CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / La lezione di Pippo Inzaghi, ex perdente di successo

12 Apr 2017, 19:00 5 Commenti di

gianni-barone1.jpg(Gianni Barone) – Appartenere all’albo dei vincenti, nel calcio, è sicuramente prerogativa di pochi, ma essere inseriti nell’elenco dei perdenti di successo credo non debba essere motivo di vanto per nessuno. Eppure, quando si parla di calcio, di bel calcio o di chi riesce a far praticare un bel calcio, credo che, tranne alcuni casi rari, nessuno si debba sentire offeso quando viene definito un perdente di successo. Perché in questa larga schiera sono stati inseriti, a torto o a ragione, tanti illustri allenatori più del presente che del passato. Infatti, questa definizione col la quale il grande attore Giorgio Albertazzi ha titolato un suo libro, vengono etichettati tecnici che sono tuttora in grado di suscitare interesse e in grado di procurarsi danarosi ingaggi. L’elenco può essere lungo e, in alcuni casi, potrebbe
cuper ghirardianche essere suscitare qualche perplessità o qualche disapprovazione, ma di sicuro nessuno si potrà opporre di fronte al nome di Hector CUPER, il famoso Hombre Vertical, (nella foto d’archivio a lato con a fianco un Ghiro Orizzontal…) già anche allenatore, ahilui e ahinoi, di  un PARMA da dimenticare, sicuramente il  perdente di successo per antonomasia dell’ultimo ventennio. Ma la lista, secondo alcuni esperti, viene completata anche da nomi altisonanti, del calibro di Arsene Wenger, Sven Goran Eriksson, Zdenek Zeman, Dick Advocaat,  fino da arrivare ai nostri Walter Mazzarri, Luciano Spalletti, e qualche ingrato ha avuto l’ardire di inserire addirittura il campione del mondo MARCELLO LIPPI, ranieri clsolo per alcune finali perse, e fino all’estate scorsa, prima del trionfo col Leicester in Premier, anche Claudio RANIERI, fulgido esempio di perdente di successo, che riesce a vincere, ma che torna, nel giro di pochi mesi, ad reiscriversi all’albo originario di appartenenza, facendo compagnia all’emergente Jurgen Klopp e a qualche altro che ora mi sfugge. Di sicuro ve ne sono altri di esempi di tecnici usciti temporaneamente dall’elenco speciale grazie ad imprese memorabili, per poi ritornarvici mestamente al primo insuccesso. Rischia di fare questa fine Luis Enrique del BARCELLONA, grande perdente di successo alla Roma che trova riscatto nella corazzata catalana, post GUARDIOLA, ora leggermente in declino, anche alla luce dell’ultima sconfitta, inattesa e bruciante, di ieri sera, in CHAMPIONS per mano della Juve del per niente perdente  MASSIMILIANO ALLEGRI, che mandando tutti al circo per cercare lo spettacolo che nel calcio, per lui a certi livelli e per certi appuntamenti, non dovrebbe esistere, ha dimostrato che essere pratici, utili serve di più che essere considerati bravi arrigo-sacchie degni d’encomio calcistico televisivo da parte di santoni del calibro di ARRIGO SACCHI. Il quale, come giustamente segnalato qualchee ora fa da Riccardo SCHIROLI su queste colonne, è considerato vincente per uno scudetto e una Champion, credo, vado a memoria, spero di non sbagliare, ma che è passato già alla storia, pur essendo ancora in vita, come colui che ha rivoluzionato il calcio, una sorta di  Copernico della PEDATA. Purtroppo, visto che siamo in tema di rivoluzioni, ve ne sono stati altri di allenatori che meritano, non dico i titoli di MEGA Gran santon galattico del CALCIO (per dirla alla FANTOZZI),ma che hanno, con imprese di provincia, quindi dimenticate dalla maggioranza degli sportivi, contribuito a far crescere il calcio dal punto vista della tattica, della mentalità e tutto quello che serve per mantenere in vita questo sport. E mi riferisco a Nereo Rocco col suo Padova, nereo_roccoanni 50; Gibì FABBRI col suo PIACENZA prima, e il suo VICENZA, dopo, antesignano della zona; Corrado Viciani col gioco corto alla TERNANA, Heriberto Herrera col suo movimiento, fino ad arrivare alle lezioni tattiche e non solo di Scopigno al Cagliari e di Maestrelli alla Lazio, senza mai dimenticare il casino organizzato di Eugenio Fascetti al Varese. Tutti esempi di allenatori non perdenti, ma neanche di successo o per lo meno  non ricordati come tali, ma che hanno dato qualcosa al calcio, non sappiamo se in termini di spettacolo (circo) o di quel bel gioco, che nessuno di noi, riesce ancora ad inquadrare, ad etichettare o a capire. Di sicuro il Amintore_Fanfanipragmatismo di ALLEGRI, come quello di CONTE o di Mourinho di qualche tempo fa, riproposto anche, per tornare a noi, dal Venezia di Pippo Inzaghi, al momento paga e risulta utile a vincere partite e campionati senza ricorrere tanto a squilli di tromba o a giocate incredibili (per dirla alla Piccinini), di singoli campioni di cui, a volte si potrebbe fare a meno, semprechè, come ricordo perfettamente che io dissi (AMINTORE FANFANI), e come disse proprio lo stesso ALLEGRI, semprechè lo spettacolo, se  nel calcio manca, lo si  vada a ricercare al circo o al cinema. Nel calcio contano di più di una bella giocata circense di un singolo campione (o presunto tale), i muscoli e il senso tattico, di un BUSQUETS qualsiasi, che quando manca priva la squadra di quei tempi di gioco perfetti dai quali appare impossibile prescindere. La lezione che sta dando il Venezia  dell’ormai ex perdente di successo Filippo Inzaghi, è sotto gli occhi di tutti, squadra pragmatica al massimo, compatta, raccolta, abile a fare densità e a filippo-inzaghichiudere le linee di passaggio, con centrocampo operaio, proprio come la JUVE, senza un regista perché si può benissimo fare a meno, con capacità di ribaltare il fronte con rapidità per sorprendere e sfruttare cinicamente anche le minime occasioni, in elogio a quel calcio tipicamente italiano, che qualcuno ha voluto rivoluzionare, ma che se riproposto con varianti opportune, in linea col variare dei tempi, riesce ancora ad emozionare e ad essere vincente anche se non di successo. Questo è quello che ci sta lasciando l’attuale campionato, i grandi nomi non servono o al massimo faggiano-e-scozzarella-foto-filoramoservono fino ad un certo punto, costruire le squadre con elementi di categoria superiore, se parliamo ad esempio di LegaPro, non può bastare questo è sotto gli occhi di tutti. E poi alla luce di quelle che potrebbero essere le idee per riformare la regola degli under all’interno delle rose, con forte riduzione del numero consentito, passando da 16 addirittura a 10 se non 6, occorre che le società rivedano le loro politiche di valorizzazione dei vivai. Perché, lo ripeto, sono tutti bravi a parole, a dire puntiamo sui manzanipizzi-750x330giovani, poi alla prova dei fatti se andiamo ad analizzare nello specifico, ci troviamo di fronte a settori giovanili in cui vi sono determinate categorie di calciatori assenti, forse meno belli da vedere ma sicuramente molto utili, per grinta e determinazione e cattiveria agonistica, abbondano, invece, i mezzi giocatori e i pistapoci, che si specchiano nelle loro giocate (belle) circensi, ma che, a conti fatti, quando arrivano in prima squadra risultano essere del tutto inadeguati. Il compito di chi deve trovare leonardi lucarelli palmieri slidecalciatori all’altezza, non si deve limitare a seguire i raduni e i tornei, non sempre esaltanti, delle varie rappresentative provinciali e regionali di categoria, dove si trovano squadre piene di attaccanti e mezze punte e senza uno straccio di un mediano e di una mezzala che sappia inserirsi coi tempi giusti. Per invertire la tendenza occorrerebbe lavorare anche sugli osservatori di calcio, troppo spesso si vedono all’opera ultrasettantenni con passati calcistici gloriosi o giovani  di belle speranze, che,  riccome si diceva una volta, prima di essere all’altezza ne devono ancora mangiare di crostini (calcistici ovviamente). Serve più preparazione anche in questo campo: non basta mandare in giro cavalli o ex cavalli per intendersene di ippica e di conseguenza di calcio: non servono solo gli ex calciatori a volte un interprete, un commerciante, un impiegato di banca o un tecnico del Catasto, potrebbero, con buona pace di Sacchi (ex commerciante di scarpe) o Mourinho (ex interprete), intendersene sicuramente di più ed essere più utili con le loro intuizioni. Non ho tirato in ballo, i ciocolaté, questa volta, che come categoria di pensiero stimo e saluto: gli obiettivi oggi erano altri… Gianni Barone

