UN UOMO IN DUE MAGLIE. A TU PER TU CON… BENNY CARBONE, di Luca Savarese

14 Set 2018, 14:00 1 Commento di

Luca Savarese(Luca Savarese) – Si scriveva Benny Carbone, si leggeva fantasia al potere. Laccetto a raccogliere i capelli, portieri spesso costretti a raccogliere le sue parabole. Nella seconda metà degli anni novanta, sbarcano anche in Italia i nomi sulle magliette. Così, ti capitava di andare all’oratorio a giocare con gli amici e di trovare una nidiata di piccoli Benny Carbone con la maglia più grande di loro ma con ben impresso il primo 10 personalizzato della storia nerazzurra. Il nostro, nella stagione 2003-2004, ha però avuto modo di deliziare anche gli appassionati crociati, giocando con la maglia del Parma. Grazie alla disponibilità di Maurizio Russo e della NF Sports, agenzia che gestisce la comunicazione di Benny, lo abbiamo contattato per le nostre colonne come “Uomo in due maglie” ( A volte ritornano…) di questa terza giornata.

 Partiamo da lontano… Scilla e Cariddi non furono solo due creature mitologiche, ma l’A. S. Scilla Calcio, fucina giovanile della U.S. Scillese, diede di fatto inizio al tuo mito?

 “Si, ho iniziato proprio con la Scillese, che mi chiese in prestito alla mia squadra di appartenenza (la Bagnarese). Mi chiesero di andare a Torino per fare un torneo. Lì si giocava contro Juve, Toro e la squadra che organizzò il torneo, il Pino Maina. Fu in quell’ occasione che mi misi in mostra, vincendo. Fui decretato miglior giocatore e capocannoniere del torneo. Ciò suscitò l’interesse del Toro, ma anche della Juve. Mi ricordo ancora che proprio la Juve mi propose di andare da loro l’anno successivo, perché avevano chiuso le entrate del settore giovanile. Invece il Toro mi disse che se avessi avuto un appoggio, loro mi avrebbero preso subito. E così andai lì, avendo la possibilità di abitare con mia sorella a Settimo Torinese. Grazie a loro ( Maria Carbone e Domenico Luppino) è iniziata la mia avventura da giocatore professionista”.

 Poi arrivò il 15 gennaio 1989, Torino-Pisa. Al Comunale fa freddo, arbitra il signor Fabio Baldas, ma tu quando entri con la maglia numero 16 al posto di Alvise Zago, ti dimostri già caldo, al punto da andare a cogliere il montante esterno dopo un lampo sulla mancina. Insomma, il primo giorno di A, non si scorda mai?

 “Come potrei dimenticare il mio esordio. In quel momento fu come un sogno . Giocare al Comunale con la maglia del grande Torino, del vecchio cuore granata fu un’emozione bellissima. Entrai in una partita che risultava fondamentale per la salvezza, appunto Torino – Pisa, nella quale riuscii a fare un ottimo di partita; ho colpito un palo con un tiro che, se invece fosse entrato, avrebbe cambiato le sorti sia del Toro quanto mie. L’anno dopo andai infatti in prestito alla Reggina, in serie B”.

 Poi Reggina, Casertana, Ascoli, ancora Toro e Roma e Napoli: giri un po’ lo stivale, dispensando qua e là, giocate d’alto bordo

“Si, ero nella lista dei confermati per l’anno successive, insieme a Dino Baggio. Poi arrivò Moggi e cambiò tutto. Dino rimase al Toro, io invece trascorsi 3 anni in giro per “farmi le ossa”.

 Si arriva all’estate del 1995. Anni di grandi cambiamenti. L’anno prima arrivarono i tre punti, ora ecco le tre sostituzioni e, sulla scia degli sport statunitensi, le maglie personalizzate con tanto di cognomi stampati sopra i numeri. La tua dice 10 Carbone. Che effetto ti fece?

“Fece un grandissimo effetto, considerando il fatto che stiamo parlando della maglia n.10 al Napoli (quell’anno non ancora personalizzate, nda) pesantissima dopo Maradona e Zola. Nel 95 prendo in eredità la maglia personalizzata numero 10 nella mia squadra del cuore, con i colori nerazzurri, dei vari Beccalossi , Matthaus , Bergkamp. Insomma, vederla addosso a me, con il mio nome, sapendo chi l’aveva indossata mi riempiva di orgoglio, ma nello stesso tempo di grande responsabilità. Ho cercato sempre di portarla con onore e dignità e credo di esserci riuscito”.

