IL TRIBUNALE DI MILANO SANCISCE: NON FU GHIRARDI A VENDERE IL PARMA A MANENTI (MA A TACI SI’…)

04 Lug 2019, 12:00 25 Commenti di

ghirardi giornale brescia manentiNon fu Tommaso Ghirardi a vendere il Parma a Giampiero Manenti: a sancirlo è il Tribunale di Milano, come scrive Il Giornale di Brescia oggi in edicola, riferendo della sentenza a proposito del processo civile intentato dalla vecchia gestione del club nei confronti della Dastraso Holding del petroliere Rezart Taci. A venderlo alla Mapi Group fu proprio la Dastraso che aveva acquistato il Parma nel 2014 impegnandosi verso i venditori a versare quanto necessario per proseguire l’attività. Impegno che, come ha stabilito la sentenza, non è mai stato mantenuto in seguito. Di fatto una conferma della linea interpretativa di StadioTardini.it che in quei lontani giorni aveva additato le definitive responsabilità del compratore, autore del colpo mortale al fu Parma FC, perché, appunto, l’impegno di pagare le tassative scadenze del mese di Novembre 2014 (l’obbligatorietà degli stipendi sportivi) non venne mai onorato, con conseguente penalizzazione in classifica ed in pratica l’inizio della  precipitosa fine. E’ evidente, però, che essersi ridotti a dover esser costretti a vendere a un compratore mal consigliato dagli amici poi risultato inaffidabile non lenisce le responsabilità del venditore, al di là di quanto poi sancirà il Tribunale a proposito della voragine che c’era dietro. “Per me è una piccola soddisfazione – ha dichiarato Ghirardi al Gghirardi manenti brescia oggiiornale di Bresciaperché il Tribunale ha fatto luce su quello che è stato il mio percorso, Mi auguro quini che da ora in avanti il mio nome non venga più accostato a quello di Manenti e soprattutto che sia chiaro a tutti come il sottoscritto abbia trattato solo con Taci: il Parma non è stato abbandonato nelle mani di Manenti dal sottoscritto e ora lo dice una una sentenza”. Vero: Ghirardi con Manenti (e a noi di StadioTardini.it era già ben chiaro a suo tempo) non aveva niente a che fare, ma la stessa Dastraso non si rivelò certo essere (con tutta la sequela di personaggi che si sarebbero avvicendati) migliore del colorito MapiMan… Il Tribunale di Milano – spiega sempre Il Giornale di Brescia – nel processo civile, pur rigettando le domande dirette verso Rezart Taci, in quanto personalmente non parte del contratto di acquisto del Parma Calcio (concluso appunto per il tramite della Dastraso Holding), ha chiarito alcuni snodi che hanno importante rilievo nella vicenda. In primis che il Parma Calcio è stato venduto a seguito di verifiche fatte da Tommaso Ghirardi circa la disponibilità economiche e la (apparente) serietà del futuro acquirente (ecco: a dire il vero molti dubbi su questa serietà noi li avevamo da prima visti i precedenti flop in altre trattative con Milan e Bologna, ndr), ovvero un petroliere albanese a capo di una società con oltre 1.500 dipendenti e un fatturato annuo di circa 1,5 miliardi di euro. La sentenza – sempre secondo il Giornale di Brescia – inoltre specifica come la Dastraso Holding non abbia onorato  alcuno degli impegni presi, tra cui mantenere la continuità aziendale del gruppo. Una mancanza che, si legge nella sentenza, è emersa “per evidente fatto e colpa di Dastraso che, per quanto risulta agli atti, non si è minimamente attivata per l’adempimento”. E se a capo della Dastraso Holding c’era Taci, lo stesso ha agito come amministratore di fatto, ad esempio con i contratti ad Antonio Nocerino e Cristian Rodriguez. Poi però la società del petroliere albanese non ha tenuto fede agli impegni presi e la stessa è stata condannata a liberare la vecchia gestione, tra cui Tommaso Ghirardi, da tutte le fideiussioni prestate (“ed oggi in buona parte regolarmente saldate”, si legge nel comunicato diramato ieri sera) per molti milioni di euro, a garanzia delle linee di credito del Parma. Il comunicato citato dal Giornale di Brescia è riportato anche da Brescia Oggi: “Il Tribunale di Milano ha chiarito che il Parma è stato venduto a seguito di verifiche effettuate sky dasastrosulla serietà dell’acquirente, che non ha onorato gli impegni. E c’era Taci a capo della catena di controllo di Dastraso, condannata a liberare la vecchia gestione da tutte le fideiussioni prestate. Sebbene Taci sia andato indenne da una condanna personale, a differenza della sua società, la sentenza smentisce l’idea circolata negli ultimi anni che il Parma sia stato abbandonato da Ghirardi nelle mani di Giampiero Manenti”. Attraverso le sue puntuali cronache StadioTardini.it aveva sempre tenuto disgiunto Ghirardi da Manenti, opzione che si presentò il giorno di Milan-Parma a casa di Pietro Leonardi e che poi si concretizzò la notte stessa su preciso ordine ricevuto da Kodra (le opzioni erano due: o vendere a Mapi Group o portare i libri in Tribunale). La notizia della sentenza sta facendo il giro del Web: simpatico il refuso di Sky Sport (“Dasastro Holding”) che richiama alla mente lo svarione dell’Avvocato Giordano Jr, sicuramente, dovuto alla temperatura, quando, incalzato di giornalisti durante la conferenza stampa, non ricordava esattamente il nome della società, declinato in modo errato alcune volte. E da Dasastro a Disastro la differenza è poca… St

