INTERMEZZO LETTERARIO / LA DISTANZA di Luca Tegoni (2^ Puntata)

07 Gen 2018, 12:00 11 Commenti di

la distanzaLuca Tegoni, apprezzato autore di StadioTardini.it, la scorsa estate ha pubblicato in proprio (www.lulu.com) un romanzo corto “La Distanza”  che dal 6 Gennaio 2018, a puntate, ci accompagnerà ogni giorno, allo scoccare delle 12.

Il volume è acquistabile su amazon.it

Ecco la seconda puntata:

Un branco di cani rovistava tra le immondizie. Gli spazzini dovevano ancora passare. Era notte e ogni cosa era in penombra. Luci fioche, come se la nebbia le filtrasse, rischiaravano tratti di strada. Nessuno camminava.

I cani, soli lungo la via, cercavano cibo. In silenzio, senza abbaiare, senza guaire. Senza rumore. Neanche un uomo randagio. Neanche un ubriaco. Nemmeno un amante. Nemmeno un uomo solo. Nemmeno un angelo  per strada.

Solo pochi cani che, a poco a poco, riuscivano a soddisfare la loro piccola fame.

La città non aveva ancora paura, aveva solo sonno. Il branco di cani continuava il pasto. Ruttavano alla fine, soddisfatti e, con la pancia piena, si allontanavano lenti per cercare in qualche luogo un riparo per dormire, buio e silenzioso, poco frequentato. Anzi per niente.

In mezzo alla strada larga, come in un film di Disney, procedevano in parata e il loro pelo diventava lucido ogni volta che la luce dei lampioni li investiva. Poi la strada girava dietro un grande edificio di vetro. E il branco con la strada.

Senza più un riferimento vitale da seguire, sembrava che l’oscurità avesse spento i lampioni e che il silenzio contaminasse  il sonno degli uomini creando uno stato di ansia paurosa. Per un attimo. Poi, una luce intermittente e un rumore di auto riempiono la strada. Gli spazzini stavano arrivando.

E’ una città antica, fondata da molti secoli e ora è anche una città moderna, rivestita di vetro e acciaio. Le persone continuano a muoversi disinvolte tra quei segni di civiltà. Civiltà diverse attraversate da pace e guerra, da gioia e dolore e sempre da branchi di cani randagi.

Nina quella notte si agitava nel letto. Sola. Da qualche mese era sola. Il suo uomo era andato in guerra. Lontano da quella città. Nina si agitava da molte notti e ancora non sapeva che il suo uomo era morto. Aveva paura. La posta elettronica da un certo giorno in poi aveva smesso di funzionare. Il server del provider aveva smesso di funzionare. Non si sapeva se per boicottaggio, per mancata manutenzione, per una bomba o per dolore. Semplicemente, non funzionava più.

Nina aveva paura a navigare in Internet. Non voleva sapere se la guerra ci fosse davvero. Non voleva che altre persone sapessero cose terribili che lei non voleva conoscere. Nina da quel giorno aveva spento il computer. Come se avesse smesso di funzionare. Come se non l’avesse mai avuto.

Nina lavorava. Nina non sentiva mai parlare di guerra. Se il cielo si annuvolava, lei si rabbuiava. Se tuonava, lei singhiozzava e stringeva la testa tra le mani, tra le braccia. Se pioveva, si asciugava piano le lacrime. I colleghi di lavoro non le badavano. Alcuni di loro avevano un parente, un amico, un conoscente in guerra. Tutti preferivano pensare che fossero semplicemente lontano. Nessuno voleva pensare che la guerra potesse entrare in casa.

I branchi di cani diventavano numerosi e in alcuni luoghi arrivavano a contendersi i rifiuti. La notte allora si riempiva di rumori. A volte di sangue. A volte gli spazzini, turandosi il naso, caricavano un cane morto.

I primi a percepire un cambiamento nelle abitudini della società erano proprio gli spazzini. Coloro i quali vivevano la società dai margini. Fuori tempo massimo. Quasi invisibili come se non partecipassero. Loro vedevano tutto quanto la società nascondeva e ascoltavano tutto quanto tacitava. La società, ossia il motore della civiltà, rimaneva cieca e sorda, assorta nell’adempimento dei doveri civili e comuni, e non si accorgeva di essere parte di un tutto che cambiava, modificando il proprio consumo in ragione di qualcosa che stava per accadere ma che ancora non era conclamato da gesti istituzionali. Tutto continuava nell’ottica di mantenimento della famiglia, di se stessi e dei cani. Nel consumo assiduo dei beni che giustificano il benessere o che misura  la povertà di chi non consuma. E così, solo coloro che bruciano i residui dei consumi potevano vedere ed ascoltare quello che un luogo, una civiltà sapeva esprimere, fosse pietra, marmo, vetro o acciaio.

