BARALDI BIS, ANALOGIE PARMA-BOLOGNA

Quante somiglianze tra l’avventura appena iniziata sotto le due Torri e quella nel ducato nel post crac Parmalat

Mi ero ripromesso di scrivere del difficile re-insediamento di Luca Baraldi  Bologna nei prossimi giorni, dopo la mini vacanza dal blog che mi sarei concesso dopo due mesi consecutivi di iper-attività. Ma, pur senza scrivere, un occhio astadiotardini.com  ho continuato a darlo anche durante il Natale e ho visto alcuni commenti postati da “Indipendenza per il Ducato”, il quale offre spesso spunti su cui meditare, vedi il vari suggerimenti sul connubio calcio-lirica che vorremmo portare avanti con vista 2013, grazie alla proposta del presidente della Corale Verdi Rinaldi, avallata dal M° Pertusi. Indipendenza, però, stavolta pone un interrogativo che a mio avviso non è poi di così fondamentale importanza, e cioè se Baraldi è o no laureato dal momento che spesso ci si rivolge a lui chiamandolo Dottore.

Conosco Luca Baraldi da una decina di anni, e ho avuto modo di collaborare strettamente con lui nella stagione 2004-05 quando, sfidando il comune pensare, ebbe l’ardire di nominare proprio il sottoscritto, notoriamente uno che era ai margini del sistema, capo ufficio stampa del Parma FC. Va da sé che per riconoscenza per l’opportunità che mi offrì – e che credo di avere onorato anche nei quattro anni successivi, pur non essendoci più lui nella cabina di comando – potrei sembrare un po’ fazioso all’occhio del lettore nel formulare giudizi sulla sua persona, ma penso sia nota anche la mia propensione ad una certa onestà intellettuale, spesso pure un po’ autolesionista, sicché auspico che le mie considerazioni possano essere accolte con serenità d’animo e senza pregiudizi. Anche perché stimare una persona ed anche volerle bene, nella mia accezione di pensiero, non significa dirle sempre di sì, o credere che sia immacolata da peccati o invulnerabile. Anzi, penso proprio che il rapporto tra Baraldi e me sia funzionato proprio perché, da dirigente illuminato, lui ha saputo cogliere le riserve che spesso esprimevo da Grillo Parlante come una risorsa e non come un fastidio. Non a caso una delle maggiori soddisfazioni personali nella mia esperienza al Parma fu quando Baraldi, ad un pranzo con i giornalisti in una trasferta europea, affermò davanti a loro che spesso discuteva con me. E che il bello era che alla fine avevo sempre ragione io. Una impagabile gratificazione. No, non per il gusto di avere sempre ragione, quanto perché se anche ragione l’avessi avuta solo una volta, era di piena soddisfazione sapere che un mio superiore, dalla personalità assai accentuata come la sua, riflettesse sui miei umili suggerimenti e li prendesse in considerazione.
Ma torniamo ad Indipendenza: come dicevo conosco Baraldi da due lustri, eppure non ho mai sentito la necessità di verificare chiedendoglielo – e sì che sono curioso, eh ? – se fosse laureato o meno e in che cosa. Sarà che anche noi giornalisti, per la gente che si rivolge a noi, siamo tutti dottori, pure quelli,quorum ego, senza pezzo di carta che lo certifichi. Poi, ditemi: quanti e quali tra i dirigenti sportivi lo sono? Io non so se Baraldi sia o no laureato, so solo per testimonianza diretta, ed indiretta, che il suo lavoro lo sa svolgere. E bene. Nelle imprese disperate lui c’è. E ci salta sempre fuori. Anche se qualche volta gli è capitato di interrompere anzi tempo il proprio rapporto professionale poiché venute meno le condizioni per proseguire. Vedi a Modena, a conferma chenemo profeta in patria est. Ma alla Lazio, il famoso piano che porta il suo nome, era stato propedeutico al salvataggio del club, poi successivamente risorto al punto che oggi veleggia nelle zone più alte della classifica, dopo l’ulteriore curaLotito. A Parma, dove i detrattori non mancano, anche se di ammiratori ne ha pure parecchi, e lasciatelo dire a me che ne ho esperienza diretta, se la squadra di pallone è ancora in vita è grazie a lui, che seppe convincere il commissario straordinario Enrico Bondi (inizialmente propenso, come da disposizioni ministeriali, a non fare proseguire le altre imprese della