IL COLUMNIST di Luca Russo / UNA ROMA DA MAL D’AUTO…

08 Nov 2019, 16:00 1 Commento di

il columnist luca russo(Luca Russo) – Una partenza al rallenty, uno stop, ancora uno scatto, di nuovo una frenata e infine l’accelerata decisiva. A stargli dietro si rischia di tamponarla, a stargli accanto come passeggero ci si potrebbe beccare il mal d’auto. La Roma che domenica prossima verrà a farci visita, dopo un avvio promettente ma non eccellente, scarabocchiato dal pari interno col Genoa alla prima e dalla sconfitta sempre casalinga contro l’Atalanta di qualche settimana dopo, adesso viaggia a velocità sostenuta. E senza sbavature né indecisioni alla guida. Il mal d’auto è un ricordo già lontano. Come i testacoda di inizio stagione che ci avevano fatto credere che la Magggica non fosse dotata della corporatura, della tempra e della preparazione necessarie per ambire a qualcosa in più del pur sempre prestigioso quarto posto. Se fino a tre giornate fa poteva immaginarsi al massimo iscritta alla lotta Champions League, le vittorie convincenti e meritate raccolte al cospetto di Milan, Udinese e Napoli – seguite, tuttavia, dal brutto passo falso in terra tedesca (2-1 dal Borussia M’Gladbach, con gol alla Cesarini  del figlio d’arte Thuram, di quel Lilian oggi protagonista all’Ipsia di Parma contro il razzismo) che potrebbe compromettere la qualificazione ai sedicesimi di finale di Europa League – la proiettano in una dimensione…scudetto. Non tanto per le distanze che la separano da Juventus (7 punti) e Inter (6) che appaiono comunque considerevoli in relazione alle appena undici giornate disputate, quanto per il modo col quale ci si è avvicinata. E gli ostacoli che ha dovuto superare per scalare una classifica prima solamente interessante e che ora invece mette addosso emozione. Mentre nelle battute iniziali del campionato la Roma faceva risultato una domenica sì e l’altra no a causa della filosofia iperoffensiva del suo tecnico che non gli garantiva quegli equilibri difensivi indispensabili per tener testa a un calcio come il nostro, adesso vince con regolarità proprio perché Fonseca ci si è saputo adattare: propositivi sì, ma con italianità. Non il Foggia di Zeman quale modello di riferimento. Il che non significa trasformarsi nel Milan di Capello – avaro solo in termini di spettacolo offerto, generosissimo in materia di titoli conquistati -, ma semplicemente tendere alla gestione controllata della potenza del Parma di Prandelli, per fare un esempio a noi noto, o, per restare ancorati all’annata in corso, del Cagliari di Maran. Attaccare, non sbracare. Difendere, non arroccarsi davanti alla linea di porta. Incidere con la stessa precisione di un chirurgo, non squarciare con la tracotanza di un macellaio. Cercare il gol, ma senza mai perdere di vista quei tre o quattro avversari che potrebbero farcelo. La marcatura preventiva come strumento per difendersi lontani dalla propria porta e concedersi il lusso di tenersi in prossimità di quella avversaria senza troppe preoccupazioni. Proporsi con coraggio e intelligenza, coprirsi senza indietreggiare. Così la Roma da spettatrice quasi disinteressata del duello tricolore tra Juventus e Inter, ne sta diventando il terzo in comodo. E se tra i due litiganti fossero i lupacchiotti a godere? Ipotesi al momento poco probabile, proprio in ragione dei distacchi di cui sopra, ma non del tutto remota. Perché Fonseca ci sa fare: ce ne ha dato una dimostrazione modellando le sue convinzioni calcistiche in funzione del contesto in cui si è calato, quindi rinunciando all’integralismo tattico tipico di altri allenatori; sapendo gestire in assoluta serenità l’emergenza infortuni; e, spronato dalle tante assenze, valorizzando calciatori finiti nel dimenticatoio o giunti nella Capitale tra troppi mugugni. Non è stata una passeggiata al parco dover fronteggiare l’indisponibilità, talvolta pure contemporanea, di elementi del calibro di Dzeko, Mkhitaryan, Under, Spinazzola, Perotti, Cristante e Kalinic. Quale altro coach di massima serie, nella stessa finestra temporale, se l’è vista con un’infermeria ai limiti della capienza come quella giallorossa? In proporzione, solo il nostro D’Aversa. Che, come il portoghese, è venuto fuori con la disinvoltura dei grandi da una situazione perlomeno ingarbugliata, non cercando alibi, non mettendo le mani avanti, ma nutrendosene per concepire soluzioni alternative. In tal senso, il suo amico Conte farebbe bene a chiedergli qualche lezione. Bobby si è inventato il Parma senza Inglese alla pari del già citato Maran che ha forgiato il Cagliari in mancanza di Pavoletti. Paulo ha rigenerato Pastore, relegato ai margini dalle precedenti gestioni; rimotivato Dzeko, ex borussia romapromesso sposo dell’Inter; trasformato Mancini in un jolly, cioè in un difensore che sa stare anche in mezzo al campo; e fatto ricorso alla romanità di Florenzi solo part time. Una decisione, questa, non semplicissima da prendere per un tecnico ai primi passi giallorossi, specie al lume dello sconquasso ambientale e mediatico provocato dagli addii di Totti prima e De Rossi poi. Ma è il mare agitato che illustra la vera natura di un comandante. Paulo e Bobby, e lo stesso Maran, lo hanno affrontato col polso fermo e la mente lucida: segno che le onde alte non sono abbastanza alte per loro. Luca Russo

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1 commento a “IL COLUMNIST di Luca Russo / UNA ROMA DA MAL D’AUTO…”

  1. Luca says:

    Fonseca si era dimostrato bravissimo già allo Shakhtar. La Roma ha preso un grande allenatore.