INTERMEZZO LETTERARIO / LA DISTANZA di Luca Tegoni (9^ Puntata)

14 Gen 2018, 12:00 7 Commenti di

la distanzaLuca Tegoni, apprezzato autore di StadioTardini.it, la scorsa estate ha pubblicato in proprio (www.lulu.com) un romanzo corto “La Distanza”  che dal 6 Gennaio 2018, a puntate, ci accompagnerà ogni giorno, allo scoccare delle 12.

Il volume è acquistabile su amazon.it

Ecco la nona puntata:

Silenzio. Silenzio. Poi un rumore di tosse e di catarro.

Nessuno aveva parlato a loro di colui che scriveva la storia. Viveva con loro ma non partecipava della loro vita perché la scriveva, prima o dopo o mentre. Lui era la storia e faceva paura sapere che tutto era scritto e non poteva essere cancellato, non si poteva cancellare il passato, non si può cancellare il presente, non si può cancellare il futuro.

:- Vuoi entrare ragazza? Apri pure la porta, è socchiusa, non avere paura può entrare anche la tua amica.

Così il vecchio invitò Ama e Nina. Le fece entrare nella sua casa. Alzò appena lo sguardo e poi lo rituffò tra le carte che stava leggendo. Salutò con cordialità continuando la lettura. Ama e Nina si guardarono attorno e non videro che carta. Le pareti apparivano di carta e una quantità infinita di parole scorreva perpetua attraversando tutte le direzioni in un disordine apparente che la parola confusione non riusciva a descrivere. Forse un’altra parola avrebbe potuto, ma il suo significato andava oltre la percezione delle due ragazze e la loro conoscenza non consentì altro che di affrontare quel mondo a bocca aperta e ad occhi spalancati.  Il vecchio sorrise discreto ma, evidentemente, divertito. La sorpresa che occupò, anzi che si impossessò di Ama e Nina riempì per una volta ancora il palato del vecchio di un dolce sapore che non era vittoria ma che comunque lo poneva distante e, in quel momento, irraggiungibile. Un esemplare unico. Godeva di quella forma di narcisismo consapevole della propria vanità. Non sapeva rinunciarvi. Ama cominciò a leggere ma si accorse immediatamente che stava solo guardando tutte quelle parole e le metteva in fila senza riconoscerle. Guardava i segni, infiniti e composti in una serie non riproducibile il cui  significato rimbombava senza ordine nella sua testa come un ricordo di cui non si ha memoria. I suoi occhi rimanevano incollati, e lei e la sua anima si perdevano piacevolmente nell’universo davanti al quale ci si sente piccoli, minuscoli, a tal punto che Ama sperò che almeno uno di quei segni, in qualche modo, la rappresentasse.  Si sentiva talmente coinvolta che la curiosità lasciò il posto al desiderio. Nina restò ferma nel centro della stanza, poco distante da dove sedeva il vecchio Rono. In piedi, continuava a girare intorno, incapace di smettere, colta da una vertigine indotta dai segni che si affollavano e confondevano la sua vista, la sua capacità di riconoscere il significato come se soltanto i sensi potessero provare piacere e giovamento. Senza possibilità di replica o di opinione. Per un attimo il suo sguardo cadde su Ama e la vide fluttuare come se una forza ellittica costante la sorreggesse e la trasportasse, elevata dal suolo, intorno alla stanza. Ma solo per un attimo, poi chiuse gli occhi e quando li riaprì rimase come accecata. Si portò le mani agli occhi stordita ed impaurita e sentì il suo braccio afferrato. Rono la sorresse e le offrì la sedia, dove si abbandonò. Ama non si accorse del malore di Nina e, in preda ad una eccitazione che mai prima aveva provato,  leggeva le righe aiutandosi con il dito per non perdere il senso e la direzione, per cercare di aiutarsi in quella impossibile lettura e comprensione dei segni. Rono spense la luce. Poi l’accese e in quel mentre, come se avesse rotto l’incantesimo, le due ragazze si distrassero dalle pareti e cominciarono ad avere sguardi meno ossessivi oppure meno vacui fino a giungere a quella che era la normalità del loro sguardo sveglio, attento ed attraente. Rono non aveva altra sedia. Non appena Nina si alzò, Rono riprese la sedia e si sedette per ammirare con calma le ragazze cercando di calarle in un malizioso imbarazzo. In silenzio. Osservate, le ragazze cercavano nella reciproca  vicinanza fisica un modo di difendersi, e le loro dita si intrecciavano in una leggera stretta, in un contatto forte e conosciuto. Il vecchio non aveva che l’intenzione di divertire il proprio ego, mantenendo nell’imbarazzo le due ragazze come ormai non gli capitava da tempo. Successivamente avrebbe sciolto la sua cordialità rivelandola alle due poverette, prigioniere dell’imbarazzo.

