IL COLUMNIST di Luca Russo / IMPORSI E’ DIFFICILE, CONFERMARSI ANCOR DI PIU’: SPENDERE PER INSEGUIRE OBIETTIVI ESAGERATI EQUIVARREBBE VANIFICARE IL GRAN LAVORO DELLE PRECEDENTI QUATTRO STAGIONI

12 Giu 2019, 00:00 41 Commenti di

russo 1(Luca Russo) – I tifosi del Milan danno dei poveracci ai proprietari del club rossonero, colpevoli a loro dire di mercanteggiare troppo nell’individuazione delle figure dirigenziali e tecniche che dovranno pianificare la prossima stagione. Quelli della Fiorentina, prima del passaggio di mano che ha consegnato i viola a Rocco Commisso, si lamentavano dei Della Valle, accusati a più riprese di spendere poco e male per la squadra gigliata. A Napoli ce l’hanno su con De Laurentiis per le stesse ragioni. E anche a Parma, ahinoi, inizia a serpeggiare un certo malumore nei confronti dei vertici del sodalizio Crociato. Il bello è che in nessuno dei casi appena elencati il timore appare fondato o giustificabile. Appurato che è fin troppo comodo fare gli imprenditori coi soldi degli altri, se da Milano a Napoli, passando per Firenze e la nostra Parma, i padroni del pallone spendono con oculatezza e buon senso, un motivo c’è e dovrebbe essere ben noto a tutti: oggi si può partecipare a questa o quella competizione solo se si hanno i conti in regola. Per preservarne l’equilibrio è sufficiente non spendere più di quanto si guadagna e porsi come obiettivo contabile il pareggio di bilancio. In ambito Uefa, questo complesso di principi è comunemente definito Fair Play Finanziario. Va da sé che in assenza di ricavi particolarmente significativi – e il Parma per la sua giovane età societaria, adesso non riesce ad averne – questo equilibrio lo si può raggiungere soltanto sottoponendosi in maniera permanente a una cura dimagrante in termini di spese relative alla gestione del personale, ovvero acquistando calciatori senza ricorrere a cifre folli e riconoscendogli ingaggi che non superino un predeterminato tetto. Che questi concetti non vengano afferrati a Milano, Firenze o Napoli, mi importa fino a lì. Ma che non facciano presa a Parma che nel 2015 (quindi l’altro ieri calcisticamente parlando) conobbe l’onta del fallimento, mi duole parecchio. Perché significa essere irriconoscenti nei confronti dell’attuale proprietà e degli sforzi che ha profuso (leggi milioncini di euro) per raccoglierci dalle ceneri del crack e riportarci al livello più alto del calcio italiano. Il tutto nel breve volgere di 4 stagioni, senza interruzioni rispetto ad un’ipotetica tabella di marcia e senza mai essere esposti a particolari avversità di classifica. Qualche tifoso, a proposito della gestione corrente, non di rado utilizza termini come elemosina e sopravvivenza, peccando evidentemente di eleganza e obiettività. Vi pare sopravvivere un club che centra 3 promozioni consecutive? Vi sembra bisognosa di elemosina una società che ha speso ciò che noi tutti sappiamo pur di far riaccomodare il Parma al tavolo delle grandi? Capisco che da parte della piazza, dopo parecchie stagioni di vacche magre, ci sia la voglia di ritornare a gioire per una qualificazione europea o per la vittoria di una coppa. L’esempio dell’Atalanta è lì ad alimentare sogni ed ambizioni di chi non vuole rassegnarsi ad una vita da eterna provinciale. Ma, proprio perché siamo reduci da due fallimenti praticamente consecutivi, ci tocca essere realisti. E allora liberiamoci dalla logica del tutto e subito. Si può ritornare a certi livelli, e magari vincenti ed invincibili, anche con la politica dei piccoli passi volta ad avviare un processo di crescita costante e graduale. La Juventus – che pure dispone di un arsenale economico e finanziario impressionante se rapportato al nostro – ne ha impiegato di tempo, e di campionati, prima di riprendersi il ruolo che storicamente più le si addice in campo nazionale, ovvero quello di squadra da battere. I suoi due settimi posti in serie che hanno preceduto il titolo del 2012, ci ricordano che per risalire bisogna cadere o quantomeno barillaattraversare qualche strettoia. E accettare l’idea che per ricominciare a collezionare successi o recuperare la stabilità perduta, occorre tempo. Ecco, diamo tempo al tempo e alla nostra attuale proprietà. Il prossimo anno, passatemi il ragionamento un po’ forzato, sarà il primo vero anno di serie A, quello più difficile e impegnativo sotto certi aspetti, perché dovrà essere quello del consolidamento. Imporsi è difficile, confermarsi lo è ancora di più. Sbagliare la prossima stagione, magari spendendo e spandendo senza criterio per inseguire obiettivi più grandi di quelli che ci possiamo permettere, equivarrebbe a vanificare il gran lavoro delle ultime 4. Un rischio che in tutta onestà è meglio non correre. Luca Russo

