IL COLUMNIST di Luca Russo / DAL DERBY DEI CEROTTI A QUELLO DEI PARADOSSI

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russo 1(Luca Russo) – Dopo il derby dei cerotti, andato in scena un paio di settimane fa al Dall’Ara, ecco il derby dei paradossi. Come potremmo definire altrimenti l’imminente sfida tra Napoli e Parma, se non in questo modo? Gli Azzurri si erano presentati ai nastri di partenza della stagione con ambizioni tricolori e adesso, invece, si ritrovano a 17 punti dalla prima, l’Inter di Conte, a 15 dalla Juventus dell’ex Sarri e appaiati a quota 21 ai loro prossimi avversari, ovvero proprio la truppa di D’Aversa. I Crociati avevano (e hanno) la salvezza come principale e direi unico obiettivo da centrare, al netto di un’eventuale e graditissima impresa in Coppa Italia, ma intanto si sono arrampicati fino all’ottavo posto, e con merito perché fin qui, eccezion fatta per le gare con Cagliari, Verona e Bologna perse o pareggiate in barba a quel che di buono si è combinato in campo, sono riusciti quasi sempre a raccogliere quanto seminato. In Champions League i partenopei non hanno sofferto come è accaduto negli anni scorsi, per la prima volta nella storia del club hanno chiuso il girone con zero sconfitte al passivo e la qualificazione alla fase ad eliminazione diretta di fatto è arrivata a mani basse, in un gruppo che comprendeva anche i Campioni d’Europa in carica del Liverpool e il temibile Salisburgo, eppure De Laurentiis ha pensato bene, a margine del roboante 4-0 sul Genk che è valso il passaggio al turno successivo, di sollevare dall’incarico Carlo Ancelotti, unico a pagare per il tracollo napoletano dell’ultimo mese e mezzo, vissuto sulle montagne russe tra l’ammutinamento di Insigne e soci post Salisburgo e la lunga serie di risultati deludenti che ne è conseguita. I Ducali, al contrario, si sono nutriti delle avversità e nelle avversità si sono esaltati e compattati: gli infortuni in serie di questo primo scorcio di campionato, che avrebbero steso qualsiasi altra squadra, hanno prodotto come unico risultato quello di un gruppo granitico e in perfetta sintonia col suo condottiero in panchina. Chi arriva meglio, per andamento recente e morale, al duello del San Paolo è il Parma, che però sta messo peggio del Napoli in materia di infortuni. Ed è un altro dei paradossi a corredo della partita di sabato prossimo: da un lato i partenopei in evidente crisi di gioco e risultati a dispetto di una rosa da scudetto; dall’altro i gialloblu in ascesa malgrado una lista di disponibili spesso ridotta ai minimi termini dagli infortuni, e che anzi proprio in virtù di un’infermeria sistematicamente ai limiti della capienza sono stati costretti a spremere risorse che non pensavano di possedere. E faranno bene a trovarne di altre in vista della sfida di Fuorigrotta, perché oltre a Inglese, Karamoh e Scozzarella, e a un Barillà a mezzo servizio, i Crociati dovranno fare a meno pure di Kucka, uscito malconcio dalla trasferta di Genova (dove peraltro è stato decisivo avendo realizzato il gol vittoria): per lo slovacco una lesione di primo grado al soleo della gamba destra, ne avrà fino a gennaio. Una notizia pessima per D’Aversa che in questo modo è di nuovo a corto di uomini sia in mezzo al campo che davanti e sarà dunque obbligato all’ennesima mandrakata stagionale, e facciamo una fatica immensa a capire cosa possa inventarsi stavolta. Basterà per tenere testa al Napoli di Gattuso, fresco di chiamata da parte di De Laurentiis per sostituire il suo maestro Ancelotti? Lo speriamo. Attenzione, però: il Napoli non sarà quello svogliato e slegato visto dalla rivolta in poi. Al netto delle spaccature interne alla squadra e tra questa e i vertici societari che permangono indipendentemente dall’allontanamento di Carletto e che al massimo potranno essere sedate per un po’ in attesa che riesplodano o che vengano definitivamente sanate, Gattuso darà la sveglia a un ambiente che “dorme” da troppo tempo, si porterà appresso l’allegria indispensabile per smorzare i nervosismi che inevitabilmente caratterizzeranno pure la sua gestione e garantirà quella predisposizione al sacrificio necessaria a spingere i partenopei nella rimonta al quarto posto. Ma guai a pensare che sia un urlatore seriale o solo un validissimo motivatore. Il calcio che propone, anche se non esteticamente accattivante come il gioco di Sarri o Ancelotti, è ugualmente efficace. Del resto che ci sappia fare ce lo ha già dimostrato: col tecnico di Corigliano Calabro, l’anno scorso il Milan ha sfiorato la qualificazione alla Champions League; senza è appena riemerso dai bassifondi della A. Oltre quel Ringhio c’è di più… Luca Russo

10 Commenti

  1. Premesso che fino ad ora il Parma sta compiendo un altro grande miracolo (targato D’Aversa che non mi stancherò mai di ripetere che trattasi di un grande allenatore da sempre) ho la sensazione, direi quasi la certezza, che sabato sia una partita segnata per molteplici ragioni.
    Il Napoli non può non vincere e purtroppo il divario tecnico c’è ed è bello marcato.
    Nonostante noi proveremo ad opporci, la corazzata azzurra guidata dal temerario Gattuso (neo partenopeo di adozione con desiderio assoluto di ben figurare) avanzerà impietosa, senza pietà, ristabilendo ciò che è giusto in termini di classifica virtuale ovvero di forze in campo.
    Sarà una giornata simile a quella dell’anno scorso, con la differenza, e me lo auguro, che perderemo a testa alta, con impegno e dedizione.
    Il resto lo fa il calcio, purtroppo….

