CATTIVO CITTADINO, di Gianni Barone / IL CORAGGIO DI CREDERE E DI CREDERCI

12 Nov 2019, 01:16 3 Commenti di

gianni barone(Gianni Barone) – Nel derby delle emergenze, con in campo due delle squadre più falcidiate dagli infortuni di questo Torneo, ha vinto quella che, stante ai numeri della vigilia (degli infortunati appunto), stava meglio, anche se il peso specifico delle varie assenze nei due schieramenti vedeva il Parma nettamente in inferiorità. In effetti la squadra di D’Aversa, maestro dell’emergenze come non pochi, aveva fuori oltre all’ormai lungodegente cronico Grassi, Inglese, Karamoh, oltre a Gervinho, perso per noia muscolare, verso la fine del primo tempo: quindi quasi tutto l’attacco titolare; mentre la Roma non poteva contare, tra agli altri , su Pellegrini e Cristante, quindi tutta la mediana titolare. Si è poi aggiunto, per i giallorossi, l’ennesimo infortunio muscolare di Spinazzola, e il quadro si è completato. Quindi, per non cercare alibi da nessuna delle due parti, si è giocata una partita ad armi quasi pari. Quasi, si badi bene, perché la Roma, sempre per non cercare alibi, era e si è dimostrata stanca, per la dispendiosa gara persa in Europa contro il Borussia, però il Parma ha vinto non solo per maggiore freschezza fisica, dovuta al fatto che in settimana non era stato impegnato in Coppa, ma sprocati parma roma 11 11 2019soprattutto per il coraggio, una parola che nel calcio, non sempre viene usata con frequenza, e non se ne capisce il motivo. Il coraggio di credere e di crederci, contro una Roma, sì stanca, ma anche lenta impacciata e prevedibile, che ha affrontato il primo tempo con torpore, e nel secondo si è leggermente svegliata, alzando il baricentro come dicono i cronisti moderni bravi, quelli che fingono di saperne, ma non è riuscita a mandare al tiro, neppure per una volta, il suo titolatissimo centravanti Dzeko, che a detta del suo tecnico Fonseca (l’ultimo degli Scienziati, il Superstite, pro tempore), al momento, in rosa, non ha sostituti, al pari del logoro Kolarov, bravo ancora nei piazzati, ma parecchio mal in arnese quando si tratta di fronteggiare lo strapotere fisico atletico di un Kulesevski, sempre più straripante sotto ogni aspetto. Il tecnico – non il mister per carità in omaggio al mitico Civ, Gianfranco civolaniCivolani, scomparso in settimana, gran maestro bolognese di cronismo sportivo, il quaale appunto diceva che gli allenatori non vanno interpellati col classico misterFonseca non è stato in grado, dall’alto della sua scienza, di fronteggiare l’emergenzismo parmense, da noi cattivi cittadini sempre decantato fin da tre anni fa, ai tempi di Giorgino terzino nel Derby, e ora riscoperto un po’ da tutti, D’Aversa stesso alla vigilia (sic).  Ne è sortita una partita bella con un PARMA all’altezza di tutti gli elogi piovuti dalle nostre parti, che hanno trovato scarso rilievo, invece, altrove, e parlo dei commenti da fuori, intesi come giornali in generale e stampa romana e nazionale in particolare. La Roma ha perso per la prima volta in trasferta, solo perché era stanca e non aveva ricambi. Prego? Ma come? Stanca sì, anche se – come diceva Mihajlovic quando aveva ancora voglia di sorridere o di farlo fare agli altri – “Stanco è chi si alza alle tre di mattina e va a lavorare in miniera, non chi gioca a calcio”. Ma parlare di ricambi che non ci sono, e di un turn over che non si è potuto attuare mi sembra una colossale presa in giro, soprattutto se tale motivazione viene addotta da un florenziSignore della panchina, che per sei partite sei, tiene fuori, per scelta tecnica, Florenzi, che non mi risulti sia l’ultimo arrivato o un giocatore che non sia in grado di ricoprire più ruoli.  