IL COLUMNIST / IL PRESIDENTE DELLA PRO MASSIMO SECONDO NON SI SCUSA, MA A VERCELLI LA SINDROME DI FEDELI NON HA ATTECCHITO DEL TUTTO

05 Dic 2017, 14:00 3 Commenti di

il-columnist-luca-russo1-300x166(Luca Russo) – Chi l’ha detto che al peggio non c’è mai fine? Dopo aver sentito Grassadonia e Secondo, rispettivamente allenatore e presidente della Pro Vercelli, dirne di tutti i colori a proposito del Parma a margine del match vinto dai Crociati contro i piemontesi, supponevo che la sindrome di Franco Fedeli – presidente della Sambenedettese che ad ottobre del 2016 vomitò affermazioni estremamente infelici e lesive sul conto del club Ducale a seguito del 2-2 che santificò l’avvincente sfida del Riviera delle Palme – avesse attecchito in ogni angolo della bella cittadina adagiata sulla sponda destra del fiume Sesia. E invece no. La conferma di quanto vi ho appena scritto mi è giunta nelle prime ore di oggi. Le pagine vercellesi del quotidiano La Stampa, questa mattina hanno ospitato la lettera aperta di Franco Cottini al presidente dei leoni Massimo Secondo. Lettera nella 20171205_140326quale il Cottini sostiene senza troppi giri di parole che “è stato sbagliato tirare in ballo Tanzi e Ghirardi, meglio pensare alla prova del Tardini. Cosa che in qualche modo avevo lasciato intendere anche io poche ore dopo il 3-0 che ha proiettato i ragazzi di D’Aversa al comando della cadetteria in coabitazione con Bari e Palermo, rimarcando inoltre come la direzione di gara del signor Martinelli di Roma avesse danneggiato più il Parma che non gli ospiti: “Se qualcuno vuol farci le pulci, lo faccia con competenza e portando a sostegno delle proprie tesi argomentazioni convincenti e soprattutto non destituite di qualsiasi fondamento. Diversamente, è giusto che lo si ripaghi con la stessa moneta. E con l’aggiunta degli interessi, ovvero dei cosiddetti puntini sulle i. Che il signor Martinelli non le abbia indovinate tutte tutte è parso chiaro a chiunque abbia avuto modo di guardare la partita in tv, ma voler trasmettere e far passare il messaggio più o meno esplicito per cui il Parma si è portato a casa l’intera posta in palio solo grazie ad alcune decisioni errate dell’arbitro romano, significa essere scorretti, ineleganti e, soprattutto, in malafede. Perché se c’è stata una squadra penalizzata dai fischi dell’arbitro, quella è stata proprio il Parma. Su quattro episodi border line che gli sono capitati a tiro, il direttore di gara fischia bene in due circostanze. Nelle altre due, la “miopia” della giacchetta nera sfavorisce il Parma, non la Pro Vercelli. Eppure a fine partita Grassadonia e Secondo ci hanno raccontato, sia pure a denti stretti, la storiella del Parma che è nelle grazie del Palazzo. Il primo dicendoci che non è riuscito a capire perché sia stato annullato il loro gol dell’1-0 né le ragioni del rosso a Konaté. Il secondo riportando in auge, ed evidentemente a sproposito considerato che non se ne è compreso il motivo, il Parma di Tanzi e Ghirardi”. Concetto, quest’ultimo, espresso dallo stesso Cottini: “Capisco che magari lei signor presidente abbia voluto fare da parafulmine per dare tranquillità alla squadra in un momento difficile, ma ci sarebbero state altre parole con cui ottenere lo stesso risultato. Tirare in ballo personaggi che al Parma Calcio e a Parma hanno fatto più danni che i barbari a Roma non credo che sia stato un grande esercizio dialettico. Anche perché quelle persone oggi con i gialloblù non hanno più nulla da spartire, sarebbe come tirare in ballo il Parma parlando di Calciopoli solo perché alcuni ex giocavano nella Juventus. Lei di società rinate dalle ceneri di precedenti fallimenti è un esperto perché ha avuto la forza e il coraggio (più questo di quella) di resuscitare una Pro ormai defunta per riportarla su palcoscenici che neppure il più folle tifoso avrebbe potuto immaginare di tornare a calcare. Immagini cosa avrebbe provato se qualcuno avesse in qualche modo accostato la sua Pro Vercelli a quelle legate a precedenti allegre gestioni”. Standing ovation. Peccato che Cottini un attimo dopo scivoli proprio sul tema che ha scatenato le reazioni a gamba tesa di Grassadonia e Secondo: “Anche io ho qualche dubbio sull’operato dell’arbitro”. Non se ne abbia a male, signor Cottini, ma la paternità di quei dubbi dovrebbe essere ascritta a un tifoso del Parma, non della Pro Vercelli, dal momento che la direzione di gara di Martinelli ha danneggiato il Parma, mica la Pro. E glielo spiego proponendole un altro passaggio del mio pezzo di domenica scorsa: “Minuto 36, siamo ancora sullo 0-0, Insigne batte un calcio d’angolo, palla sul primo palo, deviazione per allungarla sul secondo e mettere fuori causa l’estremo piemontese Marcone, Scavone ci si fionda su nel tentativo di spedirla nella porta ormai vuota, ma un difendente della Pro gli rovina letteralmente sulle gambe negandogli la gioia della rete. Sarebbe rigore (con allegata espulsione) per noi. E anche per “il Parma di Tanzi e Ghirardi”. Però, come già accadeva al Parma di Tanzi prima, di Bondi poi (questa la aggiungo io) e di Ghirardi infine, il direttore di gara sorvola. E nello specifico fa un “dispetto” alla squadra teoricamente più pesante da un punto di vista “politico” e un favore grande così a quella meno “mediatica”. Minuto 40, Di Gaudio entra in area sfera al piede, temporeggia un po’, prova a mandare fuori giri il suo dirimpettaio, poi tenta di servire qualcuno meglio piazzato, uno della Pro stoppa il cross, peccato che lo faccia col braccio evidentemente largo e dunque in atteggiamento perlomeno sospetto. Rigore per noi? Campa cavallo che l’erba cresce. Martinelli vede, ma non provvede. Volendo cadere nel trappolone della teoria del complotto, dovremmo scrivere che il giudice capitolino proprio non riesce a resistere al fascino dei 7 scudetti vinti dai piemontesi. Come? Dite che li han vinti che c’erano ancora i dinosauri in giro? E che importa: vorreste mettere 7 scudetti collezionati cento anni fa coi nostri trofei nazionali e internazionali conquistati nell’era moderna? Ma dai! Certi titoli sono come il vino, invecchiando diventano più buoni. E più affascinanti, se questi sono i risultati che generano. Minuto 42: gli ospiti bianconeri trovano il gol, ma l’assistente annulla per fuorigioco. In presa diretta pare esserci. Il replay annacqua questa certezza. Una sua riproposizione le restituisce solidità. Nel dubbio, ci si fida del guardalinee, che è lì per intercettare ed analizzare situazioni del genere, o no? La sensazione, comunque, è che se ci fosse stata la VAR, avrebbe dato ragione all’uomo che ha sollevato la bandierina. Non ai dietrologi Grassadonia e Secondo. Minuto 52, contropiede del Parma, Baraye si ricorda di essere un Usain Bolt mancato e si lancia solo soletto verso la porta avversaria, Konaté gli tiene testa per pochi metri e altrettanti istanti, poi lo abbatte illudendosi di essere al Sei Nazioni di rugby. Martinelli stavolta vede. E stavolta provvede anche: espulsione diretta e punizione dal limite. Tutto giusto. E tutto bello, visto che Roberto Insigne fa di quel calcio piazzato il grimaldello col quale scassinare il forziere vercellese”. Va da sé che non pretendo di avere in mano la verità assoluta, ma se ce n’è una, di sicuro non è quella ipotizzata e sbandierata a mezzo stampa dal club presieduto da Massimo Secondo. Il quale replicando in maniera scomposta e stizzita al comunicato diramato dal Parma Calcio in risposta alle sue dichiarazioni come minimo inopportune, non ha fatto altro che metterci la classica toppa che è peggio del buco. Le scuse invocate dalla società emiliana, non si sono materializzate, la Pro si è limitata solamente ad “accogliere l’idea di non alimentare ulteriori polemiche”. Sbagliare è umano, ci mancherebbe. Ma perseverare, come sta perseverando il sodalizio piemontese, è diabolico. Onestamente non mi sembrano questi i modi per contribuire a rendere più sereno il cielo sul mondo del pallone nostrano. Il mio auspicio è che la Procura Federale intervenga in tempi abbastanza brevi, e non solo coi dovuti deferimenti. Occorre una sanzione più incisiva. Che sia plateale almeno quanto le affermazioni, lesive della reputazione della società Ducale, di Grassadonia e Secondo, compatibilmente con quanto previsto dal codice che disciplina la materia. Una punizione che funga da esempio per tutti gli attori, protagonisti e non, del calcio tricolore. E in modo particolare per quegli allenatori che non intendono sminuire la vittoria dell’avversario, ma che poi in sede di interviste post partita sostanzialmente lo fanno, attribuendola ad errori, orrori o (molto più italianamente) favori arbitrali invece che ai pur lampanti meriti dei rivali. E per quei presidenti che a fine gara, convinti come sono che la giacchetta nera abbia fatto di tutto per far vincere gli altri o quantomeno per dare agli altri la spintarella giusta, perdono ogni contatto con la realtà e si avventurano in dichiarazioni ai limiti della querela. Se non da querela a tutti gli effetti. Mi auguro, insomma, che la Pro Vercelli risponda nelle sedi opportune per i danni gravissimi recati all’immagine del Parma. Perché una bugia ripetuta mille volte, diventa verità. Soprattutto in Italia. Luca Russo