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Stadio Tardini

25 Commenti a “IL TRIBUNALE DI MILANO SANCISCE: NON FU GHIRARDI A VENDERE IL PARMA A MANENTI (MA A TACI SI’…)”

  1. Gabriele says:

    Sembra essere il racconto di un amico di ghirardi, di certo è vago perchè sono riportate solo le parti in causa e un passaggio della sentenza, non si dice nulla sull’oggetto del procedimento ne se taci / dastraso si sono difesi in giudizio. Poi che bisogno c’era di evidenziare che non l’ha venduta lui a manenti? dovrebbe essere tutto documentato e non è quello il punto. Va bene l’impegno che si sarebbe preso taci di risanare ma in che condizioni era la società quando ha comprato e come mai? questo i bresciani non lo scrivono
    Tutta aria fritta ghirardi ha avuto il tempo per organizzarsi bene e comunque non avere responsabilità in senso giuridico non esclude altre valutazioni sul personaggio

    • Gabriele Majo says:

      Nel riportare gli articoli dei quotidiani bresciani, StadioTardini ha posto alcuni chiari inequivocabili distinguo.

      I giornali bresciani hanno comunque evidenziato di aver scritto sulla scorta di un comunicato stampa immagino dei legali di Ghirardi.

      Sarebbe indubbiamente interessante avere ulteriori spunti su quel processo, ma al momento abbiamo solo come fonte quanto proposto.

      Peraltro abbiamo toccato volentieri il tema – anche così come Ghirardi e il suo pool legale lo hanno inquadrato – perché che il colpo fatale al Parma lo avesse esploso Taci era un preciso cavallo di battaglia di Stadio Tardini. Pur essendo stati tra i primi critici della gestione di Tommaso, e pur non risultando illo tempore io tra le persone da lui più amate, le responsabilità di Taci sulla morte del vecchio Parma le abbiamo sempre indicate in modo chiaro e ora il Tribunale di Milano ci ha dato ragione. Noi avevamo ben presente che il petroliere non avesse ottemperato alle obbligatorietà e che questo facesse parte integrante dell’accordo di vendita.

