THE SUMMER IS MAGIC, FEAT EMANUELE DOTTO

16 Giu 2019, 11:00 6 Commenti di

Luca Savarese(Luca Savarese) – Care amiche e illustri amici di queste colonne, ecco lo start di un nuovo appuntamento, che come ormai tradizione, ci accompagnerà nelle domeniche estive, dove gli stadi sono ancora chiusi e dove invece abbondando gli zampironi alla citronella. L’estate è quell’extra time del campionato si ma senza il boato delle curve e la distinta delle formazioni, un po’ come un proseguimento dell’anno scolastico si ma con le aule chiuse a doppia mandata e le lavagne vuote. Allora, cerchiamo di riempirlo. Dopo Stabat Nudat Aestas e Aria Condizionata, rubriche che hanno accarezzato le recenti estate su Stadiotardini.it, accogliamo The Summer is Magic. Dopo una titolazione latina ed una italiana, un omaggio nel made in England, nazione che ha portato quattro squadre a giocarsi le due coppe europee principali. The summer is magic, cantata dal gruppo Playahitty il cui produttore è l’italiano Emanuele Asti, fece il suo esordio il 21 giugno del 1994. Genere: Eurodance, durata: 4:57, segni particolari: tormentone. Anche per i colori crociati quell’estate aveva un sapore eurodance: finale danese di Coppa Coppa persa nel maggio di quell’anno contro l’Arsenal ma presto incamerata in nuove damigiane di energia per andare a danzare dentro la prima Coppa Uefa, che arrivò nel 1995. Momenti magici certo, ma ogni estate, evasiva per definizione, digressiva per necessità, passionale per natura, ha la sua magia. Allora siete pronti? Proviamo a gustarci quella che c’invaderà in questa nuova imminente Estate. In alto i cuori e su il volume: The summer is magic!

THE SUMMER IS MAGIC FEAT… EMANUELE DOTTO

SLIDE-EMANUELE-DOTTO.jpgI veri fuoriclasse sono quelli che fanno emozionare gli altri e solo all’ultima curva, si emozionano anche loro. Una vita, 39 anni, passati a raccontare un tiro da tre punti, un calcio di rigore, un Mortirolo, olimpiadi a volontà brividi e sussulti, al setaccio della radio. Il 2 giugno 2019, a Verona, dopo l’ultima tappa del centoduesimo Giro d’Italia, è calato il sipario sulla voce amica di Emanuele Dotto. Ci mancherà, ne siamo certi. Noi di Stadiotardini.it, abbiamo però il privilegio di esserne legati a doppio filo. Allora, grazie alla sua disponibilità, mi ha aperto le porte della sua voce inconfondibile mercoledì mattina, ripercorriamo questi anni, mai scontati sempre catturati dal suo sguardo, dalla sua capacità d’osservazione. “Ogni volta che mi guardi, nasco nei tuoi occhi”, dice il poeta e saggista madrileno Jorge Riechmann. Si, questo mosaico di eventi, ogni volta che Emanuele lo ha guardato, è rinato nei suoi occhi e così ha saputo raccontarcelo, vissuto in prima persona ed arricchito. Insomma, questa prima puntata di The summer is magic, non poteva che essere dedicata ad uno che magica non ha reso solo l’estate, stagione nella quale è venuto alla luce (a proposito il 21 giugno cadrà il suo genetliaco) ma tutte le stagioni.

