DIARIO DI UN’ITALIA IN(CORONA)TA, di Luca Savarese (62^ puntata) – A CHE GIOCO GIOCHIAMO? QUEL CONTATTO SENZA TATTO

20 Mag 2020, 19:00 2 Commenti di

luca savarese auto 15 05 2020(Luca Savarese) – “Travolto dagli abbracci dei suoi”, “Bagno di folla per lui”, “Viene preso e sollevato in trionfo dalle braccia dei compagni”. Espressioni, linguaggio sportivo e non, che sentivamo prima dell’incombere del Covid 19. Questo virus invisibile, ha fatto breccia anche nella comunicazione calcistica in particolare e sportiva in generale, chiamata gioco forza a reinventarsi stilemi, a rimodellare azioni di gioco a ritmo e nel contesto di una pandemia, che ha saccheggiato, quello che esiste da sempre, nella maggior parte dello sport, quasi come sua primigenia manifestazione, ossia il contatto fisico. Ecco perché, oltre alle risapute questioni socio economiche, lo sport è stato spiazzato perché il Coronavirus ha tirato un rigore sinceramente imprevisto, una specie di cucchiaio improvviso, che ha battuto quel portiere che per anni era riuscito a mantenere la porta inviolata, segnando un gol furbo e micidiale, roba da calcio di strada con la cicca in bocca, togliendo la terra sotto i piedi a tutto quello squadrone, dal calcio alla lotta, passando per il basket, il volley ed altre discipline, che aveva vissuto nell’equivalenza, quasi cartesiana, evento dunque contatto, gara quindi mischione di corpi. Il virus ha mandato in tilt questo software quasi ancestrale dello sport, costringendolo ad accontentarsi dell’hardware di mascherine e gomiti al posto di buffetti ed abbracci, di esultanze senza corporeità, di gare senza spettatori. Il programma che ne viene fuori? Uno scenario mutilato, paradossale, spesso disarmante, un po’ come cucinare le lasagne senza la teglia, uscire con una donna senza nemmeno poterle accarezzare i capelli (cosa che per altro è…). Il nuovo sport sarà quindi per un po’ praticare lo sport di un contatto con mille precauzioni alla componente del tatto, un’attività dunque platonica. Anche se il filosofo fondatore dell’Accademia e seguace del pensiero di Socrate, fu uno dei primi ad essere un convinto sostenitore delle attività che prevedevano l’uso dei corpi per scopo formativo ed era, egli stesso, un lottatore provetto: “Non mettere in movimento l’anima senza il corpo, né il corpo senza l’anima, affinché ciascuno dei due divenga equilibrato e sano” amava dire. Peccato che mark brescianopoi la vulgata abbia consacrato l’aggettivo platonico come sinonimo d’incorporeo, d’impalpabile, grazie alla teoria del filosofo greco riguardante la superiorità del mondo soprasensibile, o iperuranio, rispetto ad una dimensione sensibile, fisica. Chissà se il virus si fosse scatenato ai tempi delle antichi agoni greci, se gli scultorei discoboli avrebbero indossato guanti e mascherina…Quel che è certo, è che quando riprenderanno le varie discipline, nel raccontarne le gesta, bisognerà cogliere questo scarto, questo passaggio da uno sport che senza tatto non poteva stare ad uno, che per un po’, lo dovrà evitare. “Un’ondata di gomiti invece che un mare di abbracci travolgono l’autore della rete, “Nell’ attesa della battuta del corner, movimento in area di rigore, dove i contatti guardinghi han preso il posto delle strattonate. “L’arbitro manda tutti sotto la doccia. Ognuno, nella la sua vasca, a casa propria”. E per l’esultanza non potrà che tornare di moda la statua di sale o “Mannequin challenge” di Mark Bresciano… Luca Savarese

#Sessantaduesima puntata Mercoledì 20 Maggio 2020

Carmina Parma, News

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2 Commenti a “DIARIO DI UN’ITALIA IN(CORONA)TA, di Luca Savarese (62^ puntata) – A CHE GIOCO GIOCHIAMO? QUEL CONTATTO SENZA TATTO”

  1. Luca says:

    Mah…in Bundesliga si menano pure come dei fabbri, anche se mancano ovviamente gli abbracci dopo un gol.

  2. Pencroff says:

    Comunque è certo che non vi può essere contatto contette