CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / CATTIVISSIMI NOI, SEBBENE MOLTO ITALIANI

12 Dic 2018, 13:00 2 Commenti di

gianni barone(Gianni Barone) – Nella giornata in cui dopo oltre 10 anni scopriamo che il nostro Campionato Italiano si rivela sempre più Italiano, e non solo nella mentalità e nelle filosofie di gioco, ma semplicemente perché tutte e venti le panchine di serie A, sono occupate da tecnici italiani ( è una notizia), e la cosa non accadeva, appunto dalla 38^ giornata del 2007-2008, dobbiamo constatare, che oltre ad essere autoctoni o autarchici – fate voi – in tema di calcio guidato dalla panchina, ci siamo risvegliati tutti più cattivi, più rancorosi, come i rapporti e le statistiche testimoniano. Italiani, si, e la cosa ci può anche inorgoglire – assieme al Vice Presidente del Consiglio – ma più cattivi (cittadini), no la cosa potrebbe anche infastidire, ma cosa ci possiamo fare? Non possiamo fare niente in tempi di crisi, di recessioni, non solo economiche ma di valori, sportivi e calcistici compresi. Noi cattivi, anzi cattivissimi, ma non perché finalmente col-porco-in-bocca-prandelli-libero-21-06-2013.jpgtutti italiani, e mi riferisco, ancora ai tecnici di serie A, i quali ritornati ad essere padroni di tutte le panchine del Campionato dopo l’esonero di Juric dal Genoa, e prima ancora di quello, dello scienziato, Velasquez dall’Udinese, sostituiti da Prandelli e da Nicola, come undici anni fa, permettono al nostro calcio, nonostante varie contaminazioni di credo e di mode tutte straniere, colte, ma non nostre, di respirare un’aria vecchia che diventa nuova, e che fa dire ad un tecnico come CAPELLO, ora opinion leader, che il vero calcio, quello bello, quello che soddisfa, è quello praticato dalle squadre che vincono, aldilà di tutti gli orpelli e i manierismi di sorta. Eppure qualcuno obietta, quello non si chiama bel calcio, ma pragmatismo, e ci fa venire in mente che tutti, chi più e chi meno, per vincere, almeno una volta, hanno pensato, che essere pratici può servire eccome alla causa delle proprie squadre. Poi vi sono delle eccezioni, in cui tutti vorrebbero credere, e parlo sempre dei tecnici, che c’erano undici fa, e alcuni dei quali ci sono ancora adesso sulle panchine italiane. Eccezioni che vorrebbero che qualcuno della critica e qualche tifoso in più, ne apprezzasse lo sforzo compiuto per rendere, il giuoco delle loro squadre, stilisticamente e esteticamente migliore, mister roberto d'aversa dopo torino-parmalasciando da parte apprezzamenti, non graditi, che riconducono, il tutto ad una mentalità catenacciara di cui tutti, o per lo meno, molti, vorrebbero farne a meno. Ma quando qualcuno della critica locale, si permette di criticare la critica nazionale che si lascia andare ed usa termini impropri o che fa proclami al posto degli interessati, francamente ci sentiamo di non condividere, o ci sentiamo spiazzati, perché il gioco delle parti finisce per perdere un po’ di senso. Ormai, tutti parlano solo di salvezza, basta, lo abbiamo capito, lo si fa anche per scaramanzia, per non portare rogna o sfiga se preferite, ma un po’ di ambizione ci vuole anche ai nostri livelli. Poi tutti accettano anche un pareggio contro l’ultima nel nome dell’ umiltè staordineria che dovrebbe, sempre, condire ed ventura italiaaccompagnare, siempre (anche al posto delle vittorie), le prestazioni di una provinciale e per giunta neopromossa, come ci viene ripetutamente ricordato da più parti. Sappiamo bene anche questo, quindi una partita contro il Chievo, che in campionato dopo, quindici giornate e tre allenatori, di cui uno ex c.t della nazionale, non ne ha ancora vinta una, è da considerare non facile, e non una passeggiata, al punto che ci si può anche accontentare di un pareggio conquistato contro una squadra rimasta negli ultimi venti minuti in dieci. Sappiamo anche questo, visto che ce lo hanno ricordato tutti nel dopo gara, non ci sono più le stagioni… pardon, non questo luogo comune questa volta non c’entra, non ci sono più gare facili come una volta, meglio così, tutto è possibile, tutto può succedere, in un campionato, come questo, più italiano fin che si vuole, ma aperto ad ogni tipo di risultato – a parte per lo Scudetto – ad ogni  tipo di sorpresa (sdong). Ma va? Non ce n’eravamo tanto accorti, in questo clima, in questo