 Ma il prato del Meazza che profumo aveva e Roberto Carlos davvero tirava le punizioni con le tre dita?

 “Profumo di campo , profumo di stadio di prestigio, dove grandi campioni del passato avevano fatto la storia dell inter. Per me era un privilegio avere la possibilità di calcare quel terreno. Roberto Carlos ha dimostrato con la sua carriera il campione che fosse. Qualcuno all’Inter non aveva capito di avere il terzino sx più forte di tutti i tempi, sapendo calciare le punizioni si con le tre dita, ma con una potenza allucinante. La palla “fischiava” quando la calciava Roby”.

 Poi ecco che il tuo calcio cominciò a parlare inglese. Fosti uno dei pionieri del made in Italy nella Premier League nata solo pochi anni prima. Lo stadio più bello ed il cibo più buono made in England?

 “Si fui il primo ad andarci , anche se adesso con il senno di poi posso dire di aver sbagliato i tempi , visto che lasciai l’Inter , una delle squadre più importanti al mondo .Ma L esperienza inglese l’avrei fatta comunque e sono stato felice di rimanere lì per 6 stagioni lavorando veramente bene. Lo stadio più bello, senza togliere nulla a nessuno , il vecchio Wembley, dove feci una finale di F.A CUP CONTRO IL CHELSEA … stadio superbo .. e se devo dirne uno della premier sicuro dico Old Trafford di Manchester, da brividi …” 

 Un anno in riva al Lario e poi arrivi nel ducato di Parma. Non c’era più Maria Luigia però da quelle pbenito carbonearti, amanti delle raffinatezze, il tuo modo di dare del tu alla palla ricordava quello di Zola. Lui dopo Parma scelse la Premier, tu al contrario arrivasti al Tardini dopo aver parlato inglese?

“Si le mie strade e quelle  di Zola si sono sempre rincorse. Lui era a Napoli ed io al Toro , lui al Parma ed io al Napoli, io in Inghilterra e lui a Parma, io a Parma e lui al Chelsea. Incredibile non aver mai potuto giocare con questo grande campione. Credo che l’umiltà fosse l’arma migliore che potesse avere un grande calciatore di quel livello” .

 Un anno con la casacca crociata, Prandelli in panca, Gilardino e Adriano là davanti, ma anche quattro tuoi gol, come uno in casa che aprì le marcature contro la Juve…?

 “Beh, l’anno di cui stiamo parlando lo ricordo sempre con grandissimo affetto. Arrivai l’ultimo giorno di mercato e mi guadagnai tutto con fatica e sudore per arrivare a conquistare la fiducia di un mister (che ancora oggi sento) e del grande gruppo che avevamo. Ragazzi meravigliosi, con cui Prandelli fece un miracolo, facendoci arrivare a giocarci l’accesso in Champions all’ultima giornata a Milano con l’Inter. Per non parlare del fatto di aver affrontato tutto l’anno con il disastro Parmalat. Sono ricordi stupendi”.

 Sabato sarà di nuovo Inter-Parma. Sono entrambe due formazioni a contatto con due novità: i ragazzi di D’Aversa ritrovano il gusto di giocare nella Scala del calcio dopo gli anni bui, i nerazzurri, forse mai come quest’anno, dovranno essere nuovi ogni partita, in Italia e nella ritrovata Champions?

 “Beh nessuno credo possa essere felice quanto me per la promozione del Parma nella massima serie, dove questa grande piazza meritata di stare. Auguro loro con il cuore che rimangano più a lungo possibile in serie A . L’Inter per me è un mondo a parte. Sono un tifoso, un ex calciatore, che ancora oggi sente di far parte di questa grande famiglia. Progetti come InterForever non fanno altro che aumentare l’attaccamento a questa grande squadra. Mi auguro che la squadra di Spalletti possa continuare il suo cammino spedita, facendo capire a tutti di essere l’anti Juve, e giocarsi il campionato fino alla fine”.

 Non ti chiediamo il pronostico ma siamo curiosi: sarai allo stadio o ti gusterai la gara altrove?

 “Sarò allo stadio con il mio amico fraterno Walter Zenga e, per ragioni di cuore, tiferemo Inter. Sarò felice di vedere due squadre che per me sono state importanti e che mi hanno dato molto. Hanno la possibilità di giocare nello stadio più prestigioso d’Italia. Vinca il migliore!”.

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1 commento a “UN UOMO IN DUE MAGLIE. A TU PER TU CON… BENNY CARBONE, di Luca Savarese”

  1. Luca says:

    Quella partita con gol di Carbone fu vinta 2-1, no?