      Poi che Ghirardi ci tenga a prendere le distanze da Manenti è abbastanza capibile, anche perché esiste una corrente di pensiero piuttosto diffusa che tende ad unire in un unico filone tutte le vicende, che, invece, a mio avviso sono ben distinte tra loro. Manenti rappresentava un eventuale piano B per Leonardi qualora Taci non avesse ottemperato, anche se poi fu proprio Taci, per il tramite dei suoi prestanome, a presentarsi da lui la notte di Milan-Parma per dirgli o portate i libri in tribunale o vendete a questo qua. (MapiMan si era presentato quel pomeriggio a causa sua avanzando una proposta di acquisto, assieme a un professionista della bassa reggiana). E in questa corrente di pensiero si inserisce, se vogliamo anche la tua valutazione: “Ghirardi ha avuto il tempo per organizzarsi bene e comunque non avere responsabilità”. Io, onestamente, non penso che ci fosse questa finalità (togliersi delle responsabilità) anche perché nel caso non sarebbe certo stata perseguita con un piano geniale. Io credo che Tommaso, mal consigliato dagli amici, abbia sbagliato il compratore. I favorevoli a Taci favoleggiavano che questi fosse scappato dopo aver visto una situazione economica peggiore di quella che gli era stata descritta: io penso, però, che una volta che hai preso degli impegni li devi portare fino in fondo.

      Che la società fosse in cattive condizioni (del resto, se no, perché avrebbe dovuto privarsene?) era circostanza abbastanza nota, anche se non va dimenticato come gli equilibristi caddero anche per via di qualche sfiga (vedesi i problemi fisici di Biabiany dopo che questi aveva già posato con la maglia del Milan), se no sia pure a fatica avrebbero potuto continuare a dare qualche calcio al pallone, del resto come altre società non proprio bene in arnese sono riusciti a farlo a lungo tempo e qualcuna pure tuttora.

      • Se ciao says:

        Lei ha letto che Ghirardi ha fatto delle fideiussioni verso chi ha acquistato la società? Lei sa questa pratica quando viene attuata in caso di compravendita di aziende? Se lo sa capirà che lì c’è il nodo che fa cadere il suo ragionamento.
        Questa sentenza definisce la mancata relazione tra Ghirardi e Manenti, nel suo intervento sembra che dimostri che non c’è stata incauta vendita tra il bresciano e l’albanese, che Ghirardi abbia reso noto a Taci l’ammontare dei debiti è tutto da dimostrare e se sa rispondere alla prima domanda che le ho posto sa anche che è improbabile.
        Lei pensa che Ghirardi ha venduto la società in modo trasparente rendendo noto a Taci che c’erano tutti quei debiti in modo preciso?

      • Siberianhusky says:

        Taci, che non è uno sprovveduto, doveva fidarsi parecchio di chi gli consigliò di comprare il Parma e si ritrovò una situazione molto diversa da quella immaginata. Evidentemente l’interesse superiore di evitare la sparizione di una squadra nel corso del campionato andava verso questa soluzione.
        Taci comprò in fretta e si defilo’, ma non fu lui a creare la voragine

        • Gabriele Majo says:

          Caro Siberian, che Taci avesse comprato “in fretta” non ne sono affatto convinto. Ma in ogni caso incauto o meno che fosse l’acquisto lui lo aveva perfezionato. E l’accordo prevedeva che fosse garantita la continuità aziendale che appunto materialmente ci sarebbe stata attraverso il pagamento delle mensilità con scadenza perentoria novembre 2014. Taci non ottempero’ a quei pagamenti e in quel mentre morì il Parma. Che Taci non fosse uno sprovveduto lo penso anch’io, ma appunto per questo se assumi degli impegni li porti a termine. Se no non te li prendi, anche se magari te li sei presi x fare un favore a questo o quel personaggio. L’abbandono della nave ha un peso importante nella morte del vecchio Parma, che comunque con mille stenti in precedenza aveva superato le strettoie anche se nel contempo la voragine diventava sempre più enorme.

  2. Davide says:

    Beh se fosse vera questa interpretazione non vedo perché il povero imprenditore bresciano sfortunato sia invece stato rinviato a giudizio dal Tribunale di Parma con l’accusa di bancarotta fraudolenta aggravata ed altre amenità connesse. Evidentemente la Dal Monte ha idee un po’ diverse per fortuna.

