ALLA SCOPERTA DI RADIOGOL, IL NUOVO LIBRO DI RICCARDO CUCCHI: “UN VIAGGIO TRA LE MIE EMOZIONI ALLA RADIO. LA MIA STORIA E’ PASSATA ANCHE ATTRAVERSO PARMA E IL TARDINI CHE RICORDO CON SIMPATIA, AFFETTO E PASSIONE”

19 Set 2018, 12:00 2 Commenti di

ricardo cucchi e luca savarese san siro(Luca Savarese) – Kubilay Turkylmaz, ex bomber elvetico, nell’accoglierlo negli studi milanesi della Domenica Sportiva, dopo la sua ultima radiocronaca, Inter-Empoli, il 12 febbraio 2017 lo definì il Maradona dei radiocronisti. Ed in effetti stella cometa vocale lo è stata e lo rimane per uno stuolo di pastori. Dopo un anno da co-conduttore della Domenica Sportiva, adesso, scrittore nato, ha appena dato alle stampe Radiogol, un viaggio tra i suoi 35 anni di emozioni, snocciolate, tra calcio e radio. Disponibile e con il suo timbro inconfondibile, lo abbiamo sentito, in esclusiva per le nostre colonne.

Riccardo Cucchi, da Campobasso-Fiorentina, 22 Agosto 1982, ad Inter-Empoli, 12 Febbraio 2017. Dalla prima all’ultima radiocronaca. In mezzo 35 anni di calcio vissuti, sorseggiati, raccontati. E così, minuto per minuto, è venuta su una grande casa. Radiogol, edito da il Saggiatore, fa assaggiare questo tuo grattacielo vocale e le sue conseguenti pareti di brividi?

radiogoal riccardo cucchiSi è uscito il 6 settembre, è un progetto che abbiamo messo in piedi con la casa editrice il Saggiatore di Milano, mi ha subito convinto e coinvolto. Credo che si possa definire un atto d’amore, nei confronti della radio e del calcio, due mie grandi passioni. Non è un autobiografia nel modo più assoluto: è una serie di racconti, dove però i personaggi che vi compaiono e le partite che racconto sono reali. E’ un omaggio ad un tempo e soprattutto a quei personaggi meravigliosi di quel tempo, ad un mondo che mi ha insegnato il mestiere, ma fondamentalmente anche a vivere. E’un viaggio tra le parole, che sperano possano emozionare, come è successo con le parole che hanno pronunciato i grandi al microfono, alla radio. Sono stato fortunato, da questo punto di vista, io sono entrato in punta di piedi in questo mondo come era giusto, essendo molto giovane, ma avendo già vissuto nella mia infanzia tutto il fascino della radio, del racconto del calcio alla radio ed avendo già in un certo senso imparato, rubando da ascoltatore quello che i vari Ameri, Provenzali, Ciotti, Bortoluzzi, riuscivano a trasmettermi da ragazzino appassionato. Si, 35 anni meravigliosi, un viaggio meraviglioso, ma soprattutto emozionante: son convinto, ancora oggi, che non si possa raccontare emozioni senza essere emozionati per primi, non si può cioè emozionare senza essere emozionati in prima persona. Ecco con questo testo volevo raccontare proprio le mie emozioni, condividendole con gli appassionati, convinto come sono, che se il calcio ancora oggi resiste a tutto, è perché vive di un anima profondamente popolare, i tifosi hanno un amore incondizionato, che non si può razionalizzare. Sono sempre stato consapevole che il rispetto per chi è dall’altra parte, nascono da questa convinzione, il calcio è passione”.

Il mestiere di radiocronista e quello di scrittore hanno diversi minimi comuni denominatori. Come per esempio regalare il racconto dei fatti e redarlo con una puntuale brevitas. Dunque quel “Più breve sei, più bravo sei” consiglio d’oro che ti diede Mario Giobbe agli inizi della tua vita da radiocronista, si può applicare anche a questi tuoi nuovi inizi di scrittore?

Sicuramente, con la differenza fondamentale che sulla pagina puoi in qualche modo allargarti di più, indagare di più dentro di te. Scrivere è ricerca. Il dato comune tra la radio e la scrittura è la parola, che diventa sempre più importante quando è pronunciata alla radio o riportata sulla carta. Tutto sommato ascoltare la radio o leggere un libro fanno parte di un percorso simile: colui che parla o colui che scrive cerca di riprodurre immagini in chi ascolta o legge. Tutto ruota attorno alla parola: ho immaginato sempre la radio come un grande falò, nell’antichità attorno al falò si radunavano i giovani ed i vecchi raccontavano storie di vita vissuta, attraverso queste storie si tramandavano esperienze e si facevano crescere i bambini; questo modo di concepire la radio mi ha sempre accompagnato, sia quando le storie le raccontavano per me e sia quando, ho avuto la fortuna, di raccontarle io. Si, questo modo di leggere la radio mi ha sempre accompagnato, per tutta la vita”.

clamoroso al cibaliTi abbiamo visto già autore, nel 2010, in occasione dei 50 anni di Tutto il calcio, di Clamoroso al Cibali, di cui il nostro direttore Gabriele Majo curò l’evento di presentazione a Parma, all’Auditorium del Carmine, alla tua presenza. Invece, l’idea di dare alle stampe questa nuova creatura letteraria, quando l’hai partorita? Magari tra qualche viaggio Roma-Milano e viceversa dello scorso anno, che ti ha visto protagonista della DS?