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5 Commenti a “CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / La lezione di Pippo Inzaghi, ex perdente di successo”

  1. SavoMilosevic says:

    complimenti per l’articolo Sig. Gianni.
    straquoto.
    http://www.stadiotardini.it/emoticons/wpml_good.gif

  2. jdm says:

    a dare del perdente di successo ce ne vuole di fantasia, come qualcuno che ha detto che le sue squadre calano in primavera,sai ne ha allenate molte.

  3. Luca says:

    Perdente di successo è certamente Ranieri (almeno prima dello scorso anno), mentre Wenger lo si può mettere nella categoria dei bolliti.

  4. von model says:

    Un perdente fi successo se l e hiocsta fino slla fine.a volte si perde per dettagli ,kipling in if dice che la vittoria o la sconfitta doni due impostori

  5. Gabriele says:

    Mamma mia speriamo che Sacchi non abbia letto ne questo ne l’articolo precedente “uno scudetto e una coppa campioni credo”. Veramente le coppe campioni (coppa campioni, quella a eliminazione diretta da subito, dove se sbagliavi una partita eri a casa, quella con le sole vincenti dei campionati) sono due e pure consecutive. il mondiale 94 poi un optional. Incredibile il numero di detrattori di Sacchi, non ho mai capito davvero il motivo.
    Inzaghi sta allenando con grande abnegazione, gli auguro di fare bene, per ora non mi sembra un allenatore come tanti, anche abbastanza nervoso e insicuro