ESCLUSIVA STADIOTARDINI.IT / A TU PER TU CON EMANUELE DOTTO, IL TIFOSO GRIGIO PER ECCELLENZA: “PARAFRASANDO ROCCO: VINCA IL MIGLIORE… ANZI, SPERIAMO DI NO…”

17 Giu 2017, 02:00 3 Commenti di

emanuele-dotto-benactiv-16-02-2014-slide.jpg(Luca Savarese) – Quando scrivo il messaggio ad Emanuele se posso contattarlo, un brivido mi accarezza la schiena. Dopo aver sentito, su queste colonne, Filippo Corsini lo scorso gennaio per le 57 primavere di Tutto il calcio, aver intervistato Riccardo Cucchi, dal vivo, in calce alla sua ultima radiocronaca per il programma sulle frequenze di Radio 1 Rai, desideravo da tanto, da quella sera che lo incontrai fuori da un Meazza nebbioso al termine di un Inter-Parma (terminato 3 a 3, stagione 2013-2014) intervistare, parlare, insomma respirare un po’ anche la vita e le avventure di Emanule Dotto, nato a Genova il 21 giugno del 1952, ma alessandrino sin da bambino.

Emanuele mi chiama lui, gioca d’anticipo…

SLIDE-EMANUELE-DOTTO-INTERVISTA-MAJO.jpgNon è un’intervista tout court, non è nemmeno una domanda a cui segue una risposta. Con lui, come con gli scritti di Tucidide, il pensiero va più veloce della parola: è un pensiero rilassato e ragionato, calmo, mai affrettato né affettato, proprio di chi, invece che la parola, possiede il pennello e gli bastano due pennellate per metter giù il dipinto, ed è un quadro d’autore. Benvenuti nel microcosmo di Emanuele Dotto, uno che usa la sua voce come Pirlo il suo destro, per sorprendere e colpire. E’ nata come un’intervista, ma è stata una chiacchierata telefonica di un quarto d’ora circa, ma che, ve lo confesso, avrei voluto durasse tutta l’estate…

Alessandria-Parma è anche da una parte la città che porta il nome di Papa Alessandro III, grande antimperialista, che scomunicò Federico Barbarossa e dall’altra Parma e il suo ducato nobilitato da Maria Luigia moglie di Napoleone, insomma in campo c’è anche una grande fetta di cultura”.

Nell’ascoltarlo sembra davvero di avere a che fare con quello che diceva l’oratore latino Quintiliano, non multa sed multum, non molte cose, ma in profondità.

Così, parte a razzo questo “A tu per tu”. Senza nemmeno aver formulato la prima domanda, ho già ricevuto la prima risposta. Dotto si nasce, non si diventa…

Emanuele il tuo primo frammento alessandrino?

umberto-avallone-emanuele-dotto-radio-rai-parma-genoa.jpgMi ricordo lo spareggio di San Siro del 1957. Io ero piccolo, avevo 5 anni, ma quella squadra fu capace di battere il Brescia e di tornare in serie A. Un altro spareggio, come domani, (oggi per chi legge, nda) ma quella volta fu per andare in massima serie. Ricordo che nel paesino dove erano originari i miei genitori, Lerma, si fece una gran festa, tutto si era fermato in vista di quella partita decisiva e nei cortei fu persino coinvolto il vescovo. Poi mi ricordo alcune partite seguite personalmente al Moccagatta, e giocatori come Cappellaro e Fanello, che formarono una coppia gol ben assortita in maglia grigia agli inizi degli anni sessanta. Poi vidi giocare Fara, dal tocco vellutato ma che emaniele-dotto-radio-rai.jpgingrassava a dismisura, anche Salvemini mi piaceva che poi ha avuto anche un successo da allenatore e poi l’oriundo Lojacono che giocava praticamente da fermo, ma quando tirava sapeva far male. Ed ho gustato anche un giovanissimo Rivera allenarsi a diventare grande. Frammenti di ieri e frammenti di oggi, come quelli freschi, dello scorso anno, che ho avuto modo di vivere e raccontare, in diretta per il lavoro cemanuele-dotto-stadio-atleti-azzurri-d-italia-atalanta-parma-0-4-16-02-2014-stadiotardini-it.jpghe faccio, quando l’Orso grigio ha battuto in rapida sequenza prima Genoa e poi Spezia nella Coppa Italia nazionale. Sai quelle cronache per me sono state uguale alle altre sotto il profilo dell’oggettività narrativa, ma non ti nascondo che dentro, da tifoso, sentivo qualcosa che in altre partite, evidentemente, non avvertivo. Io credo che si possa essere tifoso pur senza diventar matti per forza. Certo il tifo è importante specie se spontaneo e genuino. Ma è bene che dopo la partita tutto finisca lì, senza eccessivi trasporti di giubilo o di sconforto. In fondo siamo pur sempre davanti ad un gioco. Vedo a volte reazioni spropositate nell’ambiente calcio, andiamoci con i piedi di piombo, non abbiamo a che fare con un terremoto e nemmeno con una guerra”.

