CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / IN NOME DELLA ROSA… CADO DALLE NUBI…

13 Mar 2019, 00:00 7 Commenti di

gianni barone(Gianni Barone) – Se c’è una cosa di cui bisogna andare fieri è quella di essere grati a chi fa qualcosa d’importante per la causa comune, e il fatto di dimostrare di continuo, sia nel bene che nel male, la propria gratitudine è un merito che non tutti possono permettersi. Tra i pochi e forse più di ogni altro, è da considerare D’AVERSA che, tra una dichiarazione e l’altra, tra un pensiero tecnico e l’altro, non si dimentica – mai – al termine di ogni gara, di elogiare i suoi, la sua squadra, i suoi giocatori, per l’impegno e soprattutto la sua gratitudine è rivolta a chi lo segue e a chi fa tesoro di quanto lui riesce, durante la settimana a trasmettere, bene, lo spirito giusto per affrontare ogni impegno. In nome della rosa, delle sua rosa, egli si spende come pochi, per mettere in evidenza le doti tecniche e umane, che i suoi giocatori sanno evidenziare, e che spesso vengono ignorate dalla critica – da certa critica – e dai tifosi – da certi tifosi – che pannella imbavagliatoaccompagnano le prestazioni dei Crociati con la solita accusa, che ormai il tecnico e non solo a lui, non gradisce affatto, della mancanza di bel gioco. C’è perfino chi di solito ciclostila paginate che si autoimbavaglia facendo lo sciopero della parola come un Pannella d’antan... Siamo sempre alle solite, si parla di grande impresa, di campionato straordinario per una neo promossa, che sembra già vicina alla salvezza, ma non mancano mai le solite critiche sulla mancanza di gioco o di assenza di bel gioco, che infastidiscono non poco il tecnico, il quale, dopo la gara contro il Genoa, ha sfoderato, tutta la sua amara ironia (o meglio sarcasmo, per dirla come Nevio Scala a quel birichino di Majo), fino ad ora assenti, sbottando alla domanda se qualcuno lo avesse cercato per un futuro su di altra panchina, con un lapidario “Ma se dite che il Parma gioca male, chi volete che mi cerchi?” che non lascia scampo a nessuno e a nessuna replica. Anche perché in precedenza, egli stesso si dichiarava stupito, testuale “Ragazzi quando mi viene fatto questo roberto d'aversa dopo parma genoaappunto sul bel gioco io cado dalle nuvole…” Per dirla alla Checco ZALONE, stavolta, il “Cado dalle nubi” di D’Aversa, è quanto mai sintomatico di una situazione d’insofferenza che dura da diverso tempo, e nella quale si sono trovati altri suoi illustri colleghi – su tutti Allegri – al quale noi, lo avevamo in più di un occasione accostato. Il cercare il pelo nell’uovo, a fronti di risultati confortanti, alla lunga stanca, e per chi si ostina a dire, a ragione, che i suoi ragazzi stanno facendo un campionato straordinario, il sentire le solite critiche di natura estetica – che lasciano il tempo che trovano, perché basate su criteri e termini di paragone alquanto aleatori e non codificati – fa perdere oltre che la pazienza cado dalle nubi zaloneanche le staffe (al di là che le staffe, chi ha la fortuna di fare determinati mestieri, non dovrebbe perderle mai, dal momento che gli emolumenti percepiti sono anche commisurati alle scocciature di cui stiamo parlando e che sopportarle fa parte del mandato professionale ricevuto). Poi vi sono, i finti complimenti di chi ripete ossessivamente la solita storia (mister), che tutti conoscono a memoria, di una squadra partita dalla D, dopo il fallimento, e arrivata a tempi di record, nell’olimpo del calcio, che non so quanto possano far piacere e placare l’ira di chi sente di continuo sotto la lente d’ingrandimento di soloni, depositari, a loro dire, della verità calcistica in assoluto. Dispute di natura ideologica e filosofica, sugli universali del calcio, a parte, con realisti da una parte (con teorie legate ad un gioco sparagnino) e nominalisti dall’altra (legati ad un tendenza più propositiva della materia), ci sentiamo di affermare, che tra gli Anselmo di Aosta del catenaccio e i Roscellino del tiki taka, sarebbe meglio prediligere gli Abelardo che sappiano trovare la sintesi giusta e più appropriata tra le due tendenze. E tra questi tipi di ABELARDO, a noi piace annoverare D’AVERSA, oltre al già ampiamente citato Allegri, con Antonio Conte, Simone Inzaghi, e qualche altro che rifugga da ogni tipo di tentazione di natura integralista. Poi, come dice Veltroni, in tour per la presentazione del suo primo film a soggetto, riferendosi da buon juveveltronintino quale è, ad Allegri, l’importante è la rosa che si costruisce, e quando si hanno certi tipi di allenatori (il riferimento e sempre ad Allegri e noi lo ampliamo a D’AVERSA), teniamoceli stretti perché, diversamente, potremmo rimpiangerli. Da Il (in) nome della Rosa, di Umberto Eco, a “L’important c’est la rose” di Gilbert Becaud, la strada è breve e occorre saperla percorrere con giudizio ed equilibrio, per evitare cadute di stile, eresie e simonie giornalistiche legate ad un pallone, sempre proteso verso la sua autoaffermazione, che deve, però, fare i conti, con la solita mancanza di chiarezza di interpretazione arbitrale che spinge, un solitamente sacerdotalmente pacato Prandelli a insorgere verso il mezzo (Var o WAR), che a suo dire, non avrebbe fatto ciò per cui, dopo tanto tempo e tante battaglie iniziate nella notte dei tempi e dal mitico e ormai dimenticato Aldo Biscardi, è stata/stato istituita/o. Il riferimento al gol del PARMA, oggettivamente nato da un calcio d’angolo inesistente, non è puramente casuale. Anzi ci conduce verso un discorso che non var al tardini parma udinese gazzetta di parmasi discosta, di molto, dalla disputa tra ciò che è e ciò che dovrebbe essere, ma non è ancora è del tutto. E’mai possibile che in presenza di uno strumento che dovrebbe fare chiarezza, e sgombrare il campo da ogni tipo di polemica, ci troviamo a fare i conti con un protocollo bizantino che non ci permette di verificare tutte le situazioni, anche quelle che non appaiono chiari errori di valutazione? Che fanno infuriare quasi tutti gli allenatori di serie A, nell’ordine da Spalletti a Gasperini, passando per Di Carlo e Gattuso, per giungere fino a PRANDELLI, il cui lamento legittimo, legato ad un episodio indiscutibile, dovrebbe far riflettere e far ridiscutere il tutto. Inoltre è ora di finirla di dire, o di credere, che la classe arbitrale italiana, sia la migliore, perché non è vero (sono in rotolante e rutilante decadenza anche loro come la scuola italiana di portieri e difensori): molti, troppi errori, ogni settimana su tutti campi dalla serie A alla terza categoria, molta spocchia, molto protagonismo, molte chiacchiere, ma anche molta mediocrità ad ogni livello, per non dire di peggio. Arbitraggi scadenti ad ogni piè sospinto, soprattutto tra i dilettanti, con terne inadeguate, non c’inducono certo all’ottimismo, poi se ci aggiungiamo l’uso parziale e a volte distorto della Var, per usare un labiale colto al volo, a Di CARLO, allenatore del Chievo, dopo la sconfitta dellbaldini-calcio-a-di-carloa sua squadra contro il Milan, viziata da un gol segnato dopo un fallo evidente fallo di PIATEK, “NON CI SIAMO PROPRIO UN CAZZO”. Il buon Mimmo, questa volta dall’alto del suo ultimo posto in classifica, sembra non essere molto lontano dalla ragione e dal vero, e questa volta la disputa non è tra chi deve aiutare gli arbitri e chi no, perché anche loro sbagliamo, come sbagliano i calciatori i gol, secondo un trito e ritrito refrain alla Fanerani che ormai non convince e non commuove più nessuno, ma tra chi vorrebbe vedere un po’ più chiarezza, grazie ai mezzi e ad un migliore preparazione degli arbitri, e chi trincerandosi dietro oscuri e paradossali protocolli, continua a dire che tutto va bene madama la marchesa. Penso che l’affermazione di Di CARLO, di cui sopra, sia la risposta più appropriata a questo tipo di contraddizioni. Nel frattempo, salutiamo con piacere, la quasi certa salvezza del PARMA, da più parti annunciata, toccamenti scaramantici di rito, compresi. Gianni Barone

