IL RITIRO / TOGLIETEMI TUTTO, MA NON IL MIO ANDREA PIRLO, di Luca Savarese

07 Nov 2017, 00:00 1 Commento di

Luca Savarese(Luca Savarese) – Anno 1998, avevo quattordici anni, lui diciannove. Io stavo facendo la quarta ginnasio: Rosa, rosae, ecc. Lui stava facendo le sue prime esperienze con la maglia dell’Inter: tocchi di prima, a testa alta ecc. Entrambi eravamo due cittadini di Milano, entrambi potevamo sentire il rumore del tram, di quei tram. Lui sul binario di Appiano Gentile e dintorni, io su quello che faceva capolinea alla succursale del Liceo Cesare Beccaria. Io giocavo in via Ruffini, lui a San Siro. Un giorno di novembre di vent’anni fa, mi dicono i miei amici che non avevano scelto il classico che il giovane Pirlo abita dietro casa mia. Bazzecole penso, diceria di quei corridoi lunghi ed unti che si chiamano adolescenza. Poi una mattina, mentre vado a scuola mi va l’occhio su una locandina: “Presente il giovane calciatore dell’Inter, Andrea Pirlo, assieme alla bandiera Beppe Bergomi”, leggo andrea pirlosulla vetrina del Football Team di via Rubens. Maglie ufficiali, la ,mecca di noi ragazzini. L’invito mi stuzzica, se ho pochi compiti, vado. Penso, mentre lui pensava a tirare, mostrando il suo destro imberbe ma baciato da qualche dio della pelota. La Legge Sotera può aspettare, Pirlo no. Mi accompagna mio nonno, juventino di dura cervice. Il negozio è affollato di gente, fanno entrare in fila, nemmeno fosse un concerto. Tutti sono però imbambolati e presi dallo Zio. Gli chiedono dei baffi, gli fanno firmare maglie zeppe di 2 e di 82. E Pirlo? Se ne sta in disparte, come quelli che decidono di non fare rumore. Sa che la star è lo Zio e lo lascia brillare. Finita la piccola kermesse, fuori, sulla destra, vicino ad un garage, se ne sta lì, capelli ed occhi già lunghi. Andrea ha visto prima quello che gli altri pensavano dopo. SI è visto al Brescia lanciare a rete Baggio a Torino contro la Juve. Si è visto al Milan arretrato da Ancelotti ed innalzato dal suo talento che scolpiva alle giocate come Michelangelo alle statue: Old Trafford, Berlino, Atene. Asso di coppe. L’ho rivisto ad inizio 2010. Il suo Milan aveva appena perso la sera prima trafitto a Cesena sotto i colpi di Giaccherini. Lui stava giocando con la bambina in una porticina del calcetto di via Pinerolo: stessa discrezione, stesso esercizio di disincanto della prima volta che lo vidi. Pirlo, demiurgo che incanta senza nessun orpello. Stava ancora guardando, un po’ più in là: Juventus, magie, scudetti ed una seconda vita, in barba a quelli senza fantasia. Ordinato ed ordinario, si ma nel concepire lo straordinario. Se Apollo avesse giocato a calcio anziché fare il dio, gli sarebbe assomigliato, molto. Cristoforo Colombo, in America, all’ultimo giro di valzer. Ma Magellano, indiscusso, dei nostri cuori. Gli stessi che la notte del 24 giugno 2012, sono andati a dormire più leggeri, quando hai fatto il cucchiaio ad Hart ed a tutta l’Inghilterra: noi in semifinale, voi avete inventato il calcio ma non avete avuto Andrea Pirlo. Il pianista, infatti, dissero, stupiti e invidiosi, dalle parti di Londra. Gli bastavano due tasti ed iniziava la melodia, gli bastava una mattonella e partiva la maledetta. Quando ci rivedremo per la terza volta? Grazie di tutto, Von Karajan… Luca Savarese

Carmina Parma, News

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1 commento a “IL RITIRO / TOGLIETEMI TUTTO, MA NON IL MIO ANDREA PIRLO, di Luca Savarese”

  1. Luca says:

    Mai più uno come lui in Italia. Infatti la Nazionale è crollata dopo il suo addio.

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