  3. Gabriele says:

    Io intendevo dire questo: nel periodo estivo – quello delle dimissioni poi revocate – ha fatto controllare tutti i conti dai suoi rappresentanti e messo la società in vendita. A mio parere (chiaro che non posso sapere) si è solo preoccupato di mollare la patata bollente / di frapporre qualcuno tra se e l’eventuale crack (che poi si è verificato)
    A me sinceramente queste pseudo cronache giudiziarie fanno ridere, o sai trattare la materia e hai elementi per farlo oppure è solo ridicolo riportare dei passaggi (proprio quelli che fanno comodo e chi te li ha passati)

    • Gabriele Majo says:

      Purtroppo la materia prima questa è e ci adattiamo a quel che troviamo. È chiaro che ognuno porta l’acqua al proprio mulino ed effettua quella che reputa essere la migliore comunicazione per sé. Poi, appunto, sta agli organi di informazione cercare di offrire notizie corrette e verificate. Magari cercando di approfondire. Nel nostro caso, siccome a differenza della vulgata comune, abbiamo ponderati argomenti anche provati per escludere categoricamente ogni possibile anello di congiunzione tra Ghirardi e Manenti e lo scrivevamo già quei tempi, riportiamo con piacere la verità processuale emersa che comunque nulla ha a che vedere con la voragine e su chi l’abbia creata.

      • Gabriele says:

        Si certo il lavoro di stadiotardini è sempre stato apprezzato, solo che uno legge queste cose e si chiude la vena

  4. LucaB says:

    Nella prossima sentenza il vecchio parma non è fallito ma si è “dissolto nell’aria” …

  5. Davide says:

    Stante a quanto ritenuto dai magistrati di Parma la voragine affonda nel 2012 la scusa della cessione a Taçi è veramente una roba ridicola. E infatti a Parma sono andati giù pesante.

  6. Davide says:

    Tutto questo ricorda il nostro amico Zampa. Anche lui ha cercato n volte di vendere a Tizio e Caio sperando che allungando la catena il tutto venisse annacquato. I Tuttolomondo sono Manenti e gli inglesi di quest’inverno erano Taçi. Nulla di nuovo, anche il bresciano faràa la fine di Zampa.

    • Gabriele Majo says:

      Anch’io trovo molte analogie tra le vicende del Parma che fu e il Palermo, tuttavia per quanto ho avuto modo di documentare in quei tempi, in presa diretta, non esiste alcun tipo di collegamento tra Ghirardi e Manenti. Quindi capisco la logica semplicistica del popolino tesa a credere ci fosse un interesse a porre uno schermo di protezione vista la mala parata. Eppure non fu così.

  7. Se ciao says:

    Majo, lei pensa che Ghirardi abbia messo Tac al corrente l’ammontare dei debiti? Vede se questo non fosse successo, visto che la cifra era a dir poco mastodontica, si tratta di truffa, non sono 1000 euro, nascondere certe cifre di debiti è una truffa. Visto che non sembra saperlo le spiego che fideiussioni da parte del venditore verso il compratore si fanno quando non c’è possibilità di verificare la situazione contabile dell’azienda, quindi Taci non sapeva l’ammontare dei debiti, lei conosce altri motivi per cui il venditore fa una fideiussione verso il compratore? Lei pensa che se Taci sapeva 40 poi diventano 180 i milioni è lui un delinquente perché doveva metterceli anche se truffato? Oppure pensa che lo sapesse? Per me Ghirardi gli avrà fatto una fideiussione di qualche milione per rendersi credibile poi gli ha mollato la patata bollente nascondendogli i debiti reali.