Di notte il senso del nulla circondava i bordi della città. Di giorno, le strade che si allungavano verso l’orizzonte in tutte le direzioni, affiancate da pianure, boschi, case e fiumi ampliavano il senso della conoscenza, il lume della curiosità. La speranza della fuga. Per chi sapesse guardare, osservare, per chi avesse quell’imprecisato sentimento che allontana dalle cose comuni e che avvicina alla solitudine passando per l’individuo, attraversando in pochi pensieri il senso del benessere della civiltà evoluta. Attraversando la ricchezza, la povertà e l’elemosina. Semplificando le necessità esistenziali per ridurle ad un moto continuo. La fuga.

Nina sognava incubi tutte le notti ed ogni giorno che il sole splendeva si abbandonava alla sua luce ed al suo tepore. Così con un libro in mano camminava nel parco che trionfava di fiori profumati, di colori, di fresco, di fontane. Il parco senza recinto, il parco di tutti, dove tutti si incontravano prima o poi, dove tutti parlavano, a volte si cercavano, dove le persone raccoglievano il calore del sole e il fresco del bosco, lo scroscio dell’acqua e il canto degli uccelli. Nina camminava piano, respirando forte, abbandonata a tutta quella bellezza. Immancabilmente si fermava a riposare sulla solita panchina di quando, studentessa, conobbe suo marito, sempre con quel libro in mano. E ora che suo marito non c’era si accompagnava a lui tramite il libro. Si sentiva protetta. Non si sentiva sola. Si sedeva e non leggeva, portava il libro più vicino al suo cuore e ad occhi chiusi viveva la sua storia d’amore. La storia che continuava, come quel libro che mai aveva finito e che non voleva finire. La non lettura di quel libro dava una continuità alla sua esistenza. Lei stava così  in una pausa di lavoro, oppure dopo il lavoro, ferma e sola con la sua storia dentro il suo libro.

Da quel parco la città intorno sembrava lontano. Le auto, il rumore, tutto era veramente fuori. Il mondo restava fuori e con lui la guerra. Se Nina avesse saputo arrampicarsi sugli alberi cosa avrebbe fatto? Avrebbe guardato lontano? oltre la sua dimensione spaziale che la proteggeva ma che pure era così opprimente soprattutto in quei momenti angosciosi di paura quando il cielo grigio e piovoso si impadroniva degli eventi e le lacrime la facevano sentire nulla, tanto nulla da non cercare il libro? Forse lo avrebbe fatto. Solo, però, se il giorno fosse stato luminoso e, sempre, con il suo libro stretto al cuore.

Nina, sull’albero più alto, avrebbe visto la città, i suoi grattacieli, le sue chiese, i monumenti, i templi, le strade, il fango, gli uomini e gli animali, il fiume. Avrebbe visto tutto questo, in momenti dinamici, nel modo in cui  la realtà si compie e cambia, attimo dopo attimo.

Avrebbe guardato la vita scorrere, evento dopo evento fino all’estrema conseguenza? Avrebbe portato, volutamente, il suo sguardo fino alla guerra? Avrebbe voluto vedere gli uomini sparare e morire? Piangere e fuggire, ridere, urlare e ammazzare? Nina avrebbe retto lo sguardo stringendo forte il suo libro? E se, tra tutta quella polvere rossa di sangue e malattia e miseria avesse visto suo marito fare un cenno con la mano, debole, prima di morire, sarebbero bastate le lacrime? E il libro?

No, Nina non l’avrebbe fatto. Nina scaldava il cuore al sole del libro, al calore del ricordo e lentamente passava al sonno dolce, al sogno desiderato, ad un momento felice di irrealtà.