 

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3 Commenti a “IL COLUMNIST / IL PRESIDENTE DELLA PRO MASSIMO SECONDO NON SI SCUSA, MA A VERCELLI LA SINDROME DI FEDELI NON HA ATTECCHITO DEL TUTTO”

  1. Nobiltà Crociata says:

    E pensare ke eravamo abituati ai Gaucci e Matarrese ecc.

    Allora invece di migliorare col tempo sono peggiorati

    Sono come quelli ke dicono (e sono tanti) ke NON c’è più il

    Mangiare di una volta !!!! mi tocca dargli ragione e NON solo

    Ecco perkè rispondo ci credo….tle bela magnè co vot lomo

  2. Luca says:

    Dobbiamo continuare a perdere tempo dietro al presidente della Pro Vercelli? Dobbiamo dargli più importanza di quella che ha?

    • Luca Russo says:

      Non si tratta di dargli un’importanza che non si merita. E’ che il signor Secondo diventa “importante” nel minuto in cui getta fango sull’immagine del Parma. Immagine che i media (dunque anche noi) siamo chiamati a difendere e preservare, al di là del tifo. Bene ha fatto il Parma a diffondere un comunicato in risposta alle dichiarazioni di Massimo Secondo, perché, come ho già scritto nel pezzo, una bugia ripetuta mille volte diventa una verità.

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