“Io e Cucchi gli ultimi figli di Ciotti e Ameri. Un collage di emozioni, ho visto cambiare il mondo attraverso lo sport”

Da Torino Berloni – Scavolini Pesaro, 6 gennaio 1982 al 2 giugno 2019, ultima tappa, veronese, del centoduesimo Giro d’Italia. Da Torino a Verona. Dai canestri di Dragan Kicanovic alla maglia rosa di Richard Carapaz. Un viaggio tra palle a spicchi, pedali e rapporti, palle da calcio, cabine e microfoni, cuffie e parole, ma con la valigia del tuo stile, lì pronta ad indicarti la strada, bagaglio a mano indispensabile e bagaglio umano prezioso

11 Olimpiadi, 8 Mondiali, poi Europei, Roland Garros, Wimbledon, ginnastica, bob, sci di fondo, sci alpino. Credo di non aver fatto solo il motociclismo. Ho messo insieme un bel collage di emozioni. Ho visto via via attraverso lo sport, cambiare anche il mondo. Prendiamo il ciclismo, è profondamente cambiato, la bici di oggi è un altro motore, un altro attrezzo, è uno sport profondamente matematicizzato. L’evoluzione, non è di per sé stessa ne negativa e ne positiva, va accettata, certamente i corridori di classe ne nascono sempre meno, Contador ha già chiuso, quando si chiuderà l’epopea Nibali, prima di farti emozionare, bisogna che passi un po’ di tempo. Pantani, al netto di tutte le sue magagne, quando mostrava il suo scatto in salita, dettava legge. Questo gesto viene ricordato, il ciclismo ha più memoria, il calcio mangia un po’ tutto tra scudetti e contro scudetti. Una volta Adriano Panatta mi disse che il tennis è l’attimo fuggente della vittoria, che viene cancellato perché il giorno dopo iniziano le qualificazioni per il torneo successivo. Riflessione interessante. Mi disse, parlò della Coppa Davis, che vinse nel 1976, ma senza godersela, perché, appena il soffio di una pallina, basta a scaraventarti subito nel futuro e non hai il tempo di goderti il presente. E’ una considerazione che merita attenzione. La fuite du temps dicono i francesi …”

Da Torino a Verona. Dalla città del Po a quella dell’Adige. Fiumi di emozioni vocali mai straripanti, sempre molto scorrevoli. Da Re Umberto I di Savoia a Can Grande I della Scala, insomma non male per un radiocronista di formazione storica?

Quello fa parte di me e dei doni che ho avuto, in primis mia moglie Marina, sono sposato da 40 anni. Mi ha sempre aiutato molto e consentito di fare di tutto e di più, poi mia figlia Emanuela, che fa la farmacista. La famiglia è stato un cardine importante e prezioso, l’ho un po’ trascurata, ma mi ritrovo in Kierkegaard, a volte apprezzo viaggiare anche da solo, alla scoperta del mondo magari in alcuni tratti viaggiando anche da solo, non alla Tiziano Terzani, ma in questi anni anche quando ho viaggiato solo, certo mi è dispiaciuto che non ci fossero loro, ma sono uno che è riuscito a godere anche dell’amicizia della propria solitudine”

A proposito… Il giorno in cui ti sei laureato in storia medievale, avresti immaginato la storia unica di questo viaggio chiamato radio?

