CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / SIAMO TUTTI FIGLI DI… E SIAMO TUTTI FRATELLI!

15 Mar 2018, 20:00 2 Commenti di

gianni barone(Gianni Barone) – Non fraintendiamo, anche se un titolo del genere potrebbe indirizzare verso facili, e poco nobili, considerazioni, ma occorre ricordare che anche nel mondo del calcio, come in tanti altri ambiti e settori della vita quotidiana, essere figli di qualcuno d’importante, potrebbe essere non fondamentale, ma aiuta a trovare spazio senza bisogno di sgomitare per conquistare posizioni di rilievo. Nel calcio, come nella vita, avere origini di un certo tipo implica una serie di vantaggi che a conti fatti risultano essere non di poco conto. E poi, se alla fine certi aiuti servono a mettere in luce persone che se non avessero avuto avi illustri, sarebbero state di sicuro dimenticate o non meritevoli di determinate rendite di posizione, risulta cosa alquanto vantaggiosa. Non giriamoci tanto intorno: ma secondo voi, quanti calciatori attuali e del passato, avrebbero sfondato se non avessero avuto un padre famoso nell’ambiente? Pochi di sicuro e se si va nello specifico se togliamo la genia dei MAZZOLA o dei MALDINI, meritevoli aldilà delle parentele, per molti altri la vita e le paolo maldiniaffermazioni sarebbero state dure al pari di quelle di un figlio di un ciabattino, di un maniscalco o di un appuntato. L’argomento scaturisce dalla mia ultima frequentazione del Viareggio Cup 2018, Coppa Carnevale, al seguito della formazione del Parma opposta alla titolata Inter, Campione in carica, e attuale capolista del Torneo Primavera 1. Proprio mentre mi accingevo a verificare le condizioni della baby squadra Crociata al cospetto dei nerazzurri, ecco che in Tribuna Stampa dello Stadio dei Pini, intitolato a Torquato Bresciani,  riecheggia la considerazione di un attempato cronista del luogo che sottolinea, tra i numerosi giovani protagonisti, la presenza massiccia di molti figli di… ( cosa avevate capito?!) di ex giocatori o attuali allenatori e dirigenti conosciuti, figli d’arte, se vogliamo considerare questo sport al pari della recitazione o altro. E l’elenco fatto dal Inter Parma cerimoniale d'iniziogiornalista di cui sopra comprende tra gli altri i nomi di Portanova, Aglietti, Romairone, Cannavaro, Gautieri, Lucarelli e Serena e diversi altri che non ho appuntato e quindi ora mi sfuggono. Nulla di nuovo si direbbe, nulla di sorprendente, però, quando ci si accosta ad un mondo come quello del calcio giovanile, che dovrebbe essere il pilastro su cui fondare tutta la rinascita e la credibilità di un intero movimento, per superare momenti di impasse come quello attuale, certi cattivi pensieri (con una t sola possibilmente), dovrebbero essere scacciati con forza. Invece le conclusioni sono sempre le solite del tipo: quello se non avesse avuto il padre famoso calciatore o allenatore, col cavolo che sarebbe qui a disputare un torneo giovanile internazionale, davanti agli occhi di osservatori e direttori sportivi importanti, tra i quali anche quello del PARMA, Daniele Faggiano, con un elegante spolverino. Daniele Faggiano Foto Lorenzo FavaQuanti posti sarebbero stati liberati, se non ci fossero queste parentele influenti, ci chiediamo, per molti meritevoli giovani figli però di un dio minore sotto le spoglie, che so, di un metalmeccanico, di un portalettere o di un netturbino. Qualcuno potrebbe obiettare, la solita esagerazione e il solito tentativo di sviare l’attenzione sulla realtà dei veri problemi. Se vi sono tanti figli d’arte nel calcio, ora come non mai, rispetto al passato, è perché questi la passione e il talento ce l’hanno nel sangue e l’hanno ereditata ed è  giusto che siano qua e che abbiamo il giusto spazio, il giusto momento di gloria meritato fino in fondo. Ma sarà effettivamente così o a livello di selezione e scouting (come è in uso dire oggi), qualcosa può, in un senso o nell’altro, spostare gli equilibri e indirizzare le scelte verso qualcuno che ha santi in paradiso rispetto a chi i santi li può solo pregare? E scusate se viene usata la parola santi, forse, a sproposito suscitando l’ira di qualche benpensante e scusate se viene usata sulla stessa riga in modo ravvicinato, in modo tale che se fosse in vita san benedettoqualche pregiato docente di lingua (salesiano), sarei meritevole di uno più uno uguale due, nel senso di voto per la sconnessa sintassi. Ma non sottilizziamo: eravamo arrivati al VIAREGGIO, con l’intento di conoscere meglio le vicende del PARMA Primavera e ci ritroviamo ad analizzare, questi particolari, forse ininfluenti, sul panorama calcistico giovanile nazionale. Quando ci si accosta a questo mondo è sempre arduo trarre indicazioni precisi e formulare giudizi attendibili sul valore dei protagonisti. Riuscire a capire chi sfonderà e chi no, è