mio. Credo sia stata la prima intervista della mia giovane carriera che avrei voluto durasse all’infinito. Ma, a proposito di tempi, bisogna rispettarli, in fondo Filippo è un vigile silenzioso e scelto del tempo. Nei minuti in cui, chiuso in una stanzetta senza che nulla potesse disturbare la conversazione, l’ho intervistato, mi è davvero sembrato di viaggiare, accanto a lui, su uno shuttle di voci discrete e di modi garbati, mentre un pallone, in lontananza quasi sfumava, osservando il nostro giro. Luca Savarese

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4 Commenti a “ESCLUSIVA STADIOTARDINI.IT / A TU PER TU CON FILIPPO CORSINI: “Tutto il calcio è capace di coinvolgere come una poesia di Leopardi, ma anche di catturare come dei versi anonimi””

  1. Nome says:

    Bravo Luca, bell articolo e bella intervista, quasi commovente
    Prosit.

  2. Luca says:

    Intervista super! Complimenti!

  3. GALLO DI CASTIONE says:

    Bella lì. Ti aspetto a Parma per una simpatica rimpatriata culinaria. Prendi su un digerselz e la tua voglia di volare.

  4. GALLO DI CASTIONE says:

    Digerseltz casomai.