Si in parte è nato in quegli spostamenti, ma soprattutto quando mi sono rifugiato nel mio eremo umbro, dove la natura regala capacità introspettive. Son due libri diversi, il primo è storiografico e collettivo, un omaggio alla trasmissione a come era nata, cercando anche la collaborazione di chi con me l’ha fatto Tutto il calcio, cercando di sottolineare anche come fosse legata, la trasmissione, alla società. Questo è un libro più intimo, son due modi diversi di vivere e di leggere una realtà straordinaria, quella che si crea nel rapporto tra narratore ed ascoltatore, attraverso il mezzo che per me rimane il più bello, il più affascinante, il più moderno di tutti, che è appunto la radio”.

Una gara alle 15, una alle 18, un’altra alle 20.30 del sabato. Poi ecco la domenica: lunch match delle 12.30, solo 3 gare alle 15, una alle 18, una alle 20.30 e dulcis in fundo il monday night. Forse più che un radiocronista bisogna essere un equilibrista? Però, come diceva Romano Gaurdini, nell’esperienza di un grande amore tutto diventa interessante, come forse può esserlo anche questa nuova parcellizzazione delle partite?

Non vorrei apparire un passatista, è evidente che per la mia storia e cultura ed età, quel passato è meraviglioso, ho avuto la fortuna di raccontarlo anche io, di vivere quella contemporaneità di gare che prendevano il via tutte alle 14 alla domenica. Io ho visto nascere il cambiamento: mi rendo conto che io avevo soltanto la radio per vedere cosa accadeva su un campo di calcio, oggi i giovani hanno un sacco di strumenti in più, non credo che bisogna leggere tutto per forza in negativo; oggi ci sono più opzioni per le nuove generazioni, e quindi più libertà. Forse però bisogna riflettere su una cosa: l’appassionato non va considerato un cliente, una sorta di bancomat a cui attingere i soldi tanto per essere chiari, non si può sfruttare la passione dei tifosi trasformandoli in clienti, abbiamo visto le due piattaforme e tutti i problemi connessi, questo spezzatino ancora più accentuato. Ecco, i tifosi non possono essere trasformati in clienti, mi auguro che ci si pensi: il calcio è passione della gente, quando la gente si stancherà, speriamo non avvenga mai, probabilmente il calcio subirà una crisi profonda”.

Parma, è sempre stata accanto a Tutto il calcio, al suo spirito, ai suoi aedi. Sandro Ciotti il 12 maggio del 1996 visse il suo canto del cigno con un Cagliari-Parma. Così come calò il sipario sui racconti alla radio di Tonino Raffa, da dipendente,in un Parma-Juve nel maggio 2011 così come la sua “ripartenza” da collaboratore avrebbe dovuto essere proprio da Parma, ma l’evento saltò per uno sciopero dei calciatori. Inoltre, l’anno dopo, nel novembre del 2012 Ugo Russo ha raccontato il suo Un microfono a due facce nel Circolo cittadino Aquila Longhi. Insomma Riccardo, se e quando vorrai, sarai accolto a braccia e ad orecchie aperte…

riccardo cucchi allo stadio tardini di parmaParma ha rappresentato molto anche per me, soprattutto in due episodi. L’esordio di Buffon, ero lì, quel giorno in un Parma-Milan, nel 1995, lo vidi per la prima volta schierato tra i pali, titolare: non capimmo ancora bene chi sarebbe diventato quel ragazzino, ma ne vidi il suo esordio e poi la finale, non dimentichiamocela, il trionfo moscovita del Parma, nel 99, c’ero anche in quell’occasione. Ho viaggiato insieme alla squadra nel ritorno ed ho potuto toccare la Coppa, un momento meraviglioso che non dimenticherò mai. La mia storia di radiocronista è passata anche attraverso Parma, il Tardini e quei colori che ricordo sempre con simpatia, affetto, e passione. Spero di tornare a Parma presto e di vedermi qualche partita dei gialloblù”.

Infine, da scrittore, secondo te che pagine potrà scrivere il Parma, che dopo un triplo salto, ha ritrovato il libro della serie A?

Non era facile risalire dopo aver visto l’inferno, complimenti di cuore, è un ritorno davvero da incorniciare, addirittura in meno tempo rispetto al previsto è avvenuto questo ritorno tra le grandi e questo va a merito ed onore di un ambiente che è sempre stato, al di là di quella parentesi triste che non voglio neanche ricordare, sano, di passione e di gente che va allo stadio per divertirsi. Ricordo e sottolineo la grande civiltà di Parma e del popolo parmigiano, questo è già un grande risultato, il difficile, arriva ora perché è sempre più complicato rispetto agli anni 90 rimanere in A, è molto più complicato mettere insieme, oggi, risultato tecnico e bilanci, ed è un esercizio a cui i presidenti, specie quelli che hanno meno disponibilità economica, devono in qualche modo far fronte. Io mi auguro che si stabilizzi in A e possa vivere insieme ai suoi tifosi quelle grandi avventure vissute negli anni novanta e possa tornare tra le sette sorelle”. Luca Savarese

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  1. Luca says:

    Bella intervista. Complimenti! http://www.stadiotardini.it/emoticons/wpml_good.gif

  2. Gaio1974 says:

    Che nostalgia… quello era calcio bello. Quelli erano radiocronisti.
    Tutte le partite alle 16, oppure 15 o 14:30 in inverno, che si mangiava in fretta e in furia per andare allo stadio.
    E ancora più nostalgicamente 90mo minuto alle 18:15… si è vero il mondo cambia, ma chi oggi è giovane e se la gode con DAZN e compagnia non riuscirà mai a capire cosa si è perso.
    Per non parlare del mercoledì di Coppa… non studiavo quasi mai perchè si cominciava a vedere partite alle 2 del pomeriggio e finivi a sera tardi…
    Ora è solo un circo con ridicoli saltimbanchi.