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41 Commenti a “IL COLUMNIST di Luca Russo / IMPORSI E’ DIFFICILE, CONFERMARSI ANCOR DI PIU’: SPENDERE PER INSEGUIRE OBIETTIVI ESAGERATI EQUIVARREBBE VANIFICARE IL GRAN LAVORO DELLE PRECEDENTI QUATTRO STAGIONI”

  1. Sono io says:

    Bravo. Oculato, obiettivo e realistico. Era ora che qualcuno lo dicesse.

  2. Se ciao says:

    Tre promozioni di fila e tutti quei soldi spesi testimoniano eccezionale capacità organizzativa e disponibilità a supportarla economicamente, non ci piove.
    Ma non sognamo, scordati le coppe o la sola qualificazione se qualcuno non ci mette 100/150 milioni di euro, scordati l’Atalanta che, come evidentemente non sai, ha creato negli anni una struttura dove può contare su accordi con ogni singola società della provincia di Bergamo per avere giocatori, noi abbiamo la provincia che ha 450.000 abitanti contro il milione di Bergamo e assolutamente non abbiano l’esclusiva con ogni società del territorio, questo ha portato l’Atalanta ad incassare circa 200 milioni negli ultimi 4 anni. Noi la contiamo come un impresa epica ma il girone di ritorno può dire molto su quello che puoi fare con 10/15 milioni di mercato, puoi prendere o affittare due giocatori che fanno la differenza e pregare che giochino almeno 28 partite a testa se no hai Ceravolo e Sprocati, e spero che non arrivi il più furbo di tutti che ha avuto un’illuminazione che dobbiamo prendere giovani fortissimi a poco, farli crescere e rivenderli a millemila milioni, perché tutti ci provano ma i giovani forti li conoscono e vogliono tutti, Dybala ad esempio era stato pagato 10 milioni quando aveva 14 anni da Zamparini, noi ci facciamo più di mezzo mercato con quei soldi e storie tipo piatek sono più uniche ha rare. E’ tutto grasso che cola quello che mette la proprietà, ma caro autore dell’articolo, non prendiamo in giro i tifosi, per i valori economici di adesso con le risorse che ha il Parma puoi aspettarti un’altra salvezza risicata ed imbarcate di gol, niente di più, non crei risorse sufficienti ad.andare in Europa solo con i diritti televisivi ed una gestione oculata, per andare in Europa servono parte di giocatori che il solo cartelino per uno costa il nostro mercato, è matematica mica poesia che vai in Europa con Iacoponi e Siligardi, se tu sai come accumulare con i diritti televisivi ed una buona gestione 130 milioni per il solo mercato per fare un campionato di semi vertice fai una relazione dettagliata al Parma e ti fanno direttore sportivo subito.

