IL COLUMNIST di Luca Russo / L’ATALANTA È LA HIT DEL CAMPIONATO

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luca russo 06 01 2020(Luca Russo) – Il duello tra l’Inter di Antonio Conte e l’Atalanta di Gasperini in linea teorica metteva di fronte una delle due prime forze della Serie A, ossia i nerazzurri di Milano, e il tormentone del momento, o per meglio dire delle ultime tre o quattro stagioni almeno, cioè i bergamaschi. Ciò che si è visto a San Siro ci ha confermato che la Dea resta la hit del campionato, ma si meriterebbe anche la palma di seconda forza del torneo, se questa non fosse già stata attribuita alla Beneamata dal corso degli eventi e dalle valutazioni, alcune condivisibili, altre un po’ meno, della carta stampata e dei salotti televisivi. L’1-1 che ha allietato il sabato sera di chi ha deciso di starsene a casa a godersi gli effetti speciali di Gomez e soci, è tutto grasso che cola solamente per i meneghini, perché con un palo, una traversa, un rigore negato sebbene il placcaggio rugbistico di Lautaro Martinez ai danni di Toloi fosse più solare del sole e un penalty magistralmente neutralizzato da quel fenomeno di Handanovic, capace di respingerlo a una mano come si vede solo nei cartoni animati alla Holly e Benji, l’Atalanta avrebbe meritato di portarsi a casa l’intera posta in palio. Lo dice il nutrito elenco di episodi di marca orobica appena snocciolato, lo dicono le statistiche del match andato in scena ieri sera. I bergamaschi hanno primeggiato in diverse materie: dal possesso palla (63% contro 37%) ai calci d’angolo (4 a 0), dai duelli vinti (55% a 45%) al numero di cross (27 a 7) e dai tiri complessivi (17 a 10) alle conclusioni da dentro l’area (12 a 3). Ma il dato che più degli altri ha catturato il mio stupore è il posizionamento medio delle due formazioni: mentre l’Inter, in media, ha tenuto appena 2 uomini nella metà campo avversaria, l’Atalanta ha sistematicamente accettato l’idea di coprire Gollini con soli 3 difensori, segno che i bergamaschi si sono letteralmente accampati dalle parti del portierone sloveno, nonostante giocassero fuori casa e al cospetto dell’unico undici che ad oggi viene accreditato come possibile antiJuve nella caccia al tricolore. Ecco, se lunedì scorso gli uomini di Gasperini sono stati agevolati da un Parma alla stregua della temperatura di Campobasso nelle previsioni meteorologiche degli anni novanta, ovvero non pervenuto, ieri sera se la sono vista con, appunto, una delle due prime forze del campionato. Un dettaglio non trascurabile nella valutazione della prestazione offerta dalla Dea, che a mio parere ha giocato meglio contro la truppa di Conte che con noi,INAT7146 tenendo conto proprio della caratura dell’avversario e del contesto – oltre sessantamila spettatori in uno stadio che è a tutti gli effetti il tempio del calcio italiano – in cui si è giocato. Poi che per il sottoscritto il modello orobico non debba essere il riferimento a cui deve ispirarsi il nostro Parma per le ragioni che ho già ampiamente spiegato in settimana, è un’altra storia, un altro paio di maniche. Ma per ciò che è stata l’Atalanta al Meazza, e cioè una squadra che, in barba al buon senso e alla logica, porta tanti uomini in area di rigore avversaria e cerca la vittoria anche dopo aver fallito col colombiano Muriel il rigore del possibile 1-2 e pure se alla fine del match mancano pochi giri di lancette, l’unico sentimento concepibile è l’ammirazione. Signori e signore, giù il cappello di fronte a una meraviglia del genere! Luca Russo

9 Commenti

  1. Intanto l’Udinese che sembrava morta ha i nostri punti. E gli espertoni da S…i a Criscitello passando per Caressa etc giù a tessere le lodi del Maestro De Zerbi che non vince una partita da dal dopoguerra.Squadra e allenatori ridicoli (cicciocaputo il mercenario in testa).

  2. Avere un buon portiere è la dimostrazione di parare di tutto e di più ( rigori compresi) .Poi come in ogni gara ci sono episodi che girano a favore altri contro. Ovvio che se scendi in campo per fare risultato fuori casa e la giochi senza se e senza ma…
    Quando una squadra ha fame si vede!

  3. Tutto giusto, poteva risparmiarsi l’inciso sul modello di riferimento. Insistere su una polemica sterile e fine a se stessa, non giova a nessuno.

    • Io non polemizzo, esprimo il mio parere. Che lei, visto che siamo in un contesto di libertà di pensiero, opinione e parola, è libero di non condividere. Ma come ho già detto al lettore Luca ieri e l’altro ieri, non può liquidarlo come polemica sterile, ché non lo è. È il mio punto di vista e non mi pare di averlo mai contrabbandato come verità assoluta.

      • Ovviamente è il suo punto di vista. Probabilmente lei non voleva polemizzare, ma la polemica l’ha creata, lo dimostrano i tifosi bergamaschi che sono intervenuti su questo sito, piuttosto risentiti.
        L’inciso evidenziato ( in grassetto), mi è parsa una “prepotenza” di chi vuole l’ultima parola. Ovviamente è il mio punto di vista.
        Con il massimo rispetto
        Buon lavoro

        • Non è pretendere l’ultima parola. È separare le valutazioni di carattere generale, come quelle inerenti stadio e bacheca degli atalantini, da quelle specifiche relative alla partita che hanno giocato e immeritatamente pareggiato (nel senso che meritavano la vittoria) a Milano. Anche perché mi aspettavo commenti del tipo “ti sei ricreduto”: no, sul modello Atalanta non ci si può ricredere in tre giorni, ma è doveroso riconoscere che a San Siro avrebbe meritato l’intera posta in palio.

  4. Mi fa piacere che finalmente Russo si accorga dell’Atalanta, ormai non più un miracolo, ma una solida realtà del calcio italiano.

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