IL CONFITEOR DEL RIABILITATO VIGNALI: “MA ANCORA NON SO COSA FARO’ DA GRANDE”. L’EX SINDACO E IL CALCIO

28 Lug 2020, 01:00 2 Commenti di

INTERVISTA DI LUCA SAVARESE

Pietro Vignali, come sta e come ha accolto la riabilitazione?

“Sono soddisfatto, sereno, perché mi fa piacer che nel giro di poco tempo siano arrivate in maniera quasi consequenziale, concatenata due notizie importanti. La prima, di quindici giorni fa, con l’archiviazione di un procedimento molto fastidioso a mio carico, che durava da dieci anni con accuse pesanti, che riguardava la presunta assunzione clientelare di diciotto dirigenti, danno erariale, con yna gogna mediatica che si era creata e la paralisi totale dell’amministrazione, perché comunque i dirigenti coinvolti non sapevamo più se erano in carica o in meno, gli alti segretari che non firmavano più nulla, perquisizioni che andavano e venivano dal Comune con tonnellate di documenti, che dopo dieci anni pesava ancora sulla mia testa. C’è serenità ed amarezza perché dieci anni sono tanti nella vita di una persona, però da quel punto di vista li parlano da sole le parole della PM che ha chiesto l’archiviazione parlando di errori investigativi; da un certo punto di vista, mi bastava anche quello, ma il mio avvocato, invece, ha chiesto di guardare la documentazione, perché ci sarebbe tanto da dire sull’irragionevole durata dei procedimenti, ci sarebbe molto da dire, ma non sto cercando questo. La seconda notizia è consequenziale anche dal punto di vista temporale e cioè la riabilitazione complessiva anche delle altre vicende giudiziarie che avevano tormentato quegli anni, che sono un po’ come un colpo di spugna su tutto, bollinatura finale che consegna alla storia un capitolo e volta definitivamente pagina.”

Quando ha ricevuto queste due notizie ha pensato alla sua Parma, cioè a quanto operato durante i suoi anni da Sindaco della città ducale e in precedenza come assessore alla Viabilità?

Quando ho ricevuto la notizia della riabilitazione più che pensare, mi son visto passare davanti un film: furono anni importanti, erano anni duri, la crisi del 2008, la più grande del dopo guerra, ci sono state tensioni e risultati importanti, come la città sesta per qualità della vita, seconda per asili, terza per smart, terza per qualità ambientale con menzione speciale alla mobilità. A Parma, quando mi ero insediato, non esisteva un assessorato dell’ambiente. Non c’erano dipendenti, la città faceva solo assicurazioni igienico-sanitarie, era un servizio anni 30. In 13 anni abbiamo vissuto una lunga ed inesorabile risalita, dal 69°posto, maglia nera, nella classifica per la viabilità, al podio nazionale. La viabilità a Parma fu rivoltata come un calzino, quando arrivai come assessore alla viabilità, Parma aveva un pezzettino di tangenziale con un semaforo in mezzo, all’altezza di via Venezia: l’abbiamo rivoluzionata, grazie anche alla collaborazione di altri, come l’allora assessore ai lavori pubblici Lisi: Parma ha cambiato volto, quasi tutto. Sono stati anni pionieristici, sono stati creati 90 km di pista ciclabile, un’area verde, ridotti i semafori, una viabilità rifatta, e avevamo scalato tutte le classifiche: città più vivibile meglio servita, numero uno per lo sport, importanti investimenti, nuovo stadio da Rugby, da baseball, il centro polisportivo Campus, primi in Italia nel 2011 per lo Sport, grandi progetti, polemiche. ma anche risultati, grandi progetti: nuovo festival Verdi, grande mostra sul Correggio, la prima visitata in Italia per sette otto mesi consecutivi, quoziente famigliare, il primo ed unico caso in Italia. Ecco tutto questo l’ho rivisto davanti quando sono arrivati questi provvedimenti: il film di tutta questa fatica, di tutti gli sforzi, e sofferenza non solo mia personale per la vicenda giudiziaria, ma anche perché tutto questo polverone ha messo in secondo piano il lavoro fatto per le sorti della città; io mi ero totalmente dedicato a Parma, annullando la mia vita professionale e privata. Ho evitato di polemizzare, di puntualizzare, questa la mia linea. Poi quando si lavora molto si fanno anche degli errori, magari nella scelta di alcuni collaboratori, ma ho pagato molto caro anche per errori commessi da altri”.

Diceva la filosofa Maria Zambrano che l’esilio è la condizione privilegiata per ritornare a guardare il mondo e noi che guardiamo il mondo: tutti, in questi mesi, abbiamo fronteggiato l’esilio dovuto alla pandemia, lei, in qualche modo, lo conosceva già, avendo dovuto far fronte a un altro tipo di virus, ma in egual modo persistente, quello delle accuse e di sentenze che sembravano già scritte?

Si, sono stati anni di grande sofferenza in cui il silenzio per lungo tempo ha parlato per me: quando ti trovi da quarto sindaco più amato d’Italia assieme a Renzi, Chiamparino e Del Rio a essere gettato in un tritacarne del genere, nel quale vedi allontanarti pian piano molte persone, la sofferenza è gigante, le polemiche hanno messo in secondo piano i lavori per la città, che ho trasformato dalla testa ai piedi. Ho scelto la via del silenzio, ho evitato di star li a replicare su opere non avviate da me che ho solo completato, anni in silenzio, evitando di rispondere, ma ho continuato ad osservare la politica, da sempre, la mia grande passione, ho iniziato quando ero ancora ragazzino”.

