CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / RICOMINCIAMO!

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gianni barone 21 aprile 2020(Gianni Barone) – Arriva un grido forte e chiaro, Ricominciamo!, da parte di chi non si lascia tanto condizionare o intimidire da chicchessia. La Germania, tanto odiata da opinioni pubbliche non solo italiche, per voce del suo Cancelliere (cancelliera, del resto come ministra, è bruttissimo sentirlo dire o scrivere, con buona pace di chi anche a noi giornalisti chiede di osservare la parità di genere, ma non è da questi dettagli che la si ottiene) Angela Merkel non concede o non ordina: semplicemente dà il via libera alla ripresa della Bundesliga, già a Maggio, nei tempi e nei modi che Federazione e Lega, riterranno più utili ed opportuni. Dopo lo stop della Francia, che aveva intristito un po’ tutti gli altri, arriva lo slancio decisionistico teutonico che non concede appelli nella logica della ripresa, pur ancora in presenza della minaccia del virus, seppur in termini, leggermente, più contenuti. In quest’Europa più disunita che mai, si cerca, a giorni alterni, nell’esempio e nel modello proposto da altri, non tanto una linea precisa e assoluta, quanto un motivo giustificativo, quasi consolatorio, per poter uscire dallo stallo e dall’indecisione, che paralizzano, non poco, il normale senso di reazione e di volontà di ripresa, dopo le brusche frenate alla vita pubblica e privata imposte dalla pandemia. Il modello tedesco potrebbe servire e potrebbe salvare anime, corpi e posti di lavoro, sempre se rapportato e raccordato, con le giuste dosi e le giuste proporzioni, a quelle che sono le nostre reali condizioni, da rilevare, in questa delicata fase di transizione. Parliamo di calcio, ma l’esempio tedesco sconfina merkelin altri ambiti, cruciali, della vita economica e sociale di un paese. Diciamo peste e corna della Germania, della sua protervia che impone e stritola tutto, e non solo sotto l’aspetto economico e finanziario, e poi ci accodiamo supinamente al suo carro, per evitare cadute improvvise?, potrebbe obiettare qualcuno. Però, aldilà della simpatia o dell’antipatia – certo, più la seconda –  che si possono nutrire per questo popolo, il segnale che arriva non può non essere preso in considerazione, e cioè che in questi momenti di estrema crisi, ciò che deve emergere, più di ogni altra cosa, è il primato che deve avere la politica su tutto e che le permetta di essere capace di proporre potere, coraggio, autorevolezza. Poi si può discutere di tutto il resto, anche del dibattito mediatico, che il Ministro Spadafora, nel .spadafora_question_timequestion time (Xavier Jacobelli, direttore di Tuttosport, osserva che lo chiaman così gli ignoranti della grandezza della lingua italiana; lui, ad esempio, lo ha definito il tempo delle interrogazioni), giudica incomprensibile. Per lui, qualche maligno potrebbero obiettare… Perché da noi si continua a privilegiare l’attesa rispetto all’audacia, perché non si vuole rischiare più nulla, e quindi occorre pazientare, nel calcio quanto nel turismo, nella ristorazione e nell’estetica, i settori cosiddetti o così considerati di «contatto» e addirittura si tira in ballo il giudizio del popolo sovrano, espresso attraverso fittizi sondaggi, di cui non si conoscono chiaramente le campionature e le successive elaborazioni statistiche con tutte le deviazioni standards possibili immaginabili. Assunzioni di responsabilità importanti da parte dell’esecutivo, questo si chiede, attraverso i giornali, però riaprite subito gli estetistiil popolo – che solo quando fa comodo diventa sovrano – preferirebbe prudenza per privilegiare salute di atleti e tutti, rispetto agli interessi economici dell’intero movimento che chiede, sempre più, cosa deve fare per poter vivere, sopravvivere, ma soprattutto non morire. Si è cercato di scavalcare il Ministro, bacchettato anche da esponesti del suo stesso movimento, rivolgendosi direttamente al premier o al governo, e vedremo cosa ne sortirà; nel frattempo il Consiglio Federale, chiamato ad esprimersi, è stato rimandato alla settimana prossima. E sarà chiamato a decidere non solo sulla Serie A, ma pure su tutto il resto: sulla sorte delle categorie inferiori, sulla soglia da individuare tra professionismo e semiprofessionismo da creare, e dilettantismo e attività di base da tutelare e potenziare. Ridurre la platea dei club professionisti a 60 squadre invece delle 100 attuali, come ipotizzato, apre scenari nuovi ed inediti, che già, prima del virus, erano stati immaginati, e che ora devono trovare la forza per consolidarsi del tutto. Perché se nella vita di tutti i giorni, abbiamo scoperto che l’occasione capitata, con questo stop, è grande per poter cambiare e migliorare le cose, eliminando burocrazia e complicazioni varie, nel calcio si presenta l’opportunità di riformare l’intero sistema per creare i presupposti per un miglioramento globale: meno professionisti di sicuro, perché il sistema non può sostenerne le conte al calcio penso io stadiodimensioni attuali. E mentre si continua a tuonare che date certe per la ripresa non si possono ipotizzare, il premier, tirato per la giacchetta, ha deciso di scendere in campo personalmente, anche lui, per affrontare il dilemma: vedremo come andrà a finire. Intanto anche il calcio individuale ha ripreso a correre, nell’asetticità di centri sportivi semivuoti e contingentati, come quello di Collecchio (come aveva auspicato il Presidente di Nuovo Inizio Marco Ferrari, che aveva subito evidenziato il paradosso che Bruno Alves & C. potessero correre tra la gente in Cittadella, ma non al Centro Sportivo secondo l’ultimo DCPM, poi superato dall’ordinanza di Bonaccini ed altri governatori), con giocatori, che a turno, riprendono contatto con la natura della loro professione. Piccoli passi verso la tanto agognata pseudo-normalità di cui tutti sperano di vedere la completa realizzazione. Ricominciamo! è il grido, quasi alla Pappalardo, che si ode, nel silenzio ordinato dei campi percorsi dalla voglia di riprendersi quello che ci è stato sottratto: la libertà, fisica e mentale, di muoverci. Gianni Barone

ricominciamo

4 Commenti

  1. Quando la Bundesliga sarà finita noi saremo ancora qui a discutere e a farci dettare la linea dagli ayatollah della medicina.

    • E lasciami sfogare, e lasciami gridare, io senza calcio non so stare…… ricominciamoooo

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