INTERMEZZO LETTERARIO / LA DISTANZA di Luca Tegoni (1^ Puntata)

06 Gen 2018, 12:00 3 Commenti di

la distanzaLuca Tegoni, apprezzato autore di StadioTardini.it, la scorsa estate ha pubblicato in proprio (www.lulu.com) un romanzo corto “La Distanza”  che da oggi, a puntate, ci accompagnerà ogni giorno, allo scoccare delle 12.

Il volume è acquistabile su amazon.it

Ecco la prima puntata:

Cara Nina,

parto. Quando leggerai la lettera sarò già lontano. Non mi è dato di saperti dire dove. Aggiungo solo che vado in guerra e non avrei potuto dirtelo. Ti chiederai perché. Non ci sono spiegazioni valide. Sono un soldato e mi hanno richiamato. Ho parlato con un mio vecchio commilitone. Stava piangendo mentre parlava ed aveva paura, hanno richiamato anche lui. Partiamo insieme. Ci troveremo davanti alla stazione dove ci sarà un camion militare ad aspettarci. Non sono volontario. Perché non ho rifiutato? Forse sono un insicuro e il tuo amore non mi basta per dare un senso alla mia vita. Sto dicendo che sei l’unica donna della mia vita, ma che non sono riuscito ad essere abbastanza uomo per godere appieno di questo privilegio. Spero di tornare e di amarti con maggior compiutezza. Spero che saremo felici. Spero che ci sarai ancora. Ti chiedo di aspettarmi per non rendere tutto vano. Adesso vado, non rileggo per paura di quanto scrivo.

Ti scriverò tutte le volte che potrò via internet. Ti amerò sempre di più.

Tuo Rallo.


 

Caro papà,

me ne vado in guerra. Ti ricordi che potevo essere richiamato? E’ arrivato il momento. Non scherzo. Siamo stati richiamati in tanti. Molti sono già partiti. Molti partiranno. Parto oggi stesso. Ho scritto a Nina una lettera di merda ma sincera. La amo sempre ma non ho abbastanza amore per me stesso. Per favore non prendere l’iniziativa di chiamarla,  ma se ti cercasse non mandarla a quel paese e aiutala. Tanto so che farà tutto da sola.

Potevo essere un figlio migliore. Spero di renderti felice quanto lo meriti un padre.

 E se questa guerra ci rendesse tutti migliori?

Ti farò avere mie notizie.

Ti abbraccio forte.

Tuo Rallo.

Nina, quando vide la busta sul tavolo all’ingresso, dove soleva appoggiare le chiavi, sentì caldo in testa e deglutì forte. Toccò la busta qualche volta e poi estrasse la lettera. La lesse camminando. Non capiva, pensò ad uno scherzo. Ma Rallo non sapeva scherzare. Non così. Chi poteva essere stato? Cercò Rallo sul cellulare, ma sentì il telefono squillare in camera da letto e lui non c’era. Che cosa poteva fare per non rimanere sola? Per non avere paura? Girò per casa con la gola piena di pianto e le lacrime che sgorgavano in silenzio. Avanti e indietro per la cucina poi nel soggiorno, la sala, la camera. Ancora. Per più di una volta. Guardò giù in basso dalla finestra. Vide una morte leggera come un soffio di vento. Ma la maniglia diventò pesantissima da girare per aprire la finestra. Non riuscì a pensare al suicidio che per pochi istanti impercettibili ma qualcosa dentro di sé ne rifiutò il pensiero e tramutò quel terribile stato d’animo in una rabbia violenta. Lanciò a terra le sedie e dei soprammobili e finalmente proruppe in un grido liberatorio violentissimo e sordo e poi acuto, poi rauco e pestò i piedi e si abbandonò a terra quasi in preda a convulsioni. Il suo sfogo di donna viva contro l’imponderabile accadimento che stravolgeva la sua vita senza chiedere il permesso. Con la testa tra le mani si chiese se avesse mai amato Rallo.

Il padre di Rallo stava rileggendo la lettera, silenzioso, con gli occhiali sul naso, seduto con le braccia allungate sul tavolo. Freddo com’era, l’unico gesto di disappunto o forse di orgoglio paterno, fu di picchiare il tavolo con le nocche della mano destra con forza. Le labbra rimasero strette in una smorfia enigmatica. Pensò che adesso non avrebbe voluto parlare con Nina. Uscì di casa a fare due passi nel parco. Non faceva freddo e c’era un bel sole al tramonto. C’era molta gente nei vialetti a passeggiare e fu di conforto vederla, fu di conforto per Truen non essere solo.

