INTERMEZZO LETTERARIO / LA DISTANZA di Luca Tegoni (3^ Puntata)

08 Gen 2018, 12:00 15 Commenti di

la distanzaLuca Tegoni, apprezzato autore di StadioTardini.it, la scorsa estate ha pubblicato in proprio (www.lulu.com) un romanzo corto “La Distanza”  che dal 6 Gennaio 2018, a puntate, ci accompagnerà ogni giorno, allo scoccare delle 12.

Il volume è acquistabile su amazon.it

Ecco la terza puntata:

Cara Nina,

credo sia l’ultima lettera. Ho le lacrime agli occhi da giorni e ho paura. I miei compagni muoiono. Le pallottole  colpiscono senza avvisare. Il mio compagno di trincea trema da una settimana e prega. E muore. Anche lui tra oggi e domani morirà con me. Ci lasciano qui a proteggere la ritirata degli altri. Poi … sai come va a finire, no? Con tutti i film che abbiamo visto non mi sembra reale. Sono in mezzo al fango e alla merda e il regista non si decide a dare il ciak finale. Un giorno Nicholas Ray fece filmare la propria morte ma alla fine chiese pietà. Le ultime scene no. Non riprendetele. Tagliate questi momenti.

Vorrei essere al cinema ancora una volta. Fra poco attaccheranno e noi moriremo. Prima che sia troppo tardi, taglia la scena e scappa. Scappa amore mio, ti avevo detto che avremmo vissuto insieme in eterno. Era solo poesia. Ricordami, e scappa scappa !

Invio.

Rallo morì dopo un giorno. Insieme al suo compagno resistettero come in un film e ammazzarono molti nemici. La collina puzzava di morte e un’aria comica incorniciava il colonnello Killgore mentre si asciugava il sudore guardando i morti che avevano vinto la battaglia. Tutti stesi a terra senza aria da respirare. Il capitano inspirò forte con il naso e quel puzzo si mischiò all’odore acre del sudore.

Era una bella giornata, limpida e calda. Lontano l’orizzonte nascondeva ancora i grattacieli. La guerra si svolgeva nella boscaglia dove gli uomini correvano scalzi e le donne lavavano i panni al fiume. Forse non sapevano nemmeno il senso della parola guerra. La povera gente difende quel poco che ha e chi attacca difende una virtù. Mentre, tra i grattacieli che ancora la guerra non aveva preso di mira, Nina non riusciva a lanciare lo sguardo oltre le sue paure.

Le truppe all’assalto delle colline raccolsero i corpi che Rallo e i suoi compagni avevano ucciso. Presero Rallo morto e lo bruciarono sul posto.

Non rimase altro che la vittoria. E varie decine di soldati in fila ad aspettare ordini.

Quando il silenzio copriva tutto e la stanchezza lasciava posto al sonno, Nina leggeva le lettere mai scritte di Rallo. Leggeva in un incubo la fine, la morte, il passo doloroso di un soldato che ha cuore per amare ancora un poco. Come un vento flebile diventa l’ultimo respiro. Povero soldato, ucciso dal rancore, dalle parole vuote, dall’offesa, dalla polvere e dalla cenere. Ucciso dagli sguardi atterriti di chi cade per primo e lascia la testimonianza del dolore. I figli e le madri che piangono. Poveri e nudi, senza vergogna e senza dignità, tolta da un fucile puntato. Pum-Pum.

Nina sente questo rumore percorrere il sogno, pum-pum e poi grida soffocate a bocca spalancata, pum-pum sempre colpi, e poi ancora nero, il buio e il vuoto, un tutt’uno senza luce che riconosce come morte. Suda e sbava sul cuscino. Vorrebbe piangere e urlare. Vorrebbe qualcuno da abbracciare al risveglio. E invece rimane solo una luce da accendere per avere compagnia. Con la testa appoggiata al muro, seduta sul letto con il capo reclinato sul petto, Nina si sfiora i capelli e li sfila tra le dita. Li tira, vorrebbe strapparli. Non lo fa. E finalmente piange. A singhiozzi sommessi, a occhi lucidi. E poi con le mani a coprire gli occhi per impedire che lo sguardo possa andare oltre e raggiungere il luogo da dove non si torna. Nina non ha paura. Nina non vuole, non accetta la guerra e la morte. Di Rallo per primo. Rallo che rappresenta la vita che adesso è li, sul tavolo, chiusa tra le pagine del loro libro. Un libro chiuso che forse non verrà mai più letto.

Un tuono violentissimo scuote Nina, lampi e luci abbaglianti la allarmano, poi scrosci d’acqua la riportano alla realtà poi ancora tuoni e fulmini. Nina si alza e va in bagno.

