CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / IL CALCIO RIPARTE, MA NON RIAPRE GLI STADI E LA MENTE

01 Giu 2020, 12:00 1 Commento di

gianni barone fase 2(Gianni Barone) – L’unico settore al mondo che si può permettere il lusso di ripartire, senza riaprire al pubblico, è il calcio. Mondo molto strano, quello del pallone, che si accinge al grande freddo giocato al caldo, con tanto di distinguo e prescrizioni. Si sperava che almeno le polemiche e le discussioni si placcassero e invece proprio colui, che ha compiuto l’impresa di mettere d’accordo tutti su date e ripresa – il presidente federale Gabriele Gravina – se ne esce con una serie di attacchi al veleno verso chi, a suo dire, aveva voluto, con ogni mezzo, ostacolarne il cammino «della speranza» di rivedere in campo le squadre del massimo campionato. «La crisi è la più grande benedizione per le persone e per le nazioni, perché porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che sorge l’inventiva, la scoperta e le grandi strategie». einstein da i numeri relativiCosì, a margine della sua relatività, Einstein se ne uscì, in un impeto di saggezza, per invogliare a fare meglio e non aspettarsi il peggio in seguito a periodi bui, come quello che stiamo vivendo. Invece Gravina, a cui tutti riconoscevano il merito di averci creduto fino in fondo, perde la grande occasione per provarci e preferisce virare verso altre posizioni tirando in ballo cialtroni, filosofi dell’avvio, anfitrioni dell’emergenza, musici del tutto non si può fare e teorici del piano B, che hanno disturbato e accompagnato questo cruciale passaggio. zorro_bernardoSe (dubitativo), come diceva Antonio Albanese, a Celentano i testi li scriveva Bernardo, il servo muto di Zorro, a Gravina sembra che gli interventi li abbia direttamente suggeriti l’Avvelenata di Guccini. A proposito di «Un musico fallito, un pio, un teorete, un Bertoncelli, un prete a sparare cazzate». avvelenata gucciniNon mi sembra che il Presidente, attaccando tutti, senza fare nomi (tanto ci ha pensato qualcun altro a farli, verro Zazzaroni?), le cazzate le abbia lasciate ad altri e, come qualcuno ha sottolineato, non è che abbia avuto tanto rispetto, pur non condividendone le idee, con chi aveva predicato cautela davanti ad un’emergenza non inventata da anfitrioni, musici o cazzari e teoreti, anche se i negazionisti sfilano e non mancano. Il cialtronismo di cui parla sembra quasi essere rivolto a tutti, lui compreso, in un mondo in cui i furbastri non mancano di certo. gabriele gravinaUna caduta di stile che qualcuno ha pure apprezzato derubricandolo alla voce «sassolini nelle scarpe da togliere», mentre molti hanno stigmatizzato, sullo stile della Rosea – non a caso edita dal Profeta del No (per interesse) Urbano Cairo –  che, per penna del vice direttore (non so se esecutivo come me) Andrea Di Caro  ha in siffatto modo bacchettato «La ripartenza è un’opportunità che salverà il pallone da cause legali e attenuerà la crisi economica, ma evitare enfasi e offese lo avrebbe calcolato pure l’algoritmo». ivan zazzaroniIl quale algoritmo della discordia – che in caso di cristallizzazione della classifica, nel quadro del piano C – dovrà tenere conto di diversi fattori per proiettare la classifica, al momento dello stop, fino alla fine del campionato, già scandalizza i teorici del teorema di Turing oltre che il solito Zazzaroni, solitamente pro-Gravina, il quale afferma senza mezzi termini «Algoritmo no! Limitiamo le perversioni». algoritmoE limitiamole, quindi, in quanto sappiamo che per le scienze non esatte come il calcio – che vive d’imprevedibilità – un coefficiente d’applicare, sia quanto di più assurdo possa esistere: ma non basta la media punti? Ma ora è presto per andare a strologare, siamo alla vigilia del piano A e dobbiamo rispolverare il calcese che abbiamo abbandonato in Marzo, nella speranza di non averlo dimenticato o rimosso del tutto. La riapertura del calcio è solo ripartenza (tanto per rimanere in tema di calcese, anche se non nella accezione del vituperato contropiede), lupa capitolinacome detto all’inizio, che i più tenaci hanno voluto e ottenuto alla faccia degli scettici che magari ancora nutrono la speranza che vi sia un qualche inciampo (che per altro avrebbe ricadute pesantissimi non solo sul carrozzone, ma anche sulle serie e/o sport minori che a quella mammella sono attaccati come i gemelli a quelle della lupa capitolina). Riaccendere il calcio, pur in mancanza di pubblico, con gare giocate in estate e a cadenza ravvicinata vuol dire avere avuto il coraggio delle scelte, indubbiamente, però, cambiare con riforme che ne migliorino sia le finanze che la gestione, sembra essere un esercizio alquanto difficile da recepire e supporre visto i numerosi fronti estremi che, ancor prima di partire, già si sono aperti. I kulusevski juve nedvedcontratti e i prestiti da prolungare sono nodi che, al pari della riduzione o sospensione degli stipendi dei calciatori attuata nel periodo del lockdown, non potranno che essere sciolti con accordi individuali e non collettivi come auspicato dall’UEFA. Si discute anche sugli orari delle partite, quando già si sapeva subito che il calcio del grande freddo degli stadi vuoti, si sarebbe giocato al caldo di un estate afosa anche di sera. Il riavvio macchinoso che si adegua alle porte chiuse ha lasciato da parte i tifosi fratello einsteine le loro istanze, mentre altri spettacoli all’aperto di musica, cinema e teatro pensano già alla presenza di un numero contingentato di spettatori al pari di alcune nazioni (Portogallo, Bulgaria, Polonia, Russia, Serbia) che già a Giugno vorrebbero stadi con afflusso contingentato e distanziato di persone come sopra ai bus. La leggerezza estiva del gioco dovrebbe dare un surrogato di bellezza, passione ed empatia: tutti se lo augurano nel momento in cui la politica, gli interessi individuali e i gufi, verranno sostituti con azioni, gol, punti, vittorie e sconfitte. Ma sarà veramente così? Il calcio freddo non convince i tecnici che già immaginano cali di ritmo e di tensione agonistica al punto che difficilmente riuscirà a scaldare e far battere i cuori di chi, in poltrona, sarà costretto dalla New normality (o, ossimoro, normalità anormale) ad una nuova, volontaria, quarantena (questa volta quasi esatta nei numeri) tra le ormai familiarissime mura domestiche. Governare i rischi richiede molta responsabilità, ma dipende, come detto dallo stesso Gravina in questo caso non loquacemente improvvido come prima, molto anche dalla fortuna, culo, lato B, chiamiamolo come si vuole, a margine di un cialtronismo relativo, che, chi più, chi meno, coinvolge tutti gli “Einstein” che crediamo di essere. Gianni Barone

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1 commento a “CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / IL CALCIO RIPARTE, MA NON RIAPRE GLI STADI E LA MENTE”

  1. Luca says:

    Abbiamo l’onore di riaprire la Serie A. Spero no figure di m…a!