Anzi, è forse uno dei giocatori più eclettici che ci siano nel nostro panorama calcistico a tal punto che un C.T., molto sensibile alle vicende del campionato, si ostina a convocarlo per la Nazionale. Scelte tecniche, non ben precisate, e stanchezze non ben definite, tirate in ballo, non depongono certo a favore di chi si reputa o vien reputato, un buon allenatore che viene dalla terra dove son nati fenomeni come Ronaldo (che scappano via come bambini perché sostituiti dall’allenatore e vanno a piangere a casa) o come lo Special One Mourinho, quello degli zeru tituli altrui. E’ ora di finirla con questa storia, con questo lamentismo da parte di tecnici non soddisfatti del numero e della qualità delle rose a loro disposizione, che poi perdono, vedi Fonseca della Roma, o meriterebbero farlo, vedi Conte dell’INTER, contro un D’AVERSA, ormai mago delle situazid'aversa emergenzaoni difficili, impreviste, che in alcune partite si è trovato a non  avere nemmeno il numero minimo per le tre sostituzioni regolamentari. Basta con tipo di scienza nel calcio, che come direbbe il conduttore tv Paolo de Debbio, “Ha rotto le palle”. Il Parma che doveva basare tutto il suo gioco e le sue fortune su Inglese e Gervinho, ottiene, finalmente, la sua prima importante vittoria contro una Grande, seppur schierata in campo con alberi stanchi, senza di essi, solo perché ha avuto il coraggio di saper fare una grande fase difensiva grazie all’apporto di tutti i suoi giocatori, indipendentemente da ruoli e le funzioni prestabilite. Il coraggio è incoscienza, diceva Moravia, perché la coscienza è paura, ma questo Parma incosciente ha avuto la coscienza di lottare fino alla fine con un coraggiosissimo pressing alto, nei minuti finali, in cui farsi schiacciare sarebbe stato fatale. E abbiamo ancora negli occhi il furore con cui i Crociati sull’ultimo pallone che poteva arrivare fonsecapericolosamente verso la loro area, si sono avventati alla riconquista dello stesso per confezionare il goal del raddoppio di CORNELIUS. Ed è emblematico che sia stato Hernani, ad effettuare questo tipo di azione, non certo in linea con la sua attitudine di calciatore brasiliano poco avvezzo alla reconquista del balon. Certo che se al posto del compassato Diawara, al quale Hernani ha sottratto la sfera, ci fosse stato il veloce e scattante Florenzi, accantonato per la fenomenale scelta tecnica, le cose avrebbero potuto avere esiti differenti. Ma le scelte degli allenatori vanno sempre rispettate, sia quando si tratti di sostituire un presuntuoso campione come Ronaldo, che si offende e se ne va, e sia quando si tratta di escludere per chissà quanto tempo ancora la terza bandiera della Roma che nel giro dello stesso anno verrà, quanto prima, forse, ammainata. Alla faccia del bicarbonato di sodio direbbe Totò. Chi? Prego? Un comico che avrebbe potuto, a questo punto, anche lui esser mister, pardon Civ (r.i.p.)! Gianni Barone

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3 Commenti a “CATTIVO CITTADINO, di Gianni Barone / IL CORAGGIO DI CREDERE E DI CREDERCI”

  1. Se ciao says:

    L’ho immaginato a fine partita che tutti avrebbero liquidato la partita con: Roma stanca – fine dell’analisi.

    Per me la nota di rievo, da fuori, sarebbe stata di un Parma che corre e lotta 90 minuti trascinata da un 19enne che con la sua verve e foga ha trasmesso agli altri la voglia di vincere, stiamo assistendo all’esplosione di un fuoriclasse alla Di Stefano.

  2. Luca says:

    La stanchezza della Roma si è vista solo negli ultimi 20 minuti, prima il Parma è stato nettamente migliore. Basta vedere il primo tempo.

  3. LG says:

    La Roma non mi sembrava stanca, ha forse mollato negli ultimi minuti demotivata dall’atteggiamento del Parma che non lasciava passare nemmeno uno spillo.
    Il Parma ha fatto la partita perfetta, quella che ogni squadra ne ha 2 o 3 nel serbatoio ogni campionato.
    Avanti così, non allentiamo la tensione, restiamo umili che potremo arrivare lontano.