Il cielo si squarcia e si rimargina, si illumina e si spegne in un vortice di azioni incontrollate in cui l’unica costante è la pioggia che cade inflessibile e bagna tutto e picchia sui vetri, sulle foglie, sui fiumi, sulle persone piccole. Le gocce, ad una ad una, frenetiche, insistono e si ritrovano, cadute, per formare torrenti che non c’erano. Tutto come la guerra che scoppia e non si ferma. Se le povere parole di Rallo avessero concluso il loro percorso nel cielo, fissate dall’energia come stelle luminose in una notte di luce serena, se tutto questo fosse accaduto, la lettera sarebbe lì alla finestra di Nina. Come un sogno che porti l’ineluttabilità della non vita.

Invece la realtà avrebbe suonato alla porta, qualche giorno dopo, e un portalettere avrebbe richiamato al dolore la sua esistenza. Una lettera dal Ministero della Difesa. Rallo era morto da eroe per la difesa della sua patria e della libertà. Rallo era morto e avrebbe avuto l’onore di un funerale militare nel cimitero militare di non so quale città, sepolto insieme ad altri eroi.

Nina non andò al funerale. Rimase in casa a mettere in ordine. Poi si addormentò profondamente sul letto. Sognò una strada lunga con tanta gente con tanto sole e alberi, città, fiumi, mare, monti, una strada interminabile che non aveva meta. Una strada come un disegno.

Nina aveva deciso di non partecipare alle esequie pubbliche, avrebbero seppellito un soldato, non suo marito. Un soldato morto non è un uomo è un soldato. Nina piangeva senza singhiozzare. Era uno stato di dolore permanente senza conforto, era una sofferenza purificatrice, era una guarigione imminente. Fuori, a guardare dalla finestra, la città stava vivendo, ignorandolo, il suo strazio, commemorava silenziosamente, in una colonna o due sul giornale, il ricordo degli eroi morti. Nessuno vedeva la guerra, pochi la raccontavano, qualcuno tornava morto.

La guerra sono i suoni che non si conoscono, sono le altre voci, le voci dei nemici che urlano tutti insieme e generano paura. Le cose che non conosciamo generano paura. Nina voleva andarsene ed aveva paura perché non conosceva nient’altro che la sua città con il suo parco, i suoi libri, gli amici, i colleghi, il lavoro e conosceva Rallo. Fuori da quell’immaginaria cinta protettiva, oltre quel cartello che delimitava il territorio, cosa ci sarebbe stato? Nina stava raccogliendo la supplica, l’ultima di Rallo, senza aver nemmeno avuto l’opportunità di leggerla. Sentiva che le cose che aveva, stavano, pian piano, morendo. Le avevano anche rubato l’intimità della morte di Rallo e lei si sentiva inerme. Non poteva combattere contro le cose che erano sue. La sua volontà diceva di andarsene. Con poche cose.

Il padre di Rallo aveva rappresentato la famiglia al funerale. Stava male, non sapeva come comportarsi, faceva fatica a stare in piedi. Poi si era fatto forza ed era stato dritto, impietrito, ad ascoltare tutta quella gente che parlava. Anche il prete era in divisa. Non aveva trovato conforto, non ascoltava nessuno. Era un suo diritto essere assente. Aveva preso passivamente la bandiera che un altro soldato giovane gli aveva porto. Era rimasto con la bandiera in mano, come se non lo riguardasse. Nulla, di tutto quel giorno, lo riguardava. Non era suo, era di tutti. Era di tutti quel prato verde, così curato, così disteso, così sereno. Le piante erano di tutti, alte, forti, con grandi rami fronzuti. Alberi comprensivi, protettori. Ed erano di tutti anche i piccoli uccelli che vivevano lì, senza andarsene. Finita la cerimonia Truen si era seduto sul prato a guardare il cielo, i colori e le nuvole e aveva pianto. La cerimonia era finita, per quel giorno sarebbe stata l’ultima. Il sole era ancora caldo ed era già oltre la metà della sua discesa verso la linea dell’orizzonte. Truen meditava di andare dalla nuora a darle la bandiera, pensando di restituirle almeno una parte del suo uomo, comunque ciò che era rimasto. In fin dei conti non sapeva che farsene. Rallo non era una bandiera! Nemmeno Nina l’avrebbe voluta, e, infatti, non era al funerale. Comunque pensava che valesse la pena vederla ancora una volta, per sentire un’altra persona parlare ancora di suo figlio. Poi, forse, non l’avrebbe più vista. Non aveva mai avuto una famiglia. La moglie se ne era andata. Il figlio aveva scelto di vivere con la moglie e la nuora non gli era mai piaciuta. Sentimento ricambiato. Adesso era solo. E la donna con cui stava non gli aveva dato figli. Continuava a non avere una famiglia.

Nina non rispondeva al campanello e Truen si  era fermato un poco sotto casa ad aspettarla. Lei non arrivava e lui se ne era andato, a testa bassa, per non essere abbagliato dal sole al tramonto. Quella strada lunga e dritta guardava a nord-ovest e il sole mandava bagliori accecanti. Chissà dove si trovava Nina … Forse lungo la stessa strada, forse fuori città, forse lontano. Si. Nina era già andata … L’uomo maledisse la guerra e la stirpe degli uomini che morivano in suo nome.