Cattivo Cittadino, In Evidenza, News

Autore

Stadio Tardini

7 Commenti a “CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / IN NOME DELLA ROSA… CADO DALLE NUBI…”

  1. Luca says:

    Parlo per me e non so come la pensano gli altri riguardo il gioco di D’Aversa. Il problema non è che vorrei vedere un calcio migliore, ma la totale mancanza di alternative al solito schema difesa ultrabassa e contropiede. Prima o poi le squadre avversarie ci prenderanno le misure (o forse ce le hanno già prese).

  2. Lele says:

    Guardati un po’ di partite delle squadre che sono sotto di noi e conta gli schemi!!! Cambia sport va…

  3. Il Linguista says:

    Il “come dice Veltroni” però non ce lo meritavamo…

  4. lorenz says:

    Il calcio è uno spettacolo ma, diciamo la verità, non è solo spettacolo. Se vado al cinema o a teatro e lo spettacolo non mi piace posso dire: che schifo, come mi sono annoiato e rimpiango i soldi spesi. Nel calcio, ancora più che in altri sport, esiste la componente tifo, che è passione e partecipazione alle sorti della propria squadra del cuore e che spesso rende ciechi e insensibili all’obbiettivitivà. Un gol al 90esimo su rimpallo di culo ti fa dimenticare una partita giocata male e ti fa gioire come un matto, lo spettacolo passa in secondo (o terzo) piano. Qualche allenatore del passato diceva: se si vogliono dirvertire che vadano al circo! Non voglio dire che sia giusta questa affermazione ma in fondo (alla Catalano) meglio giocare male e vincere che giocare bene e perdere sempre. A Empoli hanno ammirato il bel gioco per tante partite poi hanno capito che così andavano in B divertendosi e hanno pensato che meglio divertirsi meno.

    • Gabriele says:

      E oggi tornano al bel gioco.. in realtà, dal mio punto di vista, richiamano un allenatore capace che conosce squadra e ambiente e li ha riportati in serie a ripudiando il pluriesonerato con cui lo avevano sostituito presi dal panico

  5. morosky says:

    Appena avrò tempo ci sarà materia per replicare adeguatamente

    Morosky

  6. Davide says:

    Non ho capito niente