    • Luca Russo says:

      E chi ha mai scritto che il Parma l’anno prossimo debba puntare al piazzamento europeo? Semmai ho espresso un concetto che va nella direzione esattamente opposta, ho richiamato tutti al realismo e invitato la platea a non aspettarsi di centrare obiettivi più grandi di quelli che possiamo permetterci.

      Detto questo, il player trading, che ha permesso all’Atalanta di mettere in fila due o tre belle stagioni non grazie ai “prodotti” del suo tanto decantato vivaio, ma per merito dei giocatori di esperienza (tipo Ilicic, De Roon, Freuler, Gomez, Zapata) presi da altri club coi soldi, appunto, frutto della gestione intelligente dei tanti calciatori al servizio dei suoi club satellite, non se lo sono inventati a Bergamo. Anche il Parma di Ghirardi e Leonardi ci provò, prima del fallimento. E, anzi, la sua non efficace esecuzione ne fu proprio una delle cause, se non l’unica causa.

      Però poi non mettiamola tutta sul player trading, che oltreutto può dirti bene un anno e male quello dopo. Il Sassuolo, che mi pare abbia una politica gestionale differente da quella dell’Atalanta e comunque più orientata alla valorizzazione dei giocatori in rosa piuttusto che alla compravendita di quelli delle società satellite, nel 2015/2016 si classificò sesto e ottenne la qualificazione all’Europa League della stagione successiva. Insomma, non di solo player trading si vive, si cresce e si vince. Esistono anche altre strade: puoi puntare sullo stadio di proprietà e sui naming rights dello stesso; puoi passare ad uno sponsor tecnico che ti dà di più; e puntare su tutti quelle figure professionali e quelle attrezzature che siano in grado di portare al top i giocatori che già hai alle tue dipendenze, così da “spremerne” risultati sportivi migliori di quelli preventivati a inizio stagione; e pure più milioncini quando e se volessimo non trattenerli più con noi. Il tutto, ovviamente, nell’ambito di una gestione oculata delle risorse derivanti dai diritti tv e dal mercato.

      • Mark says:

        Si è vero esistono diversi modi di gestire una società di Calcio e i risultati sportivi si possono raggiungere percorrendo strade diverse cercando semmai, quella più idonea alle proprie caratteristiche.

        Io personalmente non vedo criticità o allarmismi come avvenuto in passato. Da tifoso mi sento orgoglioso di quanto fatto in questi 4 anni e resto fiducioso sulla voglia di far bene anche in futuro.

        L’unico disappunto è semmai rivolto alla stampa parmigiana che sembra quasi assente nell’approfondire con la società, quali sono gli obiettivi che la stessa vuole raggiungere e attraverso quali strade da intraprendere.

        Ad oggi, ci sono molti aspetti che andrebbero approfonditi e sui quali semplicemente si è scelto di tacere.
        Penso alla situazione in corso con la ex proprietà cinese (di cui non è ancora stata risolta la vicenda), penso al tentativo di trovare un nuovo partner societario (in che forma poi? cessione delle quote di maggioranza o altro?).
        Abbiamo in società Pizzarotti, possibile che non ci sia interesse a realizzare un nuovo impianto? Eppure non se ne parla.
        Quali investimenti si pensa di effettuare sul settore giovanile? Si parla di modello Atalanta, ma cosa si sta facendo realmente per avvicinarsi a questo modello?

        Insomma, i temi di cui parlare con la società sarebbero molti, eppure nelle interviste o negli articoli di giornale, si pensa solamente a celebrare le Coppe vinte 30 anni fa o a riciclare interessi di mercato degli anni scorsi.

        Possibile che a Parma non esista una stampa sportiva attenta, libera ed interessata?

  3. Pencroff says:

    Il buonsenso spesso esprime banalità

  4. Paolo G says:

    Totalmente d’accordo con l’articolo.
    Ma si sa, i tifosi, tutti i tifosi, non ragionano. Ed il problema è che a volte anche i dirigenti ragionano da tifosi.
    Io spero che i dirigenti/soci del Parma continuino a ragionare da imprenditori appassionati.