    • Gabriele Majo says:

      A me, in questo frangente e a babbo morto, non interessano i tecnicismi. Io ricordo perfettamente la dinamica dei fatti di allora e credo che il tentativo di vendita da parte di Ghirardi fosse comunque fatto in buona fede, convinzione che maturai allora e che a maggior ragione confermo oggi al lume della sentenza dei giudici. Poi tutto questo non vuol dire che non ci fosse la voragine dietro, ma resta fattuale che ad esplodere l’ultimo colpo sul povero Parma fu Taci

      • Gabriele Majo says:

        Approfitto per aggiungere un’ulteriore considerazione che forse avevo mezzo accennato anche in qualche altro commento, ma che qui cerco di esplicare in maniera più compiuta: purtroppo nel mondo del calcio non voglio dire che sia normale che ci siano “voragini” dietro certe società talune pure importanti (all’appello di chi dovrebbe “schiattare” credo manchi ancora qualcuno) però il sistema fino al caso Parma – e i correttivi adottati dopo non so se siano poi così efficaci – tutelava SOLO i cosiddetti creditori sportivi, quelli che se non soddisfi paghi caro anche con penalizzazione in classifica. Quando sostengo che fu Taci ad esplodere l’ultimo colpo al fu Parma FC è perché, malgrado la voragine dietro, costruita in diversi anni di faticoso lavoro, se fossero state onorate le pendenze delle famose “obbligatorietà” di Novembre 2014 (oggetto principe della repentina cessione di “Tom” a Taci, appunto per garantire la continuità, senza incorrere nelle penalizzazioni sportive) probabilmente, pur con un buco sempre più spaventoso dietro, la vecchia gestione avrebbe potuto tranquillamente continuare a dare un calcio in avanti al pallone. Come già ricordato nei giorni scorsi, gli equilibristi persero l’equilibrio anche per qualche sfiga assortita, in primis Biabiany la cui malattia venne diagnosticata dai medici del Milan dopo che questi aveva già posato per i rossoneri nella foto ufficiale. Con i proventi della cessione di Biabiany e qualche altro movimento, molto probabilmente l’Ammiraglio e l’Armatore avrebbero superato le strette anche di Novembre 2014 (con difficoltà comunque non così superiori a tutti gli snodi precedenti, ogni qualvolta, cioè, che c’era il salasso degli stipendi di dipendenti-calciatori) per arrivare, sempre con affanno, alla scadenza successiva, come ormai consolidata consuetudine. Come superare quegli appuntamenti, in pratica, scandiva la vita dell’allora società, e pazienza se nel frattempo per il territorio aumentavano i problemi con forniture non pagate ai fornitori o anche ai dipendenti “non sportivi”. Una riforma che suggerivo in quei tempi verteva, appunto, su una maggiore fiscalità dei controlli non solo all’indirizzo dei creditori sportivi, ma anche dei creditori tout court. Però per salvare quel Parma, come dicevano certi dirigenti allora, sarebbero bastati anche pochi milioni: per certi versi era vero, ma intanto il rosso dietro sarebbe diventato a tinte ancor più forti…
        Prendendo spunto dalla recente cronaca giudiziaria sportiva: ma vi pare normale che certe società che si sono iscritte per diversi campionati consecutivi in serie A (come nelle minori) senza averne i requisiti, magari giustamente paghino per le proprie malefatte anche con dolorose cancellazioni dal professionismo, e chi ha avallato quei conti non venga per nulla sfiorato?

      • Gabriele Majo says:

        A testimonianza che il mio attuale pensiero è paro paro quello di quei tempi là, Vi ripropongo la trascrizione della mia chiosa finale all’articolo dell’11 Marzo 2015 su StadioTardini.it, dal titolo “E’ INQUIETANTE CHE NELLA MARTORIATA PARMA DEL 2015 LE DECISIONI PASSINO ANCORA ATTRAVERSO INCIUCI TRA POTERI FORTI E AMMINISTRATORI PUBBLICI CON COLLANTE UNO COME DE PAOLINI”

