CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / QUEI MESSAGGI MOTIVAZIONALI DEGLI ALLENATORI

27 Feb 2017, 21:00 2 Commenti di

gianni-barone1.jpg(Gianni Barone) – Tempo fa un amico (non Domineddio) mi disse “I giocatori non sanno parlare, gli allenatori non hanno niente da dire, i giornalisti sportivi non esistono”, mentre mi accingevo a fare un intervista nello spogliatoio (una volta si facevano li, non esisteva la sala stampa) del Tardini al termine di una partita di Coppa Italia, anni 80, PARMA-ROMA. Non ricordo chi era l’intervistato, forse Boniek o Ciccio Graziani non so, ricordo solo che oltre all’amico al mio fianco era presente Antonello Venditti, grande tifoso romanista che aveva seguito la partita, vicino a me, nella postazione radio commentario. Ebbene quella frase provocatoria di allora riecheggia, dentro di me, spesso e volentieri, ogni qualvolta mi trovo a dovere fare interviste post partita o a seguire conferenze, sempre nel dopo 1437726230140venditti_img_int_artpartita, di allenatori o calciatori, come direbbe Spalletti, e non giocatori, alla presenza, ovviamente, di altri giornalisti sportivi. Ai tempi di SACCHI al PARMA in C, eravamo solo in due massimo tre, sempre nel corridoio dello spogliatoio del TARDINI, a farlo, ora il numero, pur essendo ancora in C, è aumentato (beh, di poco, in verità, a meno che non si giochi contro la Samb), e mi chiedo oggi come allora se il significato di quella frase può ancora essere condiviso o meno. Molti sosterranno di no, perché non è assolutamente vero che i giocatori/calciatori, non sanno parlare, visto che molti di loro diventano talent, opinionisti e conduttori di trasmissioni sportive su canali satellitari importanti, gente come MAURO, come Bergomi, come Adani sa parlare, eccome, di calcio, di altre cose non so, quindi , oggi, dalla D alla A, i calciatori sono bravi a Bergomi_Interrispondere, alle domande più o meno banali, più o meno scontate, più o meno ruffiane, dei vari giornalisti sportivi, di turno, siano essi vecchi cronisti d’antan, come me, o rampanti urlatori da microfono o abili e osannati blogger con tanto di tablet o pc d’ordinanza. Quindi i calciatori hanno imparato a parlare e i giornalisti sportivi, esistono eccome, non provate a riportare la frase, di cui sopra, negli ambienti giornalistico-sportivi bolognesi, come feci io a mio tempo, perché sareste a dir poco apostrofati. Quindi, con buona pace del mio amico di allora, che voleva forse far solo colpo su Venditti, pronunciando quelle parole, non restano altro che gli allenatori, ma anche in questo caso, il discorso sembra non reggere, prendiamo ad esempio la partita di ieri vinta a Salò dal PARMA, e le dichiarazioni, come al solito non scontate e non banali del tecnico D’AVERSA, che, lì dove afferma “E’ stata una partita Roberto D'Aversa, conferenza stampa del 26.02.2017condizionata più da una non corretta interpretazione della gara più che dagli infortuni. Non abbiamo fatto quello che ci eravamo detti e questo ci ha condizionato” oppure quando sentenzia “Vorrei che la mia squadra avesse più personalità nelle gestione della palla” penso che abbia senz’altro molte cose dire. Resta da capire, però, cosa i giocatori/calciatori non hanno fatto e soprattutto cosa si erano detti? Questo Helenio_Herreraspetterebbe ai giornalisti sportivi, quelli bravi veramente, se ancora esistono, quelli che sanno intuire, quelli che sanno leggere tra le righe, che sanno interpretare, aldilà, delle solite: l’importante era vincere, non dobbiamo guardare agli altri, ma a noi stessi e via discorrendo, in poche parole quelli che esistono, veramente, in quanto tali. Però vorrei soffermarmi sulla frase “quello che ci eravamo detti” pronunciata da D’Aversa, nelle settimana in cui sono tornate d’attualità le famose frasi motivazionali, come quelle che Helenio HERRERA, Accaccone direbbe Brera, scriveva a caratteri cubitali su cartelli esposti in bella vista sulle pareti dei spogliatoi. Chissà