Truen e Nina rimasero distanti. Nemmeno il giorno della morte di Rallo e del suo funerale li avrebbe avvicinati. Truen non riuscì mai a comprendere perché non riusciva ad avere un rapporto cordiale con la moglie di suo figlio. Anzi nessun rapporto, l’aveva vista pochissime volte e praticamente non le aveva mai parlato. Non riuscì a partecipare nemmeno al matrimonio di suo figlio. Lo fecero lontano, all’improvviso, con un rito che non era comune e senza conoscenti. Festeggiarono il fatto avvenuto qualche tempo dopo, invitando anche l’unico genitore rimasto. Forse era la solitudine di Truen a dare fastidio a Nina. Il padre di Rallo entrava nella loro storia senza clima, senza attese, senza partecipazione ossia da solo, com’era, non essendo in grado di creare l’atmosfera familiare che mancava. Non c’era scambio. Mancavano i ruoli corrispondenti. Quel matrimonio era in un certo senso la condanna a morte della famiglia. L’assenza di una storia alle spalle, solo ricordi e qualche piccolo segreto. Nina fu involontariamente spietata in questo. Dalla morte dei suoi genitori aveva chiuso con tutto quanto l’aveva fatta soffrire, ossia il passato. Una donna senza storia che non aveva nemmeno pensato di creare un futuro per la paura di essere delusa e ferita. In Rallo aveva trovato la corrispondenza al suo istinto. Debole e apatico, tratteneva tutta la sua vitalità per esprimere in un sorriso, che si rinnovava tutte  le sere, il suo amore per Nina o forse la sua gratitudine per averlo voluto, per averlo accolto, per volerlo tutta la vita.

Nina fu conquistata e convinta con un sorriso. Un concentrato di ammirazione e riconoscenza, di desiderio e rispetto di cui non seppe più fare a meno fino a quella sera in cui tornò a casa e lesse la lettera della sua partenza.

Corro. Il capitano ha gridato: – All’attacco! Facciamo il culo a quei bastardi. All’attacco!

E sento squillare la tromba e la bandiera sventola. Come in un sogno, anzi come al cinema,  mi trovo invece a correre e a pensare rapidissimo. – Pum, Pum, Bom – ci sparano addosso e schivo i proiettili, testa a destra, ora a sinistra, mi abbasso, di più, e corro. Penso alle partite a pallone con gli amici. Mi piaceva correre, ero felice, non l’avrei mai detto che avrei corso contro delle pallottole, oddio! Quel ragazzo l’hanno centrato correva ed è caduto. Il capitano è ancora vivo e grida: – All’attacco bastardi ! correte, correte. All’attacco!

All’attacco ok però …. schivata anche questa …. chi sarebbe il bastardo? Io o il nemico? Non riesco ancora a vederli i nemici, solo qualche sbuffo di fumo. E va ancora bene che non usano cannoni, ma forse non ce li hanno …. anche quello non ce l’ha fatta a schivare il proiettile, sembra morto, l’ho già raggiunto e superato, avanti, dai! Avanti! da qualche parte arriverò, capitano del cazzo, magari prima di te. Sventola quella bandiera … ehi che succede? A terra, tutti si buttano a terra, anch’io, mi hanno falciato ehi questa volta è rigore, come no mi hai dato un calcio …. giocavo bene, ero rapido e dribblavo, per fermarmi dovevano sgambettarmi, uff mi viene da starnutireetchiiii, quanta polvere!!! Continuano a sparare e sparano basso, giù la testa amico! L’elmetto è ben saldo? Si. Vorrei correre ancora un poco. Quasi non vedo più, hanno smesso di sparare, sputo polvere e anche un po’ di sangue, sarà il catarro … anche questa!

Il soldato morì sotto una tenda dell’ospedale militare da campo dopo un paio di giorni. Stava guidando un fuoristrada ed era di pattuglia, una raffica di mitra alle spalle lo colpì. Perse molto sangue. Non morì dissanguato. Morì perché era un soldato. Prima di morire disse piccole frasi piangendo o forse sognando. Forse era lucido e stava fingendo di giocare alla guerra.

 

 

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Stadio Tardini

3 Commenti a “INTERMEZZO LETTERARIO / LA DISTANZA di Luca Tegoni (1^ Puntata)”

  1. Maria Teresa says:

    bravo Luca! oltre il testo, mi piace anche l’iniziativa. Auguri!

  2. Luca says:

    Bello e drammatico http://www.stadiotardini.it/emoticons/wpml_good.gif

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