IL COLUMNIST di Luca Russo / LE SETTE NON FINALI (ANALISI)

10 Apr 2019, 00:00 10 Commenti di

il-columnist-luca-russo.jpg(Luca Russo) – Qualcuno, evidentemente a corto di fantasia, le definirebbe 7 finali: parlo delle ultime 7 partite di campionato da cui è atteso il Parma. Che io faccio fatica a considerare finali per due semplici ragioni: alle finali di solito ci si arriva dopo aver messo in riga le altre concorrenti e in genere a seguito di un cammino ai limiti del trionfale, e non mi pare che i Crociati ammirati di recente si siano prodotti in imprese da ricordare; le finali, per definizione, sono gare senza un domani, gli ultimi turni di campionato al contrario son legati tra loro da un filo molto sottile. Basta topparne uno per vanificare ciò che si è costruito in precedenza o sottrarre valore a quelli successivi. Sassuolo, Milan, Chievo, Sampdoria, Bologna, Fiorentina e Roma: ecco le 7 compagne di viaggio del Parma nelle battute conclusive dell’annata in corso. Un viaggio che si svilupperà prevalentemente lontano dal Tardini (4 su 7 i match in esterna) e da cui i gialloblu dovranno uscire necessariamente illesi, se non vogliono cancellare la cronologia delle ultime tre fantastiche stagioni. Analizziamo lo stato di forma di ognuna delle prossime avversarie dei ragazzi di D’Aversa.

SASSUOLO
La sconfitta di Bologna aveva messo in discussione ciò che fino a poco tempo fa i neroverdi consideravano poco più di una formalità: la permanenza in massima serie. La vittoria col Chievo, questa sì una formalità, e il pareggio quasi vittoria contro la Lazio, maltrattata dagli uomini di De Zerbi come mai le era occorso al cospetto di rivali ben più attrezzate, hanno riportato il sereno in casa Squinzi. Ora gli emiliani galleggiano in tutta tranquillità a metà classifica a quota 36 e con ben 8 punti di vantaggio sulla terz’ultima: se non sa di salvezza in anticipo, poco ci manca.

MILAN
Lo stop del Ferraris e il mezzo passo falso casalingo contro l’Udinese hanno sverniciato il sogno Champions dei rossoneri trasformandolo in un incubo: di non farcela nemmeno quest’anno. Poi è arrivata un’altra batosta, ma allo Stadium e avendo di fronte i campioni d’Italia in carica. Una mazzata che paradossalmente ha restituito autostima e convinzione alla banda di Gattuso, che a Torino, per il coraggio ed il gioco esibiti, avrebbe meritato molto di più. Di sicuro non di perdere. Dalla maratona che ha come traguardo la coppa dalle grandi orecchie difficilmente il diavolo si ritirerà prima dell’arrivo. Ma la condizione fisica, apparsa non eccellente proprio nel finale di partita contro i bianconeri, desta parecchie perplessità. Così come la tenuta del pacchetto arretrato: 8 le reti incassate nelle ultime 5 partite, nelle precedenti 5 erano state 2.

CHIEVO
Tre sconfitte negli ultimi tre incontri e la B che è ormai dietro l’angolo. Solo l’aritmetica tiene i clivensi strenuamente aggrappati alla massima serie, ma già il prossimo turno potrebbe essere quello buono per sancirne ufficialmente il ritorno tra i cadetti. Una certezza che però, una volta “conquistata”, alleggerirà testa e muscoli degli uomini di Di Carlo: non avendo più nulla da perdere, se non la faccia, il Chievo potrebbe trasformarsi nella variabile impazzita del finale di stagione. Non sarebbe la prima volta che una formazione già sicura di retrocedere riesca nell’impresa di mettere a segno il più beffardo degli scherzetti ad una rivale ancora in corsa per il proprio obiettivo: ve lo ricordate nel bel mezzo dei favolosi anni ’80 lo sgambetto del Lecce ai danni di una Roma convinta di avere il titolo in tasca? Attenzione, dunque. Son comunque lontanissimi i tempi del magico Chievo di Del Neri, una squadra per la quale ho provato un’ammirazione che nemmeno per l’altrettanto spettacolare ed emotivamente trascinante Parma di Cesare Prandelli. Ma se è successo una volta, può accadere di nuovo: auguro ai mussi volanti un rapido ritorno tra i grandi del calcio nostrano. E poco sportivamente vi confesso che mai avrei voluto che fosse proprio il Chievo una delle 3 retrocesse di questo torneo. Peccato.