Sai io avevo due sogni da bambino, il primo, che rivelai anche in un tema alle elementari, era quello di fare il radiocronista ed il secondo d’ imparare il russo e vivere a San Pietroburgo, Prospettiva Nevskij, tutto il fascino della letteratura russa pre sovietica, il naso di Gogol. Non ho approfondito le lingue, mi son trovato a lavorare molto presto. Presso un quotidiano piccolo della sera, il Corriere Mercantile. All’epoca c’erano La Stampa Sera, La notte, Il corriere Mercantile, Il Resto del Carlino Sera, Sicilia Sera. E’ un mondo che letteralmente è stato cancellato, nel 1995 hanno chiuso La Notte e… buona notte. Oggi si legge meno. Quando vai nei bar addirittura ci sono 2 o 3 giornali fissi, la gente s’impigrisce prende il caffè e già che c’è, lo legge lì, arrivederci e grazie; la gratuità, qui, è stata una cosa negativa. Se oggi dovessi dire ad un ragazzo di fare il giornalista, ci penserei due volte. Per arrotondare io portavo a Natale i pacchi regalo per avvocati e giornalisti, facevo il rider ante litteram e quando andavo presso le dimore dei giornalisti, trovavo ambienti di prestigio, mi ricordo case meravigliose, stupende. Guadagnavano un sacco di soldi i giornalisti, adesso sento di gente pagata 3, 4 euro a pezzo, quando è pagata, non c’è neanche la dignità del lavoro. I paletti sono stati sconficcati come quelli della casa di Don Abbondio, non ci sono regole, punti fermi, è un viaggio proprio nella storia, ma non particolarmente positivo, o cambia qualcosa o questo mondo lo vedo davvero con preoccupazione, è un mondo sempre più informato ma male informato e quindi male formato, pieno di notizie ma spesso senza la minima selezione, la notizia era data e certificata prima, non esistevano fake news. D’altra parte, se i modelli da Non è mai troppo tardi a Campanile sera sono diventati il Grande Fratello e dintorni… Sinceramente a me inquietano questi personaggi che popolano questi programmi, perché non sanno fare letteralmente nulla, e non hanno nemmeno dei doni come poteva essere la memoria per Inardi a – Rischiatutto – questi qui sanno zero, e questo è preoccupante, quando prendono la scena fenomeni da circo equestre, io davvero rimango senza fiato”.

Quando un dotto di prim’ordine sente parlare della via, la segue rispettosamente, diceva l’antico saggio cinese Lao Tzu. Quando Emanuele Dotto, ha sentito parlare della sua via, diciamo noi, l’ha seguita fedelmente. Insomma la tenacia del passista, l’audacia del velocista e la resistenza dello scalatore?

Direi di si, ho cominciato a seguire il ciclismo relativamente tardi, per vari motivi, i ruoli erano impegnati, ho cominciato tardi, facevo discipline altrettanto nobili per carità, facevo il Roland Garros, e non era male, al mattino andavo al Louvre ed al pomeriggio seguivo le partite, c’è la metro, non devi dribblare tutte le aiuole rotte disseminate lungo il corso del Tevere… Preferisco di gran lunga il Roland Garros, ti dà un sacco di spunti culturali, Wimbledon è un rito magico, a parte che non scambierei un metro quadro di Parigi con un ettaro di Londra, gli inglesi sono sempre un po’figli della Perfida Albione, quest’isola un po’ freddina. Le Olimpiadi di Londra infatti sono risultate un po’ freddine, tutte le altre avevano una novità, il boom della Corea, Atlanta ed il denaro che batte la storia, per celebrare il centenario, Montreal 76 (queste le guardavo da casa non ancora dal vivo) ma dove devono ancora pagare i debiti, Sidney, grande distanza ma proporzionata a grandi spazi. Le Olimpiadi paradossalmente vanno organizzate da un paese poco democratico senza consigli di quartiere dove se c’è da fare un ponte lo si fa. In Cina hanno fatto così, l’hanno stravolta ma con impianti eccezionali. Ho visto proprio dal vivo i passi da gigante del mondo, attraverso le OlimpiadiLe Olimpiadi europee di Barcellona 92, quelle iper tecnologizzate di Pechino 2008, quelle disorganizzate e non funzionanti di Atlanta 96 in mano al volontariato perché se tu la genti non la paghi la deresponsabilizzi e quindi il prodotto finale non è proprio ottimale, e capitava di essere sbandati in uno scuolabus in una città che non conosci”.

Veniamo invece, caro Emanule, al modo di raccontare. Dalla storia alla filosofia, che poi in fondo sono cugine. “Non già nella vicinanza al dato immediato, ma nel progressivo allontanamento da esso ritroviamo il valore e la natura specifica del linguaggio, come dell’attività artistica”, diceva il filosofo tedesco poi naturalizzato svedese Ernst Cassirer. Il sacrosanto distacco da quello che si racconta è la ricetta per renderlo cotto al punto giusto, croccante e gustoso?