 

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Stadio Tardini

11 Commenti a “INTERMEZZO LETTERARIO / LA DISTANZA di Luca Tegoni (2^ Puntata)”

  1. Luca says:

    Di nuovo molto bello. è scritto davvero bene e facile da leggere http://www.stadiotardini.it/emoticons/wpml_good.gif

  2. VELENOSO says:

    Preso La Cruz attaccante riserva del Novara.
    Giocatore in prospettiva futura ( compie 21 anni il 18 del mese) ora emerita riserva della riserva nel Parma (Non ha mai giocato titolare nel Novara, è subentrato solo qualche volta percqualche c minuto a partita in corso)
    Speriamo che questo non sia il centravanti tanto decantato.
    Io l’ ho visto giocare una volta e non mi è piaciuto per niente.
    L’abbiamo preso forse perché costava poco o niente o forse perché è un under.
    Concludendo.primo acquisto ALTAMENTE deludente.

    • artemio says:

      Costa poco? Leggo che è un’operazione da TRE MILIONI.
      E’ POCO?!?!?!?
      te sei veramente fuori. E dove penso di averlo visto una volta, dailà?
      Acquisto deludente un giovane? Si certo: prendiamo matri e tutti gli altri cadaveri, che non ne abbiamo mica abbastanza.
      Una volta tanto che puntiamo su un giovane a velenoso non va bene. Ma va in vacca va

      • Lele says:

        D’accordissimo con artemio. Grande acquisto finalmente. Giovane forte e di prospettiva.Non è ancora un goleador ma questo fidatevi impara presto il mestiere. Bravo Faggiano!!!

    • lorenz says:

      Almeno prima di parlare informati: 16 volte è partito titolare, 3 volte è entrato a partita in corso, 1 volta squalificato (anche adesso lo è) minuti giocati 1.329, gol 5 e assist 2. Ma l’importante è sparare merda su tutti e tutto prima ancora che arrivi a Parma. Ma aspettare e vedere cosa succede prima di fare i tecnici, preparatori atletici, commercialisti, esperti di finanza e massimi sistemi è tanto difficile? Il mercato è già finito o dovevano fare tutto il primo giorno? E’ facile giudicare e fare gli esperti ma posso ricordare che uno come Immobille ceduto dal Torino in Germania era diventato uno scarto e la Lazio lo ha recuperato nel modo che adesso possiamo vedere?

  3. chicco p. says:

    velenoso, mo basta!
    Comunque a oggi ha fatto 5 gol.

    • VELENOSI says:

      Ma ci siete caduti.
      CHE TONFO.
      Volevo provocarvi
      Ci siete caduti.
      Di la Cruz tutti ne parlano bene
      Viene dall’Aiax
      Visto che nessuno
      scriveva più sul sito
      mi son detto
      “Adesso ci penso io”
      e….ci ho pensato io.
      Cucu’…

  4. ugo says:

    potete raccontarla come volete ma da cruz non e’ certo quello che fa fare il salto di qualita’ al parma tanto piu se cedono calaio’ !!!!!!!!! per cui se e’ questo l acquisto tanto decantato di gennaio per rinforzarci direi che la serie A possiamo gia salutarla se invece poi arriva uno forte allora cambia tutto tipo pazzini o matri allora un giovane ci sta

  5. albano says:

    ricapitolando
    cervolo : rimane
    nocciolini : parte
    siligardi : vedi sotto
    da cruz : dovrebbe arrivare (può giocare anche esterno)
    calaìo : se arriva un altra punta importante rimane solo se va via Siligardi
    frediani : se arriva da cruz, rimane calaio’, arriva altra punta parte assieme a Siligardi

  6. VELENOSO says:

    Dai ora cercherò di essere serio.
    La,Cruz è in prospettiva è un ottimo giocatore.
    Io non l’ho mai visto giocare
    Manco sapevo che esistesse
    Mi sono aggiornato su google
    Ovviamente non possiamo pretendere
    che ora ci faccia fare il salto di qualità.
    Può far bene ma in prospettiva futura.
    Può giocare al posto di Siligardi
    Quest’anno sarà riserva ovviamente
    ma non è detto che possa divenire
    entro la fine del campionato titolare.
    Io mi fido del fiuto che ha per gli attaccanti Faggiano.
    Non è una presa in giro
    È vero gli sfuggivano tutti ma sugli attaccanti cui metteva gli occhi beh lasciatemelo dire, indovinava sempre.
    Ora ha fatto tutto a fari spenti e forse questa è la tattica giusta.
    Bye bye.

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