dicarlopaese, che i rapporti e sondaggi, descrivono sempre più cattivo, sempre più rancoroso, complice la crisi, e la continua minaccia di recessione fatta da stregoni travestiti da economisti e non solo. Siamo cattivi, dopo tanto buonismo, dopo tanto credere che esistano per la vita e per il calcio sempre ricette migliori. Siamo cattivi noi, che predichiamo cativeria, insieme a grinta e forza, da una vita, per un calcio migliore, più realista, e noi che ci consideriamo e di ci dichiariamo cattivi cittadini, da una vita, e non solo per cattivo o imperfetto  se non pessimo uso della lingua italiana. Non ci stupiamo del clima che si respira, perché abbiamo sempre un po’ combattuto il buonismo condito di luoghi comuni e banalità nel calcio, quindi accettiamo, di buon grado, il cattivismo imperante, nella speranza di sconfiggerlo dall’interno dei nostri pensieri e delle nostre coscienze, e salutiamo, di buon grado, l’italianismo del nostro calcio, fatto oltre che dalla presenza, di ottimi tecnici di casa nostra, anche di una katia serrabuona dose di sano pragmatismo italianista, nella mentalità di allenatori e giocatori, capaci di condire e di dosare al punto giusto le prestazioni delle loro squadre con della sana umiltà. Salutiamo anche il Chievo, esempio di calcio vero, di un quartiere, che da anni è passato dal dilettantismo al professionismo e continua a resistere, e apprezziamo anche il lavoro di allenatori come Di CARLO, che a Parma, non aveva lasciato un buon ricordo, che sanno cambiare le squadre, senza essere scienziati o ex CT con un semplice lavoro da psicologi, quasi abusivi. Perché è di questo che occorre parlare per giustificare il risultato dell’ultima partita del PARMA. Partita che, per chi ha seguito la diretta su Sky, è stata apprezzata anche per il commento tecnico di KATIA SERRA (molto brava), che affiancava il telecronista ufficiale (De Rosa). Era dai tempi Carolina Morace, a Telemontecarlo, anni 90 circa, che in A non si aveva un commento tecnico così competente e così approfondito da parte di una ex calciatrice. Katia Serra, ex RAI, ma anche ex centrocampista della Nazionale Femminile, ha commentato alla grande la gara, sottolineando, senza paura di incorrere nelle ire dei tifosi telespettatori, al contrario, di molti suoi colleghi uomini, anche celebrati, gli errori commessi durante la partita dai vari giocatori, indicando anche la eugenio-fascettisoluzione che sarebbe state più opportuno adottare. Ci ha fatto capire, in poche parole, che al Parma, servirebbe in fase offensiva, una sorta di confusione creativagigi radice (nuova edizione del casino organizzato di Eugenio Fascetti), in modo da sfruttare al meglio il grande lavoro svolto da Inglese, e per mettere in atto un po’ di imprevedibilità da parte degli esterni d’attacco, troppo legati alla posizione, quelli del primo tempo, Biabiany e Di Gaudio. Meglio – sempre secondo la SERRA –  l’impiego simultaneo di Siligardi e Sprocati, più abili a cercare spazi centrali con movimenti in diagonale, sempre nell’ottica di un calcio semplice, ma verticale, come si spera, venga adottato da molti, dei venti tecnici, che occupano, lo ripetiamo dopo undici anni, tutte le panchine di Serie A, proprio nella giornata in cui si è ricordato il lavoro e la figura, di Gigi Radice, capace con il suo TORINO, di innovare la tradizione del nostro calcio con quello spirito tipico del calcio olandese, anni 70, che lo ribadiamo aveva introdotto l’idea di un calcio molto verticale. Qualcuno ha detto che Radice insieme a Maestrelli della Lazio Campione d’Italia, aveva introdotto in Italia, il pressing, senza nemmeno conoscere ancora bene il significato della parola stessa. Rip. Gianni Barone

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2 Commenti a “CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / CATTIVISSIMI NOI, SEBBENE MOLTO ITALIANI”

  1. Luca says:

    Trovo il dibattito un po’ sterile e stucchevole. Come ho sempre detto, ognuno utilizza le armi più adatte a raggiungere il suo obiettivo.

  2. Lukfur says:

    Ha dimenticato di citare il mitico Carletto Mazzone che quando allenava la Roma alla domanda di un giornalista “ma lei preferirebbe giocare male ma vincere?” lui ha risposto: MAGARA. Da cui il soprannome…. Il Magara….
    Sfido chiunque a giocar bene e poi perdere, si è poi soddisfatti???