  5. Gabriele says:

    Io condivido la parte centrale, non l’inizio e la fine.
    I tifosi di milan fiorentina napoli fanno/facevano bene a lamentarsi, per le ragioni indicate e per altri motivi, ma vabbè fatti loro.
    Il fair play finanziario è talmente “giusto” che per stessa ammissione dei vertiti uefa sarà rivisto. Va bene non alterare la competizione e mettere alcuni paletti ma se, ad esempio, inter o milan volessero investire nell’arco di 1-2-3 anni per ritornare competitivi non capisco perchè no, l’importante è controllare come ciò avviene.
    Verissimo che il parma ha speso tanto negli ultimi anni e che alcuni tifosi hanno la memoria corta e/o pretese assurde però la scalata è finita ed iniziata un altra fase, che dovrebbe essere quella del consolidamento, graduale fin che vuoi ma sempre tale. Spendere non significa per forza buttare soldi ad minchiam, il parma è una società sana ma se guardi il parco giocatori c’è poco o niente, solo degli stipendi da pagare, anche a giocatori di cui non si è mai capita l’utilità.
    Io preferire rischiare ancora di più di retrocedere ma tentare di seminare qualcosa perchè inglese è forte ed è stato determinate ma ora di quei 5 milioni del prestito non è rimasto nulla

    • Luca Russo says:

      Concettualmente il fair play finanziario è sacrosanto. Ma è chiaro che se si consente a determinati club di vivere di “autosponsorizzazioni” gonfiate, qualche paletto vada necessariamente rivisto. Peraltro io andrei oltre e strutturerei la serie A come la NBA, ovvero con tetto salariale e mercato in funzione del piazzamento in classifica.

      Quanto al resto, affermare che dei soldi spesi per Inglese non sia rimasto nulla, non è corretto: intanto grazie alle prestazioni di Inglese ci siamo assicurati un altro anno di A, con tutti i benefici che ne conseguiranno in termini di ricavi commerciali, da diritti tv e da botteghino, grazie ai quali l’attuale proprietà avvierà il processo di consolidamento indispensabile per non vivere sempre di prestiti e aiuti altrui. Scusate se è poco, eh…

    • Se ciao says:

      Con un budget di 15/20 milioni puoi al massimo fare prestiti onerosi per avere una squadra da mettere in campo decente, acquistare per creare un capitale con 15/20 milioni non puoi farlo se non hai già una squadra fatta, cosa che non non abbiamo, ricordo che per comprare giocatori di serie A servono molti più soldi, per un Pavoletti servono 18 milioni per Bastoni 30 e cifre del genere non per i più quotati ma per giocatori decenti, con 3 milioni porti a casa calciatori come Dezi e Da Cruz, non di più. Essere in serie A è un lusso che solo 17 città hanno in Italia, dobbiamo sentirci privilegiati solo per questo e ringraziare chi ci ha portato qui. Però volare basso significa anche partire da dati di realtà, noi non abbiamo un parco giocatori da serie A se non in 5/6 elementi spendibili e 15/20 milioni per saltarci fuori, il Bologna sta pagando cartellini da 10/14/18 milioni e non è nessuno, Faggiano dovrà fare miracoli, non è che per stare con i piedi per terra bisogna raccontare che ci si consolida per crescere, purtroppo non è più il 95 che con 50 miliardi facevi uno squadrone, ora con 25 milioni non paghi neanche il cartellino di Bastoni.

      • Gabriele Majo says:

        Qui il famoso budget è stato già ridotto dal fantomatico 25 a 15-20…

        Allora: ribadisco. Tutte le cifre nel calcio sono interpretabili e quando si parla di “25” bisogna intendersi bene su cosa concretamente possa significare.

