PARMA E PIACENZA NON SONO RIVALI, SONO SOLO DIVERSE, di Riccardo Schiroli

20 Mag 2017, 01:00 4 Commenti di

schiroli-slide(Riccardo Schiroli) – Tra Parma e Piacenza ci sono 60 chilometri. In autostrada si fa in mezz’ora, a parte quelle 2 volte all’anno in cui l’autostrada è bloccata, i primi 1.000 camion che escono bloccano la via Emilia e se avete la bella idea di passare da Cremona e fare la bassa, rischiate di perdervi per sempre. Lo so bene, perché dal febbraio del 2000 al giugno del 2001 sono andato da Parma a Piacenza e ritorno. Avevo contribuito a fondare Teleducato Piacenza e ne ero un giovane (36 anni e un po’) direttore. Si può in alternativa dirla con Gabriele Majo: Teleducato mi aveva mandato “in esilio” da Parma.

fabrizio garilliIn quella stagione 2000-2001 il Piacenza dominò la Serie B e venne promosso in Serie A. Avevo soprannominato il Presidente Garilli “il Clinton della bassa” dopo che lui nel ritiro trentino aveva chiesto a un dirigente, indicandomi: “Ma quel ragazzo, è amico di qualche calciatore?”. Nicola Caccia (mi ricordo un accento pugliese, ma evidentemente mi ricordo male, visto che è campano di Castello a Cisterna) vinse la classifica dei cannonieri con 23 gol e mi fece diverse telefonate per avere il numero di una mia collaboratrice (che non gli diedi, non per osservare un codice etico, ma perché ero geloso…). Caccia e Sacchetti (attuale allenatore del Cagliari e membro della mia squadra di Fantacalcio) vennero trovati positivi al nandrolone. L’anno dopo Caccia si ritrovò riserva di Hubner. Oggi è nello staff tecnico del Milan. Erano bei tempi, calcisticamente parlando. Sia per il Piacenza che per il Parma. Ma i miei ricordi di questa sfida vanno ben più indietro nel tempo…

parma 72 73Il Parma vinse il girone A della Serie C 1972-1973 dopo il primo dei 2 storici spareggi di Vicenza. I crociati vinsero (2-0) contro l’Udinese. Delle 5 sconfitte patite quell’anno, una (1-0) arrivò il 22 aprile del 1973 a Piacenza. Fu la prima trasferta da tifoso della mia vita. Andai in pullman con mia madre e ricordo che il Piacenza segnò nei primi minuti di gioco e che il portiere del Parma Bertoni passò tutto il resto della partita a svolgere esercizi di riscaldamento al limite della sua area, tanto la palla non voleva saperne di avvicinarsi alla porta del Parma.
Quando iniziai a frequentare con costanza il Tardini, la curva nord ancora non esisteva. E gli Ultras del Parma si piazzavano più o meno sopra la bandierina del corner dove adesso libro_parma_calcio_zannoni_sorge la curva sud. Quando il Parma attaccava da quella parte, mi piazzavo nei dintorni anch’io (allora si poteva cambiare posto, tra un tempo e l’altro, come raccontato dal prof. Massimo Zannoni nel suo libro “Da una curva all’altra” e anche l’altra sera dal vivo alle ragazze della Femminile Crociata)  e avevo imparato che il Piacenza e lo Spezia erano le squadre amiche. Gemellaggio, diceva Stefano Secchi, che sarebbe diventato un top manager di Mc Donald’s (tra gli altri; l’ultima segnalazione che ho di lui è nelle risto botteghe Salsamenteria di Parma a Milano e Parigi) dopo aver invano tentato di diventare un direttore sportivo di calcio,  allora era il punto di riferimento di tutti noi. Di qualche anno più grande (io sono nato nel 1963, lui credo nel 1956), era un Ultras come piaceva a me: tifoso irriducibile, ma lontano dalla violenza.
StadioPiacenzaCredo sia stato lui a convincermi ad andare il 25 febbraio a Piacenza per seguire il derby con l’odiata cremonese.
Ricordo quando arrivai: “ma da Parma, in quanti venite a darci una mano?” e la mia risposta: “che io sappia, solo noi”. Eravamo in 4, ma uno era di Casalmaggiore e, astutamente, indossava una sciarpa della Cremonese (“Mondo è qui e ci riporta in B”, aveva tormentato per tutto il giorno). Il Piacenza vinse 3-0. Tornando a piedi dallo stadio della Galleana in stazione a piedi (non è lontano, ma nemmeno vicino: stando piacenza-stazionea Google Maps, poco più di 3 chilometri) ci fermammo in un bar e venimmo circondati da alcuni ultras del Piacenza. Ci apostrofarono minacciosi: “Siete di Cremona” e uno dei miei amici, coraggiosissimo, vendette il nostro compagno di Casalmaggiore, che si beccò un paio di ceffoni e perse la sciarpa (“l’aveva fatta mia mamma con le sue mani”). La settimana dopo, la vedemmo sventolare tra i piacentini venuti a ricambiare il favore per Parma-Reggiana. E a portare anche una certa sfiga, visto che il Parma perse 1-0. Non ricordo quando e nemmeno come mai il gemellaggio tra Parma e Piacenza terminò e sto cercando di scoprirlo. Magari sarà l’oggetto di un prossimo articolo.