In mezzo ad una strada con uno zaino in spalla Nina cominciava la sua fuga, la sua ricerca. Si sentiva molto simile a un cane abbandonato lungo un’autostrada lontano da casa con tanto sole ed un vento caldo che asciugava dentro. Con una strada nuova da percorrere e un’altra casa  da trovare. Affrontando tutto ciò che le avrebbe fatto paura.

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Stadio Tardini

15 Commenti a “INTERMEZZO LETTERARIO / LA DISTANZA di Luca Tegoni (3^ Puntata)”

  1. VELENOSI says:

    Chi non rischia non rosica.
    Da Cruz è giovane
    Potrebbe essere un flop o un “Bingooo”
    SICURAMENTE NON È UNO SVERNATORE.
    Io penso che se aggiustera’ un poco il suo carattere
    per il Parma potrà divenire importante e un giorno
    la plusvalenza potrebbe essere veramente importante.

  2. albano says:

    Calaìo spero non parta. e tanto meno che vada a Palermo o Bari.
    se Ceravolo si pensa a posto direi che non servono altre punte.
    forse solo un sostituto di Siligardi che non si è ancora capito che roba è.

  3. VELENOSO. says:

    No Da,Cruz non è un centravanti.
    Serve un centravanti.

  4. VELENOSO. says:

    Vedendo giocare Da Cruz ti viene in mente
    UNA GIRAFFA.
    Chissà poi il perché.

  5. Davide says:

    Sono tornati Minotti&Galassi?

  6. Robin hood says:

    Diciamo che è ancora grezzo….speriamo che l’aria di Parma
    gli faccia bene…soprattutto alla testa….
    Noto una certa somiglianza all’amato Ishak Belfodil….
    spero di non sbagliarmi…..

  7. Davide says:

    Mi chiedo solo come faccia il Palermo con un’istanza di fallimento disposta dalla procura, due inchieste penali per riciclaggio e falso in bilancio, una perizia disposta dal tribunale nei prossimi 50 giorni a fare mercato, a parlare di Calaiò, etc. Qualcuno in lega (Gravina, Ablodi o chi vuole) me lo dovrebbe spiegare.

  8. Davide says:

    Ma d’altra parte avendo Gozzi, Tacopina, Lugaresi, Volpi, etc. capisco che non si può perdere Zamparini, lo zoo sarebbe incompleto.

  9. VELENOSO says:

    Ma anche noi abbiamo lo zoo
    La belva
    La giraffa….

  10. VELENOSO says:

    Quando si farà firmare il contratto alla giraffa l’ importante è mettere penali se il suo comportamento non è consono tipo squalifiche e mattane varie
    e
    poi una buona volta
    BISOGNA METTERE UNA MULTA
    ” BELLA SALATA” A CHI SI TOGLIERÀ
    LA MAGLIETTA DOPO UN GOL
    PRENDENDO L’AMMONIZIONE.
    Ci pensate, uno fa un gol,
    si toglie la maglietta,
    prende il giallo e poi magari,
    in seguito a un altro giallo
    viene espulso.
    E si perde in 10 la partita
    MULTA SALATA mi raccomando.
    http://www.stadiotardini.it/emoticons/wpml_good.gif

  11. Luca says:

    Di nuovo molto bello http://www.stadiotardini.it/emoticons/wpml_good.gif

  12. Douglas says:

    Dear Gian Marco ,
    Good afternoon , evening ,
    To tell you the truth i Like the way our D.S. speaks ….https://www.tuttomercatoweb.com/parma/?action=read&idnet=cGFybWFsaXZlLmNvbS0xMzI2NzY
    Maybe because I am a second generation Americano …origins Lebanese ( Grieco Ortodoxo Cristiano ) and Italiano ( Casio – Parmense ) born in Boston but I cut my teeth in New York City …considered a New York Artist . What am I getting at ….simple brother …I have a diferent prospective than other Tifosi writers in this blog ….Of course with much respect for their points of view ,,,,
    Tema Vacca …some have critized him for personal atributes …the first thing that came to mind was something that Brit friends here in South Spain say ….. ” Rugby is a game of Hooligans played by Gentleman and Footbal is a game of Gentlemen played by Hooligans ” if in fact Vacca has some attitudes that we do not find aceptable ,,,,he will change as Parma is not only a Great team but also educates players on a personal level ….Remember when the Fantasista Cassano went to Roma ? a diamond in the rough …however with Totti and company he cleaned up his act ….. and played well with out childhood problems …..
    Obviously we need a 9 ….I have total confidence that Faggiano is working well on that situation …
    Best Regards ,
    Douglas
    Forza Parma always without conditions

  13. Davide says:

    Ma è mai possibile vedere ancora Schianchi su Tv Parma?Ma cosa deve fare uno per essere preso a calci e rimandato a scrivere di Mirabelli (se dal calabrese riesce a parlare in italiano) e Chalanoglu e le miniere di Li.