DIARIO DI UN’ITALIA IN(CORONA)TA, di Luca Savarese (52^ puntata) – IL VACCINO DELLA POESIA

09 Mag 2020, 19:00 1 Commento di

penna stilografica

Luca Savarese(Luca Savarese) – Lo ha detto anche lo scrittore Andrea Vitali, intervistato nell’edizione odierna lombarda del Tg3, che le parole sono una terapia e servono quanto le medicine. Già, le parole: quegli assist senza tempo, possono mandarci in gol anche in queste giornate di Fase 2. Prima, nel frastuono di una quotidianità spesa per la maggior parte fuori, spesso non ci accorgevano della fragranza delle parole, adesso, quasi si sono messe esse stesse a portarci per mano, indispensabili mascherine dell’anima, per evitare il contagio più terribile, quello dell’ignoranza. “Vola alta parola, cresci in profondità, tocca nadir e zenith della tua significazione”, proclamava nel 1985 all’interno de “Il battesimo dei nostri frammenti” il poeta e tra i padri dell’esistenzialismo italiano Mario Luzi. In effetti sta volando alta la parola. Mentre i medici stanno studiando tutti i possibili vaccini e contro vaccini, il verso sta ritornando ad abitare i microcosmi delle persone, permettendo di esorcizzare la paura ed offrendo la possibilità, poco frequentata in tempi di normalità, di scandagliare a fondo delle proprie mille esperienze, di provare a mettere, nero su bianco, quel guazzabuglio del cuore umano. Diverse le iniziative di risveglio poetico in questi mesi di quarantena, che in tempi e modi diversi, hanno dato vita a varie proposte, lungo tutto lo stivale. Tra i primi Reggiosera.it, il portale reggiano diretto da Paolo Pergolizzi, che alla fine di marzo ha ideato: “Scrittori silenziosi, i vostri pensieri al tempo del coronavirus: argomenti, racconti, poesie”Piccolo virus, la poesia che ha inaugurato il suggestivo format. Si sale, destinazione Rovigo. Dove ecco “E le parole divennero silenzio”, un volume di poesie realizzato in questi giorni dall’ Associazione Autori Polesani, al tempo del Coronavirus, con il ricavato che andrà a dar man forte all’associazione Bandiera Gialla, come si può scoprire su Rovigooggi.it. E’ il momento di riscendere, si va in Toscana, precisamente a Vinci, la città natia di Leonardo. Qui la tradizionale Festa della Poesia, che si tiene di solito in piazza, è stata rimpiazzata, è proprio il caso di dirlo, da ominiboni.it una kermesse interattiva che ha visto coinvolti, prima di Pasqua, professori, artisti, ingegneri, un sacerdote, contadini, gente comune, giovani, che hanno condiviso la propria poesia per veicolare “Quella storia e quei valori di una comunità che non vuol perdere l’umano privilegio di raccontarli e sognare un mondo migliore”. Si legge sulla nazione.it del 29 Marzo 2020. Insomma, con la poesia, al di là di abitare a Vinci e dintorni, vinci sempre. Prendi in mano le parole e docile ti fai portare da loro. Mentre il medico le utilizza ed il filosofo le possiede, il poeta ne è servo e posseduto. Scrivere o leggere dei versi può infatti far cambiare il verso di molte cose e tirare fuori dall’armadio l’abito che magari non ci ricordavamo più di avere, quello della novità.

Muore lentamente chi diventa schiavo dell’abitudine,

ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,

chi non cambia la marca,

chi non rischia di vestire un colore nuovo,

chi non parla a chi non conosce”.

L’incipit di questa poesia Lentamente muore (morte devagar), scritta dalla poetessa e saggista brasiliana Marhta Medeiros e per anni erroneamente attribuita a Pablo Neruda, basta da solo, a far crollare castelli di pregiudizi.Si, in fase 2 ci servono ancora le medicine, ma anche le parole possono farci molto bene. Luca Savarese

#Cinquantaduesima puntata Sabato 9 Maggio 2020

Cartellino gialloblù, News

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Stadio Tardini

1 commento a “DIARIO DI UN’ITALIA IN(CORONA)TA, di Luca Savarese (52^ puntata) – IL VACCINO DELLA POESIA”

  1. Luca says:

    “Parole” è anche poter parlare faccia a faccia con qualcuno, scambiarsi idee che dietro un video non risultano spesso autentiche.