DIARIO DI UN’ITALIA IN(CORONA)TA, di Luca Savarese (4^ puntata) – Le originali proposte della Fede nella quotidianità falcidiata dal Coronavirus

17 Mar 2020, 19:00 6 Commenti di

Luca Savarese(Luca Savarese) – L’uscire da sé stessi, per andare, correre verso l’altro e proporre qualcosa d’Altro è l’Habitus, la casacca principale di chi ha scelto di giocare la propria partita con Dio. La Kenosis, quello svuotamento di e da sé, per riempire, con nuova pienezza, il fratello, è da sempre la cifra dei seguaci di Gesù, che spogliò sé stesso fino alla morte ed alla morte di croce. “Caritas Christi urget nos”, l’amore di Cristo ci spinge, ci racconta San Paolo nella sua seconda lettera ai Corinzi. Già, ecco San Francesco d’Assisi che corre ad abbracciare (si abbracciare, non il semplice pensare di farlo) il lebbroso, che era considerato un mondo a sé stante, assolutamente da non frequentare, perché malato, sporco e portatore di negatività. Siamo nel 1206. Francesco, ci raccontano le biografie, abbracciò quell’uomo, perché provò a guardarlo prima, con gli occhi del cuore. Gli stessi, che il cardinale Federigo Borromeo (sulla scia della nobile azione cinquecentesca del cugino Carlo Borromeo) nelle pagine dei Promessi crocefisso don camilloSposi del Manzoni, offre alla peste ed agli appestati milanesi del 1630. “Alle occupazioni che trovò prescritte, due altre ne assunse di sua volontà; e furono d’insegnar la dottrina cristiana ai più rozzi e derelitti del popolo, e di visitare, servire, consolare e soccorrere gl infermi Sprezzante del contagio, portò tra la gente quello che per lui era il farmaco più potente, il Crocefisso. Del resto lo dice anche Gesù stesso nel vangelo: “cosa serve una lampada se poi la si mette sotto il letto, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa”. (Matteo 5, 13-16). In questi giorni di tante paure, zero abbracci e diversi urli di Munch, i discepoli contemporanei di nostro Signore, accettano anche loro questa sfida ad uscire da sé stessi, a proporre uno spartito diverso dal solito pentagramma datregenda.  A Brescello, terra di Peppone e Don Camillo, il parroco, Evandro Gherardi, ha avuto un’idea brillante: è andato a riesumare il cCocefisso che parlava a don Camillo e lo ha messo a disposizione dei fedeli, all’esterno della chiesa, con tanto di foto pubblicata sulla sua pagina Facebook. Gino Cervi e Fernandel ci facevano un film, qui, si fa sul serio. A Bibione,  invece, il parroco Andrea Vena, sprezzante di divieti e compagnia briscola, si è procurato un’ape, ci ha messo su la statua della Madonna e via, tra le strade, a portare qualcosa di nuovo. Geniale la risposta del nostro, all’intervento delle forze dell’ordine: parroco bibione apecar“>Sto facendo il mio lavoro”. C’è chi si cimenta nello smart working  e chi, come lui, lavora così, veicolando il volto materno di Maria.  A Milano, l’arcivescovo, monsignor Mario Delpini, è andato su in alto, in cima al Duomo, davanti alla famosa statua della Madonnina, simbolo della città e, al termine di una preghiera, si è messo a cantare “O mia bela Madunina”. Certo gli esempi dei santi del passato restano unici, ma, in questi giorni, i preti, quelli veri, mica quelli che si limitano a giudicare e puntare il dito, stanno inanellando iniziative certo che non debelleranno il virus ma magari aiutano ed aiuteranno a guardarlo in maniera diversa e a vincere, chissà, la paura. Anche il vescovo di Roma, papa Francesco, è uscito dal Vaticano per recarsi presso la basilica di San Marcello al Corso dove c’è il crocifisso che diede una grande mano per fermare la peste del 1522. Altro che motore immobile di aristotelica memoria, altro che eremita chiuso nel suo rifugio, questa fede, si mette in moto. Sembra far risuonare il Cantico dei Cantici: “Alzati, amica mia, mia bella, e vieni!”. Esce, propone, cerca di fare assaggiare il sapore di quell’ Altro, di cui è intessuta, portata e riempita la sua storia. Luca Savarese

#Quarta puntata Martedì 17 Marzo 2020

Carmina Parma, In Evidenza, News

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6 Commenti a “DIARIO DI UN’ITALIA IN(CORONA)TA, di Luca Savarese (4^ puntata) – Le originali proposte della Fede nella quotidianità falcidiata dal Coronavirus”

  1. Luca says:

    Daje http://www.stadiotardini.it/emoticons/wpml_good.gif

  2. VELENOSO 😈 😈 😈 😈 😈 😈 😈 😈😈 😈 😈 😈 says:

    Nessun perdono.
    Chi è fuori senza motivo
    è colui che vuol fare il furbo
    ( che poi non lo è)
    Per questa gentaglia infettatrice
    SUPERMULTA SACROSANTA
    senza “se” e senza “ma”
    O i coglioni sono solo
    quelli che rimangono a casa?

  3. VELENOSO 😈 😈 😈 😈 😈 😈 😈 😈😈 😈 😈 😈 says:

    Totti vestito da frate è stato scritto
    e c’e anche il video su youtube
    che a Roma va in giro
    conciato così palleggiando con
    i ragazzi che trova lungo la,strada.
    Non è il momento di fare i
    buffoni ma di fare le persone serie
    Io capisco che Totti per Roma è
    come un Dio ma.la polizia
    dovrebbe non guardare in faccia
    a nessuno e multare chi non rispetta
    i decreti sacrosanti del governo
    Perché non si multa Totti?
    Ha licenza di uscire per fare
    il buffone di strada?

  4. VELENOSO 😈 😈 😈 😈 😈 😈 😈 😈😈 😈 😈 😈 says:

    Adesso escono i prigionieri.
    Bene.
    Spaccando e incendiano tutto
    l’hanno avuta vinta
    Ma quando il virus sarà sconfitto
    debbono ritornare in carcere
    a finire di scontare la loro pena
    Un prigioniero per esempio è stato
    condannato a 18 mesi?
    Ne ha scontato già 3
    Gli altri 15 li deve fare ancora
    ritornando dietro le sbarre
    Altrimenti la giustizia in Italia
    già latitante è finita.

  5. Maria Teresa says:

    Sì la fede si è messa in moto…come afferma Luca Savarese….e continuiamo a pregare per questa situazione, che possa presto risolversi.

  6. Pencroff says:

    Ma per favore! Meglio fabbricare mascherine che pregare. Ha chiuso perfino Lourdes… dal su