CATTIVO CITTADINO, di Gianni Barone / IL “SISTEMA” FONSECA BATTE IL “METODO” D’AVERSA 2-0

17 Gen 2020, 15:00 6 Commenti di

gianni barone tribuna stampa parma roma(Gianni Barone) – Il dubbio lo aveva ingenerato (De)Boellis di Sport Parma e Tuttosport, quando all’intervallo ci aveva chiesto, con che sistema giocasse la Roma, e noi forse un po’ distratti dal maccherone appena ingerito, e dalla scelta di far giocare un PARMA 2, sperimentale che dir si voglia (non si dica si tratti di turn over, per carità!) avevamo risposto, un po’ alla D’AVERSA versione dopo Parma-Lecce, che la squadra giallorossa attuava uno schema un po’ asimmetrico (che in definitiva non vuol dire un cazzo), e che attaccava con un sistema (quale?) e difendeva con un altro sistema (quale?). (De)Boellis, a digiuno di maccheroni, si dimostrava più lucido affermando che con la posizione di Cristante, quasi da libero, in mezzo ai due centrali di ruolo (Mancini e Smalling), con Florenzi e Kolarov, larghi e avanzati, e con Pellegrini che fluttuava in mezzo tra la linea dei trequarti piatto computer(Perotti e Under) e la mediana presidiata da Diawara, si poteva parlare di un 3-3-3-1, quasi alla Bielsa (o alla Glerean ai tempi del suo scandalizzante Cittadella). Analisi perfetta la sua, condivisa, poi, come si è scoperto il giorno dopo, da molti altri osservatori, al punto che alla fine anche noi ci siamo convinti che Fonseca, abbia per la prima volta, da quando è in Italia, abbandonato il suo, non sempre congeniale 4-3-2-1, per adattarsi alle contingenze della partita, cercando di creare, con la novità, un qualche tipo di imbarazzo, all’avversario. Della serie “Anche gli scienziati hanno un’anima”, italiana o italianista, non sappiamo, non certo catenacciara, di sicuro in attesa della rivoluzione del virtual coach, che sarà disponibile, per tutti gli allenatori del nostro campionato, con l’inizio del Girone di Ritorno, accogliamo con piacere che il pragmatismo e l’adattarsi alle caratteristiche dell’avversario, spingono, taluni, ad abbandonare dogmi e fondamentalismi tattici, di sorta, molto spesso dannosi. Però non tutti hanno pensato alla stessa maniera, e parlo sempre di critici, giornalisti, anch’essi ancora, non condizionati da coach virtuali o da ricorsi a dati tecnologici e scientifici, che hanno trovato una chiave di lettura tattica, alquanto diversa o stravagante. E se la Gazzetta di Parma, a firma Piovani parla di un 3-4-3, in riferimento al sistema adottato dai giallorossi, la Gazzetta dello Sport, etichettando lo schema sempre con un 3-3-3-1, è andata oltre, al punto che un fantasiosissimo Schianchi, ha parlato di un dispositivo che di fatto ricorda “quello delle schianchisquadre anni cinquanta che sceglievano il sistema di origine inglese e puntavano tutto su duelli individuali”. Addirittura! Alla faccia! Da una semplice partita di Coppa (snobbata), non si pensava si potesse arrivare a tanto, da questo punto di vista: eppure il rischio di difendere a sistema puro, come direbbe l’esimio Righetto Sacchi, il tecnico portoghese, non più apprendista stregone, se lo è preso, mettendo sulle tre punte o presunte tali del Parma –  Cornelius(son), Siligardi, Kurtic – un bel trio di centrali, di cui uno, Cristante, per ruolo e caratteristiche, portato alla prima impostazione della manovra, quella tanto amata dai tecnici moderni “de ora”!, e tanto in voga, cioè la costruzione dal basso che di fatto vuole estinguere sempre dal verbo e dal pensare calcistico l’arcaica mentalità delle palle lunghe e pedalare. Invece ciò che non è stato detto e che nella mossa da scienziato di Fonseca, ci sia stato qualcosa quasi da virtual coach. E mi spiego meglio, più che infoltire la batteria dei centrali, l’aver preferito la difesa a tre, ha di fatto permesso alla squadra di rafforzare le due catene esterne, con Florenzi e Kolarov, più avanzati, quasi a voler infastidire i due laterali bassi del Parma, Laurini e Pezzella, ritenuti – non sappiamo se a ragione o a caso – i punti più deboli o più vulnerabili dello schieramento avversario. Proprio come un virtual coach, suggerirebbe in casi di questo genere: cioè scovare i punti deboli dell’avversario e portare in determinate zone del campo, le maggiori offensive allegri 19 01 2013di gioco. Un’anticipazione perfetta