CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / TUTTI COLPEVOLI, TUTTI INNOCENTI

12 Feb 2018, 17:00 8 Commenti di

gianni barone(Gianni Barone) – Cosa è mancato tutti lo sanno, non i sono dubbi; ciò che non è mancato, invece, sono state le parole. Di tutti dall’AD al DS all’ALL: parole secche, perentorie, decise, a volte ambiguamente in contraddizione tra loro, ma egualmente forti e precise. Parole che, oltre alle solite astrattezze che condiscono, ormai, tutti i discorsi e tutti i commenti, ci indicano che la colpa è tutti, nessuno escluso, e di conseguenza, la colpa è di nessuno, tutti esclusi. Al gioco di parole occorre sottostare nel momento in cui, il DS, ha voluto allargare a tutti, le responsabilità del momento, dichiarando di fatto, con un tutti colpevoli, tutti innocenti, di craxiana memoria, che i motivi di un tale stato di agitazione vanno ricercati in un altrove, molto lontano dall’essere individuato, in tempi brevi, brevissimi, o nel breve volgere di un ritiro resosi necessario dalla mancanza principale, non solo dei risultati, come ampiamente dichiarato, ma anche dalla mancanza di un’identità di gioco, di una tranquillità di gestione, di un’idea comune di volontà di reagire di fronte Bettino_Craxiad un calo di concentrazione e di attenzione al cospetto di avversari tecnicamente inferiori. Al di là di una populistica concessione alla folla incazzata che vorrebbe qualche testa mozzata. E il ritiro è l’ultimo provvedimento soft prima della ghigliottina. Non si tratta di mancanza d’impegno, come sottolineato dal tecnico, e neanche di una questione puramente tattica, come qualcuno vorrebbe far apparire, qualcun altro, ora tira in ballo la mancanza di serenità e tranquillità, mischiate a quel sano furore agonistico, che troppo spesso, ultimamente, ha disertato le prestazioni di molti giocatori del PARMA. Avevamo invocato il cambio di sistema, al punto che anche i più strenui difensori di D’Aversa, e lui stesso, si erano convinti a sostenerlo ed ad attuarlo, ma poi i fatti ci hanno confermato, che certe cose, mancando l’intensità e i ritmi, difficilmente si possono improvvisare. La squadra lavora molto in allenamento, sulla fase offensiva, ci è stato ripetuto più volte, salvo poi non capire il perché il frutto di tanto lavoro, non si traduce in convincenti trame di gioco, in partita. La manovra risulta ancora troppo lenta, ma forse non è questo il vero problema o quello che ha indotto società e squadra a scegliere la via del ritiro per superare la crisi, parola criptica e capziosa, che nessuno nel gran fiume di parole del dopo gara, ha avuto la voglia, il coraggio e l’ambizione di pronunciare. Si va in ritiro perché è il carra fatentativo più rapido per cercare di uscirne o per sottrarsi al malcostume, imperante, del cambio dell’allenatore come unica ricerca di un colpevole o di un capro espiatorio. Peraltro il malcostume di cui sopra è anche il classico tentativo – del resto gli allenatori sono ben pagati proprio perché questi incidenti fanno parte del proprio percorso professionale e comunque continuano a percepire mercede anche dopo l’esonero – di tentare la fortuna buttando tutto a carte e quarantotto, sperando che poi si raddrizzino le cose. A novembre 2016, con l’azzeramento totale dei “biologici”, l’azzardo, anche avventato a fronte di sostituzioni non per tempo programmate, era stato ripagato con la promozione dopo i supplementari (play off), ma la dieta non può esser sempre di “gatti vivi”Si tratta di una sconfitta di tutti, argomentava sempre ieri Faggiano, anche se sul campo, non si è perso, e dove si poteva anche vincere, se solo fosse entrato quel pallone di Ceravolo. Questione di il-centimetrocentimetri o di credibilità? E tutto sarebbe ora diverso. Come sarebbe più bello e più comodo, se ci fosse, un solo colpevole: invece i colpevoli sono molti e ben si confondono nelle pieghe di una stagione non convincente, sebbene non (ancora) compromessa. In assenza di un vero colpevole, tutti, per un verso o per l’altro, più a parole, che nei fatti, cercano e trovano l’assoluzione per sé e per gli altri, non vi sono dubbi. Eppure in un clima del genere, di sconforto e delusione, i cambiamenti invocati e proposti, sono passati in second’ordine, ribadendo, il concetto che non si trattava, solamente di problemi, di natura tecnica, come espresso alla viglia, a chiare lettere, da che di dovere, quindi occorre attendere per vedere i frutti dei cambiamenti tattici, che ci sono stati e che dovranno continuare ad esserci. La questione ora è chiara, ma non è semplice, Flaiano direbbe è grave, ma non è seria, nessuno si fatto da parte anche se da certe parole daversa perugiai D’Aversa i problemi sembrano essere lontani anni luce da lui e dalla sua squadra. Infatti quando, afferma  “L’intensità, secondo me, c’è stata. E chiaro che a volte, quando si vuol recuperare e non si ha serenità, si allungano alcuni spazi. Credo che sull’aspetto dell’intensità abbiano fatto bene”, sembra che i problemi si siano allontanati o non ci siano mai stati o perlomeno risiederebbero nella mente di qualche visionario. E allora di cosa stiamo parlando?, direbbero i politici rampanti dell’ultima ora. Se non è una questione, tecnica e tattica di numeri e di sistemi di gioco, se l’intensità non è mancata, se l’allenatore non è messo in discussione dalla Società né ora né mai, allora di cosa si tratta? E perché si sceglie la strada del ritiro, anche quando la parola crisi, non solo non viene pronunciata, ma addirittura sembra non essere presente nei pensieri di chi e (come) si esprime per conto della società. Hanno dato tutti il massimo per vincere: a questo punto mancano solo i risultati, hai detto poco… O è il progetto che vacilla?  Il carattere, che sembra in fase di recupero, la personalità che sembra legata, a sua parma perugia chiarimenti curvavolta, al recupero, di certi giocatori, e l’identità (altro concetto astratto) che in momenti come questo dovrebbe farla da padrone, invece latita, ecco che tra parole dei protagonisti prendono il largo concetti che non ci conducono al nocciolo del problema, lasciando aperti e insoluti tanti quesiti. Del tipo perché ribadire, anche a sproposito e fuori luogo, il concetto che il Parma è una squadra neopromossa, sempre e ovunque? Concetto, peraltro, che fa incarognire ancor di più le folle già piuttosto morosky maglia faggianoincavolate per la situazione. Una volta li chiamavano “autogol”... Cosa c’entra con la ricerca di una identità di gioco e di una forza fisica, tecnica e mentale, con le quali affrontare, lo ribadiamo, avversari tecnicamente inferiori, ma più cattivi, più determinati? Al mercato certe cose non si possono comprare, quindi di chi è il compito di cercare la strada per infondere determinate caratteristiche, utili nell’economia delle gare? Addirittura si è tirato in ballo la mancanza di maturità, ormai ci si attacca a tutto. Nel frattempo, visto che la volontà di cambiare, tatticamente, si è vista, perché non insistere e migliorare, cambiando qualche pedina che sembra non convincere in determinate posizioni? Ad esempio le soluzioni possono essere molteplici, però il tempo per gli esperimenti e non è che sia infinito, e il ritiro pure non lo è. Infinito volevo dire, non inutile. Quindi visto che si hanno giocatori in ripresa come Ciciretti e Ceravolo, occorre fare alla svelta e proporre un attacco che possa mettere in difficoltà, l’Empoli, che per arrivare al primo posto ha scelto la strada del cambio ceravolo parma perugiadell’allenatore, ma che ha pur sempre subito 13 gol più del Parma, avendone però segnati 22 di più. Numeri sui quali riflettere. Andreazzoli, l’Aurelio che aveva dato il suo nome alla giocata funambolica del ex romanista Rodrigo Taddei, ha dato saldezza tra i reparti, che si traduce in equilibrio e risultati, ha piazzato un trequarti alle spalle del duo d’attacco Donnarumma e Caputo, 32 gol in due, tanti quanti ne ha segnati il Parma, in tutto il campionato con tutti i suoi giocatori, il quale trequarti molte volte risulta decisivo nelle due fasi. Quindi che il ritiro, serva anche a questo, cioè ad impostare la partita guardando all’avversario, come si faceva una volta, senza vergogna, ma anche senza integralismi o presunzione, per trarre le giuste indicazioni per arrivare, finalmente, alla vittoria, senza cercare colpevoli, senza accampare scuse, e senza pronunciare la parola crisi. Ma quale crisi? Ma di cosa stiamo parlando? Che brutte espressioni, liberiamocene fin che siamo in tempo… Gianni Barone