        Questa proprietà ha investito fiori di milioni dapprima per la scalata (e non per il platonico slogan “come noi nessuno mai”, quanto per il più prosaico scopo di raggiungere i maggiori ricavi possibili in questo mondo) e ora farà altrettanto per il consolidamento, dal momento che non è interesse di nessuno buttare nella latrina risorse, perché al di là di qualche individualità che non ne ha però intenzione, nessuno comunque ha la possibilità di farlo.

        Quello che dovrebbe tranquillizzare il tifoso è la gestione simil “amministrazione straordinaria” tesa a garantire il più a lungo negli anni il privilegio di essere tra le 17 città benedette dalla Serie A. E quanto e come spendere lo sapranno ben loro. E i primi a rimetterci qualora non ci fossero scelte oculate sarebbero – di tasca propria – loro. Mi pare che i risultati finora abbiano sancito la bontà delle loro operazioni.

      • Gabriele says:

        @se ciao
        intanto cominci a prenderne un paio, gli altri vanno bene anche i prestiti nessuno li schifa di principio, poi come sempre bisogna vedere anche a che condizioni te li danno e a che costi
        Non è che bisogna spendere 30 per bastoni o inglese, l’udinese è passata un po di moda ma sono 20 anni che fa la serie a e che compra giocatori a prezzi ridotti, a volte si rivelano bravi altre meno però ci campa e ci ha rifatto pure lo stadio. Chiaramente bisogna seguirli i giocatori
        io in generale ho fiducia in cio che la società fa perchè ha dimostrato di parlare poco e di ottenere risultati e la serie a è un autentico lusso, però dico quello che penso un parma bis dello scorso anno con prestiti dagli amici strapagati non mi piace, anche se andasse bene mi sa tanto di anno buttato

  6. Davide says:

    Purtroppo stamani hanno arrestato Proto. Mi chiedo adesso chi può rilevare il Palermo dai Tuttolomondo o la Samp dal Viperetta.

  7. pencroff says:

    un bel chissenefrega!

  8. VELENOSO 😈 😈 😈 😈 😈 😈 😈 😈😈 😈 😈 😈 says:

    Ho fatto una cazzata.
    Mi trovavo giorni fa’ con quasi tutto
    il convento di clausura a vedere
    la partita femminile Italia- Australia.
    Dovete sapere che tutti i.monaci non
    avevano.mai visto una partita di calcio
    femminile e molti di loro.nemneno nuna
    ragazza giovane in calzoncini molto
    probabilmente da una vita altrimenti
    che clausura’ era?
    Quella sera li vedevo scossi ma non successe
    niente nonostante che la BONA—NSEA
    li avesse messi tutti in crisi.
    L’indomani tutti hanno consegnato il saio
    Si erano stancati di fare i monaci di clausura.
    Se ne SONO andati quasi tutti.
    Il priore per non chiudere il convento
    per mancanza di frati ha preso
    nel convento vicino a
    PARAMETRO ZERO
    tre monaci ma oltre a,essere troppo vecchi
    erano troppo pochi, c’è ne volevano
    come minimo una ventina per cui il priore ha
    dichiarato il fallimento del.convento.
    Lo so è colpa mia, se non gli facevo vedere
    la BONA —NSEA
    chissa’……

  9. Davide says:

    Più Proto meno Cing Ciang

  10. Ludovico il Moro says:

    Direttore secondo lei è meglio:

    una DIGNITOSA SERIE B

    o un’ IMBARAZZANTE SERIE A?

    Io preferirei la prima….

    • Gabriele Majo says:

      Io non sono abituato a ragionare con il calore del tifoso ma con la freddezza obiettiva dell’analista: la risposta è molto semplice, è evidente che la Serie A (indipendentemente dalla cifra stilistica mostrata, che è solo un dettaglio) coi suoi ricavi ha molto più appeal della serie B (bagno di sangue). E’ altresì anche vero che oltre agli alti ricavi vi sono uscite pure alte. e la bravura sta nell’indovinare l’esatto equilibrio tra dare ed avere offrendo quanto di meglio possibile ai fruitori

    • Manuel parma says:

      Il caldo sta iniziando a dare alla testa…..

