EXTRA MOENIA, di Luca Savarese. Benevento, la strega prende il diavolo per le corna col portiere-goleador. Fenomenologia di un pomeriggio diverso in un paese pieno di storia e simboli

04 Dic 2017, 16:00 2 Commenti di

Luca Savarese(Luca Savarese) – “Se davvero volete sognare, svegliatevi”, diceva Pennac. Ieri, i sogni hanno deciso di allestire una fiera a Benevento. La cittadina sannita anticamente si chiamava Maleventum, poi in quei luoghi, i Romani nel 275 a.C. riportarono una vittoria su Pirro respingendo lo straniero dalla Magna Grecia e così anche la denominazione cambiò: da Maleventum, nome datole per via di una pietra dai fondatori Osco-Sanniti,per il grande successo, divenne Beneventum. Un radice, malevola, si trasformò in una novità, benevola. Un po’ quello che è accaduto ieri, presso la Contrada Santa Colomba, sul terreno di gioco dello stadio Ciro Vigorito, il microcosmo della storia, l’eco dei ricordi civici che si mescolano e si rinnovano. Tutto questo avvio di stagione per i giallorossi campani, francamente è stato un grosso ed incalzante maleventum. 15 giornate, nessuna vittoria, cosa magari anche fisiologica per chi arriva per la prima volta in A, ma addirittura, nessun pareggio e quella casella dei punti lì, ferma a 0, ferita aperta che non si riesce a tamponare, casella della posta triste e vuota, trincea che forse gli dei si son dimenticati di visitare. Salta Baroni, arriva De Zerbi, intanto la squadra qualcosa riesce a fare; col Cagliari pareggia al ma poi arriva una girata di Pavolettbrignolii e ciao ciao buoni propositi. Col Sassuolo è la volta buona, ecco il primo punto, anzi no, gol di Peluso. Quanto sembrano lontani i giorni in cui, lì, si riuscì a fermare Pirro, il re dell’Epiro, un fuoriclasse delle partite di allora. Ma, a Benevento, si annida anche la leggenda di una strega detta Janara, sacerdotessa di Diana, che riempiva i racconti del mondo agreste sannita. Anche la strega non ne poteva più di vedere perdere il Benevento al suo primo anno di serie A. Allora si è armata come meglio non poteva, ha scelto due elementi per far si che i suoi eletti avessero la meglio: aspettare uno squadrone titolato, ricco e famoso e far accadere qualcosa che, da quelle parti, non era mai accaduto. Non ci ha dormito intere notti, ma alla fine, ha trovato la soluzione, anzi la pozione: contro il Milan, in casa e in zona Cesarini. Alberto Brignoli, da Trescore Balneario, quando si è spinto in avanti alla spera in Dio, lo ha fatto perché ha sentito la voce del compagno Letizia, dei componenti della panchina, del suo orgoglio, ma probabilmente, c’era anche lo zampino della strega a sussurrargli quella sortita pazza ma decisiva, stravagante ma utilissima. E una volta finita la corsa, ha chiuso gli occhi e si è buttato. Li ha aperti appena in tempo per girare in rete una palla precisa di Cataldi. L’ha girata gol brignolidi testa. Gol, pareggio, primo punto, Milan fermato ed emorragia placata. Ci voleva la strega certo ma ci voleva anche la testa, quella di Brignoli, da Cipputi dell’ennesima domenica da tregenda ad elettricista della felicità. Ci voleva il suo gol per riaccendere la luce. Gol che tra trent’anni brillerà, chicca preziosa, negli almanacchi. Brilla ancora l’acuto del catanzarese Mammì che nel 1972 portò in dote al Catanzaro la prima vittoria in A e contro la Juve per giunta (non è che la strega tifava pure Catanzaro?…) Nel dopo partita di ieri,nel Sannio, in un mondo dove il rumore degli ombrelli è ancora più forte del frastuono dei tornelli, il presidente Oreste Vigorito ha le idee chiare. “Mio fratello era milanista io tifo Benevento, oggi non poteva che finire con un pareggio”, dice con la voce rotta e commossa di chi ne ha viste di tutti i colori ma è ancora aperto a farsi prendere dalle tinte dell’inaspettato. Sembra un personaggio uscito da A Christmas Carol di Dickens e piazzato a Benevento, il paese dove un giorno Pirro perse e dove una domenica il Milan non vinse ma pareggiò grazie ad un portiere goleador. Aveva ragione Pennac, per sognare, bisogna smettere di dormire, ed ogni tanto, uscire dalla porta e dai propri orticelli, andare avanti spogli e crudi, coperti solo dalla mantellina del coraggio e poi, chissà. Luca Savarese

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2 Commenti a “EXTRA MOENIA, di Luca Savarese. Benevento, la strega prende il diavolo per le corna col portiere-goleador. Fenomenologia di un pomeriggio diverso in un paese pieno di storia e simboli”

  1. Nobiltà Crociata says:

    Certamente aveva ragione il Francese sicuro al 100% anzi

    Poi faccio i complimenti al Portiere Bergamasco ke tramite il

    Grande Zenga dice ke è poco conosciuto ma un grande

    Peccato però ke il cartellino sia della juvve !!!! te pareva miracolo

    E pensare ke stravedevo x Garella e il mitico Boranga

  2. Luca says:

    Tra l’altro, è stato un colpo di testa di una rara bellezza. Davvero fantastico!

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