galassia escluse quelle del core-business, cioè il latte) a dare vita ad un salvataggio, unico in Italia, rendendo una società che era tecnicamente, e non solo, fallita a seguito del disastro della casa-madre, in una società in ristrutturazione, con la conseguenza della vitale conservazione del titolo sportivo e del parco calciatori. Condizioni queste indispensabili per proseguire con il salvataggio. E furono proprio i suoi buoni uffici con i vituperati Carraro e Galliani a far passare tale principio che agli occhi dei terzi sarebbe parsa una ingiusitizia. Del resto dal fallimento (con ripartenza dai Dilettanti o dalla C2) sono passati diversi importanti club italiani: il Parma no. In B ci sarebbe finito poi per (de)meriti sportivi a passaggio di proprietà avvenuto, ma non per il crac Parmalat.
Trovo, a questo proposito, molte analogie tra quanto successo l’altro giorno aBologna e quanto avvenuto anni fa a Parma, dove l’ipotesi di un secondo mandato Baraldi non andava tanto a genio ai principali organi di informazione. Sia nazionali che della città. In verità, però, non si arrivò ad un ostracismo talmente aperto e dichiarato, specie “ad elezione” avvenuta, come quello registrato l’antivigilia di Natale, durante la presentazione della nuova compagine societaria e relativo management, allorché si sono registrati veri e propri momenti di tensione, più che di imbarazzo, specie quando il kamikaze Emanuele Righi (auto-presentatosi come giornalista de La Stampa) ha deciso di dare il fuoco alle micce attaccando, senza risparmiarsi l’appena nominato amministratore delegato. Più moderata nei toni, anche se di analoghi contenuti,Francesca Blesio (del Corriere di Bologna), successivamente intervenuta. A chiudere il fuoco di fila il veterano Stefano Biondi, prestigiosa firma del Resto del Carlino, quasi a testimonianza della pressoché totale convergenza del No a Baraldi dei media felsinei (tra le fila degli oppositori mi pare di aver capito figurassero anche la conduttrice di ètv Sabrina Orlandi e l’eterno Gianfranco Civolani, che però hanno manifestato questo loro pensiero solo prima dell’inizio della conferenza stampa, ma non dopo alla presenza dei protagonisti, salvo qualche rantolo il Civ…). Terminato l’intervento di Biondi il neo presidente Zanetti è sbottato: “Beh se avete concesso così tanto credito aPorcedda in questi mesi, potreste concederlo anche a me e Baraldi”,raccogliendo un fragoroso applauso da parte della maggior parte dei circa 150 presenti in sala. Zanetti ha ragione, specie considerando che Biondi, appena due mesi prima, parlando col sottoscritto a proposito dell’ingiunzione di sfratto ricevuta dal Centro Sportivo di Casteldebole, tenne alte le carte della vecchia proprietà, dichiarando così: “Credo che questa mossa sia dovuta più che altro ad una mancanza di comunicazione tra i proprietari della struttura e la nuova proprietà del club felsineo, che dal giorno dell’insediamento, il 7 luglio 2010, non si è mai fatta viva. Mi pare più che altro una mossa per sbloccare questa situazione di stallo, del resto non credo che la cifra tutto sommato esigua, cioè 150.000 euro all’anno possa spaventare la nuova società che fa capo all’imprenditore sardo Sergio Porcedda. Per me è solo un tentativo di ripristinare i contatti.” Verrebbe da dire: le ultime parole famose… Gian Carlo Ceci, presente alla presentazione, ha esternato questo suo pensiero: “Sono esattamente 50 anni che faccio il giornalista, ma non mi è mai capitato di assistere a qualcosa del genere. Non capisco tutto questo livore…”
Posto che Baraldi possa avere sbagliato qualcosa durante il suo primo mandato (io gli suggerirei di ridurre il numero delle persone cui rivolge confidenze a taccuini chiusi, o di esternare di meno), riconoscenza vorrebbe che si ricordasse anche quanto di positivo ha fatto in condizioni oggettivamente difficili per operare: mettendo sul piatto della bilancia pro e contro immagino che anche i suoi detrattori, con un minimo di onestà, non abbiano difficoltà a vedere da quale parte penda il piatto. Non vivo la realtà bolognese quotidianamente, ma dopo un minimo di verifica effettuata ho notato come il No a Baraldi sia più compatto sul fronte della stampa che non dei tifosi. Anzi mi pare che i primi abbiano un po’ strumentalizzato i secondi. Del resto come i giocatori. Anzi, credo che qualcuno di questi prima abbia un po’ manovrato i colleghi, salvo poi fare retromarcia ad elezione avvenuta. Non mi risulta, infatti, che ci sia l’intenzione di Malesani di dimettersi e dei calciatori di non ritirare la messa in mora così come asserito da Righi in conferenza. Nei prossimi giorni vedremo che piega prenderà la vicenda.