    • VELENOSO 😈 😈 😈 😈 😈 😈 😈 😈😈 😈 😈 😈 says:

      Ludovico il Moro
      Preferiresti la serie B?
      I casi sono tre 😈 😈 😈
      1) 😈 Tu o non hai messo il cappellino sotto il sole
      2) 😈 Ti si è rotta una vena nella testa e straparli
      3) 😈 Sei un perdente nato.
      DA QUI NON SI SCAPPA

      SERIE 🅰 🅰 🅰 🅰 🅰 sempre
      anche patendo
      anche soffrendo come bestie da macello
      ma
      SERIE 🅰

  11. pencroff says:

    Clamoroso!!!
    E’ l’unica volta che sono d’accordo con Vele…
    Non succederà più!

    Metafora:
    meglio avere una bella donna oggetto di desiderio anche degli altri, quindi rischiare le corna
    oppure
    meglio una modesta rezdora grassa e pelosa?
    con la prima a ghe da magner di coron, con la seconda al masim as magna di anolè

    a voi la scelta

  12. Il Linguista says:

    Se Ludovico spara un’altra str****ata così grossa magari è la volta che si mettono d’accordo pure israeliani e palestinesi…

  13. Luca Russo says:

    La butto lì a mo’ di provocazione: qui qualcuno non apprezza la A perché l’abbiamo riconquistata troppo presto. E a furia di vincere, anche se in categorie minori, non abbiamo mai avuto realmente fame. E chi è sazio certe cose non riesce a concepirle.

    • Manuel parma says:

      Tutti apprezzano la A. C’è chi a volte la spara grossa qui..ma è raro. Comunque è questione di obiettivi. Sperare di andare in Europa il prossimo anno ad esempio, sarebbe pura utopia. Bisognerebbe essere un po più razionali o quantomeno provarci. Non penso sia questione di fame

  14. VELENOSO 😈 😈 😈 😈 😈 😈 😈 😈😈 😈 😈 😈 says:

    Certo che,se dovesse
    rimanere INGLESE
    avremmo fatto
    BINGO

    Cerot che se Faggiano riesce
    a farlo rimanere
    CHAPEAU.

  15. VELENOSO 😈 😈 😈 😈 😈 😈 😈 😈😈 😈 😈 😈 says:

    Certo che,se dovesse
    rimanere INGLESE
    avremmo fatto
    BINGO

    Certo che se Faggiano riesce
    a farlo rimanere
    CHAPEAU.

  16. Luca says:

    Il discorso di fondo fila. Questo però non vuol dire costruire una squadra di soli scarti e pensionati come è stato fatta la scorsa stagione.

    Tuttavia, essendo stati pesantemente influenzati dal caso Calaiò, non abbiamo potuto fare mercato fino a praticamente inizio campionato. Speriamo che questa estate sia meglio.

    • Luca Russo says:

      Come ho già specificato in altri commenti, si cresce un passo alla volta. E nel rispetto delle regole, che al momento impongono alle società calcistiche di non spendere più di quanto guadagnano. Non scordiamoci che 4 anni fa, non 20, di questi tempi stavamo preparando un campionato di serie D. E che il Napoli, tanto per farvi il primo esempio che mi viene in mente, la C se la fece due volte prima di approdare in B. Peraltro gli azzurri al primo anno di A dopo il fallimento, nel 2007/2008, è vero che si qualificarono al terzo turno della Coppa Intertoto, ma avendo messo insieme 50 punti. Ovvero “appena” 9 in più rispetto a quelli collezionati dal Parma al suo primo anno di massima serie dopo il crack. E che gli sono valsi il 14mo posto – piazzamento comunque molto più che positivo considerate le previsioni della vigilia – con l’ottava piazza finita alla Lazio che ha chiuso a quota 59. Ora, con tutto il rispetto che nutro nei confronti della squadra per la quale faccio il tifo, pensate che il nostro potenziale economico e il nostro appeal mediatico e commerciale reggano la concorrenza di quelli del Napoli? Non credo. Non in questo momento, perlomeno. Ecco perché invito tutti ad apprezzare di più i risultati raccolti nella passata stagione. E il lavoro dell’attuale proprietà, troppe volte ingiustamente accusata di essere “accattona”.