di ciò che potrebbe verificarsi in un futuro alquanto prossimo. Infatti avremo, come si premura di allarmare il pragmatico di tutti, Max Allegri, un calcio da scienza esatta, con al posto dei vari Fonseca o D’Aversa, o chi per loro, dei novelli Copernico, Keplero, Bernoulli o Bernacca della pedata, capaci cioè di prevedere tutto in anticipo, grazie a dati certi, sicuri, scientifici: in poche parole, a scanso di ogni intuizione tecnica o sensazione personale. Sarà e anche se si è andati oltre, ci sentiamo di affermare che speriamo, il futuro, non diventi esattamente così. Tutto questo per spiegare e per spiegarci, che il PARMA, non è riuscito nell’impresa, non solo perché non ci ha creduto, ma perché forse, checché se ne pensi e se ne dica, non ci ha creduto abbastanza. Qualcuno ha parlato di una Roma con la miglior formazione possibile contredmondo_bernacca-700x300o un PARMA con le migliori alternative possibili, per il momento specifico della stagione, all’indomani del quasi totale recupero degli infortunati, non ancora tutti al meglio della condizione, come dimostrato sul campo. Quindi il ricorso alla staffetta Inglese-Cornelius, a termini invertiti rispetto alla gara col Lecce (speriamo non diventi come quella Mazzola-Rivera di Mexico 70, in ogni caso, per me, pensando alle caratteristiche dei due, è sempre meglio inizi Inglese e termini Cornelius come era stato lunedì sera in Campionato), l’esclusione dai convocati di Gervinho, l’impiego a gara in corso di Kulusevski, uniti alla contromossa, da quasi scienziato, di schierare Silingardi play, dopo l’uscita di Scozzarella, vanno interpretati secondo questo tipo di coach 6100 piazza garibaldilogica, che di fatto nega ai Crociati la possibilità di restare in scena nella tanto vituperata manifestazione che è, ora, la nostra Coppa Italia, che così come è concepita ed accolta, per le squadra medio piccole, rappresenta più un fastidio che un’opportunità, più croce che delizia. Ma tant’è. E’ andata così, il sistema o presunto tale, di Fonseca della Roma, non del tutto identico a quello ideato dal geniale Herbert Chapman, manager dell’ARSENAL, anni trenta, subito dopo la modifica della regola sul fuorigioco, ha avuto la meglio sul metodo D’AVERSA, inteso non come schieramento, ma come tentativo di preservare, in vista degli impegni del girone di ritorno, energie e muscoli dei suoi migliori giocatori. Differenti ideologie, o differenti punti di vista a confronto, per confortare prestazioni e risultati presenti e futuri: ecco ciò che rimane e ciò che emerge dopo l’eliminazione dopo una partita difficile,  ma non impossibile che è andata come è andata, ma che lascia solo qualche piccolo rimpianto in chi, forse, ci aveva sperato fino in fondo. Ora rimane il Campionato e la consapevolezza di potersela e doversela giocare sempre e ovunque, al di la di metodi e sistemi, prevalenti, previsti e prevedibili, con l’ausilio o meno dei dati o delle intuizioni che speriamo supportino ancora o a sufficienza la gestione delle partite ritenendo esiziale l’importanza dei virtual ai quali continuiamo preferire, in tema di Coach, solo quello 6100…  Gianni Barone

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6 Commenti a “CATTIVO CITTADINO, di Gianni Barone / IL “SISTEMA” FONSECA BATTE IL “METODO” D’AVERSA 2-0”

  1. Davide says:

    Barone per cortesia può evitare di pubblicare la terza foto partendo dall’alto?L’oslone nero del malaugurio no per cortesia.

  2. Luca says:

    Mi ero perso questa cosa del “virtual coach”. Ho letto proprio ora e sembra una cosa interessante.

  3. Pencroff says:

    Per una volta dono d’accordo col Davide. Tirí via c’la foto lí

  4. Davide says:

    Grazie amico mio. Come vedi è bastata la foto dell’innominabile oslone del malaugurio e dopo poco è arrivata la notizia di Gervinho ko. Poi metterla di venerdì 17 è tirare proprio la scalógna.

  5. Lele says:

    D’accordo. Via la foto grazie.

  6. Rikman says:

    Tutto perfetto tranne che “ (che in definitiva non vuol dire un cazzo)” tradotto in “(che in definitiva non vuol dire niente)”. Chi necessita di volgarità per farsi capire, dovrebbe prima capire il valore dello strumento che usa. È solo lo spunto per riflettere sulla comunicazione odierna, sia verbale, che (ahimè scritta).