  2. Abbiamo sofferto tanto il palleggio del Milan.
    Il Napoli ha un target molto superiore con finalizzazioni più incisive e spietate.
    Penso sarà impossibile anche provare a fare la partita.
    E subendola, non abbiamo chanches, poiché la nostra difesa, seppur forte, non ha la tecnica per limitare l’offensiva napoletana.
    Se mi sbagliassi, sarebbe per me un piacere ma anche un grande sorpresa.

  3. Qualche sera fa in modo che è passato ai più inosservato stante la volutamente scarsa copertura mediatica da parte degli organi di informazione confindustriali di Ponte Caprazucca, si è consumata la fine del PPC (piociòni parmigiani confederati), certificando quanto a molti era già chiaro sin dal 2015, ovvero la totale inutilità di tale organismo, se si esclude la beccata di Natale e di fine stagione. Agli emuli dell’azionariato diffuso delle squadre tedesche (va ricordato che i soci del c.d. azionariato diffuso alla tedesca sono mediamente fior di società che immettono annualmente fiumi di denari fresci nelle casse dei club anche a titolo di sponsorizzazioni) è rimasto in sostanza un simbolico e misero 1% e la garanzia di uno strapuntino nel CDA che di fatto viene e verrà occupato da esponenti di derivazione Upina in modo da mantenere (in linea con la filosofia di Palazzo Soragna volta a mettere un piede ovunque ma possibilmente senza cacciare una ghella) un “collegamento” con la prestigiosa squadra locale ovviamente ça va sans dire a spese altrui (dei 7). Basta dire che l’attuale leader del PPC siede nelle altissime sfere di Palazzo Soragna e frequenta le ovattate stanze di Ponte Caprazucca.D’altra parte che PIZZAROTTI & C. prima o poi si stufassero di versare denari e di regalare il 10% ad altri era anche logico, ora giustamente chi vuole gli onori che allunghi il braccio e si aggiunga ai 7 o cacci il grano con una bella sponsorizzazione.

    • Nelle scorse settimane abbiamo interpellato personalmente il nostro diesse Faggiano, il quale ha ribadito per l’ennesima volta che Kulusevski è un calciatore al servizio del Parma e lo resterà fino alla fine di giugno 2020. Una rassicurazione del genere, giunta da chi in casa Parma il mercato lo fa, vale molto di più delle fantasiose ricostruzione giornalistiche che stiamo leggendo da qualche tempo a questa parte. A tal proposito, interpellammo anche un ben noto giornalista che le dinamiche di calciomercato le conosce meglio delle sue stesse tasche, ovvero Alfredo Pedullà, per chiedergli chiarimenti a proposito di un suo pezzo nel quale lasciava capire che il talento svedese avrebbe potuto lasciare Parma a metà dell’opera per accasarsi alla corte di Conte: ebbene, anche il famoso mercatologo di Sportitalia si è detto certo che il ragazzo non si muove dal Ducato prima della fine del prestito.

      Credo ce ne sia abbastanza per convertire le sue speranze in solide certezze.

      • Premesso che l’unico “prestito secco” in rosa é letteralmente esploso in poche settimane credo che il saggio tifoso debba mettersi nei panni scomodi dei dirigenti e della proprietá rispondendo a questo dilemma

        Meglio sfruttare le prestazioni del giocatore fino a giugno, senza poterne però ricavare niente, se non un grazie dalla proprietà atalantina

        Oppure sfruttare questo momento propizio, se non magico, in cui anche da un prestito secco potremmo guadagnarci anche noi, visto che il sacrificio del Parma andrebbe realisticamente remunerato probabilmente con altri giocatori altrimenti non raggiungibili?

        Entrambe le strade sono legittime, io però, attento ai bilanci, propenderei per la seconda strada, se le contropartite, come credo, saranno allettanti.

        Sarebbe un altro capitolo della saga Come Noi Nessuno Mai: lavora su un prestito secco alcune settimane, fallo diventare un caso internazionale, passa all’incasso, con dispiacere, ma con la pancia piena.

  4. Mi sa che essendo partita la gran cassa strisciata orechestrata da Cairo, Schi…i & C. sarà dura. Anche perchè fanno pressione sul giocatore, agente, su quel pidocchioso di Percassi etc.. La vedo male male.

  5. Questa è una delle gare che temo a rischio “gita”, specialmente dopo la pesantissima vittoria contro la Sampdoria. Dovremo fare una gara perfetta e dare il 200% anche solo per pareggiare.

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