Ed anche saporito. Il problema è che a furia di mangiare tanto non distingui più i sapori ed è tutto un minestrone. Se invece lunedì mangi pollo, martedì patate, mercoledì prosciutto, venerdì il pesce come certo cattolicesimo che osserva il magro, allora tutto acquisisce il giusto sapore, se invece hai champagne in abbondanza patè, d’oca a dismisura, fai tutto un pandemonio, un’unica marmellata e non gusti più nulla, lo vedi anche nelle città, dove non esistono più i negozi, le botteghe, ma esistono i centri commerciali”.

Galeotto fu Tuo papà piemontese, che diede il là al tuo amore per il calcio e per lo sport

Si, lui era nativo della provincia di Alessandria, ma tifoso del Torino, mi portava a vedere il giro dell’Appennino, dove vidi vincere Italo Zilioli nel 1963, quando io avevo undici anni e rivincerlo nel 1973 quando già scribacchiavo, ma poi mi portava a vedere delle partite di calcio solo apparentemente di secondo piano come Novara-Potenza, Venezia,Palermo, dove in quell’occasione andai con lui per la prima volta sull’isola di Sant’Elena, poi Mantova-Bologna, primo anno del Mantova in A, si andava in treno, lui era ferroviere, si mangiava al ristorante della stazione, si andava a vedere la chiesa del posto e poi qualche museo. Così fu quando vedemmo palazzo Te, accanto allo stadio Danilo Martelli, viaggiando col libretto del Touring Club. Lo ringrazio ancora oggi perché mi ha guidato alla scoperta del bello, che è ovunque, anche annidato in in una partita di serie D, apparentemente modesta, come Pergolettese-Modena, che è stata la sublimazione del calcio. Pergoletto è un luogo, dove andarono dei transfughi del Crema, un Pergolato, da una trattoria con Pergolato, adesso ha battuto allo spareggio il Modena ed è andata in C, sono storie di una volta ma ben presenti anche oggi e la bellezza è proprio quella. Quello che ti passa sotto devi sempre controllarlo ed apprezzarlo, cercare di coglierlo come utile per il tuo percorso”.

Ecco, tu hai viaggiato sul tram di Tutto il calcio dove i conducenti e i passeggeri erano ancora i grandi: Bortoluzzi, Provenzali, Ciotti, Ameri, Ferretti e gli altri vati. Fermate poche e calibrate. Cosa ha significato per te viaggiare su quella linea così prestigiosa e sempre in orario?

Un viaggio unico perché ho avuto il privilegio prima di vivere poi di fare la radio a cavallo tra fine anni 70 ed inizio 80, è stata una scuola preziosa. Ho imparato molto da grandi maestri, del resto come mi ha detto Riccardo all’indomani del mio canto del cigno, con lui ed ora con me, se ne vanno gli ultimi figli di Ciotti e Ameri. Quando noi facevamo questo mestiere, in punta di piedi, bè quelli che ci sono oggi, attaccavano le figurine… Una cosa credo che mi sia servita molto, la valorizzazione giusta per quello che si racconta. Insomma, quando sento grandi e solenni esaltazioni per l’Italia che batte la Bosnia, davvero rabbrividisco”.

39 anni di microfono. Hai iniziato, a guisa di Michelangelo, a plasmare il marmo con lo scalpellino, oggi, guardi a distanza una scultura che è quasi lei a parlare a te?