        Colgo l’occasione per sottolineare nuovamente il mio diverso punto di vista rispetto al comune pensare circa i travagliati passaggi di proprietà del Parma F.C.. Magari mi sbaglio e al limite prenderò una cantonata di quelle che tanto piacciono ai miei detrattori, soliti a stupirsi della pagliuzza nell’occhio quando hanno un tronco infilato in qualche altro orifizio: però, è mia convinzione, anche per gli elementi che posso aver raccolto in questi mesi, che non vi fosse alcun interesse da parte di Tommaso Ghirardi e Pietro Leonardi a trovare qualcuno (prima Taci e poi Manenti) che fallisse al loro posto: viceversa ritengo che gli stessi avessero fatto di tutto per scongiurare il fallimento attraverso passaggi di proprietà reali, o da loro ritenuti tali. E’ notorio, infatti, che sistemando le cose l’avrebbero sfangata senza dover render conto alla magistratura delle loro legittime curiosità, cosa ben diversa, come gli ultimi avvenimenti stanno dimostrando, dal mettere fantocci. Apposta che Tom è incazzato come una biscia con Rezart al punto da fargli persino causa (poi che l’abbia fatto o meno è tutto da vedersi, ma l’ha pubblicamente paventata). Io penso che il Ghiro sia sincero quando asserisce che credeva di aver messo il Parma in buone mani: e ovviamente non è che lo facesse per i tifosi, ma appunto per sé stesso. Così come Leonardi, attraverso i fantomatici piani B e seguenti, non è che volesse salvare il Parma, quanto sé stesso, trovando, appunto, qualcuno che acquistasse il Parma. Quando Taci gli aveva mandato Kodra ad annunciargli che entro mercoledì avrebbe portato i libri in tribunale (la notte di Milan-Parma), il Leo, che poche ore prima aveva messo alla porta Manenti e il suo staff che si erano presentati a casa sua per presentare la propria offerta, li richiamò in tutta fretta. Con la lucidità che aveva in quel momento, e con il terrore fottuto del fallimento (che sta alla base dei suoi disturbi, che magari saranno pure psicosomatici, ma che minano corpo e psiche) in quel momento gli sarebbe andato bene chiunque. Io stesso spiegai come avrebbe dovuto esser preso quel tentativo disperato con una parabola ormai classica: lo stregone che porge la pozione magica al malato cui la medicina regolare ha già tolto ogni speranza. Questo nella consapevolezza che nella peggiore delle ipotesi nulla sarebbe cambiato, nella sostanza (lasciamo perdere il colore) rispetto a scenari già scritti con la decisione dell’albanese di ritirarsi, dopo tre mesi di giochi a scacchi, costati il colpo di grazia al glorioso club. Tutti gli appassionati della “fallimentopilotatomania” accusano Super Mapi di aver fatto perdere del tempo prezioso: costoro, tuttavia, dovrebbero sempre mantenere a memoria come il 28 gennaio il Parma F.C. superò indenne – attraverso desistenze nel frattempo ottenute da coloro che avevano presentato istanza – la prima udienza prefallimentare. Non trovo riscontri, infine, a quanto asserisce, senza alcuna spiegazione a supporto, l’autorevole giornalista rosa allorché asserisce “Lo stesso De Paolini, oltre ad aver avuto il compito di convincere Taçi, avrebbe avuto un ruolo anche nell’improvvisa cessione a Giampietro Manenti”: per quelli che sono gli elementi di mia conoscenza, infatti, De Paolini non agevolò affatto questo passaggio, anzi direi esattamente il contrario. Può essere, tuttavia, che la mia verità putativa sia parziale per mancanza della totalità della visione. Il passaggio delle quote, comunque, dalla Dastraso a Manenti, secondo quanto ebbi modo di sapere dalle mie fonti confidenziali, non risultò affatto semplice o lineare anche per via dell’ostruzionismo un po’ borderline di alcuni protagonisti della scena. Apposta mi viene sempre da pensare che Manenti sia stata la scheggia impazzita che ha rotto tutti gli equilibri: mentre Taci andava bene proprio a tutti…

        http://www.stadiotardini.it/2015/03/e-inquietante-che-nella-martoriata-parma-del-2015-le-decisioni-passino-ancora-attraverso-inciuci-tra-poteri-forti-e-amministratori-pubblici-con-collante-uno-come-de-paolini.html

  8. Pencroff says:

    Ma an capiv miga ch’ieron d’accordi?
    Ma che espertoni siete!
    “Nascosti” i debiti?!
    Ma leggete Biancaneve

    • Gabriele Majo says:

      Le posso assicurare per aver vissuto h24 quella vicenda che nessuno era d’accordo con nessuno per alcunché. E non parlo per sentito dire ma per aver vissuto personalmente in presa diretta gran parte di quelle vicende. Non esiste alcun tipo di collegamento tra Ghirardi e Manenti.

