INTERMEZZO LETTERARIO / LA DISTANZA di Luca Tegoni (7^ Puntata)

12 Gen 2018, 12:00 5 Commenti di

la distanzaLuca Tegoni, apprezzato autore di StadioTardini.it, la scorsa estate ha pubblicato in proprio (www.lulu.com) un romanzo corto “La Distanza”  che dal 6 Gennaio 2018, a puntate, ci accompagnerà ogni giorno, allo scoccare delle 12.

Il volume è acquistabile su amazon.it

Ecco la settima puntata:

Nina, per la prima volta da quando era partita, si sentì parte di un gruppo. I compagni di viaggio da qualche giorno erano sempre gli stessi. Come se avessero silenziosamente stabilito un obiettivo comune. Da quella notte così gentile e, tutto sommato, accogliente, avvertì un calore diverso nella compagnia delle persone.

:- Forse i miei angeli sono loro, sono queste persone delle quali non conosco il nome. Conosco solo le loro spalle e il loro sguardo. Ora le sento e credo di cercarle. Ho bisogno della loro compagnia.

Passi e orme. Camminare, a volte qualche piaga. In silenzio. Qualche smorfia. Uno sguardo amichevole di chi comprende la sofferenza. Poi, per molto spazio, solo il cammino e la testa che vola via per accompagnare il tempo che non passa,  a testa bassa , per riparare gli occhi e perché alla lunga la testa è pesante e il collo si flette. Un po’ di riposo in un bosco con alberi da frutta. Una pausa mangiando. Una pausa per ristorarsi ed anche per guardarsi in volto, per scambiare un sorriso, per offrire una gentilezza e, soprattutto, per riceverne. Per scoprire che le persone stanche affrante hanno un volto e una grande nobiltà espressiva e che la loro bellezza in quel momento è incommensurabile. La signora con la figlia stringe affettuosamente la mano a Nina e lei ricambia. Nel contatto delle loro mani provano conforto, la figlia guarda e sorride.

In fondo alla giornata, oltre al bosco e al frutteto, si stende una pianura che sembra interminabile. Solo lontano, molto lontano, verso l’orizzonte rosso del sole che tramonta, si possono scorgere, quasi immaginare, delle alture. Tra loro e quelle montagne rosse è tutto piano e basso. Il sole cala e loro si preparano per la notte, raccogliendo legna da ardere, cercando qualche frutto e magari qualche riparo naturale o capanno disabitato. Nina, nell’accingersi a queste attività, ormai allenata al silenzio e ai suoi rumori, avverte lento e costante un suono sordo e un altro più acuto e ritmato quasi coperto dal primo. Il primo è semplice, Nina pensa subito ad un fiume, magari grande e solenne, non certo ad un torrente poco adatto ad una pianura così vasta. Ma l’altro non riesce a riconoscerlo, almeno non lo crede possibile. Sembrano canti. Esce dal bosco gira lo sguardo e là, in mezzo a tutto quel mare di silenzio piatto, scorre, nel suo letto ampio, il fiume. Gli occhi di Nina si riempiono di emozione e di vita. L’acqua che scorre le scatena brividi e lascia che lo sguardo si abbandoni a questo piacere seguendo le curve lontane del fiume. Il suo corpo viene attratto dal fiume e con rapidità si muove accennando ad una piccola corsa per raggiungere la sponda più vicina.

Ama, distante, la guarda e ammira quella figura capace di esprimere gioia e stupore nei suoi movimenti più infantili. Una corsa libera come fanno i bambini. Ama vorrebbe liberarsi di sé stessa e dei suoi vestiti e correre come Nina. Vorrebbe essere quell’adulta così spontanea che corre dinnanzi a lei. Ama stava misurando la distanza tra sé e Nina bloccando in un immagine il corso della sua vita a venire. Non sapeva come, non sapeva cosa e nemmeno quando. Tutto il penoso viaggio, la povertà e la miseria non sono nulla di fronte al sentirsi così piccola senza personalità, ancora avvolta in vestiti che non hanno il suo odore ma l’odore di generazioni. Il desiderio che sta crescendo in lei non è invidia, è un sentimento che lei riconosce come buono.

Il tendere ad annullare quella distanza non è cattivo. Vuole che la si possa riconoscere anche per il proprio odore. Ama resta accucciata mentre Nina ha ormai raggiunto la sponda del fiume. Si alza e fa qualche breve passo, volutamente sgraziato, volutamente pesante per marcare sulla polvere la propria distanza, per lasciare un’impronta come un segno, che da lì avrebbe camminato in un’altra direzione, dove avrebbe lasciato un’impronta diversa. Ama non lo sa ma sua madre sta osservando, con un piccolo fascio di rami tra le braccia, la tristezza di sua figlia. Davanti ad Ama in lontananza c’è Nina che lei reputa una buona e brava ragazza. Buona. Una ragazza che aveva conosciuto il senso del dolore e stava fuggendo come loro. Avevano tutte qualcosa in comune. Sente di volere bene anche a lei che in fin dei conti non è molto più vecchia di sua figlia.

Questa considerazione squarcia in un attimo la tela che stava faticosamente dipingendo giorno dopo giorno. Oltre c’è qualcosa che non si aspettava. Dura un attimo ed è una scossa, la percezione di una dimensione diversa da quella in cui stava vivendo dalla nascita. Nei pochi passi che Ama ha fatto, le si è  rivelata la distanza che si stava creando. E lei rimane immobile con il fascio di rami in mano ad osservare le due giovani lontane. Suman si lascia bagnare il volto da poche lacrime spontanee.

Poi, d’improvviso, un bagliore che in pochi secondi diviene chiaro essere un fuoco vicino. Fiamme, alte alcune metri si stagliano nitide tra il rosso dell’orizzonte al tramonto e il buio del cielo. Suman sussulta e chiama Ama istintivamente. Poi urla: – Nina! – è molto lontano ma lei vuole chiamarla. Ama corre verso Nina.

Nina sull’argine vede la stessa scena e prova un’emozione forte, violenta. Si gira intorno e vede nel buio correre, o meglio avanzare, qualcuno che riconosce essere Ama mentre pronuncia il suo nome. Prova un impulso di gioia e non si sente più sola. Aspetta Ama e l’abbraccia. Ama abbraccia Nina, contenta di essere riconosciuta. Suman, lontana, osserva le due figure nel rosso del sole calante ed è  contenta.

Le due giovani, insieme, per mano, guardano con emozione la cerimonia. Una cerimonia che non avevano mai visto.

Un gruppo di persone, immerse nell’acqua alle ginocchia, sottostavano ad una pira. Poteva essere un funerale, o almeno le melodie cantate che assomigliavano a pianti lo lasciavano intendere. Un letto, sostenuto da quattro pali conficcati nella sabbia del fiume, bruciava e le vampe di fuoco risplendevano alla luce della luna, rosse e d’oro e salivano in cielo con il loro carico di polvere umana e l’odore intorno propagava profumi di incenso che coprivano il puzzo di morte. Tutti, sotto, abbracciati o soli, tenevano il capo chinato a leggera distanza senza guardare l’anima volare via e il pianto accompagnava il trapasso. Un bimbo piccolo, poco distante dal gruppo, piangeva. Forse aveva paura del buio, forse del fuoco o forse aveva paura di non toccare qualcuno. Forse aveva solo fame.

Ama e Nina si tenevano ancora per mano e guardavano le lingue di fuoco e si immaginavano un corpo bruciare e volare via. I parenti o gli amici cantavano e piangevano. Tutta la costruzione continuava a bruciare e ormai la struttura portante cominciava a cedere. Ai primi barcollamenti le persone in un momento si allontanarono raggiungendo l’argine alto del fiume. Nina e Ama videro le persone raccogliersi dallo stesso lato e in pochi istanti, senza nemmeno cessare di tramutare tutto in polvere, videro il fuoco cadere sull’acqua e il fiume lento trascinò quella luce di morte con sè per poi, in lontananza, spegnersi a poco a poco. Il bimbo cessò di piangere e le sagome delle persone lentamente recuperarono il sentiero sopra la sponda, sorreggendosi  a vicenda e portarono i loro manti bianchi lontano dalla vista di Ama e di Nina.

La luna, grande e luminosa, illuminava il sentiero che conduceva ad un centro abitato.

:- E’ rimasta solo la luce della luna, Nina. Il falò era così luminoso. Chissà chi è morto. È’ la prima volta che vedo  salutare un morto in questo modo. Da noi, nella nostra terra, non c’è quasi il tempo di piangere. A volte non c’è neanche il cadavere. Solo la puzza.

Un pianto leggero fece sgorgare poche lacrime dagli occhi neri di Ama. Tirò su con il naso. Nina le accarezzò il volto e i capelli scoperti. L’avvolse con un braccio e si incamminarono verso Suman.

:- Ama, domani ce ne andiamo verso la città. Non so più dove sono. Mi sembra di essere in capo al mondo e allo stesso tempo tutti i luoghi mi sono famigliari e le persone che incontriamo non le sento ostili. A volte mi chiedo perché stiamo scappando. Ma poi, stiamo scappando?

Tua mamma deve essere una donna molto buona e forte. Da piccola volevo essere come mia mamma. Sono rimasta sola e non le assomiglio per niente. Veramente adesso non assomiglio nemmeno più a me stessa.

Ama la guardò con un sorriso, era più piccola e doveva volgere  il volto in su per guardarla. Un mezzo giro per dire, fissandola negli occhi

:- Sei molto bella adesso. Ieri non so.

Un vento leggero annunciava il freddo della notte. Gli angeli si muovevano disinvolti nell’aria, facendo evoluzioni in un atteggiamento di amorosa protezione. Il senso di protezione che l’amico più forte ha nei confronti dell’amico più debole. Ama e Nina camminavano abbracciate e si sentivano in pace e serene.

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Autore

Stadio Tardini

5 Commenti a “INTERMEZZO LETTERARIO / LA DISTANZA di Luca Tegoni (7^ Puntata)”

  1. Maria Teresa says:

    Questo capitolo è veramente bellissimo. Vorrei che in molti potessero leggere questo racconto

  2. Luca says:

    Il miglior pezzo della serie. Struggenti le immagini che si proiettano in riva al fiume.

  3. Maria Teresa says:

    molto bello anche questo capitolo

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