E’ una bella immagine, questa, vedo una scultura bella come la Madonna di Michelangelo di Bruges. A parte che se vai ad Anversa e non vedi le opere di Rubens, è un viaggio perso. Mi è piaciuto conoscere bene il ciclismo per esempio. Il Belgio ha 6 milioni di abitanti, al giro delle Fiandre, espressione della comunità fiamminga, ci va un milione di persone, è come se dieci milioni di persone andassero a vedere una partita di calcio in Italia, c’è spazio e foto per tutti, respiri la bellezza di vincere e la comunanza per chi perde. E’ una vera festa di sport. Anche il rugby, l’ho nel cuore anche se l’ho praticato poco da spettatore, ha una sua profondità, botte da orbi davanti mai dietro e poi il terzo tempo, vince davvero il migliore, mai si sente blaterare di arbitri, storie, moviole. C’è un rispetto per l’ avversario e per l’arbitro e il pubblico che viene a vederti lo fa perchè vuole che tu dia lealtà, forza, è uno sport duro non violento ma rigoroso. Anche nel canottaggio, nessuno si è mai lamentato della corsia, dell’arbitraggio, del vento. Credo che molti allenatori nostrani molto facili alle lamentele, nel canottaggio non ci potrebbero stare e fare nemmeno i timonieri…Questa scultura oggi, mi dice questa bellezza trasversale che va al di là del mero risultato sportivo”.

X factor, The voice, un sacco di talent per trovare il fattore x de cantanti del futuro. Ma perché non organizzarne uno per scovare nuovi radiocronisti? C’è davvero ancora la voglia di scommettere sui giovani come diciamo che devono fare gli allenatori anche da parte di chi detiene poi le redini di questo stupendo gioco radiofonico?

Chi le ha, non le molla volentieri. I giovani è raro che giochino nel calcio, ci sta provando Mancini con la nuova nazionale. Guarda per esempio Locatelli, così pompato, dopo che aveva fatto un gol, pur pregevole, alla Juve. Si, ma un gol, non è che avesse costruito la Cappella Sistina…Così è stato poi idolatrato fino ad essere sbolognato e questo è un errore. Bisogna avere maggior equilibrio nel calcio e nel giornalismo sportivo. Vedo troppo pressapochismo, troppa precipitazione e troppi soldi attorno a questo mondo e quando ci sono troppi soldi poi qualcosa non va.. Inoltre bisogna dare possibilità concrete ai giovani, far crescere il seme, rispettarne la crescita, coinvolgere, mica si può pensare che i giornalisti di domani vengano su a suon di articoli non pagati oggi. Ci vuole maggior curiosità, maggior attenzione, una formazione più estesa e meno frettolosa anche da parte di chi accoglierà i giovani. Se non si dà fiducia non si può riceverla, nel calcio, nel giornalismo, alla radio e nella vita. Io feci molte delle mie prime radiocronache a Milano. Era l’ unica possibilità per levarti dal piccolo cabotaggio, invece che stare a Loano per esempio, dove avevo trattato le cose della mia regione, a me piaceva girare, osservare, vedere anche tanti sport. E mi fu data questa opportunità anche perchè a Milano non avevano un radiocronista su piazza e in Lombardia allora andavo io perché ero quello più vicino rispetto a quelli di Roma o Trieste, non mi spiego ancora come avvenne, era un privilegio la radio, ma forse per qualcuno fu un fastidio e così, nella circostanza, fu meglio per me. A volte devono capitare anche le combinazioni fortunate”.

Un abbonamento all’Alessandria, qualche nuova lettura, delle conferenze. Cosa farà da grande Emanuele Dotto?

Intanto devo recuperare un po’ di salute, che ne ho persa un po’ per strada, devo operarmi all’anca, mi sono anche regalato una caduta al Giro d’Italia nel 2009 che mi ha messo fuori combattimento, vedremo di fare questa operazione. Poi si qualche conferenza, il libro, per ora, non mi sento di scriverlo, ho tante cose in testa. Credo però che c’è un tempo della semina e uno del raccolto, 43 anni da professionista non è poco, nel patetismo non mi piace finire, cioè ad ottanta anni a fare la caricatura di me stesso, fare quello che ho fatto per  43 anni non ha senso, perché se no basta abolire la pensione e si lavora fin che si muore e così hai risolto tutti i problemi. No, bisogna calibrare le proprie risorse, c’è un tempo per ogni cosa”.

