E dopo la Tessera, lo stadio di proprietà….

LEONARDI: IL FUTURO? RICERCA E STADIO DI PROPRIETA’

Venerdì 23 Aprile 2010 19:14
 
Parma, 23 aprile 2010 – Si è svolta oggi, venerdì 23 aprile 2010, nella sala stampa dello Stadio Tardini, una lezione-incontro tra le varie componenti della società gialloblù ed i ragazzi che partecipano al Master in Strategia e Pianificazione delle Organizzazioni, degli Eventi e degli Impianti Sportivi dell’Università di San Marino. Ad aprire gli interventi l’Amministratore Delegato del Parma FC Pietro Leonardi, che si è soffermato su diversi punti che dovrebbero caratterizzare una società virtuosa: “La filosofia di gestione è caratterizzata dalla continua ricerca del virtuosismo, intendo con ciò il perseguire con convinzione e continuità scelte strategiche che devono essere rivolte al pieno controllo dei costi. Il Parma F.C.” – ha proseguito Leonardi – “costruisce, anno per anno, il suo budget stagionale basandosi su criteri di sostenibilità rigidi e predeterminati che permettono al club di operare con serenità economica mantenendosi comunque obiettivi di alta competitività sportiva.”

“Buon giorno a tutti. Oggi elencherò quelli che sono i principi per me fondamentali e che io ho sposato dal momento in cui il calcio ha cominciato a ricevere i proventi attraverso i diritti televisivi.
A partire da questa era, c’è stata una svolta importante, però per come intendo io la gestione di una società, in modo virtuoso, non è stata recepita al meglio da tutti.
E l’assurdità che dovrebbe far riflettere tutti è che in un momento come questo, in cui l’economia è a questi livelli, il calcio produce più soldi. Noi quest’anno con la logica del diritto collettivo, incassiamo come sistema calcio di più rispetto a quello che si incassava negli anni passati. Però, per una logica abbastanza particolare, si producono più soldi e contestualmente si producono più debiti: questo significa che non c’è una gestione virtuosa nell’azienda calcio. Si va ancora troppo dietro all’emotività, che potrebbe creare un problema in futuro per qualunque tipo di società. E per questo motivo il principio che io ho introdotto nel Parma Calcio, così come avevo fatto ad Udine, è un progetto che tende a migliorare sempre di più. Tant’è vero che l’Udinese chiude in attivo i bilanci da due anni di seguito.
Per spiegare il sistema, ho diviso la società in tre grandi tronconi.
In ordine sono i seguenti: primo, la più grande risorsa che è data dai diritti televisivi. Io non so dove il Parma potrà arrivare. Sicuramente nella prossima stagione noi avremo un provento maggiore, perché proveniamo dalla Serie B, ed il diritto televisivo nel primo troncone deve pareggiare il costo degli ingaggi lordi dei calciatori. Gli ingaggi lordi dei calciatori non devono assolutamente superare quelli che sono i proventi del diritti televisivi.
E sotto questo punto di vista noi quest’anno siamo già a buon punto, anzi siamo avanti rispetto alle aspettative, perché da luglio e con la campagna trasferimenti di gennaio, abbiamo portato in linea quello che era il costo degli ingaggi totali.  
Se avremo la fortuna o la bravura di posizionarci a fine campionato ancor meglio in classifica rispetto ad ora, e la competenza di far capire che bisognerebbe fare una distribuzione diversa, potremo avere delle aspetti migliorativi che non potranno far altro che dare positività alla società.
Il secondo troncone deriva da introiti extra diritto televisivo, e qui c’è il problema del Parma, ma anche di altre società: nell’ambito del fatturato annuale c’è una percentuale troppo alta di costi.
Le società in prospettiva non possono essere attaccate al filo del diritto televisivo unico: dobbiamo incominciare a pensare di differenziare il rischio e di condividerlo con più componenti, perché se noi nel nostro bilancio mettiamo il 70% del proventi dai diritti televisivi, potrebbero esserci problemi in futuro.
Le nostre programmazioni devono camminare di pari passo; per un’azienda normale non sarebbero possibili ma il calcio fa delle cose incredibili, perché per patrimonializzare i nostri investimenti, che sono i calciatori, abbiamo un elemento importante che è il contratto del calciatore. Tant’è vero che noi vendiamo il contratto del calciatore e non il calciatore stesso.
Perciò noi acquistiamo il contratto del calciatore, e per averlo in mano bisogna farlo in maniera pluriennale. Il contratto pluriennale è quasi sempre di cinque anni, mentre il diritto televisivo è di due anni: se salta quest’ultimo, è un problema. Una società sana deve prevedere una pianificazione ed incrementazione di altre risorse che vadano ad aggiungersi al diritto televisivo.
Il provento extra diritto deve essere incentivato: il Parma in questo momento ha più costi rispetto ai ricavi esclusi i diritti televisivi. Ed in questo dobbiamo migliorare: per fare questo dobbiamo incentivare l’opera dell’Ufficio  Commerciale e Marketing, attraverso degli strumenti.  L’esempio per come concepisco io la gestione dell’azienda calcio credo sia da ricercare in Germania. La c’è una distribuzione più equilibrata del diritto televisivo, c’è una gestione delle strutture del marketing, dello stadio e dei centri sportivi di proprietà, con l’incremento di tutto quello che ne consegue.