esercizio difficile anche per i competenti addetti ai lavori che popolano le tribune degli stadi in cui si svolge questa classica manifestazione più longeva del Festival di San Remo. Però chi, come noi, occupa gli scranni della sala STAMPA, oltre ad impuntarsi e chiedere il minuto esatto in cui è avvenuta un’azione, o in cui è stata operata una sostituzione, come faceva il mitico Raffaele Dalla Vite della Rosea (babbo d’arte, ma va, del contemporaneo andrea adorante parmaMatteo), ad alta voce, negli anni novanta, al Tardini, dovrebbe ogni tanto sbilanciarsi e riuscire a distinguere il valore dalla prestazione, per formulare il giudizio su qualche singolo. Ecco capire se mister 7 milioni (tanti quanti quelli pagati per il suo acquisto) Facundo Colidio, classe 2000, autore del gol della vittoria dei nerazzurri, che molti dipingono come un sicuro talento, sia meglio di Andrea Adorante (ex del vivaio Crociato pre-fallimento, foto d’archivio a lato), il quale nelle categorie inferiori, ha dimostrato di essere un eccellente goleador, è difficile stabilirlo, come è difficile capire se il danese, classe 99, e parliamo sempre di attaccanti nerazzurri, Odgaard, oltre all’impatto fisico abbia quel qualcosa in più che gli permetta di affermarsi. A questo livello è più facile capire chi di sicuro non ce la farà a diventare professionista piuttosto che capire chi riuscirà a sfondare veramente.  Purtroppo la crisi del nostro calcio parte proprio da qui: dal livello di maturità e di maturazione che gli attuali settori giovanili di squadre professionisti sono in grado di garantire. Obbiettivamente tra i trentasei inter parma viareggiogiovani visti in campo a Viareggio in INTER-PARMA, si scorgono pochi elementi, purtroppo, dal futuro assicurato, nonostante l’ottimismo che traspare dalle dichiarazioni dei responsabili e dai direttori sportivi, interessati, i quali sono prodighi nei giudizi sull’operato delle varie aree scouting di riferimento. Scovare e capire chi ce la farà non è semplice e il privilegiare i figli di…di cui sopra non agevola molto l’impresa. Però i vari Chiesa, Simeone, Di Francesco, Bisoli sono in A e B, epigoni illustri, dietro i quali scalpitano altri figli di ex, tra i quali alcuni anche nel PARMA, come Lucarelli, Di  Cesare e D’AVERSA. Ma tornando alla gara di qualificazione i giovani Crociati, schierati con il canonico 4-3-3, hanno affrontato, un Inter schierata a 3-5-2 senza slanci e senza sussulti in atteggiamento, tratti, un po’ troppo scolastico. Purtroppo il calcio giovanile in genere, soffre un po’ della inter parma torneo viareggio undici crociatomancanza di ritmi elevati di gioco e di quella sana di dose di agonismo che servirebbe come il pane per crescita individuale. D’altronde già la natura degli stessi campionati in cui il risultato non è visto come l’imperativo categorico da raggiungere, finisce per togliere quello spirito di competizione che viceversa caratterizza i campionati dilettantistici, serie D in testa, infatti in una logica di riforma con l’introduzione di un campionato B, o Riserve che dir si voglia, come accade in altre nazioni, in luogo dell’attuale campionato Primavera, sarebbe auspicabile al fine della reale e compiuta crescita dei giovani a livello di grinta, determinazione e temperamento, ciò, che in poche parole attualmente manca. E in questo caso il discorso sui figli di…, per sdrammatizzare, ci porta ad un episodio in cui un giovane, Franco GROSSI, ex Presidente del Centro di Coordinamento Parma Club, anni Novanta, allora arbitro di calcio amatoriale, si era trovato a fronteggiare a un insulto piovuto dalla tribuna che lo definiva “Figlio di p….” e al quale con serafica benevolenza aveva saputo rispondere con un energico “SIAMO TUTTI FRATELLI”. In quel caso non si trattava di  figlio di…, bensì di figlio di P., con buona pace di tutti anche di coloro che sperano di farcela da soli, con le  loro doti, e con la loro volontà, sempre che qualcuno sia bravo ed attento a scoprirlo e non faccia il figlio di… Troppe ripetizioni, uno più uno uguale due, sentenzierebbe Don Macchi… Gianni Barone

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2 Commenti a “CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / SIAMO TUTTI FIGLI DI… E SIAMO TUTTI FRATELLI!”

  1. Luca says:

    Non è un reato avere il padre famoso. Basta poi dimostrare di essere veramente bravo. Maldini e Mazzola lo erano, il primo forse addirittura più del padre. Conti invece non ha seguito molto le orme del padre.

  2. Gabriele says:

    La primavera è totalmente inutile, un campionato dove i bravi perdono tempo e i meno bravi si illudono di fare i professionisti.
    Figli di? Nulla di diverso da quello che succede in tutte le altre professioni, nel calcio quello insieme al procuratore sono fattori piu decisivi delle capacità