SAMPDORIA
La vittoria col Milan ci aveva convinti che i blucerchiati potessero partecipare alla volatona per la Champions. Poi sono arrivati gli schiaffi di Torino e Roma e i doriani hanno dovuto fare ritorno sul pianeta terra. Anche l’ipotesi Europa League appare poco praticabile: con 6 punti da recuperare sulla sesta piazza e Atalanta, Roma, Lazio e Torino davanti, servirebbe un’impresa dei liguri e il crollo verticale di almeno 3 delle squadre appena elencate perché la Sampdoria si regalasse i giovedì di coppa. Difficile, appunto. Ma considerati i trascorsi, lo spirito, l’anima e il dna del club, non impossibile: quella blucerchiata resta pur sempre l’unica società italiana, escluse le grandi storiche, ad aver centrato, e poi purtroppo perso, una finale di Coppa dei Campioni (nel 1992 contro il Barcellona), quindi ha quella vocazione al miracolo che potrebbe sostenerne le ambizioni nelle ultime battute stagionali.

BOLOGNA
Prima dell’ingaggio di Mihajlovic, che ha spettinato la squadra dandole un look più audace e sottraendola alla timidezza che le impediva di considerarsi se non degna perlomeno all’altezza della A, i felsinei erano tatticamenti scollati, per niente in confidenza col gol, poco ermetici in fase di non possesso e avviati irrimediabilmente verso la B. Le due vittorie contro Sassuolo e Chievo, oltre che ad essere state una ribellione al destino, hanno sparigliato le carte in fondo alla classifica: finisse oggi il campionato, i rossoblu sarebbero in salvo, l’Empoli la prima delle retrocesse. Il 4-1 subito per mano dell’Atalanta nel turno infrasettimanale non fa testo e soprattutto non deve trarre in inganno, per due ragioni: quel Bologna, complice l’ampio turn over allestito dal tecnico serbo, non era il vero Bologna; e i bergamaschi un paio di giorni dopo hanno fatto la voce grossa anche al Meazza contro l’Inter, quindi…

FIORENTINA
Certi amori fanno dei giri immensi e poi ritornano: fuori Pioli, dimissionario (o dovremmo dire dimissionato?), dentro Montella. Minestra riscaldata? Il rischio c’è. Ma è pur sempre meglio del digiuno di vittorie, gioco, emozioni, coraggio, fantasia e allegria in cui da qualche tempo a questa parte era piombata la gestione Pioli. Il pareggio con la Roma sapeva di luce in fondo al tunnel. La sconfitta al Franchi contro il Frosinone lo ha allungato di parecchi chilometri. I Della Valle sono sul piede di guerra, e non solo nei confronti della squadra. A Corvino hanno chiesto spiegazioni sul rendimento della rosa, che la proprietà immaginava di aver adeguatamente attrezzato con una campagna acquisti di tutto rispetto e indubbiamente allineata ai piani aziendali. Il campo ci ha raccontato qualcosa di diverso e ora la Fiorentina è alle prese con un finale di stagione avaro sia di ambizioni che di preoccupazioni.

ROMA
Col Napoli, all’Olimpico, è stato toccato il fondo. Con la Fiorentina, di nuovo tra le mura amiche, i giallorossi hanno iniziato a scavare. Poi han deciso che un futuro, in questo campionato, possono ancora meritarselo. E la riscossa è partita proprio dal futuro, pardon Capitan Futuro. È stato infatti De Rossi ad autografare il successo di Marassi e, per effetto del rallentamento della concorrenza, a riavvicinare la sua Roma a quota “cen…pions” (passatemi e perdonatemi il gioco di parole). Se la società sembra più interessata alla questione stadio che non all’esito della stagione in corso, squadra e staff stanno dando prova di una maturità superiore e indubbiamente piu nobile: sanno che per guadagnarsi un futuro all’altezza delle aspettative e delle richieste societarie, servono come il pane i cosiddetti 40 milioni della Champions. Diversamente, ciao ciao allo stadio e alla possibilità, già remota in caso di qualificazione, di blindare il gioiellino Zaniolo, sul quale la famelica Juventus sta lavorando sotto traccia da almeno un paio di mesi. A proposito: Roma-Parma chiuderà il campionato, esattamente come nel 2000/2001, stagione del terzo e ultimo scudetto giallorosso. Ma, salvo variazioni stabilite dalla Lega, andrà in onda il 26 maggio, stessa data della finale di Coppa Italia persa dalla Magggica contro la Lazio sei anni fa. Ragion per cui è complicato dar torto a chi sostiene che Roma-Parma il 26 maggio sia il più grande ossimoro di sempre.