avvocato corrado sforza foglianiCome ho già scritto sul mio blog, ricordo i primi 6 mesi del 2001 a Piacenza (il 30 giugno lasciai Teleducato per imbarcarmi nell’avventura di internet) come un periodo molto felice. Lavorare a Piacenza in quegli anni per un giornalista era molto più facile che non lavorare a Parma. Il vantaggio lo dava l’assenza di poteri forti. O meglio: la presenza di un solo potere forte. Parlo dell’Avvocato Corrado Sforza Fogliani, classe 1938 (quindi allora poco più che sessantenne), Cavaliere del Lavoro dal 2012, è stato Presidente della Banca di Piacenza per 40 anni ed è arrivato alla Vice Presidenza ABI. Era allora Presidente nazionale di Confedilizia e tutti mi dicevano “A Piacenza non si muove foglia che Sforza non voglia”. Una sera fui tra gli invitati a cena a casa sua (mi sono rimasti in mente i soffitti, nettamente più alti di quello della palestra dove praticavo educazione fisica al Liceo) per la presentazione del progetto PapaPaoloIII“Verdi, gentiluomo piacentino”. L’Avvocato mi guardò divertito quando feci notare che parte dei possedimenti di Verdi erano in quella che sarebbe diventata la Provincia di Piacenza, ma allora era tutto un Ducato. E la capitale era Parma. Sforza Fogliani mi disse che originariamente la capitale del Ducato era Piacenza e che la stessa Maria Luigia, in seguito ai moti del 1831, si rifugiò a Piacenza. Visto che tutti i colleghi mi stavano uccidendo con lo sguardo, lasciai perdere. Ma a distanza di 3 lustri, posso effettivamente confermare: il primo Duca di Parma (Pier Luigi Farnese, figlio di Alessandro Farnese, più noto nei libri di Storia come Papa Paolo Terzo) nel 1545 prese possesso del suo nuovo Regno a Parma, che non gli piacque e fece capitale Piacenza. Nel giro di 2 anni, era morto. Stando a Lorenzo Molossi: “il conte Anguissola entrò risoluto nella stanza ov’era il duca, a cui tante pugnalate si calarono sinché diè segno di vita”. L’esercito imperiale di Carlo Quinto occupò a quel punto Piacenza e l’intervento papale portò a una guerra Parma_nel_XVI_secoloche si concluse solo nel 1556. I Farnese hanno sempre governato il Ducato fedeli alla fazione guelfa (ovvero, quella che appoggiava il Papa) rispetto ai ghibellini imperiali, che da parte loro hanno sempre provato a invadere Piacenza. Questo fino a quando non c’è stato un cambio di prospettiva clamoroso: nel 1714 Elisabetta Farnese sposò Filippo, il primo Re di Spagna della dinastia Borbone. La Regina assicurò il Ducato al figlio Carlo di Borbone, che non era tanto interessato e cedette il tutto all’Imperatore Carlo Sesto d’Asburgo. Dopo la guerra di successione austriaca (1748) il Ducato uscì dall’influenza degli Asburgo e tornò a tutti gli effetti ai Borbone. Il Duca Filippo e il Primo Ministrpetitoto Guillaume du Tillot, grazie all’opera dell’architetto Petitot, diedero a Parma l’aspetto che ancora oggi (almeno, dal centro ai viali della prima circonvallazione) conserva. Era un Ducato filo francese e Parma ne era capitale, con onori e oneri. Si trattava di uno Stato di una certa rilevanza (375.000 abitanti), tanto che Napoleone (1808) lo incluse nella Prima Repubblica Francese suddividendolo in 3 distretti: Parma, Borgo San Donnino (attuale Fidenza) e Piacenza e si proclamò Presidente della Repubblica Italiana (buona parte dell’attuale Lombardia, Bologna, Ferrara e il Polesine e la Romagna).