se sono tornate di moda , come nello spogliatoio dell’attuale Inter del parmigiano PIOLI, ieri sera criticato molto, per le scelte, nel salotto buono dello Sky sport CLUB di Caressa, tanto per rimanere nel tema esistenza dei giornalisti pioli-majo-conferenza-stampa-coppa-uefa-.jpgsportivi, le frasi mitiche del MAGO HH, tipo “Taca la bala” (maccheronica versione italo-ispanica del francese “Attaquez le ballon!” oppure “Gioca veloce, corri veloce, pensa veloce, marca e smarcati veloce” sempre molto attuali, chissà? O ci si può accontentare con motti più pragmatici e moralistici del tipo “Essere squadra, amare la maglia, prenderci le nostre responsabilità, avere più rispetto per tutti, comunicare per migliorarci, lavorare più duramente” tutte belle parole, attuali e per tutte le stagioni, non c’è che dire, ma allora al PARMA potrebbe funzionare anche cosi? Forse, ma il discorso sulla personalità, credo sia molto importante, la squadra è cresciuta e deve crescere ancora, tenendo ben presente quello che l’allenatore dice e quello in cui crede, aldilà delle difficoltà e delle emergenze da superare. Questo vuol dire avere qualcosa, non solo, da dire, ma da proporre attraverso una comuPasquale Mazzocchi FeralpISalò-Parmanicazione continua fatta di frasi, e anche di cartelli, che potrebbe funzionare a tutte le latitudini. L’importante è credere e crederci, perché prima o poi qualcuno si fermerà, ha affermato MAZZOCCHI, con speranza e sincerità, quindi attenzione a quello che si diranno all’interno dello spogliatoio, allenatore e giocatori/calciatori, che non sarà mai svelato anche nelle prossime conferenze stampa, pre gara, alle quali occorre presenziare con più attenzione e più partecipazione per dimostrare, riferito ai michele plastinogiornalisti sportivi beninteso, la propria vera esistenza. In poche righe, in poche parole, abbiamo demolito il discordo, paradossale e provocatorio del mio amico fatto in presenza di Venditti, famoso anche per i suoi segreti, siamo arrivati al punto che i calciatori sono diventati, nel tempo, bravi a parlare e a farsi comprendere e a spiegare a tutti noi, riferito agli ex divenuti opinionisti, se ci siamo divertiti o meno guardando una partita; gli allenatori stanno dimostrando di avere, aldilà dei cartelli esposti negli spogliatoi, ancora tante cose da dire, tattiche e non solo, mentre i giornalisti sportivi certificano la loro esistenza quotidianamente, chi seguendo con puntualità allenamenti e conferenze e chi come i vari Giancarlo PADOVAN, Michele PLASTINO, Heriberto HerreraPaolo GROSSI, Gianni BARONE (mi si perdoni l’autoreferenzialità), in possesso del patentino, diploma, di allenatore UEFA B; sempre pronti ad incalzare (e far incazzare a volte) l’allenatore di turno con sistemi di gioco, coperture preventive, scaglionamenti, scalature o tirando in ballo paragoni con il caos organizzato di FASCETTI, il movimiento di Heriberto Herrera (per Brera Accacchino), il gioco corto di Viciani, lo zemanismo imperante e mai del tutto tramontato. Tutto questo serve per dimostrare a tutte le categorie interessate, stima comprensione e affetto e per dirla alla Venditti “Ma tutto quel che voglio, dicevo è solamente amore” per il calcio e non solo, per tutti quelli nati sotto il segno dei pesci e non solo ciocolatè, per sconfiggere la grande bruttezza, di certo calcio, fatto esoneri eccellenti e i immotivati, partite comprate e vendute, e non solo… Gianni Barone

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2 Commenti a “CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / QUEI MESSAGGI MOTIVAZIONALI DEGLI ALLENATORI”

  1. je suis farfallina says:

    E’ sempre un piacere leggerti.

  2. Luca says:

    I giocatori non brillano certo per essere dei pozzi di scienza. La maggior parte delle loro parole è banale, giusto per dire qualcosa davanti alle telecamere. L’importante è che sappiano cosa fare in campo. L’analisi tattica delle gare spetta agli allenatori.