Avevo accennato alle analogie con Parma: anche da noi il secondo mandatoBaraldi era stato osteggiato dai giornalisti influenti. Io, che nella mia carriera mi ero sempre distinto per non aver sposato una parte, dopo essere stato il primo a suggerire il nome di Baraldi, ero stato l’unico a credere fino in fondo che potesse diventare l’amministratore delegato del Parma, quale braccio destro del commissario Enrico Bondi. E non mi sbagliai. Erano le 5 della sera quando fece il suo ingresso al Tardini per ricevere l’investitura (come alle 5 della sera si è tenuto il decisivo CDA del Bologna del 23 dicembre che avrebbe sancito il definitivo passaggio delle quote al nuovo organismo misto imprenditori-azionariato popolare), e dire che proprio quella mattinata Gazzetta di Parma eGazzetta dello Sport se ne erano usciti indicando un altro candidato,Giuseppe Parrello, gia vicepresidente di Telecom Italia Media, scrivendo che Bondilo aveva già scelto. Ricordo ancora le foto: Parrello, il nuovo che avanza,Baraldi, il vecchio, misero in didascalia. Come quella mattina, di metà gennaio del 2004, alla lettura dei quotidiani, mi andò di traverso la brioche consumata alla pasticceria Da Cecè, credendo naufragata l’ipotesi che per primo avevo ventilato, non nego che al pomeriggio provai un certo godimento quando, invece, si concretizzò, ed i colleghi che fino a quel momento non mi avevano filato, iniziarono ad intervistarmi in diretta.
Corsi e ricorsi storici: allora come stavolta, avevo tirato un mezzo tiro mancino aBaraldi trasformando in dichiarazioni virgolettate quelle che lui credeva (ma ci credeva, poi?) chiacchiere off the record: la prima volta, quando diffusi, con grande cassa di risonanza il suo proposito che per il Parma avrebbe accettato di lavorare gratis, la seconda pochi giorni fa quando gli feci inconsapevolmente ammettere, proprio su stadiotardini.com che con Zanetti, di fatto, era già d’accordo. Del resto il Re del Caffè, in questa storia, ha saputo reggere fermo il timone nella tempesta (e non era facile con tutte le pressioni…) concedendo il massimo della fiducia al suo uomo contestato. Dimostrando di avere riconoscenza. Baraldi già mesi fa aveva tentato di coinvolgermi nel salvataggio del Bologna, ma io gli avevo detto di no – ha raccontato il 23 dicembre – però stavolta, avendo deciso di farlo ho deciso di averlo al mio fianco perché mi fido di lui, uomo cristallino.” Baraldi, per parte sua, ha pure lanciato un avviso ai naviganti: “Se tra 15 giorni mi dovessi accorgere di essere un problema per il Bologna lascerei il mio posto, senza pretendere il pagamento degli altri 350. Ci siamo stretti la mano, il mio è un contratto a giorni…”
Chissà se la due giorni natalizia ha portato un po’ di serenità sotto le due Torri: certo i tifosi rossoblù possono festeggiare, perché la società si è salvata, all’ultimo minuto dell’ultimo giorno disponibile. Certo tanto rimane ancora da fare: perché, quindi, farsi male da soli come tanti Tafazzi? (Gabriele Majo)

VIDEO AMATORIALI DI http://www.stadiotardini.com/ SULLA NOMINA DI BARALDI  AMMINISTRATORE DELEGATO DEL BOLOGNA FC


Clicca qui per vedere il video dell’ingresso in sala di Baraldi
Clicca qui per vedere il video dell’investitura di Baraldi quale AD
Clicca qui per vedere il video Zanetti: Baraldi nostro uomo di fiducia
Clicca qui per vedere il video con l’intervento di Emanuele Righi
Clicca qui per vedere il video con l’intervento di Francesca Blesio
Clicca qui per vedere il video con l’intervento di Stefano Biondi

Gabriele Majo

Gabriele Majo, 58 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.