Sono vent’anni che guardo e che non dormo, dice Roberto Vecchioni nella sua Dentro gli occhi. Hai parlato alla radio per 39 anni, quest’estate potrai ascoltarti il rumore del mare della tua Liguria, senza dover pensare che tra poco si ricomincia. Insomma dopo tanto Xponos, un po’ di meritato Kairos…

Certo, ci vuole anche questo atteggiamento. Mi concentrerò sul riscoprire un po’ i gusti, i sapori, andare a vedere qualche quadro in qualche chiesetta dispersa in Liguria, mi piacerebbe con un amico fare il giro dei sacri Monti, Varallo, Varese, Ghiffa, Crea, Oropa. Nacquero perché gli ottomani avevano impedito di andare a Gerusalemme nel 1500, così le nuove Gerusalemme le costruirono in Piemonte ed in Lombardia con percorsi in salita, inframezzati da cappelle e preghiere, quello è un mondo che m’interessa, i santuari mariani di Ghiffa, Oropa, pittori magari minori sulla carta come Moncalvo che però mi piacciono e mi divertono. La bellezza della nostra Italia misconosciuta, culturale ed ambientale. Guarda le cascate del Toce, Ceresole Reale, sono realtà meravigliose, a due ore da Milano, molti non le hanno mai viste e non le vedranno mai, perché il fascino dell’aereo low cost azzera questi posti. Come Ragusa Ibla, Matera, Acerenza, l’intima Basilicata interna, chi non li vede e quasi li scarta a priori, si perde qualcosa. La Rai, dovrebbe fare più turismo informativo e formativo”

In fondo alcuni dicono che l’uomo sia stato fatto con una bocca e due orecchie perché possa parlare di meno ed ascoltare di più. Come ascoltare Emanuele Dotto. Più lo ascolti, più lo ascolteresti. Luca Savarese

Carmina Parma, In Evidenza, News, Tutto il Calcio minuto per minuto

Autore

The author didnt add any Information to his profile yet

6 Commenti a “THE SUMMER IS MAGIC, FEAT EMANUELE DOTTO”

  1. Luca says:

    Bella intervista http://www.stadiotardini.it/emoticons/wpml_good.gif

  2. Nome says:

    Complimenti a Luca Savarese per la sua attenta e accurata intervista e auguri per il traguardo raggiunto al mitico Emanuele Dotto, grande giornalista, la cui saggezza emerge da questa bella intervista!

    Maria Teresa

  3. Davide says:

    Il gruppo parmese pizzerie di qualità nato oggi e di cui parla il quotidiano confindustriale Upista sarà forse il main sponsor sulle maglie per il campionato di serie A 2019/2020?E’ più facile di sicuro tirare su due soldi dai pizzaioli che da quei 4 straccioni di Strada al Ponte Caprazzucca. Troppo impegnati sulla campagna estiva delle tomacche (con relativi disagi per chi come me percorre le strade della bassa quando becchi davanti un vetusto camion carico del frutto rosso) e sugli ultimi ritrovati tecnologici in tema di alluminio e cartone per i bussolotti non hanno tempo di valutare una sponsorizzazione che leghi la squadra al territorio.

  4. Davide says:

    intanto il nostro vecchio amico Lovisa che ha rotto i coglioni due anni per il rigore e la mancata promizione in B non ha nemmeno i soldi per iscriversi…

  5. pencroff says:

    due “feat” di prosciutto?
    Donna Summer?
    Magic mangimi di Bogolese?
    io le so così, mica ho studiato. Anche mio zio le sa così, quindi? siamo tagliati fuori in casa nostra?

  6. Davide says:

    Ma non abbiamo già Diakité perché prendiamo anche Kanouté?A me sembrano anche uguali siamo sicuri che non ci stiano rifilando lo stesso due volte?Che poi è lo stesso che ci ha rifilato Pepin Machin. Faggiano comincia bene il mercato…esattamente come ha finito quello di gennaio. Bravo