Seguirai la partita?

Non andrò allo stadio, non so nemmeno se la guarderò in tv. Vedrò, sai qual è il fatto, che sono un po’ fatalista ed ho piuttosto paura che la mia Alessandria possa rimetterci ancora le penne, visto che ultimamente siamo abbonati ad improvvisi crolli. Come nella gara di campionato al Moccagatta contro la Giana Erminio, dove non solo la squadra ha staccato la spina, ma anche complice un arbitraggio da rivedere, i lombardi hanno segnato tre gol e vinto e la Cremonese ci ha superati ed è andata, al fotofinish, in B diretta. Sono contento per i grigiorossi del mio amico Tesser, persona squisita, ma devo dire che mi ha fatto uno sgambetto…”

Ride, con quella voce che ci scandisce nomi, formazioni, giocate, tiri e tante altre amenità.

Non so quanto Parma, abituata a traguardi molto più grandi, domani sarà coinvolta”.

Gli dico che si stanno muovendo in massa dal ducato alla volta di Firenze. Mi sembra, per un attimo, di essere la seconda voce, gomito a gomito con Emanuele Dotto, nella partita dell’attesa, prima che il duello tra crociati e grigi abbia inizio.

Ascolta sarà anche una sfida di due compagini con due casacche particolari ed affascinanti, i grigi dell’Alessandria contro i crociati gialloblù. Colori ed araldiche non comuni, anche se il Parma i suoi titoli principali li ha alzati con la maglia bianca perché negli anni d’oro, forse anche per un volere del patron Tanzi, fu levata la croce dalle casacche. Decisione che trovai piuttosto strana, come se la Sampdoria, blucerchiata da sempre, giocasse con la maglia azzurra. Comunque guarda, il Parma ha un palmares abbondante, insomma fin troppo pingue in confronto alla povera bacheca alessandrina. Quindi, ecco, domani potrebbe lasciarci la finale… Alla Rocco dico – Vinca il migliore, anzi sperem de no… – Scherzi e tifo a parte, credo che siano arrivate in fondo le squadre che più lo hanno voluto e che rappresentano la sana provincia italiana che con la palla al piede, ci sa fare. Poi due impianti storici come il Tardini ed il Moccagatta, dove si respira ancora la storia”

A proposito, il Moccagatta di Alessandria è stato anche importante per la storia di Tutto il calcio. Terzo campo collegato, dopo Milano e Bologna, nella puntata inaugurale della trasmissione, il 10 gennaio 1960, con il microfono ed il racconto di Alessandria-Padova fatto da Andrea Boscione