CONCLUSIONI

Quindi, tirando le somme, nelle prossime e ultime 7 partite il Parma affronterà ben 3 formazioni in corsa per l’Europa (Milan, Sampdoria e Roma), una a rischio retrocessione (Bologna), il Chievo che essendo di fatto già condannato alla B potrebbe voler togliersi lo sfizio di lasciare il segno, e far da guastafeste, e solo due squadre che non hanno più nulla da chiedere al campionato (Sassuolo e Fiorentina). Certo, chi adesso è in gioco per questo o quel traguardo non è detto che lo sia anche tra un paio di settimane, ma mi sembra francamente difficile immaginare grossi ribaltoni da qui alla fine. Pertanto, dei 7 match rimasti sono almeno 5 quelli in cui il Parma “rischia” grosso. Salvarsi sarà un’impresa, pure se il girone di andata ci aveva persuasi che fosse semplicemente una questione di tempo. Luca Russo

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10 Commenti a “IL COLUMNIST di Luca Russo / LE SETTE NON FINALI (ANALISI)”

  1. Pencroff says:

    Corna e bicorna, ‘uagliò tiè

  2. Simone T. says:

    Conclusioni assai superficiali e con logica molto forzata… non aggiungo altro vah

  3. Rikman says:

    Ci giocheremo la salvezza con l’Empoli, sperando di arrivare almeno a pari punti avendo il vantaggio degli scontri diretti. Se non torna un briciolo di buonasorte (recupero degli infortunati) e qualche risultato favorevole, salvarsi sarà veramente dura.
    Le partite di ritorno con Spal e Frosinone sono i due macigni che ci portiamo dietro.
    Speriamo bene, Forza Parma

  4. PRINCESS says:

    Anche la Fiorentina ha perso una finale di Coppa dei Campioni, nel 1957 con il Real Madrid

    Questa imprecisione unita a diverse forzature di analisi fanno di questo articolo un’esperienza non indimenticabile

    • Luca Russo says:

      Data la sua presenza direi stabile ai vertici del calcio italiano, considero la Fiorentina, come la Roma per esempio, una delle grandi italiane. La Sampdoria, invece, ha vissuto un’epoca d’oro, il cui perimetro temporale si è rivelato piuttosto ristretto, ci ha abituati al miracolo (vedi le eccellenti partecipazioni alle coppe europee degli anni novanta) ma non ha una storia ugualmente prestigiosa. In tal senso, la trovo più imparentata al Parma che non alle grandi storiche del calcio nostrano. Meteore di successo, ma pur sempre meteore: il loro posto nel mondo del pallone italiano, e lo dico con dispiacere, non è quello che hanno occupato durante i loro anni migliori.

  5. Gabriele says:

    Tralasciando il resto (l’analisi mi sembra sia comunque quella delle ultime 4 righe) non sono in grado di comprendere le considerazioni sul sassuolo:
    – “galleggiano in tutta tranquillità a metà classifica a quota 36 e con ben 8 punti di vantaggio sulla terz’ultima: se non sa di salvezza in anticipo, poco ci manca”
    – “solo due squadre che non hanno più nulla da chiedere al campionato (Sassuolo e Fiorentina)”
    Leggendo il pezzo si apprende che secondo lei per il parma, che ha 34 punti, “salvarsi sarà un’impresa”, mentre il sassuolo a 36 è praticamente salvo..
    Io sono convinto che il sassuolo sia superiore al parma e che ora stia attraversando un periodo migliore, però, al di la del calendario che non sono andato a vedere, mi sembra che le riflessioni sulle due squadre non possano essere cosi diverse, in fin dei conti sono stati tanto tempo sotto di noi in classifica con il problema di avere un minimo di continuità. In ogni caso cio che non condivido è soprattutto aver definito il sassuolo squadra che non ha piu nulla da chiedere al campionato.. vorranno la salvezza matematica il prima possibile tanto come noi e in quell’ottica sarebbe stato meglio affrontarli qualche settimana dopo..

    • Luca Russo says:

      Avere due punti in più o due punti in meno a sette giornate dal termine non è esattamente la stessa cosa. Cerco di spiegarmi meglio: il vantaggio attuale del Sassuolo sulla terz’ultima è di quasi tre partite, il nostro di poco più di due esatte per via degli scontri diretti. Ecco, quantificare il vantaggio sulle rivali in termini di numero di partite – ovvero stabilire quante partite si possono toppare prima di essere ripresi – ci aiuta a comprendere quanto in questa fase, più che dieci giornate fa, l’avere un punto in più o in meno possa fare la differenza. Tre giornate di bonus, a sette giornate dal termine, pesano significativamente di più di due.

  6. Luca says:

    Facciamo la tabellina, dai:

    Sassuolo 1
    Milan 1
    Chievo 3
    Sampdoria 1
    Bologna 0
    Fiorentina 3
    Roma 0

    Direi che 43 punti sono sufficienti per salvarsi.

  7. Stefano says:

    Sarebbe importante battere il Sassuolo e vincere una tra Samp,Fiorentina e Chievo (o magari tutte e 3, non pongo limiti alla provvidenza)

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