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8 Commenti a “CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / TUTTI COLPEVOLI, TUTTI INNOCENTI”

  1. Davide says:

    In Giappone non è possile spedire anche Calaiò e Dezi?E cercare una vera punta tra gli svincolati visto che Faggiano non riesce a prenderla sul mercato?

    • VELENOSI says:

      Davide ma la punta ce l’avevamo in casa
      CERRI
      ma ovviamente nessuno è profeta
      in patria e…… se lo sono lasciati sfuggire.
      da veri polli da batteria.

  2. VELENOSO says:

    Non è, attuabile un ritiro fino a fine campionato?
    Almeno si tengono d’occhio
    Per me molti di loro non fanno vita d’atleti
    via da Collecchio.
    Molti di loro non riescono più a
    fare un passaggio.
    Sono molli. non corrono, hanno il fiatone
    Non possono come nel caso d’Insigne
    fare una parte del campionato da 8 e poi da 4
    E allora i casi sono due
    O
    1) Si sono imbrocchiti perché
    non fanno vita d’atleti e vita
    da professionisti
    Oppure
    2) Si sono ammutinati e giocano
    da cane per far cacciare il tecnico
    anche se ovviamente non lo diranno mai
    NEMMENO SOTTO TORTURA.

    Prossima cosa da fare
    Assumere un figlio di buona donna
    Suo compito?
    Attaccarli al muro

  3. Luca says:

    Il cambio tattico consiste nel giocare con un centrocampo a 3 senza un regista? Se ti manca Scozzarella giochi con il 4-2-3-1.

    Dai, D’Aversa è nel pallone.

  4. Jdm says:

    E dai co sti numeri che vanno bene per intortare il popolino ag nin. vol vundoz bó !

  5. Luca il lucano says:

    Non c’e gioco, non ci sono idee e secondo me lo spogliatoio è in subbuglio. Vedete il foggia da quando stroppa ha cambiato uomini e modulo la siruazione é migliorata.

  6. VELENOSI says:

    È vero Luca
    Non c’è gioco, non ci sono idee ma io dico che non c’è nemmeno società non c’è l’allenatore, CI SONO I GIOCATORI ma non s’impegnano perché si sono ammutinati.

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