  17. pencroff says:

    Gli “scarti” ed i “pensionati” si sono messi dietro 5 squadre.
    Vero che ora occorrerebbe cambiare marcia, ma non si possono disprezzare così coloro che hanno conquistato e mantenuto la serie A.

    • Luca Russo says:

      Condivido la tua osservazione. Ma è esattamente per la mancanza di fame cui mi son riferito in altro commento che la piazza Crociata non riesce a godersi ciò che, al momento, considerati i nostri recenti trascorsi e lo sforzo economico profuso per risalire velocemente in A, è oro colato, ovvero l’essere in massima serie. Con tutti i benefici, in termini di ricavi da diritt tv e commerciali, che ne conseguono. Certo, la A impone anche spese sensibilmente più alte rispetto a quelle necessarie in categorie inferiori, ma se dalla B in giù si è sottoposti esclusivamente a bagni di sangue, in A hai almeno la possibilità di preservare l’equilibrio di bilancio o stare addirittura su, se ci sai fare.

  18. STEFANO says:

    Per riuscire a fare calcio in serie A, oltre ai diritti TV serve un fatturato importante ed un presidente che metta ogni anno di tasca propria una cifra tra i 5 e i 10 milioni. Tanti soldi che difficilmente sono destinati a rientrare.
    Per far fruttare sperabilmente i soldi messi occorrono un grande direttopre sportivo, capace di vedere cose che altri non vedono ( prospetti e giocatori poco conosciuti o non completamente affermati, destinati a migliorare) e un allenatore che sappia valorizzarli.
    Al di là dei risultsti ottenuti, credo che i limiti del Parma siano in questi due ultimi elementi

    • Luca Russo says:

      Non credi, caro Stefano, che certe considerazioni, così perentorie e nette, andrebbero fatte tra qualche anno? Non dovremmo dimenticarci che stiamo pur sempre parlando di una società venuta alla luce appena 4 anni fa. In questo momento siamo equiparabili a una repubblica appena sorta o appena divenuta indipendente: prima che vada a regime, di tempo ce ne vuole. E non poco. Credo che se saremo bravi a non avere fretta e a non metterne ai diretti interessati, il Parma a breve inizierà a darci parecchie soddisfazioni. Ma se si pretende tutto e subito, il rischio è quello di mandare gambe all’aria l’eccellente lavoro delle ultime 4 stagioni.

      • stefano says:

        a me non interessa la questione dove ewravamo. guardo a oggi. se uno compra un telefono oggi si preoccupa del fatto che 4 anni fa la tecnologia era diversa e di minore valore? oggi e’ oggi. se vuoi stare al top ti strutturi. diversamente fai come il venezia , il crotone il frosinone e compagnia briscola. per inciso a me tifoso che crede che il parma potra’ sempre e solo ambire a una salvezza dignitosa in serie A e fare campionati di vertice in B, la compagnia va bene

  19. Ludovico il Moro says:

    Dato che criticate tanto Squinzi….bhe…cari miei…
    tanto di cappello a lui e al suo staff….
    Stadio di proprietà,
    settore giovanile coi fiocchi (molti arrivano dalle ceneri del Parma),
    allenatore di buone prospettive
    e infine Squinzi sgancia ogni anno fior di QUATTRINI….

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