maria luigiaNon c’è nessun indizio storico che la storia del Ducato sia alla base di una presunta rivalità tra le 2 città. Dopo gli anni felici di Maria Luigia (dal congresso di Vienna ai moti rivoluzionari del 1831) per la verità Piacenza fu per qualche decennio la zona tranquilla del Ducato, visto che a Parma era operativo (e repressivo) l’esercito austriaco, che aveva restaurato il potere dei Borbone dopo la morte di Maria Luigia (1847). Ma dopo l’insurrezione del 1848, Piacenza fu lesta ad accettare l’annessione al Piemonte e visse meno l’inevitabile ridimensionamento di importanza che Parma invece provò dopo che tutto il Ducato (1860) passò definitivamente al Regno di Sardegna. Piacenza risulta non a caso “primogenita” del Regno d’Italia.
parmapiacenzaPiacenza, insomma, non ha vissuto la grandeur da capitale di Parma. Ma nemmeno ne ha vissuto la decadenza. Ostentare non è un’abitudine dei nostri cugini piacentini, ma notoriamente è una delle caratteristiche per cui noi parmigiani siamo definiti (anche meritatamente, diciamolo) a Reggio Emilia bagoloni. Ad esempio, fino a che non ho vissuto l’avventura di Teleducato Piacenza non mi sono reso conto dell’importanza che hanno le industrie di lavorazione del pomodoro sul territorio e nemmeno della dimensione che ha il fenomeno ballo liscio nella provincia.
A ben pensarci, Parma e Piacenza non sono rivali. Sono solo diverse. Riccardo Schiroli

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4 Commenti a “PARMA E PIACENZA NON SONO RIVALI, SONO SOLO DIVERSE, di Riccardo Schiroli”

  1. TeoM says:

    Complimenti per l’articolo! Mi trova d’accordo sulla chiosa, io ho fatto per anni il rappresentante sia a Parma che a Piacenza e mi ritrovo molto nella sua analisi….
    Mi ricordo in particolare che mi trovavo da un cliente a PC il giorno in cui il nostro povero Parma venne venduto e ho saputo di Pietro Doka e della sua gioielleria…andai in perlustrazione e capii subito che il Ghiro l’aveva fatta grossa.

  2. alfio says:

    Sono piacentino e le faccio i complimenti per il suo articolo non solo ben scritto ma significativo per riportare il calcio ad una sana rivalita^ di campanile. Ottimo stile.

  3. vonmodel says:

    Il Piacenza e inferiore tecnicamente ma e molto veloce e corre molto il Parma in difesa dovrà usare il mestiere

  4. Luca says:

    Bell’articolo, con questo excursus storico tra calcio e antichità.
    P.s.: ha confuso Rastelli con Sacchetti ;)

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