IL COLUMNIST, di Luca Russo / IL FATTORE CAMPO PER IL PARMA NON E’ CHE UN MERO DETTAGLIO LOGISTICO

04 Gen 2019, 00:00 4 Commenti di

il-columnist-luca-russo.jpg(Luca Russo) – Contrariamente a quanto si potrebbe pensare analizzandone il bagaglio tecnico, se il Parma fosse uno schermitore, lo vedrei più portato per l’aristocratico fioretto che non per le “grossolane” sciabola e spada. Mentre nella sciabola si va a segno colpendo l’avversario dal bacino in su – testa e braccia comprese – e nella spada si può far punto toccando l’avversario in qualsiasi parte del suo corpo, nel fioretto il bersaglio che permette di piazzare una stoccata vincente è limitato al petto. Niente braccia, niente testa, niente gambe, solo petto. Esattamente come accadeva nei duelli di una volta, quando cioè per primeggiare sul rivale bisognava colpirlo al torace e dunque metterlo letteralmente al tappeto. E’ per questa ragione che l’esercizio del fioretto richiede attacchi precisi, puliti, direi quasi chirurgici, motivo per cui, inoltre, viene considerata la più elegante delle specialità della scherma. Ma serve anche tanta pazienza, perché non di rado un incrocio a fioretto si traduce nella lunga attesa che l’avversario scopra la guardia e si esponga all’affondo, decisivo, dell’altro contendente. Abilità, queste appena elencate, che a ben vedere alla truppa di D’Aversa di certo non mancano. Ce lo ha confermato il modo in cui ha disputato il girone d’andata archiviato poco meno di una settimana fa. Il Parma in effetti è tra le formazioni di massima serie l’unica che non si è lasciata sedurre dalla possibilità di praticare il cosiddetto calcio propositivo, preferendogli quello all’italiana – tutto difesa grintosa e muscolare e ripartenze tecnicamente impeccabili – che fino alla fine degli anni novanta del secolo scorso ha garantito ai club nostrani molti più successi di quanti siano riusciti a metterne insieme successivamente quando, presi dalla smania di dare spettacolo, hanno deciso di convertirsi al cosiddetto bel giuoco, senza però averne la stessa conoscenza delle principali squadre europee, che infatti dall’inizio del terzo millennio stanno dominando la scena internazionale lasciando alle formazioni del Bel Paese poco meno che le briciole. Un Parma all’italiana che si è visto nitidamente nella Milano neroazzurra, nella Genova rossoblu, nella Torino granata e a Firenze, palcoscenici sui quali ha sempre saputo elevare all’ennesima potenza, sublimandola, la medesima filosofia contropiedista che anima il fioretto: neutralizzare le intenzioni dell’avversario per poi colpirlo e affondarlo nel suo unico punto debole ed esattamente quando, nel tentativo di andare a segno, lo lascia scoperto. Un Parma che è stato un po’ meno all’italiana al Tardini, dove Gervinho e soci ne hanno vinte “appena” tre. In tal senso, proprio perché votati ad una rivisitazione in chiave moderna del catenaccio, era abbastanza prevedibile che i Crociati, fatta la tara al coefficiente di difficoltà imposto dal giocare in esterna, in proporzione raccogliessero più in trasferta, dove se non sei una grande squadra il ruolo di ospite quasi ti obbliga a chiuderti e ripartire, che non nel proprio fortino, dove invece la partita in qualche modo la devi fare tu che sei il padrone di casa. Vero è che i punti conquistati all’Ennio (13) superano quelli inanellati in viaggio (12), ma le 4 vittorie ottenute oltre i confini del Ducato catturano l’occhio più di quanto facciano i 3 successi e i 4 pareggi collezionati a domicilio. Lo stesso dicasi per la posizione in classifica: se avesse giocato sempre e solo in trasferta, il Parma avrebbe chiuso il girone d’andata al settimo posto a due lunghezze dalla zona Champions e con un rassicurante margine di otto punti su quella retrocessione; se invece si fossero esibiti solamente al Tardini, i Crociati sarebbero quattordicesimi con appena quattro punti di vantaggio sul Bologna terz’ultimo. Numeri dai quali emerge che per gli uomini di D’Aversa il fattore campo non è che un dettaglio logistico. Il che può schiuderci orizzonti piuttosto sereni, perché oltre a quelli che certamente saprà spremere dai match interni, dovesse replicare l’eccellente andamento delle prime diciannove giornate, il Parma potrà contare anche su parecchi punti da viaggio. Un surplus direi vitale per chi è chiamato al difficile compito di conservare la categoria. Luca Russo

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4 Commenti a “IL COLUMNIST, di Luca Russo / IL FATTORE CAMPO PER IL PARMA NON E’ CHE UN MERO DETTAGLIO LOGISTICO”

  1. jdm says:

    te lo dico io che fattore non e’ stato mero

  2. Luca says:

    E al ritorno abbiamo molti scontri diretti (tolta la Spal) in trasferta http://www.stadiotardini.it/emoticons/wpml_good.gif

  3. morosky says:

    Dalle mie previsioni, non so quanto corrette, immagino che i Crociati , avranno miglior sorte in trasferta rispetto alle gare casalinghe , soprattutto contro le squadre di minor cabotaggio …diciamo da metà classifica in giù..

    magari mi sbaglio …non so …staremo a vedere
    IN TUTTI I CASI …SALVEZZA SICURA ….NON MANCANO MOLTISSIMI PUNTI E ….CI SALTEREMO FUORI ….

    moro

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