La sua passione per la politica come è nata? Sui banchi del liceo classico, magari mentre leggeva Aristotele o chissà frequentando lo Stadio Tardini…

Si sui banchi del liceo classico, studiando la polis, i greci, è nata lì, mi si è accesa la lampadina, da lì è iniziato tutto, una passione sempre più crescente, sia per la sfera privata che pubblica, da giovanissimo, a 22 anni, ero nel direttivo del Partito Popolare Italiano, fui nominato da Rocco Buttiglione, quando ci fu la rottura della Balena Bianca, commissario provinciale della Dc: mi ricordo notti intere passate a gestire quelle correnti della Dc, Borgotaro e dintorni montani, poi creai il CDU: cristiani democratici uniti, fui segretario provinciale, poi mi sono candidato in provincia, 4 anni dove affrontai i grandi problemi ambientali e strutturali della provincia, poi ecco i nove anni da assessore e poi sindaco; vent’anni di attività continuativa per questo territorio che amo tanto e a cui credo di aver dato tanto”.

Se la storia del Parma Calcio fosse per un attimo un grande seggio elettorale, quali i partiti, alias le formazioni Crociate, che si potrebbero candidare a queste elezioni? A parte il fatto che il Parma un sindaco, in campo, lo ha avuto e, si chiamava Marco Osio…

E’ una grande passione il Parma Calcio, anche se io, il calcio, non l’ho mai praticato in prima persona, ma l’ho sempre seguito, anche da Sindaco avevo dato alla squadra il premio Sant’Ilario e andai, con Gene Gnocchi al ritiro del Parma calcio nel 2007, direi che il partito che abbiamo nel cuore è il Parma di Scala-Tanzi e subito dopo quello di Buffon e degli altri mostri sacri, quelli sono i più votati, quelli che dettavano legge nell’assemblea europea del calcio, ma il Parma ci ha abituato ad altri traguardi importanti, ancora prima, quando con il giovane Carlo Ancelotti, mio grande amico in gioventù, andò in serie B. Sai poi quando ero sindaco, andai a Cittadella, nel 2009, per quella che era la partita decisiva per il ritorno in A: a fine partita, i giocatori mi avevano buttato addosso il secchio d’acqua, un ricordo piacevole, come anche il viaggio di ritorno quando vivemmo una festa per la città.

Inoltre un’altra volta da sindaco, andai a Firenze, nel 2007, per una trasferta molto delicata, però non in tribuna d’onore, dove fui invitato dal sindaco De Dominicis, ma andai in mezzo ai Boys e fui accolto bene, vissi la partita con loro nella curva, respirando il loro calore; poi, però, il rapporto s’ incrinò per il problema tafferugli con Daspo a tifosi per un Parma-Roma, mi ero interessato per la rimozione di quel Daspo, cercai di risolvere quel problema. Da lì non ci incontrammo più molto, prima me li trovavo anche ogni tanto nel mio ufficio”.

Al netto di questa inedita appendice di stagione calcistica, è, questa, la fase al solito preposta alle novità: nuovi nomi per la prossima stagione, nuove maglie, nuovi palloni, nuove prospettive. Quali sono le novità che bollono, anche se siamo in piena estate, nella pentola di Pietro Vignali?

Sono talmente fresche l’archiviazione e la riabilitazione che non ho ancora pensato cosa farò da grande; sono questioni che aspettavo, mi basta far decantare, per ora, quello che è successo e che ha riparato, in parte, una situazione di sofferenza e di grande difficoltà. Devo riprendermi con calma, poi, vedremo”.

Il sugo di tutta questa storia qual è e soprattutto cosa le ha insegnato per quel bagaglio sempre nuovo che si chiama vita?

Mi ha insegnato che nella vita io sono sempre stato uno con un approccio sul fare, fare, fare, anche molto, sempre di più: a volte bisogna non dico galleggiare, ma almeno respirare un po’, senza aggiungere progetti a progetti, non dico accontentarsi, ma gestire l’esistente. Nel fare smisurato, nel rincorrere sempre, si accavallano troppe cose, in politica ogni tanto si può anche tirare un pochino il fiato e non strafare sempre. Poi anche dal punto di vista umano, quando ti trovi a svolgere un ruolo così importante ed hai una marea di gente attorno, collaboratori, amici in tutta Italia e poi quando ti trovi piombato nel tritacarne e vedi via via sparire tutti, ti accorgi che molti rapporti erano costruiti solo su un interesse e per nessuna affinità umana. Questa è la lezione che mi tengo stretta”. Luca Savarese

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2 Commenti a “IL CONFITEOR DEL RIABILITATO VIGNALI: “MA ANCORA NON SO COSA FARO’ DA GRANDE”. L’EX SINDACO E IL CALCIO”

  1. Luca says:

    Complimenti ;)

  2. Anna Fanerani says:

    Egregio Direttore
    Mi permetta di esprimerLe il mio più grande compiacimento per le produzioni letterarie del Vs Dott. Savarese.
    Ha uno stile originale ed entusiasmante, mai noioso e, nel leggerlo, ci si diverte imparando. Mi ha proprio colpito. Sa, in un marasma mediatico fatto di innumerevoli proposte on line, è facile dire sempre le stesse cose trite e ritrite, usare le stesse espressioni dette e ridette, ed anche le testate più seguite, a ben guardare, sono quello dove il lavoro di approfondimento lascia spesso il tempo che trova, a vantaggio di un cumulo di informazioni trangugiate e mal presentate. Il vostro Savarese, va invece con coraggio in un’altra direzione, e questo sentiero alternativo cattura, anche per la delicatezza, con il quale viene tracciato.

    Ossequi
    Anna

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