CARMINA PARMA di Luca Savarese / CAROTE E BASTONI: PRIMA LA GIOIA DEL VANTAGGIO POI LA DOCCIA FREDDA DELLA RIMONTA SUBITA

29 Giu 2020, 00:00 1 Commento di

Luca Savarese(Luca Savarese) – Prima un errore sotto porta di Gervinho. Poi la magia del numero 27 più forte della recente storia del Parma, un golazo di destro al termine di una vera e propria danza palla al piede, numero e secondo gol all’Inter, che aveva già bucato anche all’andata. Le persone, che vedono la gara e sono davvero tante, vuoi perché è quella che chiude la giornata, vuoi perché allo stadio non ci può andare ancora nessuno, gustano ed apprezzano un Parma intenso, che appena può, va a far male all’Inter. “Però questo Parma, è squadra tosta, sa mettere in ambasce chiunque”. Ma, proprio nel suo momento migliore, il Parma fa la cosa peggiore che una squadra, avanti di una rete, possa fare: getta alle ortiche un’ occasione nitidissima. Cornelius, il danese volante fresco dalla tripletta al Genoa, dopo aver ricevuto palla da Gervinho, spara alto. Probabilmente, se la stessa palla gli fosse capitata l’altra sera, nel cuore di Genoa Parma, dove sostanzialmente la partita proponeva Cornelius contro i resti del grifone, allora avrebbe fatto gol ad occhi chiusi. Sicuramente, in questa circostanza, il Parma doveva raddoppiare il vantaggio. Sempre esiguo, figuriamoci contro una corazzata come l’Inter. “Devo lavorare su degli errori” dirà mister D’Aversa in conferenza stampa. Si perché in serate dove ti accorgi che hai una bella gamba e che spesso scappi via ai tuoi diretti marcatori, bè allora qualcosa, alla fine di tali serate, dovresti portare a casa. Così il “Che bravo il Parma, fa presto a diventare “Se avesse concluso il primo tempo 3 a 0 il Parma”. Nel secondo, non che la banda nerazzurra faccia poi qualcosa di trascendentale e nemmeno di trascendente, fa però una cosa che il Parma, aveva fatto in altre occasioni, vedi la prima gara dopo il lockdown, quella allo stadio Grande Torino: più che a ragionare di tattica, si mette a lavorare di olio di gomito, quello che Conte in tribuna, deve aver in qualche maniera fatto arrivare al vice Stellini in campo. Infatti il mister dell’Inter nel secondo tempo sembra un prolungamento di Conte: smanaccia, urla, carica i suoi. A volte, la bravura di un allenatore si vede da quanto il suo secondo non solo ne fa le veci ma ne è una sorta di secondo verbo, di trasposizione, anche quasi fisiognomica, del suo impeto. L’Inter si mette ad attaccare a testa bassa, quasi rompendo sul nascere, quell’aporia mentale su quale sia davvero il ruolo dell’altro danese della gara, quello nerazzurro Christian Eriksen. Così, si porta stabilmente nella metà campo crociata. Il Parma dal canto suo si sente accerchiato, quasi gli manca l’aria. Prova, con Kulusevski, a cercare pronto ossigeno, ma lo svedese, oggi, sinistro fuori e botta parata da Handanovic, non riesce a dargli una mano. Una mano, anzi due, all’Inter gliela danno due teste di due difensori. Prima De Vrij, abilissimo ad intuire che la spizzata di Lautaro di cabeza, finisse proprio sulla sua capoccia. 1 a 1. Qui il Parma si sgretola più del dovutoparma-inter 001, Kucka ricorre alle proteste e Maresca ricorre al rosso. L’Inter sembra quella città che sale di futuristica memoria. All’ennesima sortita, sull’asse Moses (cross pennellato) per Bastoni, lasciato solo soletto, trova, con la testa del giovane difensore, la rete del sorpasso. Forse Bastoni però, soffre di improvvise amnesie, infatti bacia la maglia, la stessa, che solo la scorsa stagione, portava indosso. Episodi del resto normali nel fast foot del ventunesimo secolo. All’inizio la carota del vantaggio spettacolare, alla fine i Bastoni di una rimonta subita. In mezzo, l’amarezza per non aver concluso l’opera come era lecito attendersi dal primo atto. Luca Savarese

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1 commento a “CARMINA PARMA di Luca Savarese / CAROTE E BASTONI: PRIMA LA GIOIA DEL VANTAGGIO POI LA DOCCIA FREDDA DELLA RIMONTA SUBITA”

  1. Luca says:

    Che rabbia allucinante! Questa è la vittoria che ci avrebbe fatto svoltare, invece ora sarà un lento trascinarsi fino alla fine senza più obiettivi.

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