L’augurio più grande è che, indipendentemente da quella che è la volontà e la positività che potrebbe portare l’Europeo 2016 in Italia, è che questa sia una motrice per portare a compimento il decreto legge per la privatizzazione degli stadi. Al Senato è già passato e ci auguriamo tutti che passi anche alla Camera prima della presentazione dell’Europeo 2016. Se noi non ci presenteremo a fine maggio con il decreto approvato, rischieremmo di non potervi partecipare come nazione ospitante. 
La terza ed ultima cosa è quella destinata a Settore Giovanile e ricerca, che per grandi società potrebbe essere una goccia, ma per società come il Parma è la vita. Il futuro è fatto di ricerca e Settore Giovanile.
Se vogliamo competere con i grandi club possiamo farlo solo con il virtuosismo e la ricerca da sviluppare nel Settore Giovanile. Le iniziative devono essere applicate sui giovani e sulle scuole calcio e sul far conoscere nella regione, in Italia e nel mondo quello che è un modello Parma. Questo deve portare una risorsa per pianificare il vivaio e la ricerca dei giovani calciatori.
In questi tre tronconi da una parte ci siamo messi in linea, dall’altra siamo in perdita, perciò dobbiamo migliorare.
Alla fine del tutto c’è una componente che io ritengo fondamentale anche se la elenco per ultima, che è la campagna trasferimenti, che deve essere importante su un discorso non emotivo: il Parma quest’anno ha fatto una campagna trasferimenti con dei costi molto limitati, perché le cessioni non hanno determinato le risorse per fare nuovi acquisti. Il Parma deve creare i campioni, non comprarli. Nel momento in cui il campione è creato magari avrà altre aspettative che forse il Parma non potrà soddisfare : vendendolo si potranno investire quei soldi per alti giovani. Se vendiamo un calciatore a cinque milioni non ha senso comprarne un altro alla stessa cifra: l’ideale sarebbe comprare dieci giovani a 500 mila euro e valorizzarli.
La comunicazione, poi, è in regime di autonomia e deve migliorare alla vista di tutti l’immagine della società e lo sviluppo della stessa, e anche se è difficile creare produttività, quanto meno non dovrebbe creare costi.
Per arrivare ad avere ingaggi consoni c’è bisogno di avvalersi di uomini di fiducia operando operazioni virtuose ed intelligenti. Ad esempio, ad inizio stagione c’era scetticismo attorno a noi a proposito delle troppe scommesse su cui la società aveva puntato: giovani poco conosciuti o reduci da infortuni e tante comproprietà o numerosi prestiti. Ma secondo me puntare su calciatori che mi danno l’opportunità di poter sviluppare un percorso in prestito con un diritto già fissato è più intelligente che rischiare un acquisto e poi pentirsene.
Avere uno stadio di proprietà non è un auspicio, è l’unico obiettivo. Poi bisogna stare attenti a non fraintendere o a non strumentalizzare le mie parole: che lo stadio di proprietà sia il Tardini ristrutturato o un altro costruito ex novo, sono due discorsi diversi, ma se il Parma non avrà nei prossimi anni uno stadio di proprietà non avrà futuro. Anzi, ce l’avrà, ma anziché giocare contro Inter, Juventus o Milan giocherà contro altre realtà. Chi non si adegua a questa linea guida non sarà competitivo. E’ lo stesso discorso che faceva qualcuno anni fa a proposito degli sponsor sulla maglia, perché non erano ben visti, così come all’inizio non erano ben visti i diritti televisivi, perché i tifosi erano abituati a venire allo stadio. E la competitività? Già c’è una differenza enorme con le grandi, così come faremmo a competere? Facciamo un bel sondaggio per tutta Parma, e vediamo se alla gente piace giocare più contro la Juventus o contro la Carrarese, con tutto il rispetto. Non voglio essere strumentalizzato, ma la risorsa stadio è fondamentale non solo per il Parma, ma per tutto il sistema, e non cambio idea. Poi se questo passa attraverso il Tardini, saremo tutti contenti; se però il Tardini non fosse all’altezza, dovrà passare in un’altra maniera, oppure il Parma adotterà un’altra strategia, che però non sarà la strategia di Leonardi.
Per quanto riguarda la parte variabile del contratto del calciatore, possiamo inserire delle scritture con i calciatori: il Parma quest’anno ha inserito all’interno dei contratti dei calciatori degli obiettivi da raggiungere singolarmente, perciò tutti i calciatori del Parma hanno dei premi inseriti a seconda del raggiungimento dell’obiettivo come la posizione in classifica o magari gol, assist e rigori procurati. E un gol vale come un assist, per evitare che uno diventi egoista.
La percentuale del diritto televisivo sale in base alla posizione di classifica: se il Parma arriva decimo ha una valenza, se arriva ottavo o undicesimo ne ha un’altra.”

Stadio Tardini

Stadio Tardini