I MIEI DUE INTER PARMA DEL CUORE, di Luca Savarese

13 Set 2018, 13:00 1 Commento di

Luca Savarese(Luca Savarese) – Inter-Parma per me, nato a Milano ad un tiro di schioppo dalla Scala del calcio, ma gialloblù nel cuore dall’annus mirabilis 1992, non sarà mai una partita come le altre. Con Milan-Parma, fa il paio di quell’essere Crociato, sì, ma in terra meneghina. Se con i casciavit  rossoneri giocavo in un certo senso in casa (papà è milanista sin dai tempi del Golden Boy) con la schiera dei bauscia, le cose, si fanno ancora più avvincenti. Qui, si va di seconda navigazione, buzzo buono e remi pronti a sferzare le acque. Per me, quando escono i calendari, Milan-Parma ed Inter-Parma sono i primi cerchiolini da fare, colore rosso: evento imperdibile. Ne ho viste tante, come quella volta che in una sera di Coppa Italia, nel febbraio del ’99, Veron e Balbo zittirono il Meazza e portarono la squadra di Malesani in finale, dove poi, assieme all’Uefa ed alla Super Coppa Italiana, divenne squadrone, mito, storia. Pagine invece di prosa e poesia sono state, nella mia agenda personale, altri due Inter-Parma. Mese, settembre, giorno 13, anno 2009. Il Parma, guidato da Francesco Guidolin, è appena tornato in A. Il sottoscritto, guidato da qualche spirito amico, è appena tornato in vita dopo un grave incidente stradale riportato, un mese prima, in montagna. Ma il richiamo del Parma in A è tale che viti nell’omero sinistro e tutori vari fanno meno male. La formazione, è partita col vento in poppa: pareggio per 2 a 2 alla prima al Friuli, vittoria casalinga contro il Catania alla seconda. Ma ecco la terza che propone una prova del fuoco: l’Inter di Mourinho, nella sua tana. Compro il biglietto, primo anello blu, con largo anticipo: i Crociati, come del resto me, sono ancora qua, due riscatti in uno, si danno appuntamento allo stadio Giuseppe Meazza. Solo pochi mesi prima, mi ero fatto sportivamente sedurre da Mariga McDonald, il primo keniota a scendere in campo con una maglia di calcio italiana. Dopo il gol inter-parma-2-758x486al Castellani di Empoli, lo elessi ad idolo. Al punto da inventare una mail col suo cognome, al punto da comprare una maglia arancione con tanto di cappuccio e scritta verde all’altezza del petto: KENIA. Con questa veste, un tutore nero al braccio operato, pantoloncini corti ed un paio di mocassini marroni, mi presentai al gate 1 di San Siro. Dopo le operazioni di entrata, trovai il mio posto, dietro la porta. Le casse dello stadio pompavano forte: In vacanza da una vita di Irene Grandi. Anche i miei desideri erano molto grandi. Scorsi Morrone lanciare, nel riscaldamento, Paloschi a rete. Le sensazioni erano di qualcosa di fresco, di ritrovato. E si mantennero tali anche dentro la battaglia. Il Parma, senza nessun timore referenziale, attendeva la beneamata e quando ne aveva occasione, mica disdegnava qualche ripartenza. Il puzzle era perfetto e durò 70 minuti fino a che in rapida successione, prima Eto’o e poi Milito siglarono il due a zero. Score esagerato per le casacche bianche con croce nera in petto. Pellicola, però, da tramandare ai posteri: se giochi così, puoi anche perdere, ma esci a testa alta. La mia testa invece, quattro anni dopo, dovette alzarsi dentro un banco di nebbia. Stessa spiaggia, San Siro, stesso mare, Inter-Parma, attori e protagonisti diversi ed una grande novità: la mia prima Inter-Parma, come accreditato stampa! In campo, con Donadoni in panchina, fu un pirotecnico 3 a 3. Era l’8 dicembre, festa dell’Immacolata, il Natale alle porte. Strenne e sorprese in vista. La mia sorpresa, iniziò dopo la partita. Dopo la conferenza stampa. Come nottola di Minerva, vidi, sulle scale che conducono dalla sala stampa alla porta d’ingresso e d’uscita dei giornalisti, Emanuele emaniele-dotto-radio-rai.jpgDotto. Imbacuccato dentro un giaccone grigio di fine eleganza, sulle scale, un paio di gradini davanti a me. L’occasione era ghiotta, non mi andava di perderla: “Emanuele, sono Luca di stadiotardini.it. Gabriele prima ti ha intervistato, io invece ti saluto adesso…”. Non solo Dotto rispose al saluto, per niente algido, al netto di un tempo che segnava temperature rigidissime. Fece con me un pezzetto di strada, quel brandello di cemento e silenzio che accompagna le persone fuori dal tempio. Fu una liturgia improvvisa ed intensa. Avrei voluto che quel frammento fosse grande 105 per 68, come il prato: io Dotto e la scighera milanese, che partita! Tu chiamale se vuoi emozioni… Io a distanza di cinque anni continuo a chiamarle così. No, inter-Parma per me, non sarà mai una partita come le altre. Luca Savarese

Carmina Parma, In Evidenza, News

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1 commento a “I MIEI DUE INTER PARMA DEL CUORE, di Luca Savarese”

  1. Luca says:

    Dai crociati! Se ripartiamo dalla gara contro la Juventus ce la possiamo fare.