  9. Pencroff says:

    Se lo dice Lei, caro Direktor, sospendo le mie facili sentenze pronunciate dal divano. Ci rifletto

  10. Luca says:

    Ci ha comunque mentito sulla nostra situazione patrimoniale e infatti è indagato per bancarotta fraudolenta.

  11. Gianluca C. says:

    Diciamo così… Ghirardi ed il Leo ci hanno portato sull’orlo del burrone. Taçi è quello che ci ha dato la spinta. La domanda da farsi non è se l’albanese abbia semplicemente accorciato un’agonia salvandoci da una fine inesorabile, lunga e atroce (probabilmente è così) , ma perché lo ha fatto. Quali vantaggi gli ha portato questa “operazone”. Alla storia che il povero petroliere, armato di buone intenzioni si sia trovato improvvisamente e inconsapevolmente con dei debiti non calcolati e che dopo solo un mese abbia deciso di portare i libri in tribunale, io non credo. Per almeno due motivi: il primo è che non ha nessuna logica, il secondo è che ho visto tutte le carte della vendita e ho visto tutte le sigle apposte dal tycoon d’oltreadriatico su ogni pagina del contratto di vendita, ove venivano evidenziati tutti i debiti (molti) e i (pochi) crediti della società. Ha fatto tutto da solo? O è stato il tramite di qualcuno? Non ho ancora letto le motivazioni della sentenza, e non so il motivo per cui pur riconoscendo il “nostro” Rezart come l’effettivo titolare della Dastraso Holding ne sia a tutti gli effetti uscito “processualmente pulito”, né perché nell’elenco dei rinviati a giudizio per la bancarotta fraudolenta il suo nome è stato stralciato, così come non so se e come nel processo di Milano, sia stata “trattata” la figura di “pezzi grossi” della Lega che in una prima fase sembravano coinvolti, ma di una cosa sono certo, finché non si indaga sul “cui prodest” dell’albanese non scopriremo mai la verità.

  12. Ludovico il Moro says:

    Se ben ricordo ci fu una FAMOSA CENA.

    Presenti: SINDACO, UPI e TACI.

    Ricordo benissimo che lei direttore fu l’unico a pubblicare

    la notizia.

    Mi chiedo allora un po’ di colpa forse…andrebbe data

    a chi comanda a Parma…..

    • Gabriele Majo says:

      Quella cena, probabilmente, avrebbe dovuto essere come una sorta di benvenuto al “cavaliere bianco” che si sarebbe fatto carico del fardello e dunque quella cena rappresentava il suo ingresso in società con la benedizione della Parma che conta.

      Ma non credo che al di là di questo si possano imputare all’UPI chissà quali colpe specifiche per quella cena (quasi) segreta. Se invece ripensiamo ai movimenti di tale De Paolini (che appunto operava in orbita Upi) allora lì una qualche domanda sulle connivenze andrebbe pur fatta…

      Ma non credo che per la voragine si possano additare colpe a chicchesia se non alla gestione, evidentemente non così virtuosa ed oculata come ci si diceva…

      Al di là delle responsabilità che saranno valutate dagli organi competenti, però, come per recenti altri casi sarebbe lecito domandarsi su come abbiano agito gli organi di controllo e vigilanza: dal mai più casi Parma abbiamo assistito – non in serie A, ma quasi – ad una strage di piazze storiche tutte vogliose di imitare il percorso della Fenice Crociata: giusto paghino le loro colpe i presidenti e i dirigenti, ma dovrebbero finire sotto la lente di ingrandimento anche tutti gli altri di questo sistema malato, che invece continuano a farla franca…

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