Si, quella partita fu scelta perché Alessandria era comunque piuttosto vicina da Milano da dove andava in onda, per le prime edizioni, Tutto il calcio. Boscione era un narratore serio ma anche molto sereno. Iniziava una piccola grande meraviglia che dura ancora, nonostante tutto e nonostante il calcio sia ormai pieno zeppo di grandi magnati che che di magno non hanno mai visto niente. Quando sono a San Siro per raccontare il Milan o l’Inter penso spesso che molte persone di alto bordo che ci sono dietro alle due società milanesi, magari non hanno mai visto il Cenacolo vinciano. Credo che sia importante recuperare questa dimensione di un calcio disposto a fare due passi con la cultura. Senza nulla di esagerato, nessuna lectio magistralis, non è il contesto adatto, ma gustando un pochino più da vicino la città e le bellezze artistiche, possibilmente prima della gara o al limite dopo, si guarda poi il fatto tecnico con il giusto distacco, senza totalizzare la partita. Per esempio a Mantova accanto allo stadio Martelli, c’è Palazzo Te; vedere il Mantova con negli occhi e nel cuore le opere di Giulio Romano è diverso che vederlo come questione di vita o di morte. Io devo dire grazie per questo sguardo a mio papà. Un semplice ferroviere piemontese, tiepido tifoso del grande Torino, che mi portava, da piccolo, alla domenica, a vedere gli stadi d’Italia e quello che la città in questione offriva dal punto di vista culturale. Magari erano partite che dal punto di vista della cronaca offrivano pochi spunti ma quei giri ed il beneficio di quei momenti li porto con me ancora adesso. Se c’è a Vicenza una partita e bè, un giro al Palladio, lo devo fare! Ma molti dicono che non si ha il tempo, Il tempo si deve riuscire a ritagliarlo per cose del genere che ti allargano il punto di vista e ti formano un modus vivendi. E poi scoprire è importante, ci fa essere tutti meno ignoranti”.

Oggi come vedi la squadra? Il cambio tecnico, da Braglia a Pillon, sembra aver giovato…

Si credo che il cambio di allenatore sia servito e ne abbia beneficiato tutta la squadra. Davvero una grossa tegola per la gestione Braglia aver dilapidato quel tesoretto di punti, poi il tecnico toscano spesso s’incendiava anche con i ragazzi. Più carota, credo, in certe circostanze, sarebbe stata opportuna. Solo bastone non serve. Da questo punto di vista Pillon mi sembra più conciliatore, bastone e carota e poi è un allenatore che ha una grande voglia di prendersi delle rivincite. Noi abbiamo Gonzalez, che equivale al vostro Calaiò, poi ecco un ragazzo che mi piace vedere all’opera è il genoano Marras, capace di spostare gli equilibri”.

Chi ti parla, è un giornalista in erba che collaborando tra una radio locale ed un’altra, ascolta la liturgia di Tutto il calcio e sogna di poterne fare un giorno parte, anche come chierichetto, in mezzo a tanti sacerdoti scelti. Quale parrocchia seguire, per alimentare questo desiderio?

Allora, sacerdoti oggi non ce ne sono più, quelli di ieri hanno fatto un tipo di radio unica, che non esiste più e poi anche il palinsesto favoriva le loro liturgie, tutte partite alla stessa ora, senza nessun tipo di spezzatura. Il ritmo di Ameri, il lirismo di Ciotti, la precisione di Ferretti ed il garbo di Provenzali credo siano il giusto mix da cui, anche in tempi e modi diversi partire per chi oggi si affaccia a questo mondo e sogna questo tipo di realtà. Poi viene la determinazione e valorizzare le proprie caratteristiche, senza nessuna forzatura. E poi bisogna sempre pensare ad una cosa: alla gente piace il racconto, l’urlo, un po’ di meno”.

Dotto continua, come un fiume in piena

Però il Parma… mi piaceva molto Brolin, sapeva dribblare ed anche segnare, e poi Sensini, e quell’Asprilla che faceva quello che voleva…”

Io intorno alle 13 e 30 di venerdì 16 giugno 2017, volevo che nessuno e niente, nemmeno il rumore delle macchine in strada o il ronzio di qualche zanzara, interrompesse il suo l’entusiasmo narrativo calibrato e cadenzato. Emanuele Dotto, per una volta, non era sulle frequenze di Radio 1 Rai dai banchi della tribuna stampa o in cabina per riportarci una gara di A o di B e nemmeno sulle strade del giro d’Italia, ma dall’altra parte del mio cellulare.

Ora, che finale sia. Forza crociati, ma lunga vita ad Emanuele Dotto. Luca Savarese

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  1. Luca says:

    Niente cazzate. Oggi gioca chi è più in forma e garantisce affidabilità, quindi dentro Saporetti ed Edera.

    • Douglas says:

      Seconda a me …..Luca… penso anchio che hai ragione ..Questi giovani possono fare la diferenzia ….

  2. Maria Teresa (Teresita) says:

    “Non molte cose, ma in profondità”….!

    Grazie a Luca Savarese e ad Emanuele Dotto per questa magistrale intervista, intrisa di cultura e di ricordi calcistici, personali e radiofonici!