IL LINGUAGGIO DEGENERATO NEL CALCIO, SEVERO MONITO SOCIAL DI RICCARDO CUCCHI: “STANCO DI VEDERE INSULTATE LE PAROLE”

19 Apr 2018, 12:00 4 Commenti di

Luca Savarese(Luca Savarese) – Una vita passata a soppesare le parole, ad infornarle come fanno i cuochi con le materie prime, setacciandole, con l’attento e rigoroso misurino del Q.B. Quanto basta, convinto come gli disse uno dei suoi primi maestri, Mario Giobbe che “Più breve sei, più bravo sei”. Una seconda parte di vita iniziata, quando i suoi coetanei di solito cominciano a frequentare i circolini, rimettendosi la giacca e via, dalla voce al volto, dal pomeriggio di Tutto il calcio minuto per minuto, alla seconda serata della Domenica Sportiva. Vita, pensiero e parole di Riccardo Cucchi. Già, le parole, queste ultime così sempre più destituite della loro pregnanza, non più soppesate ma sproloquiate, quasi vilipese da una comunicazione attorno al pallone divenuta il paese della volgarità, la casa popolare della goliardia, a buon mercato. Questo quanto emerge da un fresco post sulla pagina ufficiale dell’account Facebook di Riccardo Cucchi stesso. “Non mi riconosco più in questo mondo della comunicazione intorno al pallone. Parole come macigni, parole usate con irresponsabile volgarità. Sono cresciuto con altri esempi: Zavoli, Ameri, Ciotti, Provenzali, Viola, Martellini, cucchi fbPizzul…Ho letto pagine memorabili sul calcio, quelle di Galeano o di Brera”. Ammette, sconsolato, l’ex prima voce di Tutto il calcio. Proprio il diffusissimo social, in effetti, spesso più che uno strumento di informazioni interessanti diventa un coacervo di frustrazioni urticanti, poi quando c’è di mezzo il calcio, apriti cielo, davvero la parola non solo non la si misura nemmeno, ma alla sua storia, si preferisce la parolaccia del momento, alla testa ragionata, si preferisce una pancia agitata ed affamata di immediata insulsaggine. “Sono stanco di vedere la parole insultate. E con le parole, voi. Stanco di questo modo di parlare del gioco del calcio”. Avvisa Riccardo, che non specifica l’oggetto della sua critica, ma fa capire un andazzo. Come se le casse di risonanza del pallone siano ormai solo altoparlanti di cose ovvie, trite e ritrite, per un linguaggio pigro, terribilmente orizzontale ed offensivo. Va bene ogni tanto un po’ di sana riccardo-cucchi-slide.jpgironia, ma ultimamente la stupidità è diventata l’unica parabola capace di trasmetterci il gioco del calcio? L’ironia, con equilibrio, è intelligente, il sarcasmo al contrario punge e basta. Il sarcasmo entra dentro la carne, non si limita a prendere in giro ma lancia colpi che fanno male alle ossa e danno tristezza all’anima. Dalla Gialappa’s band, che faceva ridere all’interno di Mai dire gol (ma che forse liberalizzarla senza paletti non fu cosa molto buona) in poi, chissà perché per parlare di calcio bisogna per forza far ridere, dimenticandosi che il calcio è una cosa seria, tremendamente seria, che si possono fare milioni di pantomime di Buffon e della sua apostrofe all’arbitro Oliver, ma nessuna di queste riuscirà mai definitivamente a risolvere tutto quel guazzabuglio del cuore umano che ha spinto il numero uno dei numeri uno (per usare la definizione coniata per il portieroriccardo cucchi allo stadio tardini di parmane da Francesco Repice) a perorare quella causa, prima, durante e dopo il cartellino rosso rimediato, nel quarto di finale di ritorno di Champions contro il Real al Bernabeu. Papa Paolo VI apprezzava il Guerin Sportivo, sagace e mai scurrile, perché “Ridendo castigat mores”. I costumi si possono castigare attraverso l’ironia ma le persone, sarebbe meglio, non castigarle mai. Cosa che nella facilità o faciloneria delle piattaforme social è praticamente all’ordine del giorno, laddove non è come insegnava Tucidide il pensiero ad essere più veloce della parola ma la banalità tracotante e non di rado incontrollata a tradire la parola ed a proporre un’altra cosa, a metà tra un gesto dell’ombrello e un rutto libero. Anche l’alfabeto è logoro di essere trattato così, lui che ha sfornato poesie e prosa, lui che tramite il veicolo del pallone ha creato manifesti di signorilità. Allora ben venga il messaggio controcorrente, l’avviso ai naviganti di Cucchi, concluso da un “Cercate di difendervi”. Mattone su mattone viene su una grande casa. Chissà che parole fuori dal coro su parole fuori dal coro non possa venir su una grande e nuova casa di parole che rispettino la millenaria e straordinaria comunicazione del gioco del calcio senza giocoforza banalizzarla e dimenticarla. Si, ma che fatica che si fa… Luca Savarese

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Stadio Tardini

4 Commenti a “IL LINGUAGGIO DEGENERATO NEL CALCIO, SEVERO MONITO SOCIAL DI RICCARDO CUCCHI: “STANCO DI VEDERE INSULTATE LE PAROLE””

  1. JE SUIS LE BOMBER CALAJO' says:

    Con questo ritmo, quando
    faremo i play off verremo
    eliminati a tavolino in quanto
    causa traumi muscolari
    non avremo 11 giocatori
    da mandare in campo e
    pertanto il 3-0 ci sarà
    affibbiato d’ufficio.

    • Luca says:

      Invece se venissimo promossi sarebbe un’impresa storica, leggendaria. Mai 3 promozioni di fila e per di più con così tanti infortunati.

  2. luca tegoni says:

    più che stanco annoiato

  3. Ludovico il Moro says:

    non sono per nulla preoccupato.
    La A ci sta aspettando….