Sia Ama che Nina non presero in considerazione l’ipotesi, non di scappare, ma semplicemente di uscire come in effetti era nelle loro possibilità. Rimasero lì ad osservare il vecchio, attratte dai segni che gli attribuivano e, scrutandolo, Nina cercò un significato, un segno suo per interpretare il destino sul quale aveva da qualche tempo cercato di intervenire negando la sua prima esistenza, ed affrontando il dolore per entrare in una nuova dimensione temporale e spaziale. Non sapeva dove si trovasse ora, ma era determinata a non smettere di camminare. Anche insieme ad Ama che forse non era così consapevole, come lo stava diventando lei, che tutto è modificabile ed intelligibile, l’oscurità era solo ignoranza e paura. E lì, tra quelle pareti di segni il senso di ignoranza la sovrastava e la rendeva paurosa. Anche di quel vecchio demiurgo che la guardava come un satiro in pensione. Il pensiero la fece sorridere e fremere d’allegria.

Rono finalmente interruppe il silenzio che stava creando imbarazzo e tensione, la sua voce era serena senza inflessioni ed era nitida, chiara. Parlava e le ragazze lo ascoltavano con la stessa curiosità con la quale avevano prima guardato i segni sulle pareti. Ma adesso comprendevano le parole. Una per una e poi tutte insieme mentre determinavano un breve discorso:

:- Ragazze, non conosco i vostri nomi ma non ha importanza. Ho già pronta la vostra storia. Vedete? – mostrò dei segni sulla carta – è già iniziata e il cammino è lungo. Non fermatevi a leggere la storia degli altri. Non la comprendereste. I segni degli altri non hanno spiegazioni né significati.  Sappiate che è il Passato e il Passato non si cancella, non si modifica. La storia di un individuo è storia intima, privata. Qui, solo qui, tutto è raccolto ma nessuno può leggere. Qui tutto si svolge, tutte le storie progrediscono e quelle che muoiono si fermano. Si accumulano segni e altri segni vengono generati. Voi non sapete cosa vi accadrà tra pochi minuti e io lo avrò già scritto, ma sarà accaduto e non vi interesserà conoscerlo. Sarà parte della storia che vi appartiene. Non separate il vostro affetto e non precludetevi l’affetto di altri.

Ama e Nina avevano capito tutto. Avrebbero voluto sedersi. Si sedettero in terra a lato della scrivania in modo da poter guardare Rono, seppur dal basso. Avevano un compito ora nella vita,  avevano soprattutto la consapevolezza di far parte di un tutto. Sapevano che c’era un filo che le avrebbe legate ad altre storie e che questo filo lo dovevano indirizzare e non solo seguire.

Potevano decidere di spezzarlo, di isolarsi, di rimanere sole. Oppure insieme. Come volevano, ma questo non c’era bisogno che qualcun altro glielo suggerisse.

Rono le guardò benevolo e cominciò a scrivere. L’ultima parola della frase era Amore. Ed era già tutto accaduto. Le due ragazze si guardarono intensamente e, aiutandosi reciprocamente, si alzarono per uscire. Abbandonarono quel luogo con un profondo senso di felicità. E Rono non smetteva di scrivere, tra sorrisi e grattate di capo e più le ragazze si allontanavano, più i segni diventavano indistinti e incomprensibili mentre si rincorrevano allungando la fila.

Dopo la notte, il sole sorse ancora ad impreziosire il mattino che cinguettava fin dalle prime luci. Qualche uccello, annidato tra i rami più vicini al giaciglio di Ama e Nina, confessava la propria avversione al sonno alle due ragazze che si svegliarono aprendo prima uno poi l’altro occhio, girandosi nel letto tre volte ed infine scalciandosi reciprocamente. Ora di alzarsi. Anzi che ora era? Visto l’aria molto fresca avrebbe potuto essere molto presto.

News

Autore

Stadio Tardini

7 Commenti a “INTERMEZZO LETTERARIO / LA DISTANZA di Luca Tegoni (9^ Puntata)”

  1. VELENOSO says:

    Per gentilezza quante puntate sono in tutto?
    Gtazie.

  2. Luca says:

    Complimenti http://www.stadiotardini.it/emoticons/wpml_good.gif

  3. Maria Teresa says:

    Mi piace. Peccato che sia a puntate, perché vien voglia di leggerlo in fondo tutto d’un fiato

Commenta o rispondi (ricorda il numero di verifica)

http://www.stadiotardini.it/emoticons/wpml_bye.gif  http://www.stadiotardini.it/emoticons/wpml_good.gif  http://www.stadiotardini.it/emoticons/wpml_negative.gif 
http://www.stadiotardini.it/emoticons/wpml_scratch.gif  http://www.stadiotardini.it/emoticons/wpml_wacko.gif  http://www.stadiotardini.it/emoticons/wpml_yahoo.gif 
http://www.stadiotardini.it/emoticons/wpml_cool.gif  http://www.stadiotardini.it/emoticons/wpml_heart.gif  http://www.stadiotardini.it/emoticons/wpml_rose.gif 
http://www.stadiotardini.it/emoticons/wpml_smile.gif  http://www.stadiotardini.it/emoticons/wpml_whistle3.gif  http://www.stadiotardini.it/emoticons/wpml_yes.gif 
http://www.stadiotardini.it/emoticons/wpml_cry.gif  http://www.stadiotardini.it/emoticons/wpml_mail.gif  http://www.stadiotardini.it/emoticons/wpml_sad.gif 
http://www.stadiotardini.it/emoticons/wpml_unsure.gif